Nuovo rapporto dell’ONU delinea un cambiamento ‘urgente, trasformativo’

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di Mark Howden e Rebecca Colvin – 9 ottobre 2018

Uno storico rapporto del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), commissionato al vertice di svolta del 2015 che ha negoziato l’accordo di Parigi sul Clima, delinea che cosa è in gioco nel tentativo mondiale di limitare a 1,5 gradi centigradi l’aumento della temperatura globale.

Il rapporto, diffuso oggi, illustra le differenze pratiche chiave tra i due contrastanti obiettivi dell’accordo di Parigi: limitare l’aumento del riscaldamento globale indotto dall’uomo a ben sotto i 2 gradi centigradi e “perseguire sforzi” per limitare il riscaldamento a 1,5 gradi centigradi.

Frutto di due anni e mezzo di indagine, il rapporto fornisce informazioni vitali su se l’obiettivo più ambizioso dell’Accordo di Parigi sia effettivamente realizzabile, come sarà il futuro in esso e i rischi e benefici di colpire il bersaglio.

Ecco cinque domande chiave alle quali il rapporto offre risposta

 

Possiamo limitare il riscaldamento a 1,5 gradi centigradi?

Non c’è una chiara risposta sì o no a questa domanda.

In parole povere, non è impossibile che il riscaldamento globale possa essere limitato a 1,5 gradi centigradi. Ma realizzare ciò sarà profondamente impegnativo.

Se dobbiamo limitare il riscaldamento a 1,5 gradi centigradi, dobbiamo ridurre le emissioni di anidride carbonica del 45 per cento entro il 2030, arrivando quasi a zero intorno al 2050.

Il successo dipende principalmente dal ritmo in cui governi e organismi non statali agiranno per ridurre le emissioni. Tuttavia, nonostante l’urgenza, gli attuali impegni nazionali in base all’Accordo di Parigi non sono sufficienti a restare entro un limite di 3 gradi di centigradi di temperatura, per non parlare di 1,5.

Il riscaldamento globale non è solo un problema del futuro. Gli impatti si avvertono già in tutto il mondo, con la riduzione dei raccolti, della biodiversità, delle barriere coralline e del ghiaccio artico, e aumenti di ondate di calore e di pesanti precipitazioni. I livelli del mare sono cresciuti di 40,5 mm nell’ultimo decennio ed è previsto che continueranno a crescere per decenni si le emissioni di gas serra non saranno ridotte immediatamente a zero. E’ già necessario un adattamento climatico e sarà sempre più necessario a 1,5 gradi e 2 gradi di riscaldamento.

E’ essenziale un intervento rapido e i prossimi dieci anni saranno cruciali. Nel 2017 il riscaldamento globale ha superato un grado centigrado. Se il pianeta continuerà a riscaldarsi al ritmo attuale di 0,2 gradi per decennio, toccheremo 1,5 gradi di riscaldamento intorno al 2040. Con le attuali percentuali di emissioni, nei prossimi 10-14 anni ci sarà una probabilità di due terzi che avremo esaurito il nostro intero bilancio di carbonio per restare a 1,5 gradi.

 

Come possiamo limitare il riscaldamento a 1,5 gradi?

Il rapporto afferma che sarà necessario un cambiamento “trasformativo” per limitare il riscaldamento a 1,5 gradi. Continuare come adesso non ci porterà a questo.

Le emissioni globali di anidride carbonica, metano e altri gas serra devono arrivare globalmente a uno zero netto intorno al 2050. La maggior parte degli economisti afferma che imporre un prezzo alle emissioni è il modo più efficiente per farlo.

Entro il 2050, tra il 70 e l’85 per cento dell’elettricità globalmente dovrà essere fornita da rinnovabili. Gli investimenti in tecnologie a basso carbonio ed energeticamente efficienti dovranno raddoppiare, mentre gli investimenti nell’estrazione di combustibili fossili dovranno diminuire di circa un quarto.

Sarà anche necessaria tecnologia di rimozione dell’anidride carbonica, per togliere i gas serra dall’atmosfera. Ma il rapporto dell’IPCC avverte che affidarsi troppo a questa tecnologia sarebbe un grosso rischio perché sinora non è stata usata su larga scala. La rimozione dell’anidride carbonica è un passo extra che può essere necessario per mantenere il riscaldamento a 1,5 gradi, non una scusa per continuare a emettere gas serra.

Hanno un ruolo anche le scelte di produzione, consumo e stile di vita. Ridurre la domanda di energia e gli sprechi di alimenti, migliorare l’efficienza della produzione di cibo e scegliere alimenti e beni con emissioni minori e minor necessità di uso dei terreni contribuiranno considerevolmente.

Intraprendere tali iniziative quanto prima possibile sarà di grande beneficio. Quanto prima cominciamo, tanto più tempo avremo per arrivare a zero emissioni nette. Agire precocemente si tradurrà in una transizione più dolce e in minori costi netti complessivi. Ritardare significherà più fretta, costi più elevati e un atterraggio più difficile.

Ridurre rapidamente le emissioni assicurerà anche che al riscaldamento sarà posto un limite al più presto possibile, riducendo il numero e la gravità degli impatti.

