Una cravatta per Tsipras e un cappio per i lavoratori

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di Antonis Davanellos  – 20 luglio 2018

Tre anni fa una chiara maggioranza del popolo greco ha votato per respingere il cosiddetto Memorandum, l’impegno a infliggere drastiche misure di austerità in cambio di assistenza finanziaria da parte di governi europei e di istituzioni internazionali quali il FMI. Ci sono state grandi speranze che il primo ministro Alexis Tsipras, il leader della Coalizione della Sinistra Radicale (SYRIZA), eletto a gennaio, si sarebbe schierato con il popolo. Invece Tsipras ha ignorato i risultati del referendum e ha accettato quest’ultimo di tre Memorandum.

L’austerità pretesa dai banchieri e dai burocrati dell’Europa ha causato una delle più gravi depressioni economiche, a parte il tempo di guerra, della storia. La capitolazione di SYRIZA sotto Tsipras e i suoi partner minori al governo, i Greci Indipendenti (ANEL) “si è dimostrata il disastro che molti di noi avevano predetto”, ha scritto in precedenza questo mese Zoe Konstantopoulou, l’ex presidente del parlamento greco dimessa per protesta contro l’azione di Tsipras. “La vita delle persone è diventata intollerabile. La disoccupazione giovanile è diventata la norma e una percentuale stimata nell’otto per cento della popolazione ha lasciato il paese in cerca di lavoro. Il salario minimo non paga le bollette e centinaia di migliaia di famiglie vanno avanti senza elettricità per lunghi periodi”.

Anche altre correnti di sinistra si sono dimesse anziché sottomettersi al ruolo di SYRIZA come partito dell’austerità. E’ stato fondato un nuovo partito di sinistra chiamato Unità Popolare. Antonis Davanellos, un membro di spicco della Sinistra Internazionalista Operaia (DEA), ex membro del comitato politico di SYRIZA e oggi parte dell’Unità Popolare, smonta le più recenti affermazioni di Tsipras di aver guidato la Grecia fuori dalla crisi, spiegando la realtà dietro un altro accordo con i banchieri. Questo articolo è stato tradotto dal greco in francese da Sotiris Siamandouras per A l’encontre e dal francese in inglese da Todd Chretien.

Il primo ministro greco Alexis Tsipras aveva promesso ai suoi partner europei che avrebbe indossato una cravatta una volta che fosse risolto il problema del debito e che l’economia greca fosse liberata dalle barbare politiche dei Memorandum applicate sotto la “Troika” dei creditori: il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Centrale Europea e la Commissione Europea.

Fedele alla parola, quando è comparso al monumento Zappeion di Atene per annunciare pubblicamente un nuovo accordo dopo aver incontrato l’Eurogruppo in Lussemburgo, Tsipras stava indossante, indovinate un po’, una cravatta!

Tsipras stava trasmettendo un chiaro messaggio dal governo SYRIZA-ANEL che le sue politiche dal 2015 sono state una sorta di storia di successo – anche se hanno prolungato e aggravato i tagli di austerità imposti a partire dal 2010 – determinando finalmente il termine dell’odiato periodo dei Memorandum nel quale l’economia greca è stata dissanguata dalla Troika.

Ovviamente il tentativo di Tsipras di lanciare una convincente campagna di propaganda è destinato a fallire perché si scontra così acutamente con la realtà.

Celandosi dietro affermazioni demagogiche circa una supposta “fine dei Memorandum”, il governo greco deve rispettare le politiche d’austerità dei memorandum per un tempo inconcepibilmente lungo, di fatto un’intera epoca storica.

L’accordo con l’Eurogruppo, infatti, non ha neppure corrisposto alle speranze dei negoziatori di Tsipras. La “proposta francese”, avanza dal “non troppo radicale” presidente Emmanuel Macron, di collegare i rimborsi del debito alla crescita del PIL mediante meccanismi di ricalcolo – presumibilmente per ridurre l’importo delle rate in base alla forza dell’economia greca – è stata tacitamente abbandonata.

In pratica la decisione potrebbe essere riassunta in una “proroga” delle scadenze per solo un terzo del debito – i 96 miliardi di euro di prestiti dell’European Financial Stability Facility [il “fondo salva-stati” – n.d.t.] concessi nell’ambito del secondo Memorandum – e nella creazione di una riserva di cassa che dovrebbe consentire a futuri governi di coprire gli obblighi di rimborso nel caso il tanto annunciato ritorno della Grecia sui mercati finanziari internazionali dovesse dimostrarsi impossibile dopo tutto quanto è stato detto e fatto.

