Decenni di diplomazia degli Stati Uniti hanno fallito

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Decenni di diplomazia degli Stati Uniti hanno fallito

Di Ramzy Baroud

3 dicembre 2017

Il 18 novembre, proprio a pochi giorni dal 50° anniversario della Risoluzione dell’ONU 242 * (il 22 novembre, nd.d.t.),  il Dipartimento di Stato Americano ha fatto il primo passo verso la recisione dei suoi legami con l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP).

La tempistica di questa decisione non poteva essere più grave.

Il primo contatto formale tra gli Stati Uniti e l’OLP avvenne alla metà di dicembre del 1988, quando l’Ambasciatore americano in Tunisia, Robert H. Pelletrau Jr., prese il telefono per chiamare il quartier generale dell’OLP a Tunisi per programmare i colloqui formali.

I funzionari palestinesi dell’OLP erano esultanti per il fatto che gli Stati Uniti avessero fatto la prima mossa, come fu riferito dal News York Times.

Tuttavia questa asserzione è molto fuorviante. Per oltre un decennio precedente a quella ‘prima mossa’ il presidente dell’OLP, Yasser Arafat, dovette soddisfare molte richieste degli Stati Uniti in cambio di questo impegno politico di basso livello.

I ‘colloqui’ in Tunisia si protrassero prima l’OLP fosse pronto a fare la sua concessione finale durante in contri segreti a Oslo, Norvegia, nel 1993.

Alla fine, fu aperto un ufficio dell’OLP a Washington DC. Ha avuto poca utilità, a parte essere una piattaforma saltuaria per organizzare colloqui appoggiati da Washington, tra funzionari israeliani e dell’OLP. Per i Palestinesi che vivevano negli Stati Uniti l’ufficio fu quasi invisibile fino a quando gli Stati Uniti annunciarono la loro probabile decisione di chiuderlo.

La minaccia americana seguiva un discorso dello scorso settembre fatto alle Nazioni Unite da Mahmoud Abbas, leader dell’Autorità Palestinese e Presidente dell’OLP. Da una prospettiva israelo-americana, Abbas ha commesso un peccato mortale per aver cercato la competenza della Corte Penale Internazionale (ICC)  per rimproverare Israele  riguardo alle sue violazioni dei diritti umani nella Palestina Occupata.

Così facendo, Abbas on soltanto ha violato una particolare legge degli Stati Uniti che proibisce all’OLP di cercare aiuto dall’ICC, ma anche una regola non scritta che ha permesso agli Stati Uniti di coinvolgere l’OLP nel 1988, quando gli Stati Uniti seguivano la regola del sistema di riferimento politico e legale per il cosiddetto ‘processo di pace.’ L’ONU ha assunto un basso profilo.

Però anche quel rapporto  ineguale si è dimostrato esagerato per il governo degli Stati Uniti che si sta spostando del tutto e incondizionatamente nel campo israeliano. L’Amministrazione Trump sta ora lavorando per rivedere la natura del coinvolgimento degli Stati Uniti in Medio Oriente, e specialmente nel conflitto israelo-palestinese.

Purtroppo, la squadra di Trump non ha nessuna strategia concreta e nessun sistema di riferimento che miri a cambiare 50 anni di politica estera americana – ingiusta verso i Palestinesi e gli Arabi – ma non ha nessun piano alternativo.

Quasi un anno fa, Trump ha fatto una promessa a Israele di essere un alleato più affidabile rispetto al Presidente Barack Obama che aveva dato a Israele più denaro di qualsiasi altro presidente nella storia. Obama ha, tuttavia violato una regola fondamentale nella relazione tra Stati Uniti e Israele: non ha posto il veto a una risoluzione dell’ONU che condannava gli insediamenti illegali nei Territori Palestinesi Occupati.

Israele fu preso dal panico davanti a un avvenimento senza precedenti, non perché temeva che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU avrebbe fatto rispettare la sua risoluzione presumibilmente vincolante, ma perché gli Stati Uniti per una volta si erano rifiutati di  proteggere Israele dalla condanna internazionale.

Anche prima di subentrare ufficialmente alla Casa Bianca, la squadra di Obama ha cercato di impedire che venisse approvata la Risoluzione 2334.  Non ci è riuscita, ma,

a gennaio ha rilevato il file israelo-palestinese con gusto, minacciando di tagliare i fondi ai Palestinesi, bloccando i loro sforzi per espandere la loro portata internazionale, e dichiarando il suo totale e incondizionato appoggio al governo di destra di Benjamin Netanyahu.

