L’erosione del controllo delle armi nucleari

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L’erosione del controllo delle armi nucleari

Di Conn Hallinan

11 novembre  2018

La decisione dell’amministrazione Trump di ritirarsi dall’INF (Intermediate Nuclear Force Agreement -Trattato sulle forze nucleari a medio raggio), sembra far parte di una più ampia strategia mirata a disfare oltre 50 anni di accordi per controllare e limitare le armi nucleari, ritornando a un’era caratterizzata da uno sviluppo sfrenato di armi di distruzione di massa.

Recedere dal trattato INF – che mette al bando i missili da crociera e i  missili balistici con un raggio compreso tra le 300 e le 3400 miglia – non è di per sé un colpo fatale alla rete di trattati e accordi che risalgono al trattato del 1963 che ha messo fine al controllo atmosferico delle armi nucleari. Associate, però, ad altre azioni – la decisione di George W. Bush di ritirarsi dal Trattato  anti missili balistici nel 2002 e il programma dell’amministrazione Obama di aggiornare l’infrastruttura delle armi nucleari – il quadro degli accorsi che ha, almeno in parte, limitato queste creazioni terrificanti, sembra sempre più consumato.

“Lasciare l’INF,” dice Sergey Rogov dell’Istituto di Studi statunitensi e canadesi, “potrebbe portare al crollo della intera struttura del controllo delle armi.”

Lynn Rusten, l’ex direttore senior per il controllo delle armi nel Consiglio della Agenzia per la Sicurezza Nazionale, avverte: “Questo vuol dire aprire la porta a una corsa alle armi totale.”

La motivazione di Washington per uscire dal Trattato INF, è che i Russi hanno dislocato il missile cruise 9M729 che gli Stati Uniti sostengono violi l’accordo, anche se Mosca lo nega e se la prova non è stata resa pubblica. La Russia controaccusa che il sistema  ABM statunitense – Aegis Ashore – dislocato in Romania e pianificato per la Polonia, potrebbe essere usato per lanciare analoghi missili a medio raggio.

Se questo fosse un disaccordo sulla propria capacità nucleare, le ispezioni risolverebbero la questione.  La Casa Bianca, però – in particolare il Consigliere per la sicurezza nazionale John Bolton – è meno preoccupata delle ispezioni che di togliere gli Stati Uniti da accordi che in qualsiasi modo frenino l’uso del potere americano, militare o economico. Trump ha, quindi,  buttato via l’accordo nucleare iraniano, non perché l’Iran sta costruendo armi nucleari, ma perché l’amministrazione vuole usare le sanzioni economiche per perseguire il cambiamento di regime a Teheran.

In un certo senso, l’accordo INF è un obiettivo di facile portata,  Il trattato del 1987 vietava solo i missili a medio raggio terrestri, non quelli lanciati via mare o via aria, specialità in cui gli americani detengono un forte vantaggio e coprivano solo gli Stati Uniti e la Russia. Altri paesi dotati di armi nucleari, in particolare Cina, India, Corea del Nord, Israele e Pakistan hanno dispiegato un numero di missili a medio raggio con armi nucleari. Uno degli argomenti che Bolton fa per uscire dall’INF è che permetterebbe agli Stati Uniti di contrastare i missili a medio raggio della Cina.

Se, però, la preoccupazione fosse il controllo dei missili a raggio intermedio, il percorso ovvio sarebbe di allagare il trattato ad altre nazioni,  e di includervi le armi lanciate dal cielo e dal mare. Non sarebbe certo facile. La Cina ha un sacco di missili a raggio intermedio, perché la maggior parte dei suoi potenziali antagonisti, come il Giappone o gli Stati Uniti con le sue basi in Asia, sono nel raggio di questi missili. Lo stesso vale per il Pakistan, l’India e Israele.

Le armi a gittata intermedia – talvolta definite missili “da teatro” (hanno una gittata compresa tra 300 km e 3 500 km, n.d.t.) – non minacciano la terraferma degli Stati Uniti, nel modo in cui analoghi missili statunitensi minacciano la Cina e la Russia. Pechino e Mosca possono essere distrutte da missili intercontinentali a lunga gittata, ma anche da missili teatro lanciati da navi o aerei. Uno dei motivi per cui gli Europei sono così contrari a ritirarsi dall’INF è che, nel caso di guerra nucleare, i missili a medio raggio che arrivano sul loro suolo faranno di loro un obiettivo.

Però le presunte violazioni del trattato non sono il motivo per cui Bolton e le persone vicine a lui si oppongono all’accordo. Bolton aveva chiesto il ritiro dal trattato INF tre anni prima che l’amministrazione Obama accusasse i Russi di imbrogli. In effetti, Bolton si è opposto a qualsiasi tentativo di limitare le armi nucleari e ha già annunciato che l’amministrazione Trump non estenderà il Trattato  per la Riduzione delle Armi Strategiche  (START – Strategic Arms Reduction Treaty) quando scadrà nel 2021.

