Perché Israele ha paura di Khalida Jarrar?

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Perché Israele ha paura di Khalida Jarrar?

Di Ramzy Baroud

7 novembre  2018

Quando i soldati israeliani hanno preso d’assalto la casa della deputata e avvocatessa, Khalida Jarrar, il 2 aprile 2015, lei era occupata nella sua ricerca. Da mesi la Jarrar stava guidando  Jarrar guidava l’iniziativa palestinese intesa a portare Israele davanti alla Corte Criminale Internazionale (ICC).

La sua ricerca, proprio quella sera, era direttamente collegata al tipo di comportamento che permette a un gruppo di soldati di ammanettare una stimata intellettuale palestinese, e di gettarla in carcere senza processo e senza essere considerato responsabile della sua azione.

Jarrar è stata rilasciata il 16 giugno dopo aver passato oltre un anno in carcere, soltanto per essere arrestata ancora una volta il 2 luglio 2017. Rimane ancora in una prigione israeliana.

IL 28 ottobre di quest’anno, la sua ‘detenzione ammnistrativa’ è stata rinnovata per la quarta volta.

Ci sono tremila prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, la maggior parte dei quali sono detenuti al di fuori dei Territori Palestinesi Occupati, in violazione della Quarta Convenzione di Ginevra.

Tuttavia, quasi 500 palestinesi rientrano in una diversa categoria, dato che vengono detenuti senza processo per periodi di sei mesi che vengono rinnovati, talvolta a tempo indeterminato, dai tribunali militari israeliani senza alcuna motivazione legale. Jarrar è una di questi detenuti.

Non implora i suoi carcerieri per avere la libertà. Anzi, è impegnata a istruire le sue compagne prigioniere sulla legislazione internazionale, dando lezioni e rilasciando al mondo esterno dichiarazioni che rispecchiano non solo la sua mente raffinata, ma anche la sua risolutezza e forza di carattere.

Jarrar è inarrestabile. Malgrado la sua salute cagionevole – ha avuto molteplici ischemie, soffre di ipercolesterolemia ed è stata ricoverata a causa di una grave emorragia causata da una epistassi – l’impegno per la causa del suo popolo non si è affatto indebolito e non ha mai vacillato.

L’ avvocatessa palestinese  di 55 anni ha sostenuto un discorso politico che è in gran parte assente nella faida in corso tra la fazione di maggioranza dell’Autorità Palestinese, Fatah, nella Cisgiordania occupata e Hamas a Gaza che è sotto assedio.

In quanto membro del Consiglio Legislativo Palestinese (PLC) e membro attivo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP), Jarrar ha sostenuto il tipo di politica che non è scollegato dalla gente e specialmente dalle donne che Jarrar rappresenta con forza e senza compromessi.

Secondo Jarrar, , nessun funzionario palestinese dovrebbe impegnarsi in alcuna forma di dialogo con Israele, perché tale coinvolgimento aiuta la legittimazione di uno Stato che si fonda sul genocidio e sulla pulizia etnica, e che sta tuttora compiendo vari tipi di crimini di guerra; proprio quei crimini che lei ha tentato di denunciare alla Corte Penale Internazionale.

 

Com’era prevedibile, Jarrar rifiuta il cosiddetto “processo di pace”, un’operazione inutile, che non ha nessuna intenzione o meccanismo per “l’attuazione di risoluzioni internazionali relative alla causa palestinese per il riconoscimento dei diritti fondamentali dei Palestinesi”.

Non c’è bisogno di dire che una donna con un atteggiamento così perspicace  e deciso, rifiuta fermamente il “coordinamento per la sicurezza” tra l’Autorità Palestinese e Israele, considerando tale iniziativa un tradimento della lotta e dei sacrifici del popolo palestinese.

Mentre i funzionari dell’Autorità Palestinese continuano a godere dei benefici della “leadership”, tentando disperatamente di far rivivere il dibattito politico sul “processo di pace” e sulla “soluzione dei due Stati”, ormai morto,  Jarrar, una leader palestinese donna che ha una  visione autentica , sopravvive nel carcere di HaSharon. Lì, insieme a decine di altre donne palestinesi, sperimenta l’umiliazione quotidiana, la negazione dei diritti e i vari tipi di tecniche israeliane che mirano a piegare la sua volontà.

