Il movimento curdo per il cambiamento radicale – Seconda parte

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Il movimento curdo per il cambiamento radicale – Seconda parte

Di Chris Slee

3 maggio 2018

A Road Unforeseen: Women Fight the Islamic State  (Una strada imprevista; le donne combattono lo Stato islamico)

Di Meredith Tax

Bellevue Literary Press

New York 2016

Autonomia democratica nel Rojava

La repressione ha reso impossibile attuare pienamente l’autonomia democratica in Turchia, la l’insurrezione del 2011 in Siria ha indebolito il regime di Assad e ha creato circostanze in cui era possibile testare nuove idee.

La Tax spiega: “Anche prima del 2011, mentre il PYD era ancora clandestino, aveva iniziato a sviluppare consigli locali lungo le linee di quelli in Turchia, concentrandosi principalmente sulla mediazione del conflitto e sulla giustizia riparatrice.” (pag. 168-169)

Non appena è iniziata l’insurrezione, secondo Salih Muslim, un leader del PYD, “i consigli locali sono spuntati dappertutto. Sviluppatisi sotto l’ombrello del confederalismo democratico, questi consigli sono stati attivi già come struttura di  governo parallela a quella dello stato fin dal 2007, organizzando la giustizia e mediando nel conflitto; con il crollo dello stato, sono usciti allo scoperto.” (pag. 169).

Secondo la Tax, “Salih Muslim considerava i consigli locali come parte di una struttura che poteva infine sostituire uno stato repressivo con amministrazioni locali autonome in tutta la Siria, non soltanto nei tre cantoni liberati del Rojava.” (pag.169). Rojava è il nome collettivo che indica le tre zone a predominanza curda nella Siria settentrionale.

Nel luglio 2012, i consigli locali si sono sviluppati al punto che erano pronti a prendere il controllo delle zone curde della Siria settentrionale. Sono stati aiutati dal fatto che il regime di Assad aveva ritirato la maggior parte delle sue truppe da queste zone per farle combattere altrove. Nella maggior parte dei posti  il cambio  e stato pacifico: i soldati del governo si sono arresi e hanno consegnato le loro armi senza sparare un colpo. A Derik c’è stata una battaglia durata parecchie ore prima che i soldati si arrendessero.

Questo ha reso possibile la creazione di un sistema democratico di auto-amministrazione democratica nel Rojava. La Tax delinea il sistema:

Nel gennaio 2014 avevano creato un sistema di democrazia partecipativa in ogni cantone: le decisioni politiche  erano prese dai consigli locali; il servizio sociale e le questioni legali venivano gestite dalla società civile sotto la protezione di una coalizione denominata TEV-DEM (Movimento per una Società Democratica). (pag. 53-54)

Tutti i gruppi etnici e religiosi di una città erano rappresentati  nel TEV-DEM con delle quote, insieme alle organizzazioni della società civile e ai partiti politici. Erano rappresentati molti partiti politici, anche se la leadership politica della coalizione proveniva, chiaramente dal PYD. (pag. 169).

Col tempo questo sistema si è sviluppato ulteriormente, con consigli a livello di quartiere, di distretto, di città e di cantone.

Questo sistema di amministrazione autonoma, che è stata applicata prima nel Rojava e a Sheikh Maqsoud, una zona  a predominanza curda della città di Aleppo, è stata in seguito estesa ad alter aree, comprese quelle liberate dall’ISIS. La denominazione “Federazione Democratica della Siria settentrionale” (DFNS), è stata adottata nel 2016.

Siria: repressione, ribellione influenze reazionarie

Mentre la rivoluzione democratica nel Rojava è stata relativamente pacifica, altrove le proteste anti-Assad hanno subito una violenta repressione. Questo ha provocato l’accrescimento della lotta armata.

I ribelli ricevevano armi e denaro dalla Turchia e dagli stati del Golfo, ma questo aiuto era usato per cooptare il movimento ribelle e influenzarlo in direzione reazionaria.

La Tax osserva che le idee attuate nella Siria settentrionale con la leadership del PYD, erano simili a quelle proposte dagli attivisti democratici in altre zone della Siria. Questi attivisti hanno incoraggiato la formazione di Comitati di Coordinamento Locali  (LCC). La Tax dice che…“gli originari Comitali di Coordinamento Locali, che esistevano ancora in alcuni posti nel 2016, rassomigliavano alle comuni del Rojava in molti modi, anche se erano più disparati ideologicamente, e alcuni erano dominati dagli Islamisti.” (pag.166)

I Comitali di Coordinamento Locali, tuttavia, sono stati presto eclissati da gruppi armati ribelli che spesso erano reazionari. La Tax cita il professore universitario Kamran Matin che ha detto:

Dovremmo ricordare che per molti mesi dopo l’esplosione delle proteste anti-Assad, le forze laiche- progressiste come i Comitati Locali di Coordinamento della Siria, erano in prima linea nell’insurrezione popolare. Hanno perduto il loro prestigio politico soltanto quando la violenza incessante delle forze di Assad contro dimostranti pacifici ha determinato la militarizzazione dell’opposizione che, a sua volta,è stata rapidamente resa settaria, come conseguenza dell’intervento indiretto degli stati regionali reazionari e filo-occidentali e anti-Assad, di Giordania, Qatar, Arabia Saudita e Turchia che cercavano tutti la caduta di Assad, a qualsiasi prezzo. (Tax, pag. 165)

“La terza via”

Quindi il PYD ha mantenuto le distanze dal resto dell’opposizione siriana, adottando una politica denominata “terza via”. “Non erano allineati né con la ribellione, sempre più dominata dagli Islamisti, né con il governo di Assad.” (pag. 165)

Parlando nell’ottobre 2011, Salih Muslim ha detto:

Non uccidiamo nessuno e neanche combattiamo contro nessuno…Chiediamo un cambiamento fondamentale del sistema oppressivo…I poteri di governo a Damasco vanno e vengono. Per noi curdi questo non è così importante. Quello che conta è che noi curdi affermiamo la nostra esistenza. L’attuale regime non ci accetta, e neanche coloro che probabilmente arriveranno al potere.” (pag. 167)

Il sospetto del PYD riguardo al movimento ribelle, era comprensibile. I ribelli erano appoggiati dallo stato turco che aveva una storia di repressione spietata contro la sua stessa popolazione curda. Alcuni gruppi ribelli venivano finanziati dagli stati del Golfo e/o da fonti private nel Golfo che tendevano a favorire i gruppi più reazionari all’interno del movimento ribelle.

Tale movimento era anche ostile alle aspirazioni curde per l’autonomia. Questo era ammesso da Robin Yassin Kassab, sostenitore dell’insurrezione, che ha detto: “Il mito secondo cui uno stato centrale forte assicura la forza e la dignità de suo popolo, è radicato nella consapevolezza antitetica – nazionalista, di sinistr e islamista – malgrado tutte le prove in contrario.” (pag. 167-168).

Non era soltanto il PYD che aveva problemi con questi atteggiamenti. Alcuni piccoli partiti curdi che si erano uniti al Consiglio Nazionale Siriano (la coalizione dell’opposizione con base in Turchia) si sono demoralizzati e si sono ritirati nel marzo 2012. La Tax spiega: “Quando l’opposizione siriana si rifiutò di discutere dell’autonomia curda fino a dopo che Assad era stato deposto, tutti i partiti curdi si sono ritirati dalla coalizione.” (pag.165)

La maggior parte di questi piccoli partiti curdi erano vicini al KDP. Barzani, sperando di diventare una persona influente in Siria, ha appoggiato una coalizione di 16 gruppi, denominata Consiglio Nazionale Curdo.

IL PYD (Partito dell’Unione Democratica) ha accettato di collaborare con il Consiglio Nazionale Curdo (KNC), ma la collaborazione si è guastata quando i leader di ognuno di questi piccoli gruppi volevano mantenere la loro propria milizia, mente il PYD voleva un comando unificato.

La Tax osserva che: “Alcuni dei sedici partiti del Consiglio Nazionale Curdo, alla fine hanno deciso di lavorare con il PYD e sono entrati nel TEV-DEM, mentre altri sono rimasti fuori.” (pag. 192)

Critiche alla politica della “terza via”

La politica della “terza via” del PYD è stata denunciata da molti sostenitori del movimento ribelle, compresi alcuni membri di sinistra.

Per esempio, Yassin al-Haj Saleh ha detto:

Ciò a cui stiamo assistendo è, a mio parere, la costruzione di un sistema ultranazionalista, monopartitico, con connessioni nascoste con il regime di Assad, e meno nascoste con gli Stati Uniti e la Russia.

L’accusa di “ultranazionalismo” è chiaramente falsa. Il PYD non mira a uno stato curdo indipendente, ma a una Siria democratica con l’autonomia per le aree locali, comprese le zone a maggioranza curda. Tutti i gruppi etnici sono inclusi nel sistema

di autoamministrazione democratica.

La Federazione Democratica della Siria del Nord (DFNS) non è uno stato con un solo partito. Partecipano partiti diversi dal PYD, anche se questo ha svolto un ruolo fondamentale.

Le relazioni con il regime di Assad sono state conflittuali. Ci sono stati vari scontri armati, anche se inferiori a  una  guerra totale.

La DFNS ha cercato di costruire relazioni con gli Stati Uniti e la Russia come deterrente per gli attacchi della Turchia e di altre forze ostili.

