La solidarietà internazionale rafforza le lotte delle donne

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La solidarietà internazionale rafforza le lotte delle donne

Di Rosa Gilbert

25 maggio 2018

Mentre l’Irlanda si prepara per il suo referendum di domani sull’emendamento costituzionale che proibisce l’aborto libero, legale, sicuro, le donne e gli operatori sanitari nel Rojava hanno espresso la loro solidarietà con il diritto delle donne irlandesi di scegliere.

Con l’eccezione dello Stato Vaticano e di Malta, l’Irlanda, in Europa,  ha le leggi sull’aborto più restrittive e supera l’Arabia Saudita e il Qatar nelle sue restrizioni per i diritti delle donne riguardo alla loro fondamentale salute riproduttiva.

Dato che la Siria ha restrizioni simili a quelle dell’Irlanda, ho intervistato molti attivisti, rivoluzionari e operatori sanitari nel Rojava, cioè la regione autonoma della Siria settentrionale dove l’aborto è accessibile grazie alla rivoluzione.

Barbara Anna è una donna curda del Partito Comunista Turco Marxista Leninista (TKP/ML)  la quale si è unita alla resistenza di Kobane nel 2014 ed ha anche stata attiva nel lavoro civile nel Rojava.

Ha spiegato in che modo per molte donne curde la situazione in Irlanda è venuta alla luce in Turchia pochi anni fa, durante le mobilitazioni per i diritti di aborto; è stata poi integrata da informazioni dei volontari irlandesi nel Battaglione Internazionale della libertà, un’unità socialista internazionalista del YPG (Unità di protezione popolare).

Anna  ha spiegato che la situazione in Irlanda aveva attirato l’attenzione delle donne medio-orientali perché contraddice l’immagine liberale  dell’Europa e dell’UE, una contraddizione visibile anche agli alleati europei in Medio Oriente dove la documentazione circa i diritti delle donne, è troppo spesso nascosta dietro una facciata liberale.

Mentre in Turchia l’aborto è legale, viene limitato dal governo del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo (AKP); l’attuale presidente e allora primo ministro, Recep Tayip Erdogan nel 2012 proclamò che l’aborto è un crimine.

Contro questa ostilità, c’è stata un’enorme mobilitazione in Turchia e nel Kurdistan settentrionale a cui ha preso parte il TKP/ML, obbligando lo stato a ritirarsi dalle proposte di vietare l’aborto anche nei casi di stupro.

Come in Irlanda, dove le donne sono costrette a recarsi in un’altra nazione, l’aborto è accessibile soltanto a quelle che possono permetterselo, in quello che Anna descrive come una mossa “deliberatamente misogina” che lo ha reso estremamente difficile da     ottenere tramite il settore della sanità pubblica, facendo in modo che le sole opzioni siano una clinica privata o un aborto clandestino. Anna ha detto che questodimostrava “come il capitalismo trae energia dalla misoginia e dal patriarcato.”

Ufficialmente, in Siria, i diritti riproduttivi sono simili nell’attuale situazione in Irlanda: l’aborto è permesso legalmente soltanto quando è necessario salvare la vita di una donna.

Data la crescita dell’amministrazione autonoma, che comprende anche la sanità nella regione del Rojava, l’aborto è stato reso accessibile a tutte le donne.

Britan, una volontaria francese che opera nel YPJ, ha spiegato in che modo, in una cultura conservatrice in cui il sesso prematrimoniale era ancora un tabù, rimane un divario tra l’ideologia femminista del YPJ e la realtà della vita quotidiana.

Il Dottor Nasan Ahmed, medico a Kobane, ha descritto l’impatto di questo sviluppo del diritto di aborto nel Rojava, affermando che, se la vita di una donna è minacciata da suo marito o dalla sua famiglia perché ha cercato di abortire, i medici si assicurano che venga protetta in coordinamento con l’Asayish Jin, la forza di polizia femminile.

Assicurano anche la priorità che nessun giudizio morale venga pronunciato quando valutano la situazione, dato che culturalmente può essere ancora difficile cercare aiuto durante una difficoltà in gravidanza.

Sia la Repubblica di Irlanda che l’Irlanda del Nord hanno mantenuto le loro leggi anti-aborto molto temo dopo che gli stati-nazione europei hanno lasciato cadere le loro e hanno anche, relativamente in ritardo, depenalizzato l’omosessualità (rispettivamente nel 1993 e nel 1982); anche la Repubblica di Irlanda ha vietato il divorzio fino a quando il divieto stato abrogato con un referendum nel 1996.

Questo ha molto a che vedere con l’enorme ruolo della Chiesa Cattolica nella cultura e nella società irlandese che è strettamente connessa con il colonialismo britannico in Irlanda e con i suoi tentativi di imporre una uniformità ecclesiastica.

Anna ha riflettuto più ampiamente su come i limiti all’autonomia del corpo delle donne sia in relazione con il capitalismo e l’imperialismo.

Ha paragonato le situazioni in Medio Oriente dove l’attività economica delle donne e la loro libertà sessuale sono pesantemente limitate alla situazione nel centro capitalista neoliberale, dove la libertà sessuale esiste a spese di una costante concretizzazione e mercificazione: “A prima vista le situazioni sembrano differenti, ma in tutti i casi i corpi delle donne subiscono un’oppressione.”

