Il mondo ha riso di Donald Trump

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Il mondo ha riso di Donald Trump

Di Vijay Prashad

30 settembre 2018

Quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha iniziato il suo discorso all’Assemblea Generale dell’ONU, un risata è esplosa nella sala. “In meno di due anni, la mia amministrazione ha ottenuto più di quasi ogni altra amministrazione nella storia del nostro paese.” C’è stata una pausa, poi Trump ha continuato: “L’America, è vero”, ma è stato interrotto dalle risate, non per una barzelletta che Trump aveva raccontato. Nulla del genere. La risata era diretta a lui. “Non mi aspettavo quella reazione,” ha detto Trump, “ma va bene.” Ci sono state altre risate, anche rumorose.

I delegati di 192 paesi membri seduti nella sala dell’Assemblea Generale hanno trovato buffa la  vanteria di Trump. Due delegati di due diversi paesi asiatici mi hanno detto che c’era qualcosa nella boria  di Trump che diverte molti di loro. “E’ un poco come la cultura gigante degli Stati Uniti,” ha detto un delegato; “tutto è più grande: gli edifici, i fast-food, le tazze di caffè.” L’altro delegato si è messo a ridere quando gli ho chiesto della risata: c’era una sensazione contagiosa nella sala. Sembrava di stare in un sala di cabaret. Anche prima che il comico arriva al cuore     della barzelletta, la gioia di essere lì, l’eccitazione per la barzelletta che sta per arrivare, provoca una risata prematura. Questo è accaduto quando Trump ha parlato.

La nascita di un ordine mondiale fratturato

Altre risate avrebbero dovuto seguire il resto del suo discorso, ma non ci sono state. Molti dei delegati hanno trovato che era un discorso pericoloso, aggressivo, con le armi degli Stati Uniti incentrate su Iran and Venezuela. Tutto quel parlare di nazionalismo economico e di sovranità, non aveva senso, ha detto un delegato dell’Asia. Se gli Stati Uniti stessero veramente ripiegandosi su loro stessi, ha detto il delegato, allora non dovrebbero minacciare i paesi con le guerre militari ed economiche. Ciò che creano quelle minacce fanno è creare ulteriore instabilità e sfiducia e portare questo fragile ordine mondiale in territorio senza nome.

A differenza del 2003, gli Stati Uniti non sono più il paese più potente del mondo, anche se ha le forze armate più micidiali. Discorsi di multilateralismo dal Segretario Generale dell’ONU in giù,  hanno inondato la sala non con termini idealistici, ma perché c’è una stabile sensazione che altre potenze hanno ora fissato il loro posto nell’ordine mondiale.

L’accordo di pace in Corea, anche se Trump cercava di prendersene il merito, è un segno del consolidamento del progetto congiunto della Cina e della Russia nei paesi dell’Asia affacciati sul Pacifico. Si è parlato poco sulla stampa occidentale  del Forum Economico Orientale— che si è tenuto a Vladivostok, in Russia, all’inizio di questo mese— dove Cina, Russia, le due Coree e il Giappone sono arrivate a un’intesa     sulla penisola di Corea. Gli Stati Uniti e l’Europa non hanno avuto alcun ruolo in quell’incontro decisivo, e neanche nell’incontro più recente che si è tenuto tra Kim Jong-un della Corea del Nord e Moon Jae-in della Corea del Sud. Analogamente,  l’accordo tra Russia e Turchia per sospendere il conflitto su vasta scala  a Idlib, in Siria, è nato da una discussione che comprendeva la Siria e l’Iran, ma che escludeva gli Stati Uniti e gli stati europei. Queste mosse, insieme ai progetti economici cinesi in tutta l’Asia, indicano che è in costruzione un ordine mondiale spaccato. Gli Stati Uniti hanno uno scarso ruolo in questo universo emergente.

Sanzioni e bombe

Pochi giorni prima di andare all’Assemblea Generale dell’ONU, Trump ha incontrato il presidente colombiano Iván Duque e Capo di gabinetto della Casa Bianca, John Kelly. Per fortuna, la giornalista venezuelana Lohena Reverón ha registrato osservazioni molto brutte. Trump ha iniziato a parlare dell’attacco con un drone contro il Presidente del Venezuela, Nicolas Maduro. Trump e Kelly hanno scherzato sul fatto che quando il drone è comparso, la parata militare si è dispersa. “Questo non va bene,” ha detto Trump, insinuando che i soldati venezuelani avevano un morale limitato. A causa di questo, ha detto Trump, il governo venezuelano, “potrebbe, francamente, essere rovesciato molto rapidamente dai militari, se questi decidono di farlo.”

Il 26 settembre, Trump ha ripetuto questi commenti, dicendo: “Ogni opzione è sul tavolo riguardo al Venezuela.” L’espressione “ogni opzione” si riferisce direttamente all’intervento militare.

L’attacco alla parata militare in Venezuela del 5 agosto, si è riflessa nell’attacco alla parata militare in Iran del 22 settembre. Nessuno dei due attacchi ha avuto ripercussioni importanti.

