Il movimento curdo per il cambiamento radicale – Prima parte

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Il movimento curdo per il cambiamento radicale – Prima parte

Di Chris Slee

3 maggio 2018

A Road Unforeseen: Women Fight the Islamic State  (Una strada imprevista; le donne combattono lo Stato islamico)

Di Meredith Tax

Bellevue Literary Press

New York 2016

Quando Meredith Tax vide le fotografie delle donne curde armate di fucili che difendevano la città di Kobane, nel nord della Siria, contro il Daesh (il cosiddetto “Stato Islamico”), è stata motivata a saperne di più. Questo libro è il risultato finale della sua ricerca.

Le combattenti del YPJ (Unita di protezione delle donne) fanno parte di un movimento che mira al cambiamento radicale in Siria e nel più vasto Medio Oriente. La Tax esplora la storia di questo movimento nel contesto della storia dei Curdi.

I Curdi hanno vissuto per millenni in una regione montagnosa che oggi è divisa tra i moderni stati di Turchia, Siria, Iraq and Iran.

Prima della I Guerra mondiale, la maggior parte di questa zona era inclusa nell’Impero Ottomano, un’altra parte era sotto la monarchia iraniana.

Durante la guerra, Gran Bretagna e Francia fecero promesse di indipendenza o di autonomia per i Curdi, ma tali promesse vennero dimenticate nella suddivisione     del dopo guerra dell’ex territorio ottomano. Il Kurdistan venne diviso da confini da poco tracciati.

Alla Turchia fu permesso di mantenere la parte più grande del Kurdistan. L’Iran conservò il controllo del Kurdistan Orientale. L’Iraq e la Siria presero il resto.

L’Iraq divenne un protettorato britannico, con una monarchia installata dagli inglesi che è durata fino quando è stata rovesciata, nel 1958. Dopo un periodo in cui forze diverse lottarono per il potere, Saddam Hussein divenne dittatore nel 1979.

La Siria divenne una colonia francese e ottenne l’indipendenza nel 1946. Hafez al-Assad prese il potere nel 1970. Bashar al-Assad è subentrato nel 2000, quando suo padre morì.

In ognuno dei quattro stati, i Curdi erano soggetti a discriminazione e repressione, con conseguenti serie di rivolte che erano brutalmente represse.

Iraq

Nel 1945, in Iraq ci fu una fallita ribellione curda, guidata da Mustafa Barzani, ul leader tribale. Dopo essere fuggito in esilio, formò il Partito Democratico del Kurdistan (PDK).  Inizialmente era molto assortito: comprendeva leader tribali conservatori e intellettuali di sinistra, ma dopo una spaccatura negli anni ’60, la famiglia Barzani controllava totalmente il partito.

Periodi di ribellione dei Curdi si alternavano a periodi di tregua con il governo centrale iracheno.

La repressione peggiore ebbe luogo durante il governo di Hussein. Migliaia di villaggi curdi vennero distrutti. I coloni arabi furono portati in zone curde. Armi chimiche vennero largamente usate, anche contro la città di Halabja, dove furono uccise migliaia di persone.

Barzani aveva stretti legami con gli Stati Uniti e Israele che a volte  aiutavano le sue ribellioni, ma questo aiuto poteva essere interrotto quando la politica degli Stati Uniti cambiava.

Negli anni ’70 Barzani era appoggiato dagli Stati Uniti e dallo Scià dell’Iran, ma questo aiuto è stato interrotto nel 1975 quando lo Scià raggiunse un accordo con Hussein per risolvere una disputa per i confini.

Nel 1991, dopo la Guerra del Golfo, gli Stati Uniti dichiararono una zona di interdizione dei voli  sull’Iraq settentrionale. Questo mise in grado i Curdi, liberi di bombardare l’aviazione militare di Hussein, di creare una zona autonoma.

Il conflitto tra il PDK di Barzani e l’Unione Patriottica del Kurdistan, guidata da Jalal Talabani, diede origine a un periodo d guerra tra il 1994 e il 1998.

