Che cosa sta accadendo in Catalogna e in Spagna?

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Che cosa sta accadendo in Catalogna e in Spagna?

Di Vicente Navarro

21 dicembre  2017

Il 1° ottobre 2017, la polizia dello Stato Spagnolo (nota come Polizia Nazionale), ha cercato di sequestrare le urne dove i Catalani stavano votando in un referendum con due scelte: a favore o contro l’indipendenza catalana dallo stato spagnolo. L’elezione aveva luogo in edifici barricati (la maggior parte dei quali erano scuole pubbliche) per proteggere le scatole contenenti i voti. Con l’intento di raccogliere le scatole e di smettere l’elezione, la Polizia nazionale ha usato tutti i tipi di misure repressive dalle pallottole di gomma al gas e ai manganelli. Quasi 900 persone sono state seriamente ferite e due sono state in condizioni critiche negli ospedali della zona.

Queste immagini trasmesse in TV della brutalità della polizia hanno scioccato la popolazione che ha  reagito andando in massa nelle strade per protestare conto la Polizia Nazionale. Queste proteste popolari hanno    smettere la repressione nel primo pomeriggio, permettendo alle persone di continuare a votare fino alle 8 di sera. E’ stata la vittoria delle popolazione sullo Stato Centrale e sulla polizia. La repressione non è stata in grado di fermare il referendum con 2,5 milioni di votanti (approssimativamente il 43% dell’elettorato) e il 90% favorevoli all’indipendenza. L’assalto della polizia non soltanto non è riuscito a fermare il voto, ha fatto infuriare le persone che non avevano progettato di votare perché non capivano il movimento favorevole all’indipendenza guidato dal governo catalano. Molti di loro appartenevano alla classe operaia dei distretti di Barcellona. Dopo aver visto la brutalità della Polizia Nazionale, hanno votato come protesta contro il comportamento della polizia. Ha anche dimostrato, tra le altre cose, l’incompetenza del governo spagnolo e della sua polizia.

Perché è accaduto questo?

La maggior parte della stampa internazionale ha riferito sui disordini della polizia, ma non ha spiegato il contesto politico che ha causato la situazione attuale. Sono sempre esistite due visioni della Spagna. Una considera la Spagna come stato uninazionale incentrato sulla capitale del regno Spagnolo, Madrid. Questa visione nega l’esistenza di altre nazioni in Spagna. E’ basata sulla Monarchia Borbonica ed è la visione dello Stato Monarchico, comprese le forze armate e la Chiesa Cattolica; è la visione conservatrice della Spagna.

Un’altra visione della Spagna, tuttavia, è plurinazionale e riconosce altre nazioni in Spagna, compresa la Catalogna, il Pese Basco e la Galizia. Ognuna di queste nazioni ha la sua propria lingua, cultura e storia e tutte preferiscono una repubblica invece di una monarchia come forma di stato. E’ stata sempre la visione di sinistra e repubblicana della Spagna che ha avuto la sua piena espressione durante la Seconda Repubblica Spagnola, dal 1931 al 1939, nota per le sue famose riforme che comprendevano la riforma della terra, dei sindacati più forti, l’istituzione del sistema delle scuole pubbliche, il diritto di voto delle donne, il divorzio, l’aborto e molte altre riforme molto popolari.

Le istituzioni i cui interessi sono stati negativamente influenzati da queste riforme – i grandi proprietari terrieri, i banchieri e la chiesa, tra gli altri – stimolarono un colpo di stato militare guidato dal Generale Francisco Franco le cui truppe (aiutate dalle truppe tedesche naziste e da quelle italiane fasciste) hanno avuto bisogno di tre anni per sconfiggere la Seconda Repubblica. Inizialmente hanno pensato che per il colpo di stato ci sarebbero voluti soltanto tre mesi, ma ci è voluto molto più del previsto, a causa dell’enorme opposizione offerta dalle classi popolari (il cui governo repubblicano ricevette assistenza soltanto dall’Unione Sovietica, e in misura minore dal Messico). Il cosiddetto Trattato di Non Intervento (firmato dalla maggioranza delle democrazie occidentali e anche da Hitler e Mussolini) non fu rispettato dagli stati fascisti della Germania e dell’Italia e continuarono ad armare l’esercito spagnolo. La vittoria delle forze fasciste portò al trionfo del regime di Franco, una delle dittature più crudeli costituitesi nell’Europa Occidentale. Secondo il Professor Edward Malefakis che è un esperto di Fascismo Europeo alla Columbia University a New York, per ogni assassinio politico del regime fascista di Mussolini, Franco ne realizzò 10.000. Questo stato fascista ha brutalmente represso la Catalogna, vietando la lingua e la cultura catalana. La dittatura divenne l’espressione estrema  della visione uninazionale della Spagna. Prima di Morire, Francisco Franco nominò re Juan Carlos I (nipote dell’ex re di Spagna, Alfonso XIII).

In che modo ha avuto origine la democrazia  in Spagna nel 1978

Due fattori sono intervenuti a spiegare la transizione dello Stato Spagnolo da dittatura a democrazia. Uno, i movimenti popolari contro la dittatura, particolarmente accentuati nelle parti più industriali della Spagna, comprese Barcellona, Bilbao e Madrid. Tutti gli scioperi sono stati proibiti durante la dittatura e, di conseguenza, ogni sciopero illegale è diventato uno sciopero politico contro il regime. Questa pressione della classe operaia è stata molto importante per costringere a un cambiamento nella dittatura.

Il secondo fattore per stimolare la transizione della Spagna a una democrazia è stata  la necessità della grande imprenditoria (molto influente nel regime dittatoriale) di integrarsi nell’Unione  Europea. Questo ha richiesto che il regime dittatoriale si aprisse e adottasse caratteristiche democratiche, come l’esistenza di partiti politici e l’abilità di effettuare le elezioni che hanno permesso all’Unione Europea di accettare la Spagna. Le forze governanti di destra che erano eredi del regime fascista, derivarono enorme potere dal loro controllo degli apparati dello stato e della maggior parte dei media. Questo potere spiega il motivo per cui la transizione dalla dittatura alla democrazia ha avuto luogo in condizioni molto favorevoli a quelle forze di destra. Queste hanno costretto i partiti di sinistra che erano stati perseguitati durante l dittatura, ad abbandonare la loro lotta antifascista. Uno di quegli elementi era il loro impegno a sviluppare uno stato plurinazionale. Nella nuova costituzione, approvata dal parlamento nel 1978, soltanto a una nazione – la nazione spagnola – è stato permesso di assegnare alle forze armate il compito di mantenere l’unità della Spagna. Il Partito Socialista (PSOE) che nel periodo clandestino aveva proposto di istituire uno stato plurinazionale, ha abbandonato quell’intento (a causa della pressione da parte del re e delle forze armate) ed è diventato un importante pilastro del nuovo stato monarchico uninazionale. Il Partito Comunista che ha mantenuto il suo impegno plurinazionale, è stato emarginato da una legge elettorale che lo discriminava ai danni dei maggiori centri urbani dove era situata la base elettorale di quel partito – la classe operaia. Questa è stata l’origine degli eventi accaduti il 1° ottobre. Questo abbandono della visione plurinazionale dello stato ha avuto luogo nello stesso tempo in cui la memoria storica (l’intento di recuperare la storia della Repubblica) era fondamentalmente proibito e i successi della Seconda Repubblica) erano completamente dimenticati. In pratica, questo silenzio sul passato, ha significato il silenzio completo della     plurinazionale della Spagna. La bandiera della Repubblica era proibita e la bandiera della Monarchi Borbonica divenne la bandiera nazionale.

Che cosa è accaduto in Catalogna?

In Catalogna, tuttavia, la visione plurinazionale della Spagna non è scomparsa: i partiti di sinistra hanno continuato a chiedere una ridefinizione della Spagna. Nel 2005 un governo catalano di sinistra, guidato dai socialisti (il governo di Pasqual Maragall) uno “Estatuto” (una legge autonoma) che chiede il riconoscimento della Catalogna come nazione all’interno della Spagna. La proposta è stata approvata dal Parlamento Catalano, poi dal Parlamento Spagnolo e, finalmente, dalla popolazione catalana con un referendum.

