Le crescenti minacce di Trump all’Iran

Print Friendly

Le crescenti minacce di Trump all’Iran

Di Patrick Cockburn

18 gennaio  2018

Lo scontro tra Stati Uniti e Iran sta già destabilizzando parti del Medio Oriente che stavano cominciando ad assestarsi dopo la sconfitta dell’Isis nella seconda metà dello scorso anno. “Le crescenti minacce americane contro l’Iran significano che gli Iraniani saranno più forti nel salvaguardare le loro posizioni in Iraq e in Siria,” ha detto un ex ministro iracheno che non ha voluto che si pubblicasse il suo nome.

Ha avvertito che i funzionari statunitensi esperti, specialmente quelli con esperienze militari, “faranno tutto tranne che una guerra contro l’Iran”. Si erano convinti che il governo clericale dell’Iran era più debole di quanto fosse. “Credono che devono soltanto dare un calcio al sistema e che crollerà,” ha detto. Questa pia illusione è stata incoraggiata dalle proteste che sono scoppiate nelle città iraniane prima fin dal 28 dicembre.

Le tensioni tra Stati Uniti e Iran sono aumentate venerdì scorso quando Trump ha detto di aver firmato una nuova deroga alla nuova imposizione di sanzioni draconiane degli Stati Uniti all’Iran per l’ultima volta. Non lo farà quando il problema emergerà di nuovo tra 120 giorni, a meno che l’accordo per il nucleare con l’Iran concordato    due anni fa, venga modificato sostanzialmente, cosa che è improbabile accada. L’incertezza sulle sanzioni ha già ridotto i benefici economici per gli Iraniani che     dall’accordo, perché le banche e le società straniere non vogliono rischiare di spendere soldi facendo affari in Iran e poi scoprire che devono smettere a causa delle sanzioni.

Nessuno nella regione è certo di quanto seriamente dovrebbero considerare la retorica belligerante di Trump, ma l’Iran prenderà inevitabilmente misure precauzionali per proteggersi nella peggiore delle ipotesi. Gli Iraniani hanno l’impressione che altro vogliano farli cadere e questo è comprensibile ,” ha detto il Primo Ministro iracheno Haider-al-Abadi a The Independent in un’intervista dello scorso ottobre a Baghdad. “Per proteggersi devono combattere fuori dai loro confini.” Generalmente lo fanno usando dei mandatari  e con l’abile manipolazione delle forze locali.

L’Iraq ha goduto del suo ultimo periodo violento fin dall’invasione di Stati Uniti e Gran Bretagna del 2003, ma la pace inconsueta è ancora fragile, come si è dimostrato lunedì quando due attentatori suicidi hanno ucciso 38 persone e ne hanno ferite molte altre in un’esplosione in un mercato a Baghdad. E’ stato il peggiore attacco nella capitale da quando le forze di sicurezza irachene, appoggiate dalla forza aerea degli Stati Uniti, hanno preso Mosul in luglio dopo un assedio di nove mesi – un’importante vittoria sull’Isis.

Le relazioni di Stati Uniti e Iran in Iraq sono stati per lungo tempo una mescolanza  instabile di aperta rivalità e ostilità, unite a una collaborazione segreta e forzata. Sia Abadi che il suo predecessore nella carica di primo ministro, Nouri al-Maliki, sono stati entrambi approvati da Washington e da Teheran prima di essere nominati.

Lo strano rapporto tra Iran e Stati Uniti è tenue, e dipende dal fatto che entrambi i paesi abbiano scopi simili; un esempio recente è stata la guerra contro l’Isis. Il governo iracheno cerca di arrivare a un equilibrio tra le due potenze senza diventare del tutto dipendente da una di loro.

Periodicamente, gli Stati Uniti sperano di instaurare a Baghdad un governo favorevole all’America, ma l’ex ministro iracheno ha detto che nelle circostanze attuali l’Iran sarebbe più che mai determinato a impedire che questo accada. Credeva che i funzionari americani sottovalutassero la solidarietà sciita ed esagerassero il significato delle differenze reali  tra i capi clericali sciiti nei due paesi. Alla fin fine, la marjaiya [la gerarchia irachena scita che ha una vasta influenza] starebbe dalla parte dell’Iran,” ha detto.

Un’ulteriore complicazione sorge se gli Stati Uniti cercano di imporre di nuovo severe sanzioni economiche all’Iran, perché l’Iraq diventerà un centro per il commercio iraniano e per transazioni bancarie. Al confine tra l’Iran e il Kurdistan iracheno ci sono tre attraversamenti leciti e tre illeciti, secondo il ministro degli Interni iracheno.

Gli Stati Uniti possono agitare le acque in Iraq, ma non fare nessun  passo avanti decisivo per ridurre L’influenza iraniana. In Siria, la posizione americana è  ancora più complicata perché conta  per avere influenza, sulla sua alleanza con i Curdi siriani, cioè la minoranza di due milioni di persone che controlla una vasta zona di territorio in tutta la Siria settentrionale e orientale. Gli Stati Uniti hanno circa 2.000 truppe speciali in Siria, ma la sua forza militare dipende dall’uso della forza aerea in appoggio alle truppe di terra curde che appartengono al ramo siriano del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) che fin dal 1984 ha condotto una guerriglia in Turchia.

Questa non è una stabile piattaforma politica o militare dalla quale gli Stati Uniti potrebbero cercare di ridurre l’influenza iraniana in Siria. L’alleanza con i Curdi siriani significa relazioni ostili con la Turchia, come è stato dimostrato nei giorni scorsi quando gli Stati Uniti hanno detto che stavano appoggiando una forza di 30.000 soldati per perlustrare il confine tra Siria e Turchia. Il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha furiosamente denunciato la mossa degli Stati Uniti, dicendo: “un paese che possiamo chiamare alleato sta insistendo a formare un esercito terrorista al nostro confine. Che cosa può prendere di mira un esercito terrorista se non la Turchia? La nostra missione è di soffocarlo anche prima che nasca.”

Non sembra che gli Stati Uniti abbiano deciso riguardo alla loro politica a lungo termine in Siria. Potrebbero usare chi hanno sul posto per tentare di mantenere debole il Presidente Bashar al-Assad, il che potrebbe essere fattibile, ma avverrebbe a costo del caos almeno in una parte della Siria, e l’Iran ha dimostrato di essere più esperto degli Stati Uniti a sfruttare situazioni caotiche.

Alcuni osservatori dicono, in maniera rassicurante, che la retorica aggressiva di Mister Trump è di frequente accompagnata da azioni prudenti e spesso da nessuna azione. In Medio Oriente, però, le minacce sono prese sul serio e, anche quando sono inconsistenti, possono provocare una controreazione violenta. Questo è  accaduto nel 2003 quando i Neo-Conservatori degli Stati Uniti parlarono di far seguire la presa di Baghdad un cambiamento di regime a Teheran e a Damasco. Gli Iraniani e i Siriani si sono convinti che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna non stabilizzerebbero mai la loro occupazione in Iraq. Se Mister Trump riesce a ribaltare il patto per il nucleare con l’Iran, gli Stati Uniti potrebbero presto rammaricarsi di aver riacceso una serie di conflitti che probabilmente finiranno male per loro.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://zcomm.org/znetarticle/trumps-escalating-threats-to-iran

Fonte:  The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2018 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente La genesi della violenza israeliana Successivo La pace dovrebbe essere parte integrante della Marcia delle Donne