Dopo che gli Stati Uniti invasero l’Iraq nel 2003, lo status autonomo della zona curda fu formalizzato con la creazione del Governo Regionale del Kurdistan (GRK).

Il GRK mantenne stretti legami con gli Stati Uniti e anche  e  anche con la Turchia, malgrado l’estrema ostilità di quest’ultima riguardo all’autodeterminazione per la sua propria popolazione curda.

Questi legami sono in parte basati sull’economia (la Turchia compra il petrolio dal GRK e i capitalisti turchi investono nel Kurdistan iracheno), ma sono anche basati su una ostilità condivisa verso il Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito di sinistra che è emerso nella parte turca del Kurdistan.

Turchia

La Repubblica Turca, creata dopo la caduta dell’Impero Ottomano, seguiva una politica di “omogeneità culturale e linguistica” (Tax, pag. 51). Questo significava l’assimilazione forzata delle minoranze, compresi i Curdi. Le politiche della Turchia vero i Curdi comprendevano “trasferimenti forzati di popolazione; uccisioni massa casuali; il divieto dell’uso di lingua, abiti, musica, festival e nomi curdi, e, inoltre, estrema repressione politica” (pag. 52).

In reazione a questa repressione, nel 1978 si formò il PKK, con l’intenzione di intraprendere una lotta nazionale di liberazione che portasse a uno stato curdo indipendente. IL PKK iniziò la lotta armata nel 1984.

Nel frattempo, degli altri Curdi tentarono i metodi legali. Nel 1990 formarono il Partito Laburista del Popolo (HEF), un partito politico prevalentemente curdo. Ottenne 22 seggi nelle elezioni del 1991. Uno dei suoi nuovi membri del parlamento era Leyla Zana, attivista per i diritti dei prigionieri  politici, la quale divenne la prima deputata curda. Nel 1993, però, il partito venne messo al bando e i suoi deputati furono perseguiti per presunti legami con il PKK. Vari tentativi successivi di formare un partito curdo legale ebbero lo stesso destino.

Siria

Anche i curdi siriani furono oppressi. Secondo la Tax: “Nel 1962, quando la Siria dichiarò di essere una repubblica araba, 120.000 curdi furono privati della loro cittadinanza con l’accusa che i loro antenati si erano infiltrati in Siria dalla Turchia. Questo faceva sì che fosse impossibile per loro avere un’istruzione, posti di lavoro o benefici pubblici. La loro terra fu data agli arabi che furono strategicamente sistemati in una ‘cintura araba’ per interrompere l’adiacente area curda vicino al confine turco” (pag. 50).

Ciononostante, il governo siriano permise ai membri del PKK di fuggire dalla repressione in Turchia per vivere in Siria. Il leader del PKK, Abdullah Ocalan ha vissuto a Damasco dal 1980 al 1998. Alcuni curdi siriani entrarono nel PKK.

Dopo il 1988, l’attività dei membri del PKK in Siria fu pesantemente repressa. Ocalan fu espulso. Dopo aver cercato inutilmente asilo in moti paesi, fu catturato in Kenya e portato in Turchia, dove fu messo in prigione.

Nel 2003 i membri siriani del PKK fondarono il Partito dell’Unione Democratica.

Evoluzione del pensiero di Ocalan

Sia il PKK che il PYD seguono le idee di Ocalan, ma queste idee sono cambiate notevolmente rispetto ai primi anni del PKK.

Quando il PKK è stato fondato nel 1978, la sua prospettiva era di fare una lotta armata per la liberazione nazionale.

La guerriglia iniziò nel 1984. Le sue basi erano organizzate sulle montagne del  Qandil, nell’Iraq settentrionale, vicino al confine con la Turchia. Il PKK metteva in atto attacchi su piccola scala in Turchi e cominciò a reclutare i giovani nei villaggi curdi.

Il governo, tuttavia, ha adottato delle tattiche che hanno avuto un parziale successo  nel contrastare il PKK, compreso il reclutamento delle guardie del villaggio che sono state pagate dal governo e a cui sono state date delle gratifiche per avere uccidere membri del PKK.

