Ci sarà mai giustizia per i Musulmani Rohingya?

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Ci sarà mai giustizia per i Musulmani Rohingya?

Di Arashad Khan

21 settembre 2018

C’è un’immagine incisa nelle nostre menti di una Aung San Suu Ky, stoica, riservata, elegante, inflessibile nella sua lotta per la democrazia, contro i generali e, supponevamo, per i diritti umani. L’anno scorso, quando i rifugiati  si riversavano fuori  dal suo paese, in seguito alle atrocità in corso, il Myanmar ha impedito alle agenzie dell’ONU di distribuire cibo, acqua e medicine ai civili colpiti; l’ufficio di Aung San Suu Ky ha accusato i volontari di aiutare i terroristi.

Essendo ormai svanita la sua statura iconica, ha fatto un’apparizione pubblica il giorno dopo che la Missione di Inchiesta  ha presentato le prime 20 pagine del quadro generale al Consiglio dell’ONU per i Diritti umani, il 27 agosto 2018. Erano state confermate le prove di colpevolezza di omicidio, stupro, tortura, persecuzione, villaggi incendiati, mine di terra lungo le vie di fuga, tutti riferiti dalle ONG e   nello scorso anno. Elegante e nobile come sempre, Aung San Suu Ky ha conversato di poesia e di letteratura. Nessun accenno al genocidio o al rapporto dell’ONU. Dato che non è più un’icona, ci sono state richieste di toglierle il Premio Nobel per la Pace.

Il gruppo dell’ONU l’ha criticata per il suo continuo rifiuto di condannare il genocidio. E’ stato ora reso pubblico il rapporto completo che tratta degli orrori indicibili nel resoconto di 440 pagine (18 settembre 2018). Ciò he potrebbe sorprendere le persone è un semplice fatto scioccante: questo non è il primo rapporto dell’ONU sui massacri di Roinhgya.

Il 3 febbraio 2017, l’ONU  ha diffuso un resoconto dettagliato delle operazioni dei militari nel distretto di Maungddaw con “la  molto probabile accusa di  crimini contro l’umanità.” Esponeva le uccisioni, gli stupri e le torture che sono ora diventati il marchio delle operazioni militari contro i Rohingya.

L’Alto Commissario dell’ONU per i Diritti umani, Zeid Ra’ad al Hussein, ha dichiarato: “…che genere di odio potrebbe far sì che un uomo pugnali un neonato che chiede piangendo il latte di sua mamma? E che la madre sia testimone dell’uccisione mentre subisce uno stupro da un gruppo proprio di quelle forze di sicurezza che dovrebbero proteggerla.

Non ci sono state importanti conseguenze per il Myanmar allora, e ciò che è accaduto l’estate successiva è la stessa cosa ingrandita nello stato di Rakhine. Come risultato abbiamo 700.000 rifugiati che stanno ancora arrivando: 11.342 nuovi arrivi a metà giugno di quest’anno,” ha detto Mister Zeid.

Questa volta sarà diverso? In seguito alla relazione sintetica della Commissione dell’ONU, 160 parlamentari britannici di tutte le linee di partito, hanno firmato una petizione al Primo Ministro Theresa May per deferire i militari del Myanmar alla Corte Criminale Internazionale (ICC). Il rapporto dell’ONU accusa i militari di genocidio e identifica sei generali, scegliendoli per farli indagare e perseguire. Sono:  il generale che è a capo dei militari, il comandante dell’esercito e quattro comandanti operativi.

Ora il Procuratore Capo dell’ICC, Fatou Bensouda è stato autorizzato a iniziare un’indagine preliminare per raccogliere le prove prima di dare inizio a un’indagine completa.  Il Myanmar non è firmatario dello Statuto di Roma che stabilisce  la ICC   ma il Bangladesh che ospita i rifugiati lo ha firmato, e dà quindi giurisdizione alla Corte.

Marzuki Darusman che fornisce dettagli sui massacri e di atrocità innominabili ha detto, nel riferire al Consiglio per i Diritti Umani: “Non mi sono mai trovato di fronte a crimini orrendi e di tale portata, come questi.”

Se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, deve essere ostacolato da un veto –  la Cina impedisce qualunque azione contro il Myanmar – anche lo sforzo dell’ICC si affievolirà, in pratica se non in teoria? La giustizia rimane inconsistente per i deboli e gli inermi nel nostro mondo.

Arshad M. Khan è un ex professore che, per molti anni, ha scritto occasionalmente per la stampa  e spesso per gli organi di stampa online.

Nella foto: proteste di rifugiati Rohingya un anno dopo che il Myanmar ha iniziato l’inasprimento dei controlli militari nello stato del Rakhine.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://www.counterpunch.org/2018/09/21/will-their-ever-be-justice-for-rohingya-muslims/

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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