Mani invisibili

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di George Monbiot – 22 luglio 2018

Due millenni dopo che politici romani pagavano folle per rivoltarsi per conto loro, stiamo cominciando a comprendere il ruolo dei fondi neri in politica e la loro perenne minaccia alla democrazia. I fondi neri sono contanti la cui fonte non è resa pubblica, spesi per modificare risultati politici.

Lo scandalo Facebook/Cambridge Analytica scoperto da Carole Cadwalladr e i fondi misteriosi canalizzati attraverso il Partito Unionista Democratico dell’Irlanda del Nord alla campagna per l’uscita dalla UE in Inghilterra e in Scozia hanno contribuito a portare il concetto all’attenzione del pubblico. Ma questi esempi indicano un problema molto più vasto. I fondi neri possono essere considerati come la corruzione che sta dietro l’emersione delle nostre crisi immediate: il crollo della fiducia del pubblico nella politica, l’ascesa di un’antipolitica demagogica, aggressioni al mondo vivente, alla salute pubblica e alla società civica. La democrazia è priva di significato senza trasparenza.

Le tecniche oggi utilizzate per rovesciare elezioni e referendum sono state sviluppate dall’industria del tabacco e affinate dalle società della biotecnologia, dei combustibili fossili e del cibo spazzatura. Alcuni di noi hanno dedicato anni a denunciare le false campagne di base da loro lanciate, le false identità e le controversie fasulle da loro create e il modo in cui emittenti pubbliche e altri canali mediatici sono stati giocati da esse. I nostri avvertimenti sono stati ignorati, mentre gli ultraricchi imparavano come comprare il sistema politico. Il problema è esemplificato, secondo me, dall’Institute of Economic Affairs (IEA). Nel più recente rimpasto due ministri con stretti legami con l’istituto, Dominic Raab e Matthew Hancock, sono stati promossi a portavoce parlamentari, responsabili di problemi che ossessionano l’IEA: la Brexit e il Servizio Sanitario Nazionale (NHS). Dominic Raab dà credito allo IEA di averlo appoggiato “nel condurre la guerra delle idee”. Matthew Hancock, nel suo precedente ruolo di ministro dell’Ufficio di Gabinetto, ha notoriamente stabilito che agli enti di beneficienza che ricevono fondi pubblici non dovrebbe essere permesso di esercitare lobbismo sul governo. Il suo dipartimento ha dato credito allo IEA di ricerche che hanno promosso tale politica. Tale decisione, in effetti, ha garantito un monopolio dell’attività lobbistica a gruppi come lo IEA, che ricevono i loro fondi solo da fonti private. Hancock ha ricevuto un totale di 32.000 sterline in donazioni politiche dal presidente dello IEA, Neil Record.

Lo IEA ha praticato costantemente lobbismo a favore di una Brexit dura. Un rapporto da essa pubblicato lunedì come alternativa al Libro Bianco di Theresa May chiede che la Brexit sia utilizzata per demolire le norme che proteggono i lavoratori interinali, liberalizzare la finanza, annullare le norme sulle sostanze chimiche pericolose e allentare le leggi sull’etichettatura degli alimenti. Darren Grimes, che è stato multato dalla Commissione Elettorale martedì per illeciti circa le spese nella campagna per il Leave [Uscita dalla UE] oggi lavora come digital manager dello IEA.

Dunque, che cos’è questa organizzazione e per conto di chi parla? Se solo lo sapessimo! E’ classificato dal gruppo sulla trasparenza Transparify come “altamente opaco”. Secondo me, tutto ciò che distingue lo IEA da società riconosciute di pubbliche relazioni come Burson Marsteller è che non sappiamo per chi lavora. La sola informazione concreta che abbiamo è che per molti anni è stato finanziato da British American Tobacco (BAT), Japan Tobacco International, Imperial Tobacco e Philip Morris International. Quando tali finanziamenti sono stati rivelati lo IEA ha affermato che le sue campagne contro la regolamentazione del tabacco non erano collegate al denaro che aveva ricevuto.

