‘L’aumento delle forze di destra è nefasta’ – Seconda parte

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‘L’aumento delle forze di destra è nefasta’ – Seconda parte

Di Noam Chomsky, Jipson John e Jitheesh P.M.

24  giugno 2018

I MEDIA CHE CAMBIANO

“La fabbrica del consenso”, il libro pubblicato da lei e da Edward S.  Herman nel 1988, rivelava magistralmente in che modo i mass media fabbricano il consenso per la classe governante. Dopo la pubblicazione del libro, però, hanno avuto luogo molti cambiamenti nel mondo dei media. Il crescente aumento di Internet ha notevolmente diminuito il peso del tradizionale controllo del monopolio sulle notizie e sulle informazioni. Alcuni credono che i media sociali  e le piattaforme online dei media forniscano le prospettive della “liberazione”. Come valuta il mutato panorama dei media?

Pubblicato per la prima volta nel 1988, questo libro ha rivelato in che modo i mass media fabbricano il consenso per la classe governante.

Abbiamo pubblicato una seconda edizione nel 2002, quando Internet era già usato ampiamente, ma non abbiamo visto alcuna necessità di cambiamento. Siamo stati di recente in contatto riguardo al problema e l’abbiamo pensata allo stesso modo. Naturalmente, ci sono stati dei cambiamenti, ma i fattori istituzionali che influenzano il comportamento dei media non sembrano essere sostanzialmente differenti. I media ordinari restano la maggior fonte di notizie di informazioni, con tutti i loro vantaggi e i loro difetti.

Internet rende possibile accedere a una più vasta gamma di fonti, per coloro che desiderano dedicare a questo i loro sforzi. Certamente è molto utile per la ricerca. Purtroppo, ci sono pochi segnali che questo accesso di gran lunga più esteso alle informazioni e alle opinioni abbia provocato in generale una maggiore ispirazione  e comprensione. Spesso sembra che sia il contrario. Ci sono certamente, prospettive di liberazione, ma è necessario trarne vantaggio, ed è spesso facile ritirarsi in zone di conforto superficiale limitate a ciò che si vuole sentire piuttosto che esplorare l’ampia gamma di possibilità messe a disposizione dalla nuova tecnologia.

Le forze di sinistra in molto paesi latino-americani hanno affrontato sconfitte elettorali e ostacoli diversi. Vuol dire che l’impennata della sinistra si sta riducendo? Quali sono le sfide e le opportunità per la Sinistra latino-americana?

Si sta riducendo, ma ci sono stati molti successi permanenti ed è molto migliore di quanto sia stata prima. La storia registra progressi e regressi, ma c’è un progresso  generale e, soprattutto, c’è molto che possiamo fare per tendere l’arco della storia  verso la giustizia,  prendendo in prestito la frase che Martin Luther King ha reso famosa. Il modo più facile è soccombere alla disperazione e contribuire ad assicurarsi che il peggio accadrà. Il modo sensato e coraggioso è di unirsi a coloro che stanno operando per un mondo migliore, usando le ampi possibilità disponibili.

Al contrario dei suoi predecessori in Vaticano, Papa Francesco ha ottenuto molta popolarità per le sue opinioni molto progressiste su vari problemi socio-economici che interessano il mondo. Sappiamo che lei è un  noto ateo. Indipendentemente dalle sue differenze ideologiche con il papato, quale è la sua opinione su Papa Francesco? Pensa che le sue posizioni personali potrebbero portare un cambiamento nell’ortodossia della Chiesa Cattolica?

Non sono d’accordo sul passato. Papa Giovanni XXIII, per esempio, ha dato una testimonianza un mirabile sotto molti punti di vista. Anche Papa Francesco ha preso posizioni ammirevoli su alcuni argomenti molto importanti e penso che quinci ci sia motivo di ottimismo che questo impatto sulla Chiesa sarà, in generale, positivo.

