La scoperta della sofferenza dell’America Centrale

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La scoperta della sofferenza dell’America Centrale

Di Nick  Alexandrov

10 luglio 2018

Gli opinionisti e i politici degli Stati Uniti hanno appena scoperto, sembra, che le decisioni di Washington danneggiano le famiglie del Centro America. Secondo il New York Times, “separare le famiglie…è qualcosa di nuovo e di crudele,” che riflette la “crudeltà” di Trump e che viola i “valori americani fondamentali.” “Questo, chiaramente, è il modo in cui si fa perdere l’interesse per l’idea di America,” ha aggiunto Alex Wagner (The Atlantic). The Los Angeles Times pensa che “l’approccio

spietato dell’amministrazione all’attuazione delle sue decisioni ha superato il limite ed è finito nella disumanità più abietta,”  partendo –  così dobbiamo credere – dall’esperienza passata.

Queste sono accuse precise per metà: la politica di Trump è malvagia, spietata, crudele, ma non è nuova. Sia in America centrale che lungo il suo confine con il Messico, Washington ha contribuito per decenni a fare a pezzi le famiglie, costringendo i bambini a sopportare un mondo senza genitori, le madri a far fronte alla fine esecrabile dei loro figli. La disumanità abietta, in altre parole, è un elemento caratteristico della politica estera degli Stati Uniti.

Il Guatemala, il Nicaragua, El Salvador, l’Honduras  esaminano le loro storie. Sarete schiacciati dalle prove che rivelano quali valori modellano la condotta di Washington, quali norme governano il suo comportamento in una regione dove gode di immense influenza. Comincerete a capire perché così tante persone sono dovute fuggire dai loro paesi. Cominciamo con il Guatemala.

Ríos Montt, il dittatore finanziato, armato e incoraggiato dagli Stati Uniti, ha “sovrainteso” al genocidio dei Maya in quel paese. In un episodio del 3 aprile 1982, l’esercito guatemalteco ha invaso il villaggio di Chel, massacrando i suoi abitanti e rendendo orfano Pedro Pacheco Bop il cui bisnonno, genitori e 5 fratelli (di età compresa tra i 2 e i 14 anni) sono stati tutti uccisi; il loro sangue fluiva nel fiume Chel dove i soldati gettavano i morti. Tomas Chávez Brito aveva due anni quando l’esercito si è avventato sul suo villaggio, Sajsibán, sette mesi dopo, dando fuoco alla sua casa dove c’erano sua madre, le sue sorelle ed altri membri della famiglia. Sulle montagne, dove Tomas si è nascosto per tutto l’anno successivo, mangiano piante per sopravvivere, ci si può immaginare in che modo l’idea di essere orfano, la sua nuova realtà, si sono fissate nella sua mente. La separazione della famiglia diMargarita Rivera Ceto de Guzmán è stata più rapida. I soldati l’hanno accoltellata allo stomaco, uccidendo il suo bambino mai nato.

Egla Martínez Salazar, trattando di questo genocidio, spiega che gli attacchi alle famiglie Maya, trasmettevano il messaggio che i Maya non vivevano in famiglie ‘vere’, ma piuttosto in “sistemazioni di vita” che costituivano spazi di educazione per lo ‘indottrinamento comunista internazionale.’” Eliminare questi spazi richiedeva “il massacro dei bambini, oltre al “trasferimento forzato dei bambini Maya sopravvissuti, nelle famiglie dei militari e dei paramilitari,” tattiche che anche le forze salvadoregne avevano adottato negli anni ’80.  A parte avere ucciso la maggior parte dei 75.000 bambini dal 1980 al 1982, cioè il periodo in cui Carter, Reagan e Bush I avevano incanalato 6 miliardi di dollari nel paese – “ i soldati hanno anche sequestrato dei bambini usando quella che un tribunale internazionale dice essere stato “un modello sistematico di scomparse forzate.’”

