Lo spostamento delle alleanze in Asia nell’epoca di Trump

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Lo spostamento delle alleanze in Asia nell’epoca di Trump

Di Conn Hallinan

30 agosto 2018

Boxing the compass,  è un vecchio termine nautico che significa: localizzare i punti su una bussola magnetica per stabilire una rotta. Dato che in questi giorni da Washington soffiano dei venti irregolari, i paesi di tutta l’Asia e del Medio Oriente stanno localizzando questi punti e valutando di nuovo i nemici tradizionali e le vecchie alleanze.

Nello scorso mezzo secolo, l’India e il Pakistan hanno combattuto tre guerre ed entrambi hanno armi nucleari che tenute in una condizione tale da poter essere pronte per essere lanciate.  Ora, però, i due paesi fanno parte di un’organizzazione per la sicurezza e il commercio, l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione (SCO), insieme alla China, alla Russia e alla maggior parte dei paesi dell’Asia Centrale. In seguito alle recenti elezioni in Pakistan, il Ministro degli Esteri di Islamabad, Shah Mehmood Qureshi, ha chiesto un “dialogo continuato e ininterrotto” con Nuova Delhi per risolvere i conflitti e instaurare “pace e stabilità” in Afghanistan.

Il nuovo Primo Ministro del Pakistan,  Imran Khan,è critico rispetto alla guerra degli Stati Uniti in Afghanistan ed è particolarmente contrario all’uso dei droni degli Stati Uniti per uccidere gli insorti in Pakistan.

La Russia ha aperto un dialogo con i Talebani che hanno accettato un invito a dei colloqui di pace  a Mosca il 4 settembre per porre fine alla guerra che dura da 17 anni. Trenta anni fa i Talebani abbattevano gli elicotteri Russi con usando i missile Stinger di fabbricazione Americana.

La Turchia e la Russia hanno accettato di incrementare il commercio e di cercare una soluzione politica per mettere fine alla guerra in Siria. La Turchi ha anche promesso di ignorare le sanzioni di  Washington alla Russia e  all’Iran. Meno di tre anni fa, gli aerei da guerra turchi abbattevano un bombardiere russo,  Ankara denunciava l’Iran, e la  Turchia armava e appoggiava gli estremisti islamici,  cercando di rovesciare il governo di Bashar al Assad.

Dopo anni di tensione nel Mar Cinese Meridionale, tra Cina Cina e molte nazioni del Sudest Asiatico, compresi  Vietnam,  Filippine, Taiwan, Malesia  e Brunei, il 2 Agosto Pechino ha annunciato una “svolta” nei colloqui tra la Cina e l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN), Dopo anni di spacconate – compresi confronti da nave a nave – la Cina e l’ASEAN hanno eseguito esercitazioni navali simulate al computer  il dal 2 al 3 di agosto La Cina ha anche proposto un’esplorazione congiunta con i membri dell’ASEAN  per cercare gas e petrolio.

Cominciando dal periodo dell’amministrazione di  George W. Bush, gli Stati Uniti hanno tentato di attirare l’India in un’ alleanza con il Giappone e l’Australia—cioè the Quadrilaterale di Sicurezza or “quad”—per sfidare la Cina nel Mar Cinese Meridionale e nell’Oceano Indiano.

Il Pentagono ha perfino ribattezzato il suo Commando del Pacifico, “Commando Indo-Pacifico” per riflettere gli interessi dell’India nell’Oceano Indiano. Gli Stati Uniti stanno attualmente addestrando piloti indiani di caccia, e questa estate hanno svolto manovre navali con il Giappone e gli Stati Uniti – Malabar 18— nello strategico Stretto di Malacca.

In seguito, però, a un Vertice di aprile a Wuhan, tra il presidente cinese Xi Jinping e il Primo Ministro indiano, Narendra Modi, l’entusiasmo di Nuova Delhi per il quad, sembra si sia raffreddato. Nuova Delhi ha vietato all’Australia di unirsi ai giochi di guerra nel Malabar.

Allo Shangri-La Dialogue di giugno (è un forum per la sicurezza in Asia, n.d.t.),   svoltosi a Singapore, Modi ha detto che  “l’India non considera la regione Indo-Pacifica come una strategia o come  un club of con un numero limitato di membri,” ed ha evitato  apertamente qualsiasi critica del comportamento della Cina nel Mar Cinese Meridionale. Dato che le truppe indiane e cinesi si sono impegnate in reciproci “spintonamenti” e colluttazioni nella regione di confine del Doklam, il silenzio di  Modi riguardo alle forze armate cinesi è stato sorprendente.

La Cina e l’India hanno di recente stabilito una “linea calda” militare, e Pechino ha tagliato le tariffe sui prodotti indiani.

Durante gli incontri della SCO,  Modi and Xi  hanno discusso circa la collaborazione  per mettere fine alla guerra in Afghanistan. India, Pakistan e Russia temono che l’estremismo in Afghanistan  estenderà al di là dei loro confine, e i tre si sono uniti nello sforzo di appoggiare i Talebani come baluardo contro la crescita dello Stato Islamico.

C’è anche una spinta per la costruzione del gasdotto di gas naturale tra Iran e Pakistan, a lungo rimandato e che alla fine terminerà nell’India affamata di energia.

India ha firmato la “Dichiarazione di Qingdao” della SCO che avvertiva che “la globalizzazione economica deve affrontare l’espansione delle politiche protezionistiche unilaterali,” una dichiarazione che è mirata direttamente all’amministrazione Trump.