Secondo Anna, le azioni dell’Isis a Shengal nel 2014, quando ha rapito migliaia di donne Yazide per venderle come schiave del sesso, non erano diverse dalla carcerazione e dalla schiavitù delle donne irlandesi nelle lavanderie delle Case Magdalene * e si possono anche paragonare con gli scioccanti livelli di traffici sessuali in Turchia e in Europa.

Sono tutti  sintomi dell’oppressione patriarcale, dove le azioni delle donne sui loro corpi vengono strappate via.

Mentre i media sono stati contenti di concentrare la loro attenzione sul trauma della violenza sessuale dell’Isis, rafforzare un narrativa delle donne “vittime deboli”, si sono rifiutati di mostrare le ramificazioni politiche internazionali, il fatto che le forze del Governo Regionale del Kurdistan in Iraq, appoggiato dagli Stati Uniti, avessero abbandonato gli Yazidi e che il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) – inserito dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea nella lista delle organizzazioni terroriste – era fondamentale nel reclutare gli Yazidi.

Secondo Anna, questo non era soltanto per placare la Turchia che ha intrapreso una guerra di decenni contro il PKK e che la considera un’organizzazione terrorista, ma perché i media ignorano che si responsabilizzano e che si armano come rivoluzionarie per combattere contro il patriarcato religioso e il fascismo. Le Unità delle donne Yazidi si sono formate nel 2015 e hanno proceduto aiutando a liberare Raqqa e a combattere in difesa di Afrin, dove molti Yazidi hanno trovato rifugio dalla violenza sessuale dell’Isis.

Discutendo degli ostacoli da affrontare  nella lotta per i diritti delle donne e per il controllo del loro corpo, Cihan Yusef, la direttrice del comitato sanitario di Kobane, ha fatto notare il problema della mancanza di donne nella sanità nel Rojava.

Il governo Ba’athista siriano ha negato per decenni i diritti di piena cittadinanza ai Curdi nella Siria settentrionale: questo vuol dire bassi livelli di donne curde impiegate nella sanità e quasi nessuna dottoressa. Yusef ha spiegato quanto sia fondamentale avere donne addestrate, in modo che possono diffondere le loro conoscenze ad altre donne, in particolare a quelle anziane, nei  rioni  e nei villaggi.

Si fanno corsi sia in arabo che in turco, assicurando così che ci sia una partecipazione multietnica in tutti gli aspetti della vita, uno dei fondamenti della rivoluzione del Rojava.

Ci si focalizza sul decentrare e localizzare la sanità in linea con l’autonomia della regione da Damasco, e questo si è riflesso nella creazione di ambulatori per la comunità.

La volontaria francese delle Unità di Protezione delle Donne (YPJ), Beritan, ha sostenuto che il sottosviluppo della zona sotto il Ba’athismo era una ragione della mancanza di conoscenza e pratica medica delle donne; ha detto che ora c’è una consapevolezza crescente, ma è difficile cambiare.

Ha sottolineato il collegamento tra i gli studi medici e l’Asayish Jin e il comitato di giustizia delle comunità per aiutare a occuparsi della violenza fisica maschile contro le donne e anche a controllare un comportamento possessivo.

Uno dei maggiori problemi del sistema sanitario si collega alla posizione della comunità internazionale riguardo al Rojava, che praticamente rafforza l’embargo della Turchia.

Significa che le ONG internazionali si rifiutano di riconoscere il sistema sanitario e, mentre daranno aiuto limitato  breve termine, non può fare a meno di occuparsi di problemi strutturali.

Il Dottor Ahmed che guadagna in un giorno quello che potrebbe guadagnare in un’ora in Europa, ha spiegato in che modo l’enorme numero di medici che sono scappati durante l’assedio dell’Isis di Kobane, non sono ritornati.

La Croce Rossa Curda è stata fondamentale nel fare entrare aiuti internazionali, particolarmente per l’enorme crisi dei rifugiati causata dall’invasione turca di Afrin.

Malgrado   contro di noi, la rivoluzione nel Rojava ha reso possibili enormi progressi nella liberazione delle donne dato che combatte contro una cultura conservatrice, religiosa e feudale.

La rivoluzione fornisce grande speranza ai movimenti di liberazione delle donne in tutto il mondo, ma le donne curde guardano attentamente anche l’Irlanda.

Anna ha spiegato attentamente in che modo l’oppressione patriarcale in Turchia è stata limitata dalla resistenza delle donne.

Ha detto come le donne del Kurdistan “sperino per un Sì venerdì (25 maggio), che non sarà di vantaggio per le donne irlandesi, ma per tutte le donne…Gli stati capitalisti sono uniti contro la liberazione. Le donne hanno la necessità di unirsi a livello internazionale, non soltanto per combattere lo stato capitalista, ma anche l’egemonia patriarcale.

“Fino a quando le donne non saranno liberate, i corpi fisici e l’identità collettiva delle donne rimarrà oppressa. Se le donne di tutto il mondo oggi prendono parte e appoggiano questa lotta nel Rojava e altre rivoluzioni, i nostri diritti aumenteranno dovunque. Il potere patriarcale non cederà alcun diritto senza una lotta, e quindi diciamo: combattete!”

*https://it.wikipedia.org/wiki/Case_Magdalene

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/international-solidarity-bolsters-womens-struggles

Originale: The Morning Star

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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