NATO: ora di riesaminare un’alleanza

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di Conn Hallinan – 28 luglio 2018

L’esito della riunione della NATO l’11 e 12 luglio a Bruxelles è andato perso nel mezzo dell’ossessione dei media per la retorica di Donald Trump, ma la “Dichiarazione del Vertice” merita una lettura assennata. I media hanno riferito che il documento di 28 pagine “ha aggiornato la preparazione militare” ed è stato “duramente critico nei confronti della Russia”, ma, a parte questo, non sono stati forniti molti dettagli.

Ma i dettagli contano, perché è li che si cela il demonio.

Uno di tali dettagli è l’”Iniziativa di preparazione” della NATO che potenzierà le forze navali, aeree e di terra nella “porzione orientale dell’Alleanza”. La NATO si sta muovendo a insediare truppe in Latvia, Estonia Lituania, Repubblica Ceca e Polonia. Poiché la Georgia e l’Ucraina sono state invitare a entrare nell’Alleanza, parte di tali forze potrebbe finire per essere schierata ai confini occidentali e meridionali di Mosca.

E ciò dovrebbe indurci a riflettere.

Un recente studio dell’European Leadership’s Network (ELN) intitolato “Immaginando un conflitto Russia-NATO” conclude: “L’attuale rapporto di deterrenza Russia-NATO è instabile e in misura pericolosa”. L’ELN è un gruppo di esperti indipendente di capi militari, diplomatici e politici che promuove soluzioni “collaborative” di problemi della difesa e della sicurezza.

In alta evidenza nella lista dei pericoli nello studio c’è il “conflitto accidentale”, che l’ELN conclude “può essere lo scenario più probabile di uno scoppio” di ostilità. “La stretta prossimità di forze russe e della NATO” è una grande preoccupazione, sostiene lo studio, “ma anche il fatto che la Russia e la NATO hanno adattato i loro atteggiamenti militari a una reazione immediata, rendendo così più probabile un rapido aggravamento”.

Con forze armate faccia a faccia “il passaggio da una crisi al conflitto può essere innescato dalle azioni di comandanti regionali o comandanti militari a livelli locali o verificarsi come conseguenza di un incidente o di un caso inatteso”. Secondo l’European Leadership Council ci sono stati più di sessanta incidenti simili l’anno scorso.

Il documento della NATO è, effettivamente, duro con la Russia, che stronca per “l’annessione illegale e illegittima della Crimea”, per le sue “provocatorie attività militari, anche ai confini della NATO” e per i suoi “considerevoli investimenti nella modernizzazione delle sue forze strategiche [nucleari]”.

Esaminare tutto questo richiede un po’ di storia, non esattamente la dote migliore dei media.

La storia risale a più di tre decenni fa, alla caduta del Muro di Berlino e alla successiva riunificazione della Germania. All’epoca l’Unione Sovietica aveva circa 380.000 soldati in quella che era allora la Repubblica Democratica Tedesca. Tali forze erano là come parte del trattato che aveva posto fine alla seconda guerra mondiale e i sovietici erano preoccupati che rimuoverle potesse finire col minacciare i confini dell’URSS. I russi sono stati invasi – con costi terribili – tre volte in poco più di un secolo.

Così il Cancelliere della Germania Ovest, Helmut Kohl, il Segretario di Stato USA, James Baker, e il premier sovietico Mikhail Gorbaciov sottoscrissero un accordo. I sovietici accettarono di ritirare i soldati dall’Europa orientale a condizione che la NATO non coprisse il vuoto o reclutasse membri del Patto di Varsavia dominato dai sovietici. Baker promise a Gorbaciov che la NATO non si sarebbe mossa “di un centimetro a est”.

L’accordo non fu mai scritto, ma fu rispettato nella pratica. La NATO rimase a ovest dei fiumi Oder e Neisse e le truppe sovietiche tornarono in Russia. Il Patto di Varsavia fu sciolto nel 1991.

Ma il presidente Bill Clinton fece saltare tutto nel 1999, quando gli USA e la NATO intervennero nella guerra civile tra serbi e albanesi per la provincia serba del Kosovo. Dietro la nuova dottrina statunitense della “responsabilità di proteggere”, la NATO aprì una massiccia campagna di bombardamenti contro la Serbia durata undici settimane.

Dal punto di vista di Mosca la guerra non era necessaria. I serbi erano disposti a ritirare i loro soldati e a ripristinare lo statuto autonomo del Kosovo. Ma la NATO pretese una vasta forza di occupazione che sarebbe stata immune dalla legge serba, qualcosa che i serbi di mentalità nazionalista non avrebbero mai accettato. Fu virtualmente lo stesso linguaggio provocatorio che l’Impero Austro-Ungarico aveva presentato ai serbi nel 1914, il linguaggio che scatenò la prima guerra mondiale.

Alla fine, la NATO amputò parte della Serbia per creare il Kosovo e ridisegnare la mappa dell’Europa post seconda guerra mondiale, esattamente quello che l’Alleanza accusa la Russia di aver fatto con la sua appropriazione della Crimea.

Ma la NATO non si fermò lì. Nel 1999 l’Alleanza reclutò i membri dell’ex Patto di Varsavia, Ungheria, Polonia e Repubblica Ceca, aggiungendovi Bulgaria e Romania quattro anni dopo. Alla fine del 2004 Mosca aveva di fronte la NATO in Latvia, Lituania e Estonia a nord, Polonia a ovest, Bulgaria e Turchia a sud. Ha invitato anche Georgia, Ucraina, Macedonia e Bosnia Erzegovina a chiedere l’adesione.

Quando il documento della NATO rimprovera la Russia per attività militari “provocatorie” in prossimità del confine con la NATO, si sta riferendo a manovre all’interno dei suoi confini o di quelli di uno dei suoi pochi alleati, la Bielorussia.

Come indica l’autore e analista di politica estera Anatol Lieven: “Persino un bambino” può guardare una mappa del 1998 dell’Europa e vedere “quale parte è avanzata in quale direzione”.

La NATO accusa la Russia anche di “continuo rafforzamento militare in Crimea”, senza un accenno al fatto che tali azioni potrebbero essere in reazione a quello che il documento dell’Alleanza chiama il suo “considerevole aumento della presenza e attività marittima nel Mar Nero della NATO”. Il più grande porto navale della Russia nel Mar Nero è Sebastopoli, in Crimea.

Non ci si aspetta imparzialità in documento simili, ma in questo ci sono distacchi dalla realtà che sono preoccupanti.

Sì, i russi stanno modernizzando le loro forze nucleari, ma è stata l’amministrazione Obama a varcare quella soglia nel 2009 con il suo programma da 1,5 trilioni di dollari per aggiornare i sistemi di armamento nucleare degli Stati Uniti. Entrambi i programmi sono una cattiva idea.

Parte del linguaggio del documento riguardo alla Russia è mirato ad allentare i cordoni della borsa in patria. I membri della NATO hanno accettato di sborsare più soldi, ma tale decisione ha preceduto lo sbrocco di Trump a Bruxelles sulla spesa.

Ci sono delle pie illusioni sull’Afghanistan – “La nostra Missione di Supporto Risoluto sta ottenendo successo” – quando di fatto le cose sono state raramente peggiori. Ci sono vaghi riferimenti al Medio Oriente e all’Africa del nord, nulla di specifico, ma un modo per ricordare che la NATO non sta più confinando la sua missione a ciò che si presume sia stata creata per fare: tener dentro gli statunitensi, fuori i russi e giù i tedeschi.

Gli statunitensi sono ancora dentro – la minaccia di ritiro di Trump andrebbe presa con un macigno di sale – non ci sono indicazioni che i russi abbiano mai pianificato di entrare e i tedeschi sono su da quando hanno aderito alla NATO nel 1955. In verità fu l’aggiunta della Germania che determinò la creazione del Patto di Varsavia.

Anche se Mosca è dipinta come un avversario aggressivo, la NATO circonda la Russia su tre lati, ha dispiegato sistemi antimissilistici in Polonia, Romania, Spagna, Turchia e nel Mar Nero e ha un vantaggio di dodici a uno nella spesa militare. Con forze avversarie oggi faccia a faccia non ci vorrebbe molto per scatenare una reazione a catena che potrebbe finire in un confronto nucleare.

Tuttavia, invece di sollecitare un dialogo, il documento vanta che l’Alleanza ha “sospeso ogni cooperazione pratica civile e militare tra NATO e Russia”.

La soluzione pare evidente. Innanzitutto un ritorno allo spiegamento militare del 1998. Anche se è improbabile che ex membri del Patto di Varsavia abbandonino la loro appartenenza alla NATO, un ritiro di truppe non nazionali da membri della NATO che confinano con la Russia raffredderebbe le cose. Secondo, la rimozione dei sistemi antimissilistici che, tanto per cominciare, non avrebbero mai dovuto essere dispiegati. In cambio, la Russia potrebbe rimuovere i missili Iskander a medio raggio di cui la NATO si lamenta e accettare dialoghi mirati a ridurre gli arsenali nucleari.

Ma alla lunga, è finalmente l’ora di ripensare le alleanze. La NATO è stata figlia della Guerra Fredda, quando l’occidente pensava che i sovietici fossero una minaccia. Ma la Russia oggi non è l’Unione Sovietica e non c’è modo che Mosca sia tanto stupida da attaccare una forza militare superiore. E’ ora che la NATO scompaia allo stesso modo del Patto di Varsavia e riconosca che i vecchi modi di pensare sono non solo obsoleti ma anche pericolosi.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/nato-time-to-re-examine-an-alliance/

Originale: Dispatches from the Edge

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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