C’è stato, però, qualcosa di più   per la Risoluzione 2334 che il semplice tradimento di Israele. Questa Risoluzione che ha asserito che gli insediamenti israeliani non hanno alcuna validità legale e che costituiscono una flagrante violazione dei diritti umani, è stata in parte asserita, chiarita e aggiunta alla precedente Risoluzione del Consiglio Di Sicurezza dell’ONU 242.

Per i Palestinesi e per il più ampio contesto arabo, la Risoluzione 242 ha segnato la loro sconfitta nella guerra del 1967. Prevedibilmente, questa Risoluzione è stata citata in vari accordi tra Israele e l’OLP, ma soltanto per dare a tali accordi una vernice di legittimità internazionale.

Tuttavia, gli accordi di Oslo del 1993 hanno dato a Israele la possibilità di usare la sua influenza per bypassare del tutto la legge internazionale: lo scopo divenne quello di firmare un accordo di pace senza porre fine alla sua occupazione militare.

In questo scenario, non c’è da meravigliarsi che Netanyahu sia stato alquanto sconvolto di testimoniare che un nuovo impegno dell’anno scorso  per la Risoluzione 242 al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, non aveva ottenuto l’opposizione degli Stati Uniti. In realtà, le Risoluzione di lunga data ha guadagnato più sostanza e vigore.

La vittoria  nella Guerra del giugno 1967 è stata la maggior vittoria militare di Israele, e la Risoluzione 242 ha sancito  un intero nuovo ordine mondiale in Medio Oriente in cui gli Stati Uniti e Israele regnavano sovrani. Anche se chiedeva il ritiro delle forze armate israeliane dalle terre palestinesi e arabe occupate, preparava anche la strada alla normalizzazione tra Israele e gli Arabi. Gli Accordi di Camp David tra Egitto e Israele sono stati la diretta conseguenza di quella Risoluzione.

Questo è il motivo per cui la Risoluzione 2334 ha allarmato Israele; infatti ha invalidato tutti i cambiamenti fisici che Israele ha fatto in 50 anni di occupazione illegale delle terre palestinesi.

La Risoluzione chiedeva “due stati democratici, Israele e Palestina che vivessero l’uno accanto all’interno di confini sicuri e riconosciuti”.

A differenza della Risoluzione 242, la Risoluzione 2334 non ha lasciato spazio a una intelligente interpretazione sbagliata: si riferisce alle linee precedenti al 1967 nel suo invalidamento dell’occupazione israeliana e di tutti gli insediamenti illegali che Israele ha costruito da allora.

La Risoluzione cita anche la Quarta Convenzione di Ginevra, la Carta dell’ONU e l’opinione consultiva della Corte di Giustizia del luglio 2004, che affermava che la barriera di Israele in Cisgiordania era illegale e che si sarebbe dovuta smantellare.

Dato che ancora una volta la legge internazionale era sotto i riflettori in un conflitto che gli Stati Uniti da lungo tempo avevano designato come una loro faccenda personale, Abbas è stato sufficientemente autonomo da comunicare con l’ICC, provocando l’ira di Israele e dei suoi alleati alla Casa Bianca.

Anche se l’ufficio dell’OLP è chiuso per sempre, la decisione non dovrebbe essere considerata soltanto come una punizione per i Palestinesi per avere cercato l’appoggio dell’ICC, ma, fondamentalmente, come il culmine della disastrosa diplomazia americana per la quale l’Amministrazione Trump non ha alcuna chiara alternativa.

*https://it.wikipedia.org/wiki/Risoluzione_242_del_Consiglio_di_sicurezza_delle_N  azioni_Unite

http://www.repubblica.it/esteri/2016/12/23/news/onu_a_israele_stop_nuove_colonie_nei_territori_e_per_la_prima_volta_usa_astenuti-154768767

Nella foto: l’Ufficio dell’OLP a Washington

Ramzy Baroud è un giornalista, scrittore e direttore di Palestine Chronicle. Il suo prossimo libro è: ‘The Last Earth: A Palestinian Story’ (Pluto Press). Baroud ha un dottorato in Studi Palestinesi dell’Università di Exeter ed è Studioso  Non Residente presso il Centro Orfalea per gli Studi Globali e Internazionali all’Università della California. Visitate il suo sito web: www.ramzybaroud.net.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/decades-of-us-diplomacy-has-failed

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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