L’’Accordo del Secolo’ non è una novità e l’Autorità Palestinese non è una vittima

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di  Ramzy Baroud  – 4 luglio 2018

L’’accordo del secolo’ di Donald Trump fallirà. I palestinesi non scambieranno i loro settant’anni di lotta per la libertà con i contanti di Jared Kushner; né Israele accetterà, nemmeno se ci sarà uno stato palestinese demilitarizzato nella West Bank.

La sequenza di tale previsto fallimento sarà probabilmente qualcosa di simile a questo: l’Autorità Palestinese (PA) di Ramallah probabilmente rifiuterà l’accordo una volta che siano rivelati i dettagli completi del piano dell’amministrazione statunitense; Israele probabilmente sospenderà la sua decisione fino a quando il rifiuto palestinese non sarà interamente sfruttato dai media filoisraeliani statunitensi.

La realtà è che, considerando la massiccia impennata delle forze di destra e ultranazionaliste in Israele, uno stato palestinese indipendente anche solo sull’un per cento della Palestina storica non sarà accettabile in base agli attuali standard politici israeliani.

C’è altro da tenere presente: la tormentata carriera del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu da leader di lungo corso è afflitta da accuse di corruzione e da numerose indagini di polizia. La sua posizione è troppo debole anche solo per garantire la sua stessa sopravvivenza fino alle elezioni generali, per non parlare di farsi campione di un ‘accordo del secolo’.

Tuttavia il leader israeliano sotto attacco è atteso stare al gioco per conquistare maggior favore presso i suoi alleati statunitensi, distrarre il pubblico israeliano dalla sua personale corruzione e rendere i palestinesi responsabili del fiasco politico che certamente seguirà.

E’ di nuovo interamente il Camp David II di Bill Clinton e la ‘Road Map per la Pace’ di George W. Bush. Entrambe le iniziative, per quanto inique fossero nei confronti dei palestinesi, non furono mai accettate, tanto per cominciare, da Israele, tuttavia in molti libri di storia è scritto che l’ingrata dirigenza palestinese aveva silurato i tentativi di pace statunitensi-israeliani. Netanyahu è ansioso di mantenere questo equivoco.

Il leader israeliano, che ha ricevuto il dono statunitense definitivo del trasferimento dell’ambasciata USA a Gerusalemme, sa quanto importante sia questo ‘accordo’ per l’amministrazione Trump.

Prima di assumere la carica di presidente, Trump aveva parlato già molto in anticipo di questo ‘accordo definitivo’ in un’intervista al Wall Street Journal del 1° novembre 2016. Non aveva offerto alcun dettaglio, a parte l’affermazione di essere in grado “di concludere… l’accordo che non può essere concluso… nell’interesse dell’umanità”.

Da allora siamo dipesi da occasionali notizie trapelate, a partire da novembre 2017 fino a tempi recenti. Abbiamo appreso che su una piccola parte della West Bank sarebbe creato uno stato palestinese demilitarizzato, senza Gerusalemme Est occupata come capitale; che Israele si terrà tutta Gerusalemme e annetterà insediamenti ebrei illegali e manterrà persino il controllo della Valle del Giordano, e via di seguito.

I palestinesi continueranno ad avere una ‘Gerusalemme’, anche se una inventata, con il quartiere di Abu Dis che semplicemente sarà chiamato Gerusalemme.

Nonostante la propaganda, nulla è realmente nuovo qui. L’’accordo del secolo’ promette di essere una rimasticatura di precedenti proposte statunitensi soddisfacenti i bisogni e gli interessi di Israele.

Osservazioni del genero di Trump, Jared Kushner, in un’intervista al giornale palestinese ‘Al-Quds’, corroborano questa idea. Egli ha affermato che il popolo palestinese è “meno interessato agli argomenti di discussione dei politici di quanto lo sia a cercare come un accordo offrirà alla generazione presente e alle future nuovo opportunità, più posti di lavoro e meglio pagati”.