Il governo di Modi ha anche chiarito che Nuova Delhi non si unirà a imporre le sanzioni contro l’Iran e che continuerà a comprare gas e petrolio dall’Iran. Il Ministro della Difesa dell’India Nirmala Sitharaman, ha anche detto che l’India ignorerà le minacce di imporre sanzioni da parte degli Stati Uniti qualunque paese che faccia affari con l’industria russa delle armi.

Anche un alleato così devoto come l’Australia, sta ripensando a chi vuole che si allinei con lei nel Pacifico occidentale. L’Australia attualmente ospita i Marines degli Stati Uniti e l’enorme operazione americana  per la raccolta globale di  informazioni a Pine Gap. La Cina, però, è il maggior partner commerciale di Canberra e gli studenti e turisti cinesi sono un’importante fonte di reddito per l’Australia.

Canberra è attualmente divorata dalle discussioni circa l’influenza della Cina sulla politica dell’Australia, e c’è una divisione nell’establishment della politica estera su quanto gli Australiani dovrebbero essere strettamente allineati con Washington, date le politiche incerte dell’amministrazione Trump. Alcuni, come lo stratega della difesa, Hugh White – sostengono che “Non soltanto l’America attualmente non riesce a rimanere la potenza dominante, ma non riesce a conservare affatto alcun ruolo strategico.”

L’analisi di White è un’esagerazione. Gli Stati Uniti sono la forza militare più potente nella regione, e il bacino del Pacifico è ancora il partner commerciale numero uno di Washington. Nell’equilibrio delle forze, Canberra non conta molto, ma il dibattito è interessante e riflette il fatto che il l’idea del “Perno dell’Asia” dell’’amministrazione Trump di circondare la Cina con alleati degli Stati Uniti non è stata esattamente una passeggiata.

Naturalmente, si può dare troppa importanza a queste riallineamenti.

Ci sono ancora tensioni tra la Cina e l’India riguardo ai loro confini e la competizione per l’Oceano Indiano che molti Indiano considerano come “Mare Nostrum”, e Nuova Delhi sta acquistando sottomarini e imbarcazioni di superficie per controllarlo.

Tuttavia, dato che l’80% delle forniture energetiche della Cina transitano sull’Oceano Indiano, la Cina è impegnata a costruire porti in Pakistan, Sri Lanka e Gibuti, per controllare quelle rotte.

Di recente l’India ha testato un ICBM – l’Agni V – a lunga gittata che ha la capacità di colpire la Cina. Gli Indiano sostengono che il missile ha una gittata di 3000 miglia, ma i Cinesi dicono che può colpire obiettivi a 5000 miglia di distanza, minacciando quindi la maggior parte dei grandi agglomerati urbani della Cina. Dato che il Pakistan è già a portata dei missili dell’India a media gittata, l’Agni V poteva essere stato sviluppato soltanto per prendere di mira la Cina.

L’India è anche uno dei paesi della regione che non sostiene l’iniziativa della Cina dell’enorme infrastruttura cinese denominata “Una cintura, una strada” per collegare l’Asia, l’Asia Meridionale, l’Asia Centrale, il Medio Oriente e l’Europa con una vasta rete commerciale.

Molte di queste iniziative diplomatiche potrebbero facilmente fallire.

Il Pakistan e l’India potrebbero litigare per il Kashmir, e risolvere la situazione afgana equivale a tagliare il Nodo Gordiano. I Talebani hanno accettato l’invito della Russia, ma gli Americani lo hanno respinto. Lo stesso ha fatto il governo di Kabul, ma questo potrebbe cambiare, in particolare se gli Indiani spingeranno il governo afgano a partecipare ai colloqui. Tuttavia, proprio il fatto che i Talebani abbiano accettato di negoziare con Kabul è una svolta, e, dato che quasi tutti nella regione vogliono che questa lunga e terribile guerra si concluda, l’iniziativa non è certo lettera morta.

Laggiù ci sono  altre scogliere e altre secche.

La Turchia e la Russia non si fidano ancora l’una dell’altra, e mentre l’Iran attualmente si trova dalla stessa parte di Mosca e di Ankara, tra di loro non scorre buon sangue, L’Iran ha, però, necessità di un modo per evitare che le sanzioni di Trump soffochino la sua economia, e questo significa mettere da parte i suoi storici sospetti sulla Turchia e la Russia. Entrambi i paesi dicono che non rispetteranno le sanzioni degli Stati Uniti, e i Russi stanno perfino pensando di impostare un sistema di credito per evitare di usare i dollari per le operazioni bancarie.

Gli Europei stanno già acconsentendo alle sanzioni degli Stati Uniti, ma questi e l’Unione Europea non sono gli unici giochi in città. Organizzazioni come la SCO, l’ASEAN, i paesi del BRICS  (Brasile, Russia, India, Cina and Sud Africa), e il Mercosur dell’America Latina, stanno creando poli indipendenti di potere e di influenza, e mentre gli Stati Uniti hanno un enorme potere militare, non possono più ordinare  quello che altri paesi decidono riguardo a guerre e commercio.

Non è certo chiaro da quale direzione sulla Rosa dei venti essi soffieranno da Washington, ma un numero sempre crescente di paesi stanno tracciando un loro proprio corso.

Nella foto: Narendra Modi parla durante lo Shangri-La Dialogue.

http://www.lastampa.it/2018/05/28/esteri/giugno-shangri-la-dialogue-il-forum-sulla-sicurezza-in-asia-kfxrJa9SGPi51F1CBACifL/pagi

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/asias-shifting-alliances-in-the-time-of-trump

Originale : Dispatches From The Edge

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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