Gli ostacoli ai guerriglieri hanno provocato la paranoia all’interno del PKK. Tra il 1985 e il 1992 sono state giustiziate più di 50 persone come sospette spie o traditori.

Nel frattempo i Curdi mettevano in pratica altre forme di lotta, comprese manifestazioni di massa e campagne elettorali. Queste lotte alla fine hanno avuto un impatto sul pensiero di Ocalan e sul PKK. Hanno cominciato ad ammettere che la guerriglia non era l’unica forma valida di lotta.

I commenti della Tax:

Negli anni ’80, il PKK era un gruppo piccolo e alquanto isolato di militanti focalizzati sulla lotta armata e disposti a usare la violenza contro i civili, come gli insegnanti e le famiglie delle guardie del villaggio. Negli anni novanta, il loro messaggio di liberazione curda è stato accolto da un numero crescente di normali curdi, e la lotta è stata trasformata dalla resistenza civile di massa e anche dalle battaglie per la rappresentanza politica. In entrambe queste arene le donne erano le maggiori attiviste. E dagli anni novanta in poi, queste tre forme di lotta – guerriglia, resistenza civile di massa e lavoro parlamentare – erano collegate e avevano un effetto cumulativo sulla consapevolezza delle persone nella Turchia sud-orientale. (pag. 105)

Un primo segnale dell’inizio di un cambiamento è stato il fatto che il PKK ha sollecitato le persone a votare per i candidati dell’HEP nelle elezioni dell’ottobre 1991. Un altro segnale è stata l’offerta di un cessate il fuoco nel dicembre 1991. Il governo non ha risposto.

Nel 1993, Ocalan offrì di nuovo un cessate il fuoco, ma l’esercito turco incrementò la repressione. La Tax cita il giornalista turco G. Ismet che ha scritto: “Alla fine del 1994, è stato documentato che almeno 2.664 villaggi e borghi nella travagliata    regione di sudest della Turchia erano stati completamente evacuati o parzialmente distrutti dalle forze governative.” (Tax, pag.117) La Tax spiega che “l’obiettivo è di svuotare i villaggi e le città piccole da cui i guerriglieri dipendono per le scorte, riducendoli quindi alla fame.” (pag. 118) Molte delle persone sfollate andarono nelle città, o nella regione curda o nella Turchia Occidentale.

Ocalan e il PKK riuscirono gradualmente a riconoscere l’importanza della lotta per la democrazia. La Tax sostiene che: Questo cambiamento deve essere attribuito alla forza crescente del movimento democratico di massa nella Turchia sudorientale che praticamente ha chiesto che il PKK di  prestargli attenzione, anche se il PKK non del tutto lottato per  questa necessità fino a molti anni dopo che Ocalan era stato messo in prigione.” (pag. 126)

Tuttavia, il regime interno del PKK è restato problematico. C’era un’esclusiva enfasi sul pensiero di Ocalan che “portava il gruppo  a considerare le sue parole come catechismo e a venerarlo come un profeta. Questo non era positivo per il dialogo democratico e per una posizione indipendente nel PKK.” (pag. 126)

Le guerrigliere

Un altro aspetto dell’evoluzione del pensiero di Ocalan è stata la sua enfasi crescente circa il ruolo delle donne. Ha insegnato che “nello stesso modo in cui i Turchi hanno colonizzato e reso schiavi i Curdi, gli uomini curdi hanno colonizzato e reso schiave le donne curde. (Tax, pag 127)

Nel 1993, un terzo delle reclute del PKK erano donne. In quell’anno si formarono unità di guerriglia separate di donne. La Tax commenta che: “Queste unità di sole donne sono state fondamentali nel dare alle donne la fiducia e l’esperienza per fare il salto verso un esercito di donne completamente separato.” (pag.136). Il PKK ha anche formato una struttura parallela di partito, denominata Partito delle Donne Libere del Kurdistan.

La presenza di guerrigliere armate ispirò altre donne. La Tax cita Newroz Seroxan, un’attivista curda che ha detto: “Se le donne sono in grado di combattere e di portare un fucile, possono fare qualunque cosa – questo è l’approccio che si è sviluppato nella società.” (pag. 140).

Ocalan in prigione

Ocalan è stato arrestato in Kenya nel febbraio 1999. E’ stato processato e condannato a morte. Approfittando del desiderio della Turchia di entrare nell’Unione Europea, ha fatto appello alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. La condanna a morte è stata commutata in ergastolo.

Per molto tempo Ocalan ha continuato a guidare il PKK dalla prigione per mezzo di messaggi inviati tramite avvocati e membri della sua famiglia. E ’stato rieletto leader al congresso del PKK tenutosi nel 2000,  anche se era in prigione.

Negli anni recenti tutte le comunicazioni erano state interrotte, ma Ocalan è ancora decritto come leader. Le sue idee guidano l’attività del PKK, del PYD e delle organizzazioni collegate.

Ocalan ha letto molto mentre era in prigione e ha scritto articoli che sostenevano la democrazia basata sui consigli locali, sulla parità dei sessi e sull’interesse per l’ecologia. Corrispondeva con l’anarchico americano, Murray Bookchin ed era influenzato dalle sue idee.

Influenzato anche dagli scritti di Benedict Anderson, Ocalan elaborò una critica della stato-nazione ed abbandonò l’idea di creare uno stato curdo: …”quando ho capito che il modello di stato-nazione era una gabbia di ferro, mi sono reso conto che la libertà e la comunità erano concetti più importanti.” (Tax, pag. 151)

Malgrado la sua critica dello stato, Ocalan ha detto che le strutture democratiche costruite dal basso, potevano coesistere con lo stato, a condizione che fosse uno stato democratico che rispettava i diritti umani.

L’autonomia democratica in Turchia

Il PKK cominciò a cercare di attuare queste idee, organizzando organi di autogoverno in varie località. Nel frattempo, alcuni deputati curdi che erano stati scarcerati nel 2004, hanno creato un nuovo partito per sostituire quello precedente che era stato messo al bando. Il Partito della Società Democratica ottenne 22 seggi nelle elezioni del 2007.

La Tax scrive: “Nell’ottobre 2007, in seguito alla sua svolta elettorale,  il Partito della Società Democratica ha indetto una conferenza per formare una nuova organizzazione di massa: Il Congresso della Società Democratica. La conferenza ha portato a Dyarbakir i rappresentanti curdi da ogni parte della Turchia per discutere quella che hanno chiamato autonomia democratica che, come il ‘confederalismo democratico’ di Ocalan, era un metodo dal basso verso l’alto, partecipativo, culturalmente variegato, di realizzare le cose.” (pag. 157)

Nel marzo 2009, il Partito della Società Democratica ottenne il controllo di 100 governi locali, compreso quello di Diyarbakir e di altre sette città importanti. Nel dicembre 2009, però, il partito fu chiuso. Nell’ottobre 2009, 152 membri del Partito della Società Democratica, compresi 8 sindaci, furono processati.

Tuttavia, il movimento per l’autonomia democratica continuò. I consigli di comunità e di quartiere furono creati dagli attivisti nelle zone curde.,  Nel 2011, 1000 persone parteciparono a un congresso del movimento a Diyarbakir.

Il movimento istituì consigli di quartiere per i quali si richiedeva che includessero almeno il 40% di donne e che avesse co-presidenti maschi e femmine. La Tax riferisce che: “Gran parte dell’energia di questi consigli locali andava andasse nella giustizia riparativa   e nella mediazione dei conflitti.” (pag.160)

Gli imam progressisti e gli studiosi islamici il venerdì organizzarono funzioni alternative di preghiera celebrate in curdo invece che in turco.

Nella foto: miliziane del YPJ

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-kurdish-movement-for-radical-change/

Originale: Links.org

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

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