Dove abbiamo già sentito questo? Oh, sì, la cosiddetta ‘pace economica’ di Netanyahu che egli smercia da più di un decennio. Certamente l’Autorità Palestinese (PA) ha dimostrato che la sua volontà politica è una merce che può essere compravenduta, ma aspettarsi che il popolo palestinese faccia lo stesso è un’illusione senza precedenti storici.

In effetti la PA ha finito per diventare un ostacolo alla libertà dei palestinesi. Un recente sondaggio condotto dal Centro Palestinese di Politica e Indagine ha indicato che la maggioranza dei palestinesi incolpa prevalentemente Israele e la PA per l’assedio di Gaza che ritiene che la PA sia “diventata un fardello per il popolo palestinese”.

Non sorprende certo che a marzo 2018 il 68 per cento di tutti i palestinesi volesse le dimissioni del presidente della PA Mahmoud Abbas.

Anche se Israele merita tutto il biasimo per la sua ultradecennale occupazione militare, le guerre successive e gli assedi letali, anche gli Stati Uniti sono responsabili di aver sostenuto e finanziato le imprese coloniali di Israele. Tuttavia, la PA non può giocare a fare la vittima disgraziata.

Ciò che rende particolarmente pericoloso l’’accordo del secolo’ è la verità che della PA non ci si può fidare. Ha svolto il suo ruolo, assegnatole da Israele e dagli USA, così bene e così a lungo. La polizia della PA ha operato da braccio locale della sottomissione dei palestinesi, bloccando le loro proteste e assicurando la rovina di qualsiasi iniziativa politica che non ruoti intorno alla glorificazione di Abbas e dei suoi scagnozzi.

Non è certo una conquista che gran parte della politica estera della PA in anni recenti sia stata dedicata a assicurare il completo isolamento economico e politico dell’impoverita Gaza, anziché unificare il popolo palestinese in una lotta collettiva per por fine all’orrenda occupazione israeliana.

Che dirigenti della PA deprechino l’’accordo del secolo’ come violazione dei diritti dei palestinesi, mentre loro hanno fatto poco per rispettare tali diritti, tanto per cominciare, è la definizione stessa dell’ipocrisia. Nessuna meraviglia che Kushner pensi che gli USA possano semplicemente comprare i palestinesi con i soldi in un “accordo del tipo ‘incassate la vostra puntata’, prendetevi il rischio, prendere o lasciare’” nelle parole di Robert Fisk.

Che cosa può fare ora la PA? E’ intrappolata nella sua stessa imprudenza. Da un lato lo sponsor finanziario della PA a Washington chiudendo il rubinetto dei soldi, mentre dall’altro, il popolo palestinese ha perso l’ultimo iota di rispetto per la sua cosiddetta ‘dirigenza’.

L’’accordo del secolo’ di Trump può inconsapevolmente rimescolare le carte portando a una “indispensabile resa dei conti per tutti le altre parti coinvolte”, ha sostenuto Anders Persson. Un’opzione disponibile al popolo palestinese è l’espansione del modello di mobilitazione popolare che si è manifestato alla barriera tra Gaza e Israele per molte settimane.

La ricaduta USA-PA e l’incombente distruzione dello status quo potrebbero essere l’occasione di cui il popolo palestinese ha bisogno per scatenare la sua forza mediante mobilitazioni di massa e resistenza popolare in patria, assieme a un ruolo attivo delle comunità palestinesi della diaspora.

Ramzy Baroud è un giornalista, scrittore e redattore del Palestine Chronicle. Il suo libro più recente è “The Last Earth: A Palestinian Story’ (Pluto Press, Londra). Baroud ha un dottorato in Studi Palestinesi dall’Università di Exeter ed è studioso non residente al Centro Orfalea di Studi Globali e Internazionali dell’Università della California, Santa Barbara. Il suo sito web è www.ramzybaroud.net.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/deal-of-the-century-is-not-new-and-pa-leadership-is-not-a-victim/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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