C’è stata collaborazione tra gli Stati Uniti e le Forze Democratiche Siriane (SDF), nella lotta contro l’ISIS e, tuttavia, gli Stati Uniti non hanno insistito sulla partecipazione delle SDF ai colloqui di pace, e non hanno fatto nulla per fermare l’invasione turca di Afrin.

Per un po’ di tempo la Russia ha aiutato a scoraggiare un’invasione turca, ma dal 2016 la Russia ha fatto accordi con la Turchia, permettendo alle forze turche di bombardare e invadere parti della Siria, compresa, molto di recente, Afrin.

La politica Economica nel  Rojava

La Tax cita Dara Kurdaxi, un’economista e membro del comitato per la riscoperta e lo sviluppo economico nel cantone di Afrin, che ha detto che lo scopo era “una politica economica alternativa, basata non sul profitto ma su una più giusta redistribuzione della ricchezza.” (pag.175). La Kurdaxi ha anche detto che:

L’industria petrolifera è sotto il controllo dei consigli ed è gestita dal comitato dei lavoratori. Le raffinerie producono benzina a buon mercato per le cooperative e il personale del governo autonomo. Una grande quantità di terra che era stata precedentemente nazionalizzata, sotto Assad come parte delle politiche contro i curdi, è ora gestita  dal Rojava libero attraverso cooperative agricole. Il comitato dei medici sta lavorando per formare un sistema sanitario gratuito. (pag. 175)

Tuttavia, la Tax ha osservato che la capacità del Rojava di attuare una tale politica, veniva limitata dal blocco e dall’aggressione:

Poiché una parte così grande dell’economia del Rojava ha dovuto essere destinata alla guerra, i cantoni non sono stati in grado di muoversi molto rapidamente verso una forma democratica, di cooperazione ed ecologicamente sicura di sviluppo economico.

Nel febbraio 2016, l’amministrazione del Cantone di Afrin ha rilasciato una dichiarazione sul blocco:

Per tre anni, il cantone di Afrin è stato sotto assedio doppio. Da una parte ci sono gruppi armati a est e a sud che lanciano attacchi, bloccano le strade, vietano l’ingresso di cibo e aiuti medici per il cantone, impediscono il movimento di civili da e verso il cantone e li rapiscono. Dall’altra, il governo turco impone una dura chiusura sul confine da nord e da ovest…(pag. 174)

L’invasione turca di Afrin su vasta scala si è verificata dopo che il libro era stato pubblicato. La Tax, però, dimostra in che modo la Turchia ha appoggiato gli attacchi al Rojava e    per opera di molti gruppi armati, compreso il Daesh.

Kobane e Sinjar

Nel 2014 il Daesh ha scagliato un’enorme offensiva contro il Rojava. Il suo scopo era di impadronirsi di Kobane, una città sul confine con la Turchia. Il Daesh ha usato armi pesanti dell’esercito iracheno. La Tax dice:

Le Unità di Protezione del Popolo insieme alle Unità di Protezione delle Donne (YPG/YPJ) hanno respinto i primi attacchi, ma il 2 luglio il Daesh ha iniziato un attacco coordinato, usando missili termici e artiglieria pesante sottratti all’esercito iracheno a Mosul. Avevano anche veicoli militari da ricognizione (Humvee), visori notturni,fucili M-16 e almeno un carrarmato da 4 milioni di dollari, per non parlare di una fornitura apparentemente illimitata di jihadisti. Infatti, il Daesh aveva così tante armi che hanno potuto  sparare  migliaia di colpi di mortaio a Kobane in un periodo di 4 giorni in luglio. (pag. 180).

Nel frattempo la Turchia stava bloccando il confine per impedire che le scorte arrivassero ai difensori di Kobane. Migliaia di curdi turchi si ammassavano al confine  e sfidavano gli idranti e i gas lacrimogeni per portare dentro delle scorte.

Nell’agosto di quell’anno il Daesh ha attaccato Sinjar, una città dell’Iraq abitata dai membri della minoranza religiosa Yazidi. Migliaia sono stati massacrati a migliaia e migliaia di donne sono state violentate. Le YPG e le YPJ sono andate in soccorso dei molti Yazidi che erano fuggiti sulle montagne di Sinjar.

Il governo degli Stati Uniti era preoccupato per la rapida espansione del Daesh e aveva bisogno di alleati locali per combatterlo. I curdi di sinistra non erano l’opzione preferita, ma dopo il crollo dell’esercito iracheno a Mosul, gli Stati Uniti erano disperati. Inoltre, la copertura dei media degli eventi a Sinjar e a Kobane creava pressione popolare per appoggiare le donne combattenti del YPJ contro il Daesh misogino. Alla fine venne stabilito una collaborazione militare con le YPG/YPJ contro il Daesh, anche se questo non significava appoggio politico degli Stati Uniti agli scopi del PYD e se il PKK era ancora classificato dagli Stati Uniti come organizzazione “terrorista”.

