Le donne curde protestano dopo che hanno detto loro di indossare la hijab

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Le donne curde protestano dopo che hanno detto loro di indossare la hijab

Di Patrick Cockburn

15 giugno  2018

I miliziani jihadisti appoggiati dalla Turchia, che hanno preso il controllo dell’enclave curda di Afrin nella Siria settentrionale, nel marzo di quest’anno, avevano appeso dei manifesti che riportavano istruzioni sull’ubbidienza alla alle legge islamica (la sharia), di fianco al profilo di una donna che indossa un niqab completo, cioè un capo di abbigliamento che copre il corpo e la faccia.

I manifesti hanno innescato rabbiose proteste nelle strade da parte dei Curdi che sono per la maggior parte musulmani, ma che hanno una tradizione laica e che sono rimasti ad Afrin fin dall’invasione dell’esercito turco e dei miliziani siriani, spesso membri di gruppi jihadisti, dei quali l’Isis ed al-Qaeda sono gli esempi estremi.

I manifesti sono stati tolti pochi giorni dopo dalla polizia militare turca, ma sono soltanto il segnale più recente della pressione sulle donne curde da parte degli jihadisti per far accettare il loro status di second’ordine e di indossare la hijab (il velo) o il niqab (velo che copre la donna, dalla testa ai piedi)*

Gulistan, una insegnante di Afrin di 46 anni, ha detto a The Independent che lo scopo di quella che descriveva come “la campagna per portare l’hijab”, è di costringere le donne a stare in casa e a non prendere parte alla vita pubblica come le donne curde sono state in grado di fare tradizionalmente.

“Soltanto perché indosso i jeans, sento sempre parole come “puttana, miscredente, cane di Assad e degli Sciiti, pronunciate dagli stranieri in strada,” dice.

“Un gruppo di donne ha tenuto veglie di protesta per chiedere la rimozione dei manifesti,” aggiunge, spiegando che portare il niqab è un’abitudine sociale più che religiosa e non fa parte della tradizione curda.

La richiesta che le donne curde, che sono per lo più Musulmane sunnite, portino la hijab o il niqab, arriva dai miliziani arabi e dai coloni con analoghe convinzioni fondamentalista islamiche, che sono state costrette ad andarsene dalla Goutha orientale da un’offensiva del governo siriano

A quanto si dice, 35.000, si sono presi le case di proprietà dei Curdi e la terra abbandonata da circa 150.000 Curdi, fuggiti dall’invasione turca che è iniziata il 20 gennaio ed è terminata con la presa della città di Afrin il 18 marzo.

Le Nazioni Unite dicono che si stima  che 143.000 Curdi siano rimasti nell’enclave.

Bave Misto, un agricoltore di 65 anni della città di Bulbul, a nord della città di Afrin,

conferma che i Curdi sono sotto pressione per far loro abbandonare le pratiche laiche.

La sua famiglia è una delle meno di 100 famiglie curde che restano a Bulbul, in confronto delle 600 che c’erano prima dell’invasione.

Dice che soltanto alle persone anziane viene ora permesso di ritornare nelle loro case, e che i miliziani arabi che dicono di appartenere all’Esercito Siriano Libero, stanno vietando agli uomini giovani e alle donne di fare questo.

Bave Misto dice che i miliziani stanno facendo appello agli abitanti curdi di Bulbul di frequentare la moschea, e le famiglie arabe trasferite da Damasco e da Idlib pregano lì cinque volte al giorno e “chiedono alle nostre donne di mettersi la hijab”.

Uno dei suoi nuovi vicini, Abu Mohammad, di Goutha est,  ha detto a Bave Misto di convincere sua moglie a mettere la hijab, dicendo: “E’ meglio per questa vita e per la sua vita nell’aldilà.”

Molti Curdi ad Afrin sospettano che l’attuazione delle norma sociali fondamentaliste islamiche riguardo ai Curdi laici, è previsto per incoraggiare la pulizia etnica dei Curdi di Afrin.

Durante l’invasione varie unità della milizia araba si sono filmati mentre scandivano slogan settati anti-curdi, usati comunemente dall’Isia e da al-Qaida.

I Curdi che vivono ad Afrin affrontano difficoltà estreme per guadagnarsi da vivere.

Il Signor Misto ha un piccolo campo alla periferia di Bulbul, nel quale ci sono alberi di ulivo e di ciliegie, ma quando ha cercato di entrarvi, gli è stato detto dai miliziani arabi che era pieno di mine messe dal PKK (l’organizzazione curda turca, chiamata Partito dei Lavoratori del Kurdistan), anche se il Signor Misto era scettico circa questa informazione, perché i miliziani vi facevano pascolare il bestiame.

Il Signor Misto è stato in grado di recuperare la sua casa da una famiglia araba che se ne era impossessata con l’aiuto della polizia locale, con a capo un turco,

Questa potrebbe essere un’indicazione delle divisioni tra le diverse parti dell’Esercito Siriano Libero che è un’organizzazione ombrello, sul modo di trattare i Curdi e se confiscare la loro proprietà oppure no.

L’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), di base nel Regno Unito, riferisce che Ahrar al-Sham, un movimento jihadista strettamente alleato con la Turchia, ha sfrattato, sotto la minaccia delle armi, sette famiglie di persone rimosse dalla Ghouta orientale, che avevano abitato in case di Afrin, perché insistevano a pagare l’affitto ai proprietari curdi.

Le persone trasferite dalla Ghouta che sono state portate  in convogli  ad Afrin, hanno detto che loro stesse erano state sfrattate dalle loro case dal governo siriano, ma che non pensavano fosse giusto prendere le case di altri.

Il SOHR dice che Ahrar al-Sham ha minacciato di imprigionare le persone evacuate dalla zona est della Ghouta se tornano nelle case che avevano affittato, con l’accusa di “trattare con le forze siriane”.

Anche se ad Afrin c’è una sporadica attività di guerriglia da parte delle Unità di Protezione Popolare  curde, è improbabile che i cambiamenti demografici accaduti dopo l’invasione turca, saranno annullati. Gulistan dice che la vita per i Curdi che sono rimasti nell’enclave è cronicamente non sicura perché sono alla mercé di gruppi come Ahrar al-Sham.

Dice che suo zio ha un negozio di alimentari, ma che è pesantemente tassato dalle milizie che spesso comprano la merce senza pagarla.

Quando si è rivolto alla polizia, i miliziani lo hanno maltrattato ancora di più.

Gulistan dice che uno dei suoi vicini è stato rapito tre settimane fa e che sua moglie e suo fratello hanno ricevuto la richiesta di 50.000 dollari di riscatto per la sua liberazione.

Il SOHR conferma che ci sono saccheggi e combattimenti tra le fazioni della milizia, e che un ufficiale curdo è stato torturato a morte.

*https://it.wikipedia.org/wiki/Velo_islamico

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/kurdish-women-protest-after-being-told-to-wear-the-hijab

Originale:  The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

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