Un piano radicale di accesso libero democratizzerebbe la scienza  

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di Holly Else – 9 settembre 2018

Finanziatori di ricerche di Francia, Regno Unito, Olanda e otto altre nazioni europee hanno rivelato un’iniziativa radicale di accesso libero che potrebbe cambiare il volto delle pubblicazioni scientifiche nel giro di due anni, e che ha istantaneamente provocato le proteste degli editori.

Gli undici enti che insieme spendono annualmente 7,6 miliardi di euro (8,8 miliardi di dollari) in sovvenzioni alla ricerca affermano che dal 2020 imporranno che gli scienziati che finanziano debbano rendere i documenti dei loro risultati immediatamente liberi da leggere in pubblicazione (v. “Protagonisti del Piano S”). I documenti avrebbero una licenza liberale di pubblicazione che consentirebbe a chiunque altro di scaricare, tradurre o riutilizzare in altri modi il lavoro. “Nessuna scienza dovrebbe essere bloccata dietro paywall!” dice un documento di preambolo che ha accompagnato l’impegno, chiamato Piano S, diffuso il 4 settembre.

“E’ una dichiarazione molto forte. Sarà controversa e determinerà sentimenti forti”, dice Stephen Curry, un biologo strutturale e promotore dell’accesso libero presso l’Imperial College di Londra. La politica, afferma, risulta segnare una “svolta significativa” nel movimento delle pubblicazioni ad accesso libero, che ha visto lenti progressi nel suo sforzo di rendere liberamente disponibile in rete la letteratura scientifica.

Così come redatto, il Piano S vieterebbe a ricercatori di pubblicare sull’85 per cento delle riviste, compresi titoli influenti come Nature e Science. Secondo un’analisi del dicembre 2017 solo circa il 15 per cento delle riviste pubblicano immediatamente il lavoro come accesso libero (v. “modelli di pubblicazione”), finanziato addebitando tariffe per articolo agli autori o ai loro finanziatori, negoziando contratti generali di pubblicazione libera con i finanziatori o mediante altri mezzi. Più di un terzo delle riviste pubblica tuttora documenti sotto un paywall e solitamente permette la diffusione in rete di versioni gratuite solo dopo un ritardo di almeno sei mesi, nel rispetto delle politiche di finanziatori influenti quali l’Istituto Nazionale della Sanità (NIH) statunitense.

E appena meno della metà ha adottato un modello di pubblicazione “ibrido”, che rende i documenti immediatamente liberi da leggere contro il pagamento di una tariffa se uno scienziato lo vuole, ma mantiene la maggior parte degli studi protetto da paywall. In base al Piano S, tuttavia, agli scienziati non sarebbe consentito di pubblicare su queste riviste ibride, salvo che nel corso di un “periodo di transizione che dovrebbe essere il più breve possibile”, afferma il preambolo.

“Le riviste ibride sono sempre state considerate un passo avanti verso l’accesso libero. Non hanno avuto successo come misura transitoria”, dice David Sweeney che presiede Research England, uno degli enti finanziatori incorporato nell’UKRL, l’ente finanziatore nazionale della ricerca del Regno Unito. Il piano afferma anche che i finanziatori porranno un tetto all’importo che sono disposti a pagare come tariffa per l’accesso libero, ma non dice quale importo sarebbe eccessivo.

La ‘s’ del Piano S

L’iniziativa vede alla sua testa Robert-Jan Smits, l’inviato speciale della Commissione Europea sull’accesso libero. (La ‘s’ in Piano S può stare per ‘scienza, speditezza, soluzione, shock’, dice). Oltre a finanziatori francesi, britannici e olandesi hanno aderito anche enti nazionali di Austria, Irlanda, Lussemburgo, Norvegia, Polonia e Slovenia, nonché comitati di ricerca di Italia e Svezia.

“I paywall non solo ostacolano la stessa attività scientifica, ma sono anche un ostacolo all’utilizzo dei risultati delle ricerche da parte del pubblico più in generale”, dice Marc Schiltz, presidente di Science Europe, un gruppo di promozione con sede a Bruxelles che rappresenta enti di ricerca europei e che ha lanciato ufficialmente la politica.

Aderenti al Piano S

Sinora hanno aderito al Piano S 11 enti nazionali di finanziamento europei.

