La polizia francese antisommossa attacca le proteste di massa a Parigi

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di Alex Lantier – 26 novembre 2018

Sabato, quando centinaia di migliaia di persone partecipavano alle proteste dei “Giubbetti Gialli” contro il presidente francese Emmanuel Macron, la polizia antisommossa ha brutalmente attaccato i dimostranti della marcia centrale sul viale degli Champs-Elysées a Parigi. Fonti del ministero dell’interno hanno affermato che 106.000 persone hanno partecipato a 1.600 manifestazioni in tutta la Francia, tra cui 8.000 sugli Champs-Elysées.

Un segmento della protesta sugli Champs-Elysées

La polizia aveva vietato le proteste al termine orientale degli Champs-Elysées, in prossimità del palazzo presidenziale. Quando i manifestanti hanno raggiunto i primi blocchi stradali sono stati attaccati da unità della polizia armate con fucili d’assalto che hanno sparato con il cannone ad acqua, pallottole di gomme e dense nuvole di gas lacrimogeno e aggredito i marciatori con manganelli. La polizia ha poi ripetutamente marciato lungo il viale, attaccando i dimostranti o cercando di circondarli o strappando il selciato e sedi di ristoranti per creare barricate improvvisate.

I dimostranti hanno reagito scagliando sampietrini e fuochi d’artificio; gli scontri sono proseguiti per tutto il giorno, con i marciatori che scandivano “Macron dimettiti” o “Macron vattene” e cantavano l’inno nazionale francese chiamando la cittadinanza alle armi. La polizia ha condotto 103 arresti. Ieri 101 persone erano ancora trattenute in 48 ore di detenzione preventiva dopo la protesta.

Le affermazioni della prefettura della polizia di Parigi che “reti violente di ultradestra e ultrasinistra” avevano infiltrato la marcia per scontrarsi tra loro o con le forze di polizia sono un mucchio di bugie. E’ stata la polizia a iniziare il grosso della violenza e a esserne responsabile.

La protesta dei “Giubbetti Gialli” è stata scatenata dall’impennata delle imposte sui carburanti programmata da Macron che colpisce sproporzionatamente le periferie e le aree rurali. Ha un carattere eterogeneo, unendo lavoratori, appaltatori e piccoli uomini d’affari che affermano di essere “apolitici” e di voler costruire un movimento “popolare”. Tuttavia la loro crescente concentrazione sull’opposizione alla disuguaglianza sociale, al militarismo e a Macron sta toccando una corda politica presso vasti strati di lavoratori in Francia e internazionalmente.

Blocco stradale della polizia a guardia della parte orientale degli Champs-Elysées

 

Giornalisti di WSWS alla manifestazione hanno intervistato un gruppo di lavoratori delle periferie di Parigi che hanno denunciato il giro di vite. Una, una dipendente del settore pubblico, ha detto: “La reazione del governo con la violenza non è una buona cosa. Questa mattina ci hanno attaccato. Io sono una madre, sono pacifica. Ci hanno lanciato i lacrimogeni. Siamo arrivati, eravamo nella piazza, poi sono arrivati, ci hanno caricato con gli sfollagente ci hanno sparato, avevamo i lacrimogeni negli occhi. Nessuno stava vandalizzando nulla, ma hanno tirato fuori il loro cannone ad acqua. Non mi aspettavo questo; ci hanno trattato con disprezzo.”

Un’altra lavoratrice ha detto: “Comandano i soldi, Macron è un banchiere… sta sfasciando ogni cosa. Aveva cominciato bene prima, ma adesso siamo arrivati al limite. Io lavoro in un ospedale e si vedono ospedali chiudere in continuazione”. Opponendosi ai tagli alle pensioni programmati da Macron, ha aggiunto: “Una pensione non è un privilegio, è il frutto di una vita di lavoro. Dunque i pensionati devono vivere con dignità e oggi non penso che i pensionati vivano con dignità. Tutto questo deve finire… C’è troppa disuguaglianza sociale”.

La polizia posiziona il cannone ad acqua contro i dimostranti

Un lavoratore più anziano ha detto: “Regrediamo, regrediamo, regrediamo. I nostri genitori hanno lottato per creare diritti sociali; noi stiamo perdendo tutto quello che hanno conquistato per noi. Io lavoro per una azienda e oggi loro assumono solo temporanei; scoreggi nella direzione sbagliata e sei licenziato. I lavoratori non sono più rispettati; ci trattano come oggetti, niente di più. Doveva esplodere un giorno o l’altro e adesso ha cominciato”.

Ha detto: “Dovremmo dare 1.200 euro ai ministri e vedere se non in grado di farli durare un mese. I nostri ragazzi lottano; vivono in casa fino ai trent’anni perché non possono trovare un alloggio; tutti i lavori di basso livello sono a salario minimo nella maggior parte delle professioni. Grazie a Dio ci sono ancora i vecchi ad aiutarli, perché da soli non hanno il necessario. Siamo totalmente stufi”.

Il cartello dice: “Ogni 10 minuti in Yemen muore un bambino. Il governo francese vende armi ai loro assassini. I nostri leader hanno le mani sporche di sangue”.