Ma Jarrar è esperta di resistenza a Israele come lo è nella conoscenza della legge e dei diritti umani.

Nell’agosto 2014, mentre Israele portava avanti uno dei suoi più efferati atti di genocidio a Gaza – uccidendo e ferendo migliaia di persone nell’operazione bellica chiamata “Margine Protettivo” – Jarrar ricevette una visita indesiderata da parte dei soldati israeliani.

Pienamente consapevole dell’opera di Jarrar e della sua credibilità come avvocato palestinese di portata internazionale – è, infatti, la rappresentante palestinese al Consiglio d’Europa – il governo israeliano scatenò la sua  campagna di persecuzione contro di lei, che terminò con la sua incarcerazione. I soldati le consegnarono un decreto militare che le ordinava di lasciare la sua casa ad al-Bireh, vicino a Ramallah, e di trasferirsi a Gerico.

Non essendo riusciti a farla a tacere, venne arrestata nell’aprile dell’anno successivo, dando inizio a un capitolo di sofferenza, ma anche di resistenza, che deve ancora finire.

Quando l’esercito israeliano andò a prelevare Jarrar, circondarono la sua casa  con un massiccio numero di soldati, come se l’eloquente attivista palestinese fosse, per la più grande ‘minaccia per la sicurezza di Israele’.

La scena era piuttosto surreale, e indicativa della reale paura di Israele: la paura di quei palestinesi, come Khalida Jarrar, che sono in grado di comunicare un messaggio chiaro, che mostra Israele agli occhi del mondo.

Ricordava la frase iniziale del romanzo di Franz Kafka, Il Processo: “Qualcuno doveva aver calunniato Josef K., perché  fu arrestato un mattino, senza avere fatto nulla di male.”

La detenzione amministrativa in Israele è la ricostruzione di quella scena kafkiana ripetuta mille volte. Josef K. è  Khalida Jarrar e i migliaia di altri palestinesi che pagano il prezzo semplicemente  per aver rivendicato i diritti e la libertà del loro popolo.

In seguito alla pressione internazionale, Israele è stato costretto a processare Jarrar, sollevando contro di lei dodici capi d’accusa, tra cui l’aver visitato un detenuto liberato e aver partecipato a una fiera del libro.

L’altro suo arresto e le quattro proroghe della sua detenzione sono una dimostrazione non solo della mancanza di prove concrete contro Jarrar, ma anche del fallimento morale di Israele.

Ma perché Israele ha paura di Khalida Jarrar?

La verità è che Jarrar, come molte altre donne palestinesi, rappresenta l’antidoto della narrativa fabbricata da Israele, che pubblicizzano incessantemente Israele come un’oasi di libertà, di democrazia e di diritti umani, giustapposta a una società palestinese che presumibilmente rappresenta il contrario di quello che rappresenta Israele.

Jarrar, avvocatessa, attivista per i diritti umani, preminente politica e sostenitrice delle donne, demolisce, con la sua eloquenza, il coraggio e la profonda comprensione dei suoi diritti e dei diritti del suo popolo, la casa israeliana di bugie.

Jarral è la femminista per antonomasia; il suo femminismo, è, tuttavia non una semplice politica di identità, un’ideologia di superficie, un’evocazione di vuoti diritti intesi ad avere risonanza tra il pubblico occidentale.

Khalida Jarrar lotta, invece, per le donne palestinesi, per la loro libertà e il loro diritto di ricevere un’istruzione appropriata e di migliorare la propria vita, allo stesso tempo affrontando gli enormi ostacoli dell’occupazione militare, il carcere e la pressione sociale.

Khalida in arabo significa “immortale”, una definizione appropriata per una vera combattente che rappresenta l’eredità di generazioni di grandi donne palestinesi, la cui “sumoud” – determinazione – sarà sempre ispirerà sempre un’intera nazione.

Ramzy Baroud è un giornalista, scrittore e direttore di Palestine Chronicle. Il suo libro più recente è: ‘The Last Earth: A Palestinian Story’ (Pluto Press, London. 2018). Baroud ha un dottorato in Studi Palestinesi dell’Università di Exeter ed è Studioso  Non Residente presso il Centro Orfalea per gli Studi Globali e Internazionali all’Università della California, sede di Santa Barbara.

Nella foto: Ramzy Baroud 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/why-is-israel-afraid-of-khalida-jarrar/

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

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