La decisione è calcolata per soddisfare le richieste dei creditori della Grecia e dell’Unione Europea.

Da un lato, consente loro di dichiarare che, da qui in avanti, “nessun paese europeo resta sotto un Memorandum”. Questo è un tentativo di rafforzare l’immagine di un’Area Economica Europea coesa, con un occhio a prepararsi agli aperti conflitti introdotti dal protezionismo e dalle minacciate guerre commerciali di Trump.

Dall’altro, protegge concretamente i loro interessi e per un lungo periodo.

La creazione di una riserva di tesoreria è stata ritenuta necessaria in base al calcolo che la previsione del governo SYRIZA-ANEL di raccogliere rapidamente fondi sui mercati finanziari internazionali è molto esagerata.

Alcune settimane fa, dopo una crisi politica in Italia, il tasso a dieci anni dei titoli di debito greci ha raggiunto il 4,84 per cento, circa lo stesso livello di prima che la bancarotta aprisse la strada al primo memorandum del 2010-11. Dopo la comunicazione della decisione dell’Eurogruppo, è sceso leggermente al 4,14 per cento, ma rimane a un livello proibitivamente elevato.

Il cosiddetto “periodo di grazia” di dieci anni per i pagamenti di interessi e capitale sul prestito da 96 miliardi di euro dell’European Financial Stability Facility – nessun regalo visto che aggiunge un decennio di interessi a favore dei creditori – si accompagna alla condizione di agevolare i rimborsi del debito totale, prolungando la crisi del debito greco fino al 2032 (invece del 2022 come precedentemente discusso) ed estendendo la supervisione europea sull’economia greca.

Un giornale popolare, il Tribune, rafforza questa conclusione con citazioni di “esperti” anonimi che affermano che “l’accordo è intelligente. I tedeschi non concedono molto alla Grecia, solo il minimo necessario per portare il paese fuori dalla zona di pericolo nel medio termine. Noi [mercati finanziari greci] ne avremo bisogno di nuovo nel 2032, se non ci sarà una rapida ripresa economica”.

In cambio, il governo Tsipras ha ceduto sui punti seguenti:

  1. L’impegno che la totalità delle leggi firmate nel quadro dei Memorandum – le riforme e controriforme degli interi otto anni di crisi – resterà in vigore senza alcuna modifica (compresi cambiamenti secondari) anche dopo la supposta fine dei Memorandum. Quella che Tsipras descrive come un’uscita dai memorandum è, in realtà, la trasformazione delle controriforme neoliberiste contenute nei tre Memorandum in misure permanenti per decenni a venire!
  2. L’impegno a imporre ulteriori, estremamente rigorose misure d’austerità, tra cui: ulteriori tagli alle pensioni oltre quelli previsti per il 2019; imposte più elevate pagate principalmente dalla gente comune; abolizione di un tetto al reddito non tassabile a partire dal 2020; una aumento dell’imposta patrimoniale ENFIA mediante un “aggiornamento” alle valutazioni degli immobili; la demolizione di protezioni sociali persino rudimentali riducendo i sussidi di assistenza sociale nel 2018; e, di nuovo, un intenso programma di privatizzazioni che include la società pubblica dell’elettricità (DEI), il sistema di distribuzione dell’acqua di Atene e Salonicco e tutti i terreni pubblici con un considerevole valore di mercato.
  3. L’impegno a irrigidire future politiche economiche e sociale entro lo spazio ristretto ammesso dall’accordo sugli avanzi primari di bilancio, calcolati prima del pagamento degli interessi sul debito, che spingeranno incessantemente la società più profondamente nella barbarie neoliberista. L’accordo prevede che la Grecia debba generare un avanzo del 3,5 per cento del suo prodotto interno lordo fino al 2022, poi una media del 2,2 per cento per ulteriori 37 anni, cioè fino al 2060!

Persino gli economisti che hanno costantemente appoggiato i Memorandum notano che nessun altro paese nella storia ha mai mirato a generare avanzi di tale dimensione e per un periodo così lungo.