Analoghi modelli di violenza hanno afflitto il Guatemala e l’Honduras. I Contras hanno sbandierato il loro talento di distruggere le famiglie in Guatemala, come quando, 1000 di loro il 3 aprile 1984 hanno attaccato il villaggio di Waslala. Lì, un padre che voleva disperatamente salvare sua moglie  e i suoi figli, li ha fatti riparare in un fosso. I Contras lo hanno trovato e lo hanno trascinato fuori. Lo hanno “torturato tagliandogli le punte delle dita e poi la mano destra,  lo hanno poi ucciso con le baionette”  e poi lo hanno decapitato, racconta Reed Brody. Come gesto finale per la purezza della loro missione, i Contras hanno fatto sulla schiena dell’uomo oramai morto, dei tagli profondi che si intersecavano per formare una croce. Brodi racconta un’altra storia: a “El Achote una banda di Contras ha trascinato fuori dalla sua casa un uomo che lavorava per la riforma agraria, e, davanti a sua moglie, al figlio di 11 mesi e a quello di 3 anni, lo hanno fatto a pezzi con le baionette. Alla moglie dell’uomo hanno sparato, ma è vissuta per vedere i Contras decapitare il bambino di 11 mesi.”

E’ stato il Battaglione 316 che ha preso di mira le famiglie dell’Honduras. The Baltinore Sun ha riferito che quella unità, “addestrata e appoggiata dalla CIA,” “rapiva, ne torturava e uccideva a centinaia negli anni’80. Un esempio: Nelson Mackay Chavarría “aveva 37 anni ed era padre di 5 figli” quando il battaglione lo ha trovato. Quando le persone che poi lo hanno cercato, hanno scoperto il suo cadavere, hanno visto che “le sue mani e i piedi erano legati con della corda” e che del liquido nero veniva fuori dalla sua bocca” – la creolina, che viene strofinata sui bovini per uccidere le zecche e gli acari.”

In decenni più recenti, il governo degli Stati Uniti ha trasformato in confine con il Messico in una zona di “distruzione delle famiglie. L’Operazione Gatekeeper del Presidente Clinton, per esempio, “ha soltanto reso più difficile per le famiglie attraversare il confine in luoghi relativamente sicuri e le ha costrette a entrare attraversando luoghi più pericoloso, come il deserto dell’Arizona,” scrive Carolina Bank Muñoz. Sottolinea che la “politica ha scompaginato le famiglie, dato che poche di queste erano disposte ad affrontare tali rischi attraversando insieme un confine pericoloso. Maggie Morgan e Deborah Anker, citando il lavoro della organizzazione non governativa ACLU, (American Civil Liberties Union), osserva che “il rischio di morire quando si attraversa il confine con l’Arizona, era 17 volte maggiore nel 2009 che soltanto un decennio prima”, e che “il tasso di mortalità era quasi raddoppiato” dal 2009 al 2012,  con Obama in carica,  “quando i bambini costituivano grosso modo il 10% delle morti ogni anno.” Todd Miller stima che questi “Campi dell’eccidio del Sudovest” si sono prese la vita di 21.000 persone fin dall’inizio degli anni ’90.

Non c’è dubbio che le politiche di Trump per i migranti giustificano l’indignazione. Le sue sono, però, soltanto i più recenti  rantoli  da parte di Washington se non quelli conclusivi delle vite in America Centrale. Se inganniamo noi stessi, se cerchiamo di credere che le sue azioni deviano da una qualche norma morale, rischiamo di essere soddisfatti da superficiali cambiamenti di politica. E’ necessaria una revisione più profonda per essere sicuri che termini la sofferenza dell’America Centrale.

Nick Alexandrov vive a  Tulsa, Oklahoma. Lo si può contattare su: [email protected]

Nella foto: ribelli Sandinisti in Nicaragua.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://www.counterpunch.org/2018/07/10/the-discovery-of-central-american-suffering/

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

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