La Turchia ha continuato a sostenere il Daesh in una varietà di modi, compreso l’acquisto di petrolio in zone sotto il suo controllo e la fornitura di armi.

In aumento la violenza in Turchia

La  guerra della Turchia contro la rivoluzione democratica guidata dai curdi in Siria è stata accompagnata da una guerra contro i curdi turchi in patria.

Le dimostrazioni in tutta la Turchia  indette dal Partito Democratico dei Popoli (HDP) per solidarietà con Kobane sono state attaccate dalla polizia e dai fascisti. La Tax riferisce che “ci sono state 55 morti tra il 7 e il 10 ottobre [2014]”. (pag. 184)

Nelle elezioni parlamentari del maggio 2015 l’HDP ha ottenuto il 13,1% dei voti, superando la soglia del 10% per entrare in parlamento. Erdogan, che mira a cambiare

questo risultato, ha indetto una nuova elezione per novembre.

Nel luglio 2015, un attentatore suicida ha attaccato una manifestazione curda a Suruc, uccidendo 33 persone. La polizia è stata accusata di collusione con l’attentatore. Il PKK ha reagito uccidendo due poliziotti. Questo diede a Erdogan la scusa per un’ondata di repressione. La Tax riferisce che “Nell’agosto 2014, 1464 funzionari eletti furono arrestati e 224 erano in prigione, compresi i vicesindaci di Hakkari, Sur, Silvan ed Edremit.” (pag. 250)

Il governo impose la legge marziale alle città curde. A Cizre, per esempio, nell’intera città fu decretato il coprifuoco. I cecchini dell’esercito in edifici alti, sparavano a casaccio. Alcune città sono state bombardate dall’alto o dai carri armati.

Il movimento di resistenza civile ha replicato dichiarando l’autonomia in una città dopo l’altra, scavando fossati e costruendo barricate nel tentativo di tenete fuori l’esercito.

Nel frattempo, il 10 ottobre, ad Ankara 102 persone sono state uccise nel bombardamento contro una manifestazione pacifista. Ancora una volta la polizia è stata accusata di collusione.

Nelle elezioni del 2015, il voto dell’HDP era in calo  a causa del clima di paura, ma comunque superava il 10%.

Il futuro della rivoluzione

La Tax sottolinea l’importanza della solidarietà con la rivoluzione. Cita David Graeber, che dice:

Non penso che ci sia alcuna garanzia che questa alla fine vada bene, che non sia debellata, ma certamente non riuscirà se ognuno decide in anticipo che nessuna rivoluzione è possibile e si rifiuta di dare appoggio attivo. ..(pag. 260)

La Tax stessa dice: “Sono eccitata dal Rojava  perché la sua gente sta cercando qualcosa di nuovo, e le donne sono al centro di tutto.” (pag.260)

Allo stesso tempo, è consapevole dell’enorme difficoltà di fare una rivoluzione democratica in condizioni di guerra. E’ anche un po’diffidente rispetto al PKK, malgrado il suo impegno per la democrazia:

Secondo me ci sono delle contraddizioni intrinseche nel cercare di armonizzare un’organizzazione di tipo partitico dal basso verso l’alto, come il PKK, con la politica democratica di base che va dal basso verso l’alto propria delle comuni e dei consigli. Che cosa succede quando si manifestano differenze di opinione? In condizioni di pace, queste differenze si possono affrontare…ma in condizioni di guerra, un partito disciplinato e una struttura da comando militare probabilmente, nella maggior parte dei casi, prevarrà.

In altre parole, fino a quando la guerra continua, le voci dei leader militari del PKK, nella zona dei monti Qandil, è probabile che prevalgano sulle voci dei politici civili come Leyla Zana e Selahattin Demirtas [un leader dell’HDP).

Non intendo dire che la democrazia è impossibile in situazioni di guerra, ma è più probabile che fiorisca in condizioni di pace, quando tutte le differenze di opinione, affiliazione e di interesse materiale possono uscire allo scoperto, senza essere limitate dalla necessità di essere uniti contro un nemico esterno. D’altra parte, qualsiasi società rivoluzionaria è probabile che venga minacciata dall’esterno, e quindi ci sarà sempre pressione a uniformarsi, anche se non c’è in corso nessun conflitto.

Ci sono motivi, basati su rivoluzioni del passato, per temere il peggiore ci sono motivi per credere che, come il resto di noi, i curdi abbiano imparato da queste passate rivoluzioni e che stiano cercando un’altra strada. (pag. 261-62)

Il futuro, quindi, è ancora incerto. E’ “una strada inaspettata.”

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-kurdish-movement-for-radical-change

Originale: Links.org

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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