Lo START fissa il tetto delle armi nucleari a 1550 che non è affatto una cifra  piccola.

Il ritiro dell’amministrazione Bush dal trattato ABM del 1972, avvenuto nel 2002, è stato il primo importante colpo alla struttura del trattato. I missili anti-balistici sono intrinsecamente destabilizzanti perché il modo più facile di sconfiggere tali sistemi è di annientarli ampliando il numero di  dispositivi di lancio e di testate. Bolton – da lungo tempo nemico dell’accordo ABM – si è vantato di recente che  avere   del trattato non ha avuto alcun effetto sul controllo degli armamenti.

La fine del trattato, ha, però, accantonato i colloqui dello START, ed è stato lo schieramento dell’ABM in Europa orientale – insieme all’espansione della NATO fino ai confini russi – che ha portato Mosca a dispiegare il missile da crociera ora in discussione.

Mentre Bolton e Trump sono più aggressivi sulla risoluzione degli accordi, è stata la decisione dell’amministrazione Obama di spendere 1,6 trilioni di dollari per aggiornare e modernizzare le armi nucleari degli Stati Uniti, che ora mette in pericolo uno dei pilastri centrali del quadro sul trattato nucleare, il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari del 1996 (CTBT – Comprehensive Test Ban Treaty).

L’accordo ha posto fine ai test nucleari, rallentando lo sviluppo delle nuove armi, particolarmente la miniaturizzazione e le testate con minimo rilascio di energia. Il primo permetterebbe un numero maggiore di testate nucleari su ogni missile, il secondo potrebbe aumentare la possibilità di usare armi nucleari senza avviare uno scambio nucleare su vasta scala.

Le testate nucleari sono complicate da disegnare, quindi non si vuole dislocarne una senza testarla. Gli Americani hanno aggirato alcuni degli ostacoli creati dal CTBT, usando computer tipo la National Ignition Facility (Struttura Nazionale di Ignizione)*

La testata Mod 11 B61 che presto sarà dislocata in Europa, era, originariamente, un city killer, ma i laboratori di Livermore e  di Los Alamos (California) e di  Sandia, nel Nuovo Messico, la hanno trasformata in un bunker buster (Bomba penetrante che esplode solo dopo aver sfondato le strutture protettive di una postazione sotterranea nemica, n.d.t.), in grado di eliminare i centri di comando e controllo in profondità nel terreno.

Ciononostante le forze armate e l’establishment  nucleare – che vanno dalle compagnie come la Lockheed Market e Honeywell International ai centri di ricerca universitaria, si sono sentiti a lungo ostacolati dal CTBT. Aggiungete l’ostilità dell’amministrazione Trump a qualsiasi cosa che limiti il potere degli Stati Uniti, e il CTBT potrebbe essere il prossimo sulla lista.

Il fatto di ricominciare i test nucleari metterà fine a qualunque controllo sulle armi di distruzione di massa, e, dato che l’articolo VI del Trattato di Non-Proliferazione Nucleare (TNP) richiede che le potenze che hanno armi nucleari alla fine disarmino    le armi di distruzione di massa, anche quell’ accordo potrebbe andar bene. Fra brevissimo tempo, paesi come la Corea del Sud, il Giappone e l’Arabia Saudita, entreranno nel club del nucleare con il Sudafrica e il Brasile dietro le quinte. Le ultime due nazioni hanno cercato di produrre armi nucleari negli anni ’80 e il Sudafrica ne ha realmente testata una.

La fine dell’accordo INF avvicinerà di più il mondo a una guerra nucleare. Dato che i missili a medio raggio accorciano il tempo di preavviso per un attacco nucleare da 30 minuti a 10 minuti o meno, i paesi terranno le loro armi con il grilletto pronto. “Usatele o perdetele” è la filosofia che spinge la tattica della guerra nucleare.

Lo scorso anno, la Russia e la NATO hanno svolto vastissime esercitazioni militari sui loro reciproci confini. I caccia russi, statunitensi e cinesi  fanno  regolarmente il “gioco del pollo”. * Che cosa succede quando uno di quei “giochi” finisce male?

Gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica  sono arrivati  a pochi minuti di una guerra accidentale in almeno due occasioni. E, con così tanti attori e così tante armi, sarà solo una questione di tempo prima che un paese interpreti un’immagine radar in modo errato e vada al DEFCON 1 *- imminente guerra nucleare.

Il Trattato INF è nato a causa della forte opposizione e delle grandi manifestazioni in Europa e negli Stati Uniti. Questo tipo di pressione, unita all’impegno dei paesi a non dispiegare tali armi, sarà nuovamente necessaria, affinché non svanisca l’intero arazzo di accordi che ha tenuto a debita distanza l’orrore della guerra nucleare.

*http://www.occhidellaguerra.it/lombrello-antimissile-usa-corea-davvero-efficace

*https://it.wikipedia.org/wiki/National_Ignition_Facility

*https://it.wikipedia.org/wiki/DEFCON

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znet/article/unwrapping/Armageddon

Originale : Dispatches From The Edge

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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