Tuttavia saranno avvertiti impatti pesanti anche se si riuscirà a limitare il riscaldamento a 1,5 gradi.

 

Qual è il costo di 1,5 gradi di riscaldamento?

Anche se l’Accordo di Parigi mira a mantenere il riscaldamento globale quanto più possibile prossimo a 1,5 gradi, ciò non significa che si tratti di un livello “sicuro”. Comunità ed ecosistemi di tutto il mondo hanno già subito considerevoli impatti dall’un grado di riscaldamento sin qui, e gli effetti a 1,5 gradi saranno ancora più aspri.

Povertà e disagi aumenteranno con l’aumento della temperatura a 1,5 gradi. Piccoli stati isolani, delta e coste basse sono particolarmente vulnerabili, con un accresciuto rischio di inondazioni e minacce alla fornitura di acqua dolce, alle infrastrutture e ai mezzi di sussistenza.

Il riscaldamento a 1,5 gradi pone un rischio anche alla crescita economica globale, con i tropici e i sub tropici potenzialmente colpiti più pesantemente. Eventi atmosferici estremi, come inondazioni, ondate di calore e siccità diverranno più frequenti, più gravi e diffusi con relativi costi in termini di assistenza sanitaria, infrastrutture e reazioni ai disastri.

Anche gli oceani soffriranno in un mondo 1,5 gradi più caldo. Si prevede che il riscaldamento e l’acidificazione dell’oceano avranno impatti sui banchi di pesca e sull’acquacoltura, oltre che su molte specie ed ecosistemi marini.

Fino al 90 per cento della barriera corallina d’acqua calda è previsto scomparire quando il riscaldamento toccherà 1,5 gradi. Sarebbe una situazione fosca, ma molto meno grave che con 2 gradi, quando la distruzione della barriera corallina sarebbe quasi totale (maggiore del 99 per cento).

Qual è il confronto tra 1,5 e 2 gradi?

Gli impatti sui sistemi sia umani sia naturali sarebbero molto diversi a 1,5 gradi piuttosto che a 2 gradi di riscaldamento. Ad esempio, limitare il riscaldamento a 1,5 gradi dimezzerebbe all’incirca il numero di persone globalmente che ci si aspetta soffrirebbero di scarsità d’acqua.

I mari salirebbero di ulteriori circa 10 cm in questo secolo a 2 gradi, rispetto a 1,5 gradi. Questo significa che limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi risparmierebbe sino al 10,4 milioni di persone dagli impatti della crescita dei mari.

A 1,5 gradi anziché 2 gradi:

  • fino a 427 milioni di persone in meno soffrirebbero di insicurezza di acqua e cibo e di impatti negativi sulla salute;
  • eventi atmosferici estremi, morti e malattie collegate al caldo, desertificazione ed estinzioni di vita selvatica sarebbero ridotte;
  • sarà considerevolmente più facile realizzare molti degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, compresi quelli collegati a fame, povertà, acqua e sistemi fognari, salute e città ed ecosistemi.

 

Com’è coerente l’obiettivo degli 1,5 gradi con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile?

Gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDG) mirano a un mondo nel quale le persone possano essere in salute, finanziariamente stabili, ben alimentate, abbiano aria e acqua pulite e vivano in ambienti sicuri e gradevoli. Gran parte di ciò è coerente con l’obiettivi di mettere un tetto al riscaldamento globale a 1,5 gradi ed è questo il motivo per il quale l’IPCC indica che ci sono sinergie se le iniziative SDG e gli interventi sul clima devono essere esplicitamente collegati.

Ma alcune strategie climatiche possono rendere più difficile conseguire particolari SDG. I paesi che sono fortemente dipendenti dai combustibili fossili per l’occupazione e le entrate possono soffrire economicamente nella transizione a energie a basso carbonio.

Gestire attentamente questa transizione concentrandosi contemporaneamente sulla riduzione della povertà e la promozione dell’equità nei processi decisionali può aiutare a evitare gli effetti peggiori di tali compromessi. Ciò che funziona in un luogo può non funzionare in un altro e dunque le strategie dovrebbero sempre essere localmente appropriate.

 

E dopo?

Limitare il riscaldamento globale a 1,5 gradi richiederà una trasformazione sociale, mentre il mondo avvia una rapida azione per ridurre i gas serra. Gli effetti del cambiamento climatico continueranno a influenzare il mondo nel quale viviamo, ma indubbiamente staremo molto meglio con 1,5 gradi piuttosto che con due gradi di riscaldamento globale.

Le scelte che facciamo oggi plasmano il futuro per le generazioni a venire. Come chiarisce il nuovo rapporto, se facciamo sul serio riguardo all’obiettivo di 1,5 gradi, dobbiamo agire ora.

Gli autori riconoscono con gratitudine il considerevole contributo alla redazione di questo articolo di Lamis Kazak, un laureando in Studi Interdisciplinari (Sostenibilità) presso l’Australian National University, come parte di un Internato in Comunicazione Scientifica presso il Climate Change Institute.

Mark Howden è direttore del Climate Change Institute, Australian National University.

Rebecca Colvin è specialista in Scambi di Conoscenza, Climate Change Institute, Australian National University.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/new-un-report-outlines-urgent-transformational-change/

Originale: The Conversation

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

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