Le prove dell’Africa e il vero Dottor King

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Di  Ramzy Baroud Le prove dell’Africa e il vero Dottor King

25 gennaio  2018

Il 15 gennaio milioni di americani hanno celebrato la Giornata di Martin Luther King. Il suo famoso discorso, ‘I have a Dream’, (Ho un sogno) è stato ripetuto numerose volte sugli organi di stampa per ricordare il male del fascismo che si sta facendo resuscitare in  modo molto pronunciato nella società americana.

Quella, però, è soltanto una versione del Dottor King che si permette venga trasmessa, almeno in compagnia gentile. L’altro, il King più rivoluzionario, radicale e globale deve rimanere nascosto alla vista.

Esattamente un anno prima che venisse assassinato, il 4 aprile 1968, il Dottor King ha tenuto un discorso realmente duro che non contestava soltanto l’apparato statale della gerarchia liberale che si poneva come se fossero suoi alleati. Si chiamava: “Oltre il Vietnam”.

“Dobbiamo smettere adesso,” ha detto, con voce tonante. “Parlo come un figlio di Dio e come un fratello per i poveri sofferenti del Vietnam. Parlo per coloro che la cui terra è stata devastata, le cui case sono state distrutte, la cui cultura è stata sconvolta.”

Ha poi aggiunto queste parole, che hanno molto allarmato coloro che hanno cercato di isolare gli sforzi contro la guerra dalla lotta personale di King:

“Parlo dei poveri e per i poveri d’America che stanno pagando il doppio prezzo di speranze distrutte in patria, e della morte e corruzione in Vietnam.”

A differenza del più famoso discorso ‘Ho un sogno’ – pronunciato alla Marcia su Washington nel 1963 – ‘Oltre il Vietnam’ ha superato i confini di ciò che è accettabile per l’America ‘liberale’ per entrare in nuovi territori, dove i valori pacifisti e di solidarietà globale del Dottor King, si collegarono in maniera schietta alla lotta contro il razzismo e la povertà in patria.

Quel giorno, la lotta americana per i diritti civili è fuggita dai confini dell’eccezionalismo americano, per unirsi a un movimento mondiale di lotte contro il razzismo, il colonialismo e la guerra.

Prevedibilmente, il discorso del Dottor King fece infuriare molti membri delle comunità bianche che erano direttamente o indirettamente collegate all’establishment di Washington.

Solamente tre giorni dopo il discorso, il New York Times ha replicato nel suo editoriale: “Non ci sono risposte semplici alla guerra del Vietnam o alla giustizia razziale in questo paese. Collegare questi problemi difficili e complessi non porterà ad alcuna soluzione ma a una confusione più grave.”

In effetti non c’è stata ‘confusione’, ma una chiarezza e coerenza totali. Per essere realmente significativi, i valori dei diritti umani non possono essere divise in sezioni e isolate tra di loro.

Tuttavia, quello che ha allarmato i cosiddetti liberali, è la crescita intellettuale e la consapevolezza del movimento dei diritti civili a quel tempo, che è matura a sufficienza fino al punto di spingere verso maggiore integrazione tra tutte le lotte.

Un King più vibrante ed “emancipato” che allora aveva soltanto 38 anni, sembrava avere completamente  compreso il collegamento tra l’oppressione degli americani di colore e poveri in patria e l’oppressione dei poveri contadini vietnamiti all’estero. Erano tutti vittime di quello che King ribattezzò la gigantesca tripletta di razzismo, materialismo estremo e militarismo.”

Proprio lì e allora, King  ebbe un’idea rivoluzionaria e terrificante che potrebbe aver contribuito al suo assassinio, un anno dopo, perché molti dei suoi alleati al di fuori delle comunità Nere, cominciarono a rinnegarlo.

Questo brano in particolare mi ha fatto fermare a riflettere sulla brutta situazione di milioni di rifugiati e di poveri migranti costretti a lasciare le loro case in Africa e in Medio Oriente, spinti da guerre, corruzione ed estrema miseria.

“Una vera rivoluzione di valori ci farà presto mettere in dubbio la correttezza e la giustizia di molte delle nostre politiche passate e presenti,” ha detto.

“Da una parte siamo chiamati a fare il Buon Samaritano sulla strada della vita, ma sarà soltanto un atto iniziale. Un giorno dobbiamo venire a vedere che tutta la Strada per Gerico deve essere trasformata in modo che uomini e donne non saranno costantemente picchiati e derubati mentre fanno il oro viaggio sulla  grande strada della vita.”

La metafora della strada – verso la salvezza, la libertà, la sicurezza – è stata particolarmente emotiva e profetica.

Se il  Dottor King fosse vivo, certamente avrebbe posto i rifugiati come massima priorità nella sua “rivoluzione di valori.”

L’Africa, in particolare, sta venendo derubata. Diecine di miliardi di dollari vengono deviati fuori dal continente, mentre uomini e donne di colore vengono venduti come schiavi in Libia e altrove.

La Libia è stata devastata dalla guerra condotta dalla NATO che ha lasciato il paese senza governo. La guerra alla Libia ha incanalato massicci armamenti ai paesi africani confinanti, provocando nuove guerre o resuscitando vecchi conflitti.

Secondo le Nazioni Unite, ci sono circa 700.000 rifugiati africani in Libia che sperano di raggiungere l’Europa. Quest’ultima, che ha alimentato il conflitto in Libia, non si è assunta alcuna responsabilità per la crisi.

L’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM) ha riferito che 2.550 rifugiati e migranti sono morti cercando di fare la traversata verso l’Europa dalla costa libica nei primi 9 mesi del 2017. Una persona su 50 che intraprende quel viaggio muore su quella tragica “Strada di Gerico.”

Lo fanno anche conoscendo i rischi, perché restare in Libia o tornare a casa potrebbe significare un destino di gran lunga peggiore.

Mentre in Libia i notiziari parlano di ‘mercati degli schiavi’, a Israele il ministro dell’immigrazione del paese, sta offrendo ai civili posti di lavoro redditizi per ‘collocare, detenere e monitorare i rifugiati africani che vengono cacciati via dal paese e buttati in altre zone pericolose.

Negli Stati Uniti, il governo e i media sfruttano in maniera discriminatoria l’eredità del Dottor King, ma si comportano in modi che sono completamente contrari ai veri valori di quel nobile uomo.

Le forze armate americane stanno espandendo le loro operazioni in Africa più rapidamente che in qualunque altra parte del mondo. Questo significa ancora più armi, più instabilità politica, colpi di stato, guerre e prima o poi altri milioni di uomini, donne e bambini poveri che vengono spinti a fuggire, spesso verso la loro rovina.

Il retaggio del Dottor King, come viene presentato nei media ordinari, è diventato come il mascheramento di un sistema razzista, militarista e materialista, anche se King stesso sosteneva l’esatto contrario.

Ora cominciamo,” concluse il suo discorso contro la guerra. ‘Ora dedichiamoci di nuovo alla lunga e aspra, ma bella lotta per un mondo nuovo.”

Cinquanta anni dopo il suo assassinio, forse è ora di ascoltare veramente.

Nella foto: Martin Luther King mentre fa il discorso: “Oltre il Vietnam”. Si legge:

50° anniversario – Il discorso del Dottor King nella Chiesa di Riverside: “Oltre il Vietnam: è ora di rompere il silenzio.”

Ramzy Baroud è un giornalista, scrittore e direttore di Palestine Chronicle. Il suo prossimo libro è: ‘The Last Earth: A Palestinian Story’ (Pluto Press, London). Baroud ha un dottorato in Studi Palestinesi dell’Università di Exeter ed è Studioso  Non Residente presso il Centro Orfalea per gli Studi Globali e Internazionali all’Università della California, sede di Santa Barbara. Il suo sito web è: www.ramzybaroud.net.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-trials-of-africa-and-the-real-dr-king/

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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