Dirigersi verso una guerra nucleare: perché?

Print Friendly

Dirigersi verso una guerra nucleare: perché?

Di Jan Oberg

8 novembre 2017

Questo è ciò che ritengo molto probabile, nel caso l’attuale amministrazione degli Stati Uniti con la leadership formale di Donald Trump continui lungo la strada che le sue frazioni militariste in lotta intestina tra di loro sembra abbiano scelto.

Siamo nella situazione peggiore e più pericolosa fin dalla Crisi dei missili di Cuba. Stare seduti e sperare per il meglio non è né responsabile, né fattibile o saggio.

Posso soltanto sperare che sarò smentito, che l’attuale tensione crescente diminuirà per qualche tipo di evento imprevisto o perché l’attenzione verrà diretta altrove.

Il mondo potrebbe ben andare alla deriva verso quella che Albert Einstein chiamava ‘catastrofe senza pari’. E’ un qualcosa di cui potremmo – o non potremmo – sapere di più quando il Presidente Trump tornerà dal suo viaggio in Giappone, Corea del Sud, Cina, Vietnam (APEC – Cooperazione Economica Asiatico-Pacifica) dove è probabile che incontri anche il Presidente russo Putin) e nelle Filippine.

Tranne che per Jimmy Carter, 93 anni, che si offre di andare in Corea del Nord, non

Vediamo nessuno che prenda qualche iniziativa per mediare: non il Segretario Generale dell’ONU, Guterres, non l’UE, non i paesi europei della NATO, non i BRICS, non singoli paesi come la Svezia, scegliete voi.

E’ una questione di negazione, di teste conficcate nella sabbia, di persone che sperano il meglio nel momento in cui il futuro dell’umanità è nelle mani di un paio di leader dai quali probabilmente non comprerebbero una bicicletta usata.

Questo silenzio che ci circonda è un fatto clamoroso, quasi tragico quanto la situazione stessa.

Ciò che la maggior parte della popolazione non riconosce – principalmente grazie ai media ordinari, è che questo è un conflitto asimmetrico, un conflitto anche estremamente asimmetrico. Per esempio: le spese militari della Corea del Nord, paragonate a quelle di chi deve considerare come avversari in caso di guerra, sono di 1 a 100, esclusa la Cina.

Perché la situazione attuale è così pericolosa?

Perché ci troviamo di fronte e per la prima volta fin dalla Crisi dei missili di Cuba, a un rischio crescente di guerra nucleare?

Ecco qui alcune, ma non tutte, le ragioni:

+ Gli Stati Uniti, ampiamente superiori, sono gestiti da quella  che in una prospettiva storica deve essere simile a una cachistocrazia – il governo dei cittadini peggiori, meno qualificati e più spregiudicati. Non c’era motivo per la dichiarazione spontanea di Trump al circolo del golf sul fare qualcosa che il mondo non ha mai visto prima, cioè peggiore di Hiroshima e Nagasaki; neanche la sua dichiarazione fatta al ricevimento circa la quiete prima della tempesta; la Corea del Nord rilascia   dichiarazioni e fa dei test che in realtà offrono motivo di preoccupazione, ma che vengono fuori da un nano che si considera ripetutamente messo all’angolo e  imbrogliato.

+ i conflitti asimmetrici sono particolarmente pericolosi perché la parte che è superiore può in seguito essere sedotta dall’amore per la sua forza e dalla convinzione  della sua propria infallibilità, mentre la parte debole può reagire con il panico e trarre la conclusione che è meglio colpire per prima invece di  essere raggiunti da un colpo travolgente, totalmente distruttivo inferto da un avversario superiore;

+ precipitarsi in un ‘pensiero di gruppo’ – non siamo capaci di fare errori, siamo moralmente superiori . Gli attacchi e la guerra, per definizione, dipendono da ciò che il filosofo norvegese Harald Ofstadt definiva, in modo così preciso ‘disprezzo per la debolezza’ – una parte integrante anche dell’ideologia nazista. Tutti i leader degli Stati Uniti e la stragrande maggioranza dei reportage sui nostri media sfruttano lo scarso ma chiaro disprezzo per la Corea del Nord;

+ Dato che oggi gli Stati Uniti sono inetti in campo diplomatico, e secondi a nessuno soltanto in un campo, cioè in quello militare, l’arroganza è un fattore che non può essere escluso; inoltre, gli Stati Uniti non si sono ancora presi la pena di nominare

un ambasciatore a Seoul. Ci si chiede davvero che tipo di contatti ci siano realmente oltre all’ambasciatore nord-coreano all’ONU; il rischio che le vite delle due parti si incrocino, esiste ed è grande;

+ come è stato riferito dal New York Times, si può già percepire la ragione che sta dietro ai colloqui sempre più seri che si tengono in Corea del Sud e in Giappone circa l’acquisizione di una certa capacità nucleare nazionale; anche questi due paesi non si sentono fiduciosi o sicuri con la cosiddetta ‘protezione’ degli Stati Uniti che con Trump sono ancora più imprevedibili di Pyonyang e sanno che la Corea del Nord potrebbe renderli vittime in un gioco che non colpirebbe o non  farebbe danni alla terraferma degli Stati Uniti. Se entro pochi mesi o un anno, 2 o tre paesi nella regione si sentiranno costretti ad acquisire armi nucleari, io personalmente non riesco a capire in che modo un conflitto nucleare  possa essere evitato;

+ Il discorso del Presidente Trump riguardo all’Iran e all’accordo sul nucleare, non è stato soltanto totalmente inaccettabile in termini delle relazioