Gli Stati Uniti e gli alleati prevedono un intervento militare in Venezuela

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Gli Stati Uniti e gli alleati prevedono un intervento militare in Venezuela

Di  W. T. Whitney

23 febbraio 2018

Il movimento sociale e politico bolivariano, prima guidato dal Presidente venezuelano Hugo Chavez  e che ha mantenuto il potere statale fin dal 1999, ha per lungo tempo affrontato gli assalti degli Stati Uniti. Hanno oscillato dall’appoggio a un fallito colpo di stato militare nel 2002, al sostegno a violenti disordini di piazza,a denaro degli Stati Uniti assegnato a oppositori politici, e a sanzioni economiche americane contro i leader politici venezuelani. Ora il governo degli USA potrebbe essere sull’orlo di bloccare le vendite di petrolio venezuelano negli Stati Uniti.

Sembra che si stia chiudendo una strada per modificare il governo del Venezuela. Le forze politiche radicate nella classe degli imprenditori, e mobilitate contro il Presidente venezuelano Nicolas Maduro, si stanno agitando. Un’altra strada, però, ha prodotto risultati. Anni di  scarsità   a causa dei banchieri e di interessi commerciali, hanno provocato tali sofferenza e  angosce,  che una  grave destabilizzazione, cioè il loro scopo, potrebbe essere in arrivo. Una terribile inflazione e vere avversità per la maggior parte dei venezuelani, potrebbero essere il segnale per l’intervento militare pubblicizzato come intervento umanitario.

E’ evidente dalla visita del Segretario di Stato Rex Tillerson in Messico,  Colombia, Perù, Argentina e Jamaica dal 1° all’8 febbraio, che gli Stati Uniti vedono un’azione in un futuro molto prossimo.  In arrivo ad Austin, Texas, ha osservato che: “Il regime corrotto e ostile di Maduro in Venezuela si aggrappa a un falso sogno e a un’antiquata visione per la regione che ha già deluso  i suoi cittadini.” Ha osservato che: “Nella storia del Venezuela  di fatto nella storia di altri paesi latino-americani e sud-americani, spesso sono i militari che gestiscono la situazione; quando le cose vanno così male la leadership militare capisce che non possono più servire i cittadini,e  cercheranno di trovare una transizione pacifica.Un giorno più tardi, a Città del Messico, Tillerson ha  caritatevolmente detto che: “Se il Presidente Maduro ritornasse alla Costituzione venezuelana, ripristinasse l’assemblea debitamente eletta, smantellasse l’assemblea costituente illegale e tornasse a libere e giuste elezioni, allora sarà felice di restare.”

Il Senatore della Florida, Marco Rubio, che non è mai riservato riguardo al cambiamento di regime in Venezuela, ha twittato che: “Il modo appoggerebbe le Forze Armate in Venezuela se queste decideranno di proteggere il popolo e di ripristinare la democrazia, rimuovendo un dittatore.”

Quando, però, Tillerson è arrivato in Colombia il 6 febbraio, c’è stato un imprevisto.

Avendo negoziato in modo intermittente per due anni, i rappresentanti del governo del Venezuela e dei partiti di opposizione della destra, incontrandosi nella Repubblica Dominicana, avevano raggiunto un accordo. Ha chiesto il “rifiuto di intervento straniero,” garanzie elettorali, difesa comune contro le sanzioni economiche, “la fine della guerra commerciale.” I negoziatori si sono accordati su una data per le imminenti elezioni presidenziali.

Poi Julio Borges, che rappresenta i negoziatori dell’opposizione, ha avuto una telefonata da Tillerson a Bogotà. Gli è stato ordinato di annullare l’accordo.

Il 15 febbraio, il Gruppo Lima, cioè le nazioni dell’America Latina e dei Caraibi che sostengono gli obiettivi neo-liberali degli Stati Uniti – ha annunciato che non avrebbe riconosciuto i risultati delle elezioni presidenziali venezuelane fissate per il 22 aprile. I dati dei sondaggi danno al Presidente Maduro un vantaggio del 55%.

Durante quell’incontro, il ministro degli esteri peruviano, ha ritirato l’invito al  Presidente Maduro di intervenire al vertice dell’Organizzazione degli Stati Americani ospitato in Aprile dal Perù.