Recentemente ha ripetutamente insultato il NHS che vuole privatizzare; ha condotto una campagna contro il controllo del cibo spazzatura; ha attaccato i sindacati e ha difeso contratti a zero ore, stage non remunerati e paradisi fiscali. Il suo personale appare diverse volte la settimana sulla BBC a promuovere queste posizioni. Ma mai gli intervistatori pongono le domande democratiche elementari: chi vi finanzia e ha un interesse finanziario in questi argomenti? Le linee guida editoriali della BBC sembrano chiare su questo tema: “Dovremmo effettuare controlli per stabilire le credenziali dei nostri collaboratori esterni e per evitare di essere ‘truffati’”. Secondo me l’intero IEA è una truffa. Come ha rivelato Adam Curtis (ironicamente sul sito della BBC) quando l’istituto fu creato nel 1955 uno dei suoi fondatori, il maggiore Oliver Smedley, scrisse all’altro, Anthony Fisher, insistendo che era “imperativo che non dovremmo dare alcuna indicazione nei nostri scritti che stiamo lavorando per educare il pubblico lungo certe linee che potrebbero essere interpretate come aventi un pregiudizio politico… E’ per questo che la prima bozza [dei fini dell’Istituto] è scritta in termini piuttosto evasivi”.

I due uomini erano chiari riguardo al suo fine: diventare un’agenzia di pubbliche relazioni che avrebbe cambiato la società lungo le linee promosse dal fondatore del neoliberismo, Friedrich Hayek. Non doveva, li sollecitava Hayek, elaborare alcun vero pensiero ma diventare un “commerciante di seconda mano di idee”. Lo IEA divenne il modello di altri istituti neoliberisti. Inizialmente fu finanziato dalle fortune accumulate da Anthony Fisher introducendo allevamenti di polli da carne nel Regno Unito. Curtis gli attribuisce la fondazione di 150 gruppi lobbistici simili in tutto il mondo.

Anche se fondi neri sono stati utilizzati per influenzare elezioni, il ruolo di gruppi come lo IEA consiste nel penetrare molto più a fondo nella vita politica. Come spiega Mark Littlewood, il suo attuale direttore: “Vogliamo reinquadrare totalmente il dibattito sul ruolo appropriato dello stato e della società civile nel nostro paese… La nostra vera missione consiste nel cambiare il clima dell’opinione”.

Sorprendentemente lo IEA è registrato organizzazione benefica educativa, con lo scopo ufficiale di aiutare “il pubblico generale/l’umanità”. In conseguenza è esentato dal genere di imposte riguardo alle quali protesta così aspramente. Le regole della Commissione sugli Enti di Beneficienza affermano che “un’organizzazione non sarà di beneficienza se i suoi scopi sono politici”. Quanto più politici di così si può essere? In quale senso demolire protezioni pubbliche e attaccare i diritti dei lavoratori è beneficienza? Certamente nessuna organizzazione dovrebbe essere registrata come ente di beneficienza a meno che i fondi che riceve oltre una certa soglia (diciamo 1.000 sterline) siano dichiarati.

La settimana scorsa la Commissione sugli Enti di Beneficienza ha annunciato che, dopo aver riflettuto al riguardo per solo sessant’anni, ha deciso di esaminare il ruolo dello IEA per verificare se ha violato le sue regole. Non coltivo molte speranze. In risposta a un reclamo di Andrew Purkis, un ex membro del consiglio della Commissioni sugli Enti di Beneficienza, Anthony Blake, ha affermato che lo IEA offre “una prospettiva relativamente non controversa accettata dall’opinione informata”. Se considera la Brexit dura, la privatizzazione del NHS e la difesa dei paradisi fiscali come non controversi, mi viene da chiedermi che gente frequenti.

Considero simili organizzazioni insidiose e corruttrici. Le consideri mezzi attraverso i quali il denaro arriva a dominare la vita pubblica, senza dover mostrare la sua mano. Li considero rappresentare tutto ciò che è andato storto nella nostra politica.

 

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/invisible-hands/

Originale: The Guardian

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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