E’ stata, tuttavia, vietata dalla Corte Costituzionale che il Partito Popolare (PP) controllava. Il PP è stato fondato dalle più importanti figure del regime fascista e ha ancora enorme potere nello Stato Centrale. Quel veto è stato il punto di partenza delle grandi manifestazioni in Catalogna che chiedevano al governo spagnolo di approvare quello che la Corte Costituzionale aveva vietato. Fin da allora, ogni anno, più di un milione di persone sono scese nelle strade nella Giornata della Catalogna, l’11 settembre, in ricordo del giorno nel 1714 quando le forze borboniche sconfissero le forze catalane e la Catalogna perse il diritto all’auto-governo. Il governo spagnolo ignorò le domande dei successivi governi spagnoli di ottenere maggiore autonomia, causando la radicalizzazione del movimento di massa che chiedeva che la Catalogna venisse riconosciuta come nazione e che avesse più autonomia all’interno dello stato spagnolo. Quella radicalizzazione significava un cambiamento importante nel tipo di richieste che facevano: cominciarono a richiedere l’indipendenza. Il settore della popolazione catalana favorevole all’indipendenza che non era maggiore del 15% della popolazione adulta, aumentò del 48% durante il periodo in cui la Spagna era governata dal PP Il partito spagnolo di destra). Questo 48% si è trasformato in una maggioranza nel parlamento catalano, perché le leggi elettorali favorivano le aree rurali e conservatrici rispetto alle aree urbane e della classe operaia. I partiti favorevoli all’indipendenza governavano la Catalogna come maggioranza nel parlamento catalano, guidato dalla Convergència Democràtica de Catalunya (CDC – un partito di destra), che in seguito ha cambiato nome in Partit Demòcrata Europeu Català (PDeCAT.) Questo partito ha governato la  Catalogna per la maggior parte del periodo democratico, 1978-2016 (quasi 30 anni). Controlla la maggior parte dell’apparato del governo regionale catalano, compresa la TV pubblica e la radio pubblica catalana. Gli altri due partiti che, alleati con la CDC sono un partito di centro-sinistra, la Esquerra Republicana de Catalunya (ERC) (anche se il suo team economico è neoliberale), e la Candidatura d’Unitat Popular (CUP), un partito nazionalista molto radicale che sostiene di essere socialista e rivoluzionaria (che ha approvato il bilancio catalano che contiene forti politiche di austerità proposte da PDeCAT ed ERC). I partiti favorevoli agli indipendenti, sono, tuttavia, una minoranza a Barcellona, la capitale della Catalogna. Barcellona è governata da un nuovo partito di estrema sinistra, En Comun, alleato con Unidos Podemos (una coalizione di un nuovo partito di sinistra in Spagna, Podemos con il rinnovato Partito Comunista, Izquiera Unida (IU).)

La situazione attuale

L’approvazione dell’indipendenza della Catalogna nel parlamento catalano ha generato due reazioni. Una è stata che tutti i partiti contrari all’indipendenza hanno abbandonato il parlamento (che rappresentava la maggioranza della popolazione catalana ) per protestare per il modo in cui i partiti favorevoli all’indipendenza, due dei quali governano la Catalogna in una coalizione (Junts per SI, in alleanza con il CUP), avevano dichiarato l’indipendenza. Una decisione di questo genere, dovrebbe essere stata approvata da due terzi del parlamento (secondo la legge catalana e la legge spagnola), ma non era questo il caso. I partiti favorevoli all’indipendenza sostenevano che avevano ottenuto l’indipendenza il 1° ottobre con il 90% dei voti nel referendum per l’indipendenza. I partiti contrari al referendum consideravano che questo argomento fosse fallace dal momento che il  referendum era illegale e non aveva le garanzie democratiche per permettere un dialogo completo sui problemi sollevati dal referendum. Soprattutto, però, questo 90% a favore dell’indipendenza era soltanto il 43% della popolazione votante. Il numero reale dei sostenitori dell’indipendenza era una minoranza dei Catalani. La maggioranza della popolazione – e particolarmente la gente della classe operaia che arrivano principalmente come immigrati da altre parti della Spagna – era, e continua ad essere, contro l’indipendenza. Non erano a favore dell’indipendenza, anche se erano indignati per le azioni della polizia spagnola. Questo spiega il motivo per cui i sindacati catalani (che non erano a favore dell’indipendenza) hanno indetto uno sciopero generale molto riuscito, il 3 ottobre, due giorni dopo le azioni della polizia spagnola. Lo sciopero è stato indetto dai protagonisti fondamentali della società civile, come i due maggiori sindacati, le associazioni dei piccoli datori di lavoro, le maggiori associazioni di quartiere della Catalogna, i vigili del fuoco largamente popolari, e molte altre.

L’altra reazione è stata l’approvazione da parte dello stato spagnolo (controllato dal PP) da una clausola eccezionale 155 della Costituzione spagnola che permette al governo spagnolo di sciogliere il governo catalano, l’autonomia catalana e il parlamento catalano, governando la Catalogna da Madrid. Inoltre, lo Stato spagnolo

ha indetto le elezioni per il 21 dicembre. Questa legge molto impopolare in Catalogna ha già eliminato l’autonomia catalana. Indire le elezioni, d’altra parte, è un’opzione che riceve il favore di larghi settori delle classi popolari. Oggi la Catalogna è divisa (per classe) in due Catalogne. Nelle ultime elezioni a Barcellona, tutti i distretti urbani con livelli di reddito al di sopra della media cittadina, hanno votato per i partiti favorevoli all’indipendenza, quelli con livelli al di sotto (questi erano la maggioranza) hanno votato per i partiti contrari all’indipendenza.