ISLAMOFOBIA

Come spiegherebbe la crescente islamofobia nel mondo, in particolare in Occidente? Quali sono le sue radici? Perché e in che modo viene supportata e di continuo riprodotta?

L’islamofobia risale a molto tempo fa. Di recente è stata esacerbata da vari fattori. Uno è lo spostamento del focus del terrore islamista radicale verso l’Occidente. Un altro è il grande afflusso di rifugiati, molti dei quali sono musulmani. Un effetto più subdolo è l’impatto dannoso delle politiche neoliberali sul tessuto sociale generale che tende a incoraggiare conflitti latenti, talvolta con effetti letali, come viene discusso nell’opera erudita sul Ruanda e sulla Jugoslavia del dopo Tito.

I recenti attacchi militari degli Stati Uniti contro la Siria per il presunto uso di armi chimiche da parte del governo siriano, ha intensificato la tensione tra le potenze occidentali e i paesi che appoggiano il regime di Bashar al-Assad. Quale è la sua reazione? Il governo siriano è arrivato alla battaglia finale contro i ribelli. In che modo questa azione influenzerebbe il corso dello svolgimento dei fatti in quel paese?

L’attacco con i missili (ovviamente in violazione della legge internazionale) sembra essere stato per lo più simbolico e designato a rafforzare nella nazione l’immagine di Trump  come “uomo duro”. E’ stato attentamente designato a evitare qualunque contatto con i Russi, forse con un piano di collaborazione. L’attacco è improbabile che abbia qualsiasi effetto sulla guerra, o sulle continue e massicce atrocità del governo siriano. I media più importanti hanno in gran parte eliminato il fatto che la Russia e la Siria avevano chiesto subito un’indagine sul posto da parte di osservatori internazionali, l’Organizzazione per la proibizione delle armi nucleari che ha subito programmato un’inchiesta (anche se c’è stata un’enorme copertura giornalistica riguardo a un rinvio). L’attacco ha avuto luogo proprio quando i controllori stavano arrivando per fare l’ispezione. Ci sono prove crescenti, anche questa per lo più soppressa dai media (o ridicolizzata, ignorandone, allo stesso tempo, le fonti) che l’obiettivo principale che era stato distrutto potesse essere stata una struttura per ricerche mediche che produceva anticorpi. Se si saprà che è stato verificato, sarà simile alla atrocità criminale compiuta da Bill Clinton della distruzione della principale fabbrica di farmaci in Sudan (ad al-Shifa). Ora molte cose restano oscure e forse rimarranno tali.

Come considera l’uscita di Trump dall’accordo con l’Iran? Quali potrebbero essere le conseguenze di questa azione nella politica internazionale?

E’ utile leggere gli argomenti presentati per ritirarsi dal  JCPOA, il Piano d’azione congiunto globale. Sono così assurdi che coloro che li hanno forniti al Presidente, non possono certamente credervi e probabilmente ridevano quando ha letto il copione.

Le vere ragioni sono  difficili da riconoscere. Trump è spesso descritto come imprevedibile. E’, invece, molto prevedibile. Ha un principio guida: “IO, IO, IO!” Un corollario è che deve mantenere la sua base “infiammata” , l’altro, strettamente collegato, è  egli deve fare il contrario di qualsiasi cosa fatta dal cattivo demonio nero [Barack] Obama, forse neanche americano, forse anche un anti-Cristo, come crede un quarto dei Repubblicani.

Una valutazione delle sue politiche dimostrerà che questo copione è seguito in modo molto preciso. Il ritiro dal JCPOA  è un esempio. Obama ne è stato il responsabile, e perciò è un attacco odioso contro gli Stati Uniti e deve essere eliminato. Al diavolo le conseguenze. Lo stesso vale per il suo ritiro dai negoziati di Parigi  e per la corsa a distruggere l’ambiente in cui può perdurare la vita umana organizzata. E coerentemente in tutto il resto delle decisioni della sua politica.