Didier, un muratore, ha dichiarato a WSWS: “Macron deve dimettersi e smammare. Non abbiamo votato per lui, è semplicissimo. Quel tizio noi non lo vogliamo più e deve andarsene. E’ fatto per i ricchi, non è fatto per i lavoratori… Sono stato operato alla schiena tre mesi fa, ho avuto un infarto, perché ho lavorato tutta la vita. Lui se ne sta semplicemente seduto là e tira su soldi mentre noi lottiamo. I ricchi diventano più ricchi, i poveri più poveri; stiamo tornando ai tempi in cui eravamo tutti servi”.

Didier ha anche denunciato i piani di Macron per un esercito europeo: “Queste guerre non servono ad alcuno scopo utile, non lo fanno mai. E’ come la guerra del Vietnam, la guerra d’Algeria. Sono guerre idiote con tizi che pensano di sapere ogni cosa che mandano a farsi uccidere sempre gli stessi: noi. E’ sempre la stessa cosa. Che cosa ha realizzato la prima guerra mondiale? Niente.”

Daniel, un negoziante, ha detto. “Mangio pasta, altra pasta e poi patate. Sono nauseato di mangiare sempre patate… I presidenti del passato hanno fatto un mucchio di danni, ma lui è peggio degli altri. La popolazione è in strada; dovrà ascoltare oppure davvero ci sta sputando addosso come merde. Tutta la Francia esploderà se continua, e lui lo sa”. Daniel ha spiegato: “La mia pensione è di soli 480 euro il mese, dunque devono smetterla di portarci via cose”.

L’eruzione di rivendicazioni che riflettono le preoccupazioni delle persone estranee al 10 per cento della società sta impressionando le élite dominanti in Francia e internazionalmente. Affermazioni che le proteste sono solo una rivolta fiscale che chiede un governo meno interventista sono una frode. In realtà le critiche della disuguaglianza sociale e della guerra riflettono un’opposizione alle politiche di austerità dell’Unione Europea e al militarismo deprecati dai lavoratori in Europa e internazionalmente.

Il giubbetto dice: “Oggi siamo nel 14 luglio 1789”.

L’attacco chiaramente gratuito di Macron contro è un problema di classe. Nel difendere la sua ricchezza e i suoi privilegi, l’aristocrazia finanziaria è consapevolmente ostile ai lavoratori. Ben conscia che la rabbia sociale e l’opposizione politica sono pronte a scoppiare, sta preparando guerra e militarismo, tra cui il ritorno al servizio militare universale in Francia, in un tentativo di strangolare l’opposizione sociale. Le richieste dei Giubbetti Gialli hanno implicazioni rivoluzionarie e sta sobbollendo uno scontro politico tra la classe lavoratrice e l’aristocrazia finanziaria.

Ciò sta denunciando i sindacati filo-industriale e i partiti politici alleato della classe media benestante. Queste forze hanno boicottato la marcia dei Giubbetti Gialli. Invece il Partito Comunista Francese stalinista (PCF), Lutte Ouvriére (LO, Lotta Operaia) e membri del Nuovo Partito Anticapitalista Pabloite (NPA) hanno partecipato a una piccola protesta contro la violenza di genere in piazza dell’Opéra.

Alexis Corbiére del partito Francia Non Sottomessa (LFI) di Jean-Luc Mélenchon, alleato del governo Syriza favore all’austerità in Grecia, ha chiesto “elezioni” a Macron, riprendendo l’offerta di Mélenchon dell’anno scorso di essere primo ministro di Macron. Questa è una frode e un vicolo cieco politico per milioni di persone in tutta la Francia che vogliono cacciare Macron dal potere.

E’ ancor più evidente che le rivendicazioni dei Giubbetti Gialli, in Francia e internazionalmente, possono essere soddisfatte solo mediante una lotta rivoluzionaria e il trasferimento del potere politico alla classe lavoratrice.

La polizia antisommossa CRS si prepara a caricare i dimostranti sugli Champs-Elysées

I manifestanti dei Giubbetti Gialli, che i dirigenti sindacali hanno ripetutamente attaccato come neofascisti, hanno denunciato i sindacati francesi che hanno una piccola base dalle trattenute e ricevono miliardi di euro di sussidi statali. Daniel ha osservato: “I sindacati sono pagati dallo stato. Sono pagati per farci ingoiare le cose… Poi dicono delle cose a uso e consumo del popolo, ma dicono a sé stessi ‘non faremo troppo per evitare di indebolire il governo’”.

Didier ha detto: “Ti dirò quel che penso dei sindacati… Per me i sindacati sono un grosso grasso zero. Non fanno il loro lavoro. Lo facevano un tempo; dopo lo sciopero generale del maggio-giugno 1968 se un sindacato diceva “Siamo in sciopero” c’era uno sciopero. Ma oggi quando un sindacato indice uno sciopero gli altri dicono ‘No, ragazzi, restiamo a casa’”. Didier, i cui parenti lavorano in una fabbrica della Nestlé a Beauvais prossima alla chiusura, ha aggiunto: “Ho visto questa fabbrica; era in sciopero. Metà dei lavoratori era fuori in sciopero, metà era dentro. E’ un gran lavoro questo che stanno facendo i sindacati!”.

Ha detto: “I sindacati mangiano allo stesso trogolo dei ministri. E’ divide ed impera; viene detto loro ‘sedete qui, sarete protetti, ma assicuratevi che le cose restino sotto controllo.’ Sappiamo come lavorano”.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://www.wsws.org/en/articles/2018/11/26/fran-n26.html

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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