Che cosa nascondono le bandiere

Il PP (Partido Popular), il partito di destra che nello spettro Europeo è un partito di estrema destra che è succeduto al Partito Fascista), è estremamente corrotto. Le scorse settimane vari tribunali stanno giudicando casi di corruzione che dimostrano come il partito sia stato finanziato illegalmente. Il presidente di quel partito e del governo spagnolo, Mariano Rajoy, è coinvolto in quella corruzione. L’attenzione e la copertura dei maggiori media nazionali. Tuttavia, è sulla questione nazionale. Rajoy e il suo partito, il PP, sembra essere il grande difensore della “unità della Spagna,” il   del colpo militare fascista del 1936. Le sue politiche sono fortemente contro la classe operaia e hanno compreso riforme del mercato del lavoro che hanno ridotto i salari e aumentato la precarietà a livelli record, mantenendo la bandiera che invita alla “unità della Spagna.” La stessa cosa sta accadendo a un altro partito neo-liberale di destra, Ciudadanos (i Cittadini), fondato e finanziato dalla maggiore azienda della Spagna (l’Ibex 35).

Da parte catalana, si è creata una situazione simile. Il partito principale nel governo favorevole all’Indipendenza, è il PDECAT(Partito Democratico Europeo Catalano) che è andato applicando identiche politiche neoliberali  (votando per le stesse riforme di mercato nel parlamento spagnolo che sono state proposte dal Partido Popular), sta anche usando la bandiera “difendere l’identità catalana” per nascondere gli enormi tagli nei settori pubblici dello stato sociale e le stesse riforme che aumentano la disoccupazione e la precarietà e che riducono i salari e la protezione sociale. Come il PP, il PDECAT è uno dei partiti più corrotti in Europa.

Una nuova Catalogna e un nuova Spagna

I sentimenti nazionalisti catalani e spagnoli in Spagna sono stati usati per nascondere il conflitto di interessi di classe. Le politiche pubbliche ispirate dai partiti nazionalisti governanti hanno portato a una diversa distribuzione di reddito. Il reddito derivato dal lavoro è diminuito moltissimo durante il periodo delle grandi tensioni nazionaliste, mentre il reddito derivato dal capitale è aumentato in maniera significativa. Nel frattempo, la questione nazionale ha occupato tutta l’attenzione da parte degli establishment politico e da quello dei media.

Uno sviluppo molto importante che accade in Spagna e in Catalogna non è stato trattato dai media. E’ il movimento Indignados (chiaramente ispirato dalla Primavera Araba) che ha mobilitato milioni di persone contro l’establishment politico. Il loro slogan, “Essi non ci rappresentano,” è diventato molto popolare e il movimento ha creato nuove forze di sinistra in molte parti della Spagna: a Madrid (Podemos), in Galizia (Mareas) in Catalogna (en Comun). Insieme a un rinnovamento della leadership del partito tradizionale di sinistra (IU), questi partiti di sinistra hanno stabilito una nuova formazione politica, Unidos Podemos (UP), che in brevissimo periodo di tempo (tre anni) è diventata la seconda più grande formazione politica all’opposizione e governa già in alcune delle più importanti città in Spagna (Barcellona, Madrid, Coruña, Cadice, ecc.). In Catalogna ha vinto le due scorse elezioni nelle elezioni parlamentari spagnole. E’ stato  uno tsunami politico e ha creato un’enorme ostilità da parte dei media più importanti e dell’establishment politico. Questa alleanza è contro la legge 155 e contro l’indipendenza. Chiede uno stato e il diritto di autodeterminazione delle diverse nazioni della Spagna. E’ un nuovo sviluppo che sta cambiando il clima politico in Spagna e una risposta al dello rifiuto del popolo dello Stato spagnolo altamente repressivo contro la Catalogna, fianco a fianco con una richiesta di riconoscimento della natura plurinazionale della Spagna. Vedremo che cosa accadrà dopo.

Vicente Navarro è Professore di Politiche Pubbliche all’Università John Hopkins e Direttore del Centro di Politiche Pubbliche alla John Hopkins University e all’Universitat Pompeo Fabra.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/what-is-happening-in-catalonia-and-spain

Originale: Counterpunch

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

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