L’Ammiraglio Kurt Tidd, capo del Comando meridionale degli Stati Uniti, si è incontrato con il Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos e con altri funzionari a Bogotà, l’8 e 9 febbraio. Presumibilmente, il Venezuela era in agenda. Testimoniando di fronte al Comitato senatoriale delle Forze Armate ne 2017, Kidd aveva espresso l’opinione che “La crescente crisi in Venezuela potrebbe alla fine richiedere una replica regionale.”

La Colombia sta prendendo la guida nel pubblicizzare la crisi umanitaria in Venezuela. I funzionari parlano delle migliaia di venezuelani affamati e poveri che  vanno nelle città e nei dipartimenti orientali della Colombia; di fatto, molti sono colombiani che molto tempo fa si erano trasferiti in Venezuela a causa delle minacce alla loro sopravvivenza che ricevevano in Colombia.

Santos è una maledizione secondo i difensori del processo bolivariano. “Ha scelto di essere il portavoce della Casa Biancacon la sua costante aggressione,” secondo l’ex Vice Presidente venezuelano Jose Vincent Rangel, e “E’ coinvolto nella nostra politica interna quotidianamente e lo fa senza pudore.”

Nelle scorse settimane il governo della Colombia ha mandato 3000 soldati a Cúcuta e a Catatumbo che sono regioni al confine della Colombia con il Venezuela. Altre forze paramilitari si stanno trasferendo lì. In gennaio gli Stati Uniti hanno inviato 415 marine a Panama, dove resteranno fino a giugno 2018 coma parte di un  programma di  intervento umanitario delle forze armate, denominato New Horizons (Nuovi Orizzonti). Le truppe statunitensi sono state a lungo dislocate ad Aruba, Bonaire e  Curaçao, che sono isole di proprietà olandese, situate a largo della costa settentrionale del Venezuela. Gli Stati Uniti hanno truppe e basi militari in Colombia.

In novembre il Commando Meridionale degli Stati Uniti ha organizzato delle esercitazioni per addestrare le truppe brasiliane, peruviane e colombiane a Tabatinga, una città brasiliana sul Rio delle Amazzoni. Stavano preparando una base che deve essere disponibile per future operazioni umanitarie.

Il problema rimane: perché gli Stati Uniti sono focalizzati sul Venezuela? Gli interessi americani hanno oscillato dal Venezuela come centro per il traffico internazionale della droga, come porto sicuro per i terroristi islamici, come proprietario di abbondanti depositi petroliferi non più sotto il controllo degli Stati Uniti. Certamente le persone potenti e influenti a Washington non sono sostenitori di un governo che rivendica il socialismo come uno scopo e l’unità di tutto il continente come un altro. Non sono stati mai contenti del fatto che il Venezuela  promuovesse le alleanze regionali nell’interesse dei programmi sociali e della protezione della sovranità.

Il ruolo della Cina nel sostenere l’industria petrolifera venezuelana tormentata dai problemi, potrebbe essere particolarmente fastidiosa per il governo degli Stati Uniti, in parte a causa delle preoccupazioni per il fatto che la Cina sta sostituendo gli Stati Uniti come principale partner commerciale dell’America Latina. In effetti, “in sette paesi latino-americani, la Cina ha superato gli Stati Uniti come principale destinazione per le esportazioni,” secondo un analista. E, “Sette paesi latino-americani ora importano di più dalla Cina che dagli Stati Uniti.”

Esaminando lo scenario, Ángel Guerra Cabrera, un giornalista cubano che si occupa di politica e che vive in Messico, asserisce che il Venezuela “è la Repubblica spagnola di oggi.” Come negli anni ’30 “in Venezuela è in corso una lotta decisiva per la democrazia e l’autodeterminazione dei popoli.”

Nella foto: Tillerson e il Presidente della Colombia, Juan Manuel Santos, a Bogotà, il 6 febbraio 2018.

W.T. Whitney Jr. è un pediatra in pensione e giornalista politico che vive nel Maine.

Da: Z Net–Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://www.counterpunch.org/2018/02/23/us-and-allies-look-to-military-intervention-in-venezuela

Originale : Counterpunch

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

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