Fondo Austriaco per la Scienza

Ente Nazionale Francese per la Ricerca

Fondazione per la Scienza, Irlanda

Fondo Nazionale per la Ricerca (Lussemburgo)

Istituto Nazionale Fisica Nucleare, Italia

Organizzazione Olandese della Ricerca Scientifica

Consiglio delle Ricerche della Norvegia

Centro Nazionale delle Scienze (Polonia)

Ente Sloveno della Ricerca

Consiglio Svedese delle Ricerche per l’Ambiente, le Scienze Agricole e la Pianificazione Spaziale

Ricerca e Innovazione Gran Bretagna

Smits dice di essersi ispirato alla politica di accesso libero della Fondazione Bill & Melinda Gates, l’ente di beneficienza per la sanità globale con sede a Seattle, Washington, che chiede anche l’immediata pubblicazione ad accesso libero. Poiché il Piano S vieta la pubblicazione ibrida – e poiché coinvolge molteplici finanziatori – i suoi impatti potrebbero essere di portata anche più vasta della politica dei Gates che di per sé ha indotto numerose riviste influenti a cambiare i loro modelli di pubblicazione.

Non proprio tutti a bordo

Nonostante il ruolo di Smits, la stessa Commissione Europea non ha aderito al piano. Ma Smits dice di attendersi che le prescrizioni saranno integrate nei termini e condizioni di future sovvenzioni alla ricerca da parte della Commissione. Ciò non è ancora avvenuto perché i decisori delle politiche stanno tuttora dibattendo i dettagli del prossimo programma sulla ricerca e innovazione, Orizzonte Europa, che inizierà nel 2021 e avrà un valore di 100 miliardi di euro in 7 anni. Smits dice di attendersi che altri enti di finanziamento aderiscano e che discuterà il piano negli Stati Uniti il mese prossimo con funzionari della Casa Bianca, accademie e università scientifiche.

“Il piano è grosso modo quello che uno vorrebbe dopo circa 15 anni di sperimentazione di politiche più deboli da parte dei finanziatori”, dice Peter Suber, direttore dell’Harvard Open Access Project e dell’Harvard Office for Scholarly Communication di Cambridge, Massachusetts. “Siamo molto favorevoli all’ambizione del Piano S”, aggiunge Jeremy Farrar, direttore del Wellcome Trust, un grande ente di beneficienza biomedico di Londra. Dice che il finanziatore sta mettendo a punto una nuova politica di accesso libero.

Ma enti nazionali di ricerca in alcune delle nazioni alla guida della scienza in Europa, come Svizzera, Svezia e Germania, non hanno ancora aderito. Nel caso della Svezia è perché nutre dubbi sulla stretta tempistica, dice Sven Stafstrom, capo del consiglio delle ricerche del paese. Dice che il consiglio concorda con gli scopi del Piano S e che riesaminerà la propria posizione sul documento in una riunione del consiglio più avanti in questo mese. Peter Strohschneider, presidente del consiglio nazionale delle ricerche tedesco, il DFG, dice che il suo consiglio non ha aderito a causa del modo in cui il piano obbliga i beneficiari di finanziamenti pubblici a forme specifiche di accesso libero. “Chiediamo ai nostri ricercatori di pubblicare le loro scoperte da sovvenzioni del DFG in libero accesso ma non lo imponiamo”, ha detto. Ha anche messo in guardia sul fatto che se a tutti i ricercatori fosse detto di pubblicare su riviste ad accesso pubblico, i costi della pubblicazione potrebbero aumentare.

Sweeney dice che nel Regno Unito non è possibile calcolare quanto i finanziatori dovrebbero pagare per la pubblicazione ad accesso libero senza vere un quadro più completo di come gli editori reagirebbero. “Il costo dipende dalla reazione dell’industria. Questa è una dichiarazione di principi, non una dichiarazione riguardo ai modelli [di pubblicazione]”, dice.

E per Stan Gielen, presidente dell’Organizzazione Olandese per la Ricerca Scientifica (NWO), il Piano S va oltre l’economia dell’editoria. “Fa parte di una transizione più vasta alla scienza aperta al pubblico e di una rivalutazione di come misuriamo la scienza e la qualità degli scienziati”, dice.