Un principio secondario di Trump è che la ricchezza e il privilegio devono essere     prodigate sul suo elettorato, cioè i ricconi e il settore delle grandi aziende. La tecnica qui è molto semplice. Le solite buffonate di Trump attirano la costante attenzione dei media, più dono assurde e stravaganti, meglio è.

Nel frattempo, l’ala più selvaggia del Partito Repubblicano  impone una legge  che serve gli interessi dell’elettorato reale, prendendo a calci in faccia il resto, compresi i sostenitori di Trump della classe operaia (la maggior parte di chi vota per Trump sono relativamente ricchi e fanno scarse obiezioni a queste politiche). Ripeto, la storia è molto chiara e notevolmente coerente.

E’ del tutto possibile che Trump sarà sufficientemente intelligente da accettare  la supplica  delle due Coree che le lasci da sole a risolvere i loro problemi per conto proprio”, senza interferenze, come hanno richiesto nella storica Dichiarazione di Panmunjom, pochi giorni fa [27 aprile 2018]. Allora può saltellare in pubblico sostenendo di avere fatto l’accordo del secolo, dove il demonio nero aveva fallito. Se questo accadesse, almeno un importante problema internazionale potrebbe avviarsi a una soluzione, anche se i gravi pericoli in Medio Oriente è probabile che si intensifichino.

E’ del tutto possibile che Israele considererà  il più recente attacco di Trump contro l’umanità come un semaforo verde per incrementare i bombardamenti regolari sulla Siria. Presto o tardi, la Russia potrebbe reagire fornendo difese anti-aeree più avanzate che Israele certamente si darà da fare per distruggere. Questo potrebbe portare  a uno scontro con la Russia che finora, entrambe le parti hanno cercato di evitare.  Le conseguenze potrebbero essere orrende e quelle non sono le sole cupe probabilità. Tutto questo, però, non interessa Trump, proprio come non è affatto una sua preoccupazione la corsa verso la distruzione dell’ambiente. Ciò che è importante è maggiore ricchezza e potere domani, per  se stessi e per il suo vero elettorato; e “après moi le déluge” (dopo di me il diluvio). Letteralmente, in questo caso.

Nel contesto dell’invasione americana del Vietnam, lei ha scritto un saggio molto persuasivo intitolato “La responsabilità degli intellettuali” nel quale si è rivolto agli intellettuali come intellettuali pubblici che oggi, però, stanno diventando una specie in via di estinzione; ci sono, invece, ha esperti, specialisti di varie aree, professionisti e altri. Un’altra cosa preoccupante è la crescente “privatizzazione dell’intelletto”. Quale è il significato, il ruolo e la responsabilità di un intellettuale pubblico?

Il concetto di “intellettuale” è molto strano. Coloro che sono definiti “intellettuali”, hanno un certo grado di privilegi. Il privilegio dà un’opportunità che a sua volta dà la responsabilità di usare le opportunità con saggezza e comprensione. Questo è vero oggi, come lo era in passato. Questi principi elementari sono stati sempre ampiamente applicati e lo sono ancora.

Per più di sei decenni, lei è stato una grande fonte di ispirazione per milioni di persone in tutto il mondo che stanno lottando per renderlo un posto migliore e più giusto. Che cosa sorregge il suo spirito? E’ ottimista riguardo al futuro del genere umano?

Fondamentalmente, abbiamo due scelte: ritenere che non ci sia nessuna speranza, rinunciare, e assicurarsi che accadrà il peggio, oppure afferrare le occasioni che certamente esistono, perseguirle seriamente e così forse contribuiremo a porre in essere un mondo migliore. Non c’è molto da scegliere.

Jipson John e Jitheesh P.M. sono membri del  Tricontinental Institute for Social Research e contribuiscono a varie pubblicazioni internazionali e internazionali. Si possono contattare gli autori su: [email protected] e [email protected].

Nella foto: Noam Chomsky.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://zcomm.org/znetarticle/the-growth-of-right-wing-forces-is-ominous

Fonte: Frontline

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

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