All’Assemblea Generale dell’ONU, Trump ha criticato il governo iraniano, così come aveva in precedenza attaccato il governo venezuelano. Ha accusato l’Iran di avere un “piano di aggressione ed espansione” ed ha annunciato che nuove sanzioni contro l’Iran andranno in vigore il 5 novembre. Il governo dell’Iran è stato aperto a una discussione ad ampio raggio con gli Stati Uniti, a condizione che gli Stati Uniti rispettino il trattato nucleare che è andato in vigore nel 2015. Gli Stati Uniti si sono ritirati dal trattato, ed è la squadra di Trump che ha parlato aggressivamente contro l’Iran.

Gli Stati Uniti non hanno offerto alcuna parola di solidarietà per il popolo del   Venezuela  o dell’Iran o anche per le forze armate di questi due paesi che erano stati attaccati nel corso dei due mesi passati. Aveva già preso in giro l’esercito venezuelano. E’ rimasto in silenzio riguardo alle 30 persone uccise durante la parata in Iran. Il sentimento di umanità non è alla portata di Trump. Le sue sono state parole durissime.

Non c’era speranza nel discorso di Trump. Era di una bruttezza rétro fatta di    minacce contro questa e quella potenza, di disprezzo per il processo della diplomazia.

L’isolamento degli Stati Uniti

Gli alleati saranno difficili da trovare per l’amministrazione Trump. Nel suo discorso,

il Presidente ha elencato l’India, Israele, la Polonia e  l’Arabia Saudita. Nessuno di questi paesi sarebbe disposto a partecipare direttamente a un’avventura degli Stati Uniti contro il Venezuela o anche contro l’Iran. La guerra di Trump – se una guerra deve esserci –contrapporrebbe   le truppe degli Stati Uniti contro questi due paesi, senza alcun appoggio da parte degli Stati membri delle Nazioni Unite.

Le potenze europee si sono incontrate  per affermare ilo loro sostegno all’accordo nucleare. Hanno tentato, senza successo, di creare uno scudo legale per proteggere le aziende europee delle penalità degli Stati Uniti, se continuano a commerciare con l’Iran. La Cina è sconcertata. Ha apertamente violato le sanzioni degli Stati Uniti e continuerà a farlo. La Cina e gli Emirati Arabi Uniti soni i maggiori partner commerciali dell’Iran; l’Unione Europea è il n. 3. (L’Italia è il maggior partner commerciale dell’Iran nell’ambito dell’Unione Europea). Circa 700.000 barili di petrolio iraniano andranno ogni giorno in Cina. Le imprese cinesi hanno importanti quote di partecipazione nell’economia dell’Iran. Le  gru  cinesi si “librano” su tutto l’orizzonte di Teheran, indicando il ruolo della Cina nell’economia dell’Iran. Né gli Europei né i Cinesi permetterebbero agli Stati Uniti di intensificare l’azione militare contro l’Iran. Semplicemente, non è nel loro interesse.

Gli stati latino-americani non vogliono che gli Stati Uniti invadano il Venezuela. Dopo che Trump ha fatto i suoi commenti, il Segretario Generale dell’Organizzazione degli Stati americani- Luis Almagro, ha detto che “riguardo a un intervento militare” pensava che “nessuna opzione dovrebbe essere esclusa. Questi commenti non sono, però,  stati graditi al Gruppo di Lima,  un blocco di 14 stati membri con gli Stati Uniti al centro per fare pressione sul governo del Venezuela. La dichiarazione del gruppo di Lima diceva che voleva un accordo “pacifico e negoziato”, non un intervento militare. La Colombia non ha firmato la dichiarazione, ma ha detto di concordare con la su opinione. Tale intervento sarebbe  molto impopolare in America Latina. Sarebbe impossibile se la sinistra vincesse le elezioni in Brasile del 7 ottobre.

L’odore di zolfo

All’apertura dell’Assemblea Generale dell’ONU nel 2006, il presidente del Venezuela Hugo Chávez è salito sul podio il giorno dopo che il presidente degli Stati Uniti George W. Bush era stato lì. La guerra illegale degli Stati Uniti all’Iraq restava un argomento delicato, e gli Stati Uniti stavano spingendo per fare guerra contro l’Iran e la Siria. Chávez aprì il suo intervento con il suo caratteristico brio: “Il diavolo è venuto qui ieri e ancora oggi puzza di zolfo.” I delegati si sono messi a ridere. Era buffo.

Trump non sta bene nelle vesti del diavolo. Non c’è nulla di diabolico in lui. Il suo è il costume del buffone; è il leader di un paese la cui influenza nel mondo è diminuita moltissimo. Ci si aspetta che Trump minacci tutti. C’è anche la preoccupazione che Trump, essendo responsabile di forze armate così numerose e potenti, possa bombardare qualcuno. Si pensa, però, che gli Stati Uniti non sono più in grado di portare avanti un programma nel modo in  cui lo hanno fatto nel 2003.

Vijay Prashad è  uno giornalista  e storico, giornalista e redattore  indiano. E’ il principale corrispondente di Globetrotter, un progetto dell’Independent Media Institute. E’ il capo redattore di LeftWord Books e direttore di Tricontinental: Institute for Social Research.Ha scritto più di venti libri, compresi: The Darker Nations: A People’s History of the Third World (The New Press, 2007), The Poorer Nations: A Possible History of the Global South (Verso, 2013), The Death of the Nation and the Future of the Arab Revolution (University of California Press, 2016) and Red Star Over the Third World (LeftWord, 2017). Collabora regolarmente a  

Frontline, the Hindu, Newsclick, AlterNet and BirGün.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-world-laughed-at-donald-trump

Originale: Salon.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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