Tuttavia, Tsipras non è preoccupato, anche se l’esperienza greca degli ultimi otto anni mostra che tali avanzi sono pagati con il sangue dei lavoratori e dei poveri. Nemmeno i creditori sono preoccupati, poiché l’accordo dell’Eurogruppo crea un meccanismo draconiano di controllo e di garanzia degli avanzi: verifiche trimestrali, rapporti di ottemperanza, meccanismi che impongono costi aggiuntivi nel caso non siano conseguiti gli obiettivi di bilancio.

Pare un quarto Memorandum … alle calcagna del terzo.

Come abbiamo indicato in precedenza, questo accordo presuppone una transizione più o meno rapida dell’economia greca a una condizione di crescita perpetua. Ove fosse necessario, l’accordo consente interventi drastici dei creditori – dapprima nel 2022 e poi, probabilmente in modo ancor più pesante, nel 2032 – per piegare l’economia greca ai loro propositi.

Inoltre, anche se il direttore del FMI Christine Lagarde e il presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi affermano entrambi che questo accordo è considerato sostenibile nel medio termine fino al 2032 – consentendo in tal modo alla Grecia di operare nei mercati finanziari internazionali – sostengono tuttora che il debito greco non è sostenibile nel lungo termine.

In realtà è probabile che i problemi emergano più presto, poiché l’accordo non è basato su previsioni economiche, né agevola la crescita.

L’impegno di Tsipras a generare avanzi del 3,5 per cento del PIL significa che gli investimenti pubblici, lo strumento tradizionale mediante il quale si ottiene “crescita” nel capitalismo greco, non possono essere aumentati. Peggio, saranno ridotti.

In reazione, dirigenti di alto ragno stanno già promettendo investimenti privati e Tsipras sottolinea che non esisterà ad agevolarli. Nonostante il massacro dei salari e dei diritti dei lavoratori, gli investimenti dei capitalisti greci restano a solo il 30 per cento (!) dei livelli pre-crisi.

N. Christodoulakis, un ex ministro del partito socialdemocratico PASOK nel governo di Kostantinos Simitis tra il 1996 e il 2004, riferisce una “mancanza di investimenti oggi in Grecia al ritmo di cento miliardi di euro”. Ha proseguito proponendo la riduzione degli avanzi primari all’1,5 per cento del PIL, in modo che le rimanenti risorse di bilancio possano essere indirizzate a “investimenti nella produzione”, che potrebbero spronare una crescita economica.

Considerato tutto questo, Tsipras sarà presto costretto a comprendere il valore della storica insistenza della sinistra che la sola politica sostenibile sul debito consiste nel ripudiarlo.

Dal punto di vista delle classi lavoratrici e popolari, l’accordo di SYRIZA con i creditori e la Troika costituisce un grave pericolo. Accettare che gli investimenti privati, interni e internazionali, siano la sola speranza di progresso sociale può solo condurre a una resa assoluta agli appetiti del capitale.

Salari, pensioni, spesa sociale, disciplina del lavoro, protezione dell’ambiente, spazi pubblici e diritti sociali in senso ampio finiranno sotto ulteriore pressione. I “sacrifici” richiesti saranno sempre più barbarici e i risultati saranno ancora più incerti che in confronto con il primo Memorandum che prometteva la fine della crisi… nel 2012!

Di fronte a questa politica, noi dobbiamo ostinatamente insistere sull’organizzazione sociale e sul rilancio di grandi lotte per contrastarla.

Nel frattempo, il partito conservatore Nuova Democrazia, guidato da Kyriakos Mitsotakis, e il partito di estrema destra Alba Dorata hanno cercato di costruire un movimento nazionalista di massa denigrando l’identità nazionale e la sovranità della Macedonia.

Presentano al momento un volto piuttosto “morbido”. Condannano le “mosse fallite” di Tsipras tentando contemporaneamente di approfittare dello scontento popolare per la politica del governo. Ma stanno attenti a non criticare il cuore della politica di Tsipras previsto nell’accordo poiché per la destra – sia i conservatori tradizionali sia i neofascisti – la voce del capitale è sempre stata “la voce di Dio”.

In queste nuove condizioni l’onere di opporsi a questo governo e di rovesciarlo ricade ancora una volta sulla sinistra radicale.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/a-necktie-for-tsipras-and-a-noose-for-workers/

Originale: Socialistworker.org

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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