Ora Trump prende di mira l’Iran

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Ora Trump prende di mira l’Iran

Di Patrick Cockburn

30 settembre  2018

Le figure indistinte dei combattenti curdi si possono davvero distinguere sulla pellicola quando tendono un’imboscata e uccidono tre combattenti filo-turchi durante un attacco notturno ad Afrin, nelle Siria settentrionale. L’enclave curda è stata invasa e occupata dall’esercito turco e dai loro alleati armati dell’opposizione, all’inizio di quest’anno. Sporadiche azioni di guerriglia sono andare avanti fin da allora.

Questa scaramuccia è avvenuta pochi giorni dopo un attacco a una parata militare a opera di uomini armati, a migliaia di miglia di distanza da Afrin, e, cioè, nella città di Ahvaz, nell’Iran di sudoccidentale, che ha ucciso 25 persone. Il filmato mostra soldati e civili che corrono, presi dal panico, mentre vengono “spruzzati” da pallottole che lasciano uccise 25 persone, comprese 11 reclute  e un bambino di 4 anni. Le uccisioni sono state rivendicate sia dall’Isis che dai separatisti arabi della provincia del Khuzestan che gli iraniani accusavano di agire come “burattini” per Stati Uniti, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Questi incidenti sono importanti perché potrebbero essere il segnale  della prossima fase  di scontri, crisi e guerre che travolgono il Medio Oriente. La fase più recente di conflitti nella regione, ha visto l’ascesa e la caduta dell’Isis e le infruttuose campagne per abbattere i governi della Siria e dell’Iraq. Isis, però, che tre anni fa governava un vero stato con una popolazione di 5 o 6 milioni, è stata in gran parte annientata e confinata in nascondigli in zone desertiche. Il Presidente Bashar al-Assad, la cui caduta era stata prevista con sicurezza dopo la rivolta del 2011, è saldamente al potere, come lo è anche il governo iracheno che ha subito sconfitte disastrose all’epoca della cattura di Mosul per mano dell’Isis nel 2014.

La fase di conflitti che sta appena finendo, potrebbe, però, essere presto sostituita da protagonisti diversi e da problemi diversi. L’azione di guerriglia ad Afrin è un episodio singolo nello scontro che si sta intensificando tra la Turchi e i Curdi nelle Siria settentrionale che coinvolgerà gli Stati Uniti e la Russia. Il Medio Oriente è sempre pericoloso perché, come i Balcani prima del 2014, è pini di conflitti complessi, ma feroci che attirano le grandi potenze. Il rischio è sempre lì, ma è più pericoloso con il Presidente Trump perché lui e la sua amministrazione osservano il Medio Oriente attraverso un prisma paranoico in cui dovunque vedono la mano nascosta dell’Iran. Il Presidente George W Bush e Tony Blair avevano un’analoga  visuale limitata  durante l’invasione dell’Iraq nel 2003, quando la colpa  di ogni cosa che andava male a un residuo dei sostenitori di Saddam Hussein.

L’esagerazione della “minaccia iraniana” espressa da Trump in questa settimana, all’Assemblea Generale dell’ONU a New York, è stato molto simile a quello che si diceva riguardo all’Iraq 15 anni fa. Il Consigliere per la sicurezza nazionale,  John Bolton, ha minacciato che “il regime omicida e i suoi sostenitori affronteranno conseguenze significative se non cambieranno il loro comportamento. Stiamo osservando e vi verremo a cercare.” L’intervento militare in Siria, che prima prendeva di mira l’Isis, in futuro verrà diretto contro l’influenza iraniana.

La politica degli Stati Uniti in Siria e in Iraq è stata paragonata a giocare a scacchi confondendo il cavaliere con il vescovo e pensando che i castelli si spostano in diagonale. Gli Stati Uniti hanno deciso di mantenere una forza militare nella Siria di nordest per bloccare le ambizioni iraniane, ma il paese più colpito da questo non è l’Iran, ma la Turchia. Gli Stati Uniti possono stare soltanto in questa parte della Siria, alleandosi con i Curdi siriani, il cui stato vero, che chiamano Rojava la Turchia ha promesso di Siria è eliminare.

Negli scorsi due anni la Turchia arrivata poco a poco nella  la Siria del nord e sta ora schierando le sue truppe nella provincia di Idlib in collaborazione con i Russi. Un’alleanza traballante con la Turchia in quanto massima potenza militare della NATO, è uno dei più grossi guadagni russi per il suo intervento in Siria e che ci vorrà molto tempo per conservare.

Il Presidente Tayyip Erdogan minaccia ora di estendere l’avanzata della Turchia a est del fiume Eufrate allo scopo di “fare a fette”  lo staterello curdo.

Questo significherebbe l’estinzione dell’ultimo guadagno che resta della rivolta siriana del 2011. La regione del Rojava è stata la creazione inaspettata dei Curdi siriani e della loro milizia YPG – Unità di Protezione Popolare – che si sono alleati con gli Stati Uniti contro l’Isis durante l’assedio della città curda di Kobani, nel 2014. Forniscono le truppe di terra e la forza aerea statunitense.

I Curdi appoggiati dagli Stati Uniti si sono molto estesi, dato che hanno una striscia  della Siria di nordest, con metà della popolazione costituita da Arabi che sono ostili al

dominio curdo. Non è un posto dove le truppe americane possono stare per sempre senza diventare il bersaglio di qualcuno. La presenza prolungata degli Stati Uniti sollecita il disastro come nel caso delle operazioni americane di terra, in Libano nel 1982-84, in Somalia nel 1992-95 e in Iraq nel 2003-2011. “Ci saranno sempre persone in Medio Oriente che pensano che il modo migliore di liberarsi degli Americani è di ucciderne alcuni,” ha fatto notare un osservatore che ha una lunga esperienza nella regione.

Le denunce dell’Iran considerato come radice di tutto il male espresse da Trump, da Bolton, dal  Segretario di Stato Mike Pompeo e dall’ambasciatore dell’ONU, Nikki Haley, sono così banali al punto da essere idiote. La Haley ha reagito al massacro di Ahvaz dicendo al governo di “guardarsi allo specchio”. L’anno scorso Bolton ha promesso al gruppo di opposizione iraniano in esilio, proprio lo strano  Mojahedin-e Khalq, che nel 2019 avrebbe governato l’Iran. Questa settimana ha detto che ci sarebbero state  serie conseguenze  se l’Iran avesse ostacolato gli Stati Uniti.

La retorica agghiacciante può essere arrogante e puerile, ma dovrebbe essere presa sul serio perché riflette lo stesso atteggiamento mentale che ha preceduto i passati interventi degli Stati Uniti in Medio Oriente: il nemico viene, contemporaneamente,  demonizzato e sottovalutato. C’è credulità verso i gruppi esiliati ed egocentrici che sostenevano che l’intervento americano sarebbe stato facile (nel 2003, i gruppi di opposizione iracheni in privato erano cinici riguardo a quanto stessero sviando gli Americani su questo argomento). Israele, l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti hanno interesse a indurre gli Stati Uniti a combattere l’Iran, anche se essi stessi ora non hanno intenzione di fare molti combattimenti.

I colpi di scena della politica statunitense in Medio Oriente hanno, in passato, disorientato gli osservatori esperti che attribuiscono le azioni bizzarre della Casa Bianca alla stupidità e all’inconsapevolezza delle condizioni locali. Spesso, però, la politica degli Stati Uniti è stata, spesso, più razionale di quanto appariva – a condizione che si comprendesse che era determinata dalle politiche interne americane e che lo scopo principale era di persuadere gli elettori degli Stati Uniti, particolarmente alla viglia delle elezioni, che il loro presidente non li aveva invischiati in una guerra sanguinosa e senza successo.

La reputazione di ogni presidente fin dagli anni ’70, con l’eccezione del Presidente George Bush senior, è stata danneggiata in grado maggiore o minore dal conflitto in  Medio Oriente o in Nord Africa. C’è Jimmy Carter (Iran), Ronald Reagan (Libano, Irangate), Bill Clinton (Somalia), George W Bush (Iraq, Afghanistan), Barack Obama (Siria, Libia). Sarebbe sorprendente se  Trump si rivelasse essere l’eccezione alla regola.

Nella foto: Trump e il presidente iraniano Rouhani

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/trump-is-now-targeting-iran

Originale:  The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

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