Preoccupazioni degli editori

Richiesti di commenti prima del lancio del piano, gli editori hanno detto di nutrire serie preoccupazioni, particolarmente riguardo al divieto delle riviste ibride. Un portavoce dell’Associazione Internazionale degli Editori Scientifici, Tecnici e Medici (STM) con sede a Oxford (Regno Unito) che rappresenta 145 editori, ha dichiarato alla squadra giornalistica di Nature che, pur apprezzando gli sforzi dei finanziatori di ampliare l’accesso a opere scientifiche a revisione paritaria, alcune sezione del Piano S “richiedono un’ulteriore attenta considerazione per evitare qualsiasi limitazione involontaria alle libertà accademiche”. In particolare, ha detto il portavoce di STM, vietare le riviste ibride – che hanno determinato una forte crescita di articoli ad accesso libero (vedere “Crescita dell’Accesso Libero”) – potrebbero “rallentare pesantemente la transizione”. Il gigante dell’editoria Elsevier ha detto di appoggiare i commenti di STM.

In un’altra dichiarazione, un portavoce di Springer Nature ha detto: “La ricerca, e la sua comunicazione, è globale. Sollecitiamo gli enti di finanziamento ad allinearsi, piuttosto che agire in piccoli gruppi in modo che sono incompatibili tra loro e i decisori delle politiche a tenere conto anch’essi di questa visione globale”. Togliere ai ricercatori le scelte di pubblicazione “non tiene conto di questo e mina potenzialmente l’intero sistema di pubblicazione delle ricerche”, ha aggiunto la dichiarazione. (La squadra giornalistica di Nature è editorialmente indipendente dal suo editore).

Contemporaneamente l’Associazione Statunitense per l’Avanzamento della Scienza (AAAS), un’organizzazione non a fini di lucro che pubblica la rivista Science, ha detto che il modello delineato nel Piano S “non sosterrà la revisione paritaria di alta qualità, la pubblicazione e la diffusione della ricerca”. Attuare il piano sarebbe “un disservizio ai ricercatori” e “sarebbe anche insostenibile per la famiglia di riviste di Science”, dice la dichiarazione dell’AAAS.

Smits, tuttavia, dice che è essenziale che la revisione paritaria di alta qualità rimanga parte del sistema della pubblicazione scientifica sotto il Piano S. “Gli editori non sono il nemico. Voglio che siano parte del cambiamento”, dice.

‘S’ per sanzioni?

Solo pochi enti di finanziamento attualmente puniscono i ricercatori che decidono di non rispettare le loro politiche di accesso libero, tra cui il Wellcome Trust e il NIH. Ma in base al Piano S i finanziatori promettono di “sanzionare il mancato rispetto”, dichiara l’iniziativa. Smits suggerisce che una possibile sanzione a carico dei ricercatori che non si adeguano potrebbe essere negare la rata finale di una sovvenzione, che solitamente è versata una volta che un progetto è completato. Ma questo, e altri dettagli quali l’importo che i finanziatori sono disposti a pagare per pubblicare ciascun articolo, sarà elaborato dalla coalizione nel periodo antecedenti il 2020, dice.

Molti finanziatori europei hanno tentato di rendere la ricerca gratuita da leggere intermediando nuovi contratti di “lettura e pubblicazione” con egli editori con un importo unico pagato sia per i costi di lettura di ricerche sottoposte a paywall sia per la pubblicazione di autori sotto condizione di libero accesso. Ma alcuni finanziatori che hanno aderito al Piano S – tra cui quelli in Olanda e Norvegia – ora dicono che non intendono più pagare alcun abbonamento dopo un periodo transitorio.

Se altri finanziatori seguiranno l’idea del Piano S, ciò potrebbe implicare la fine del modello aziendale dominante dell’abbonamento nell’editoria scientifica, dice John-Arne Rottingen, il capo del consiglio delle ricerche della Norvegia. “Le riviste ad abbonamento vedranno l’occasione di spostare i loro modelli di attività a un sistema nel quale ciò che si paga è per una solida revisione paritaria, revisione editoriale e diffusione elettronica della ricerca”, dice.

Ma Curry mette in guardia che passare da un modello aziendale di abbonamenti a uno di libero accesso in tutto il mondo, come promuovono i firmatari del Piano S, potrebbe introdurre una nuova sfida: come gli scienziati di nazioni più povere saranno in grado di permettersi di pubblicare lavoro ad accesso libero. “Questo deve far parte della discussione”, dice.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/radical-open-access-plan-would-democratize-science/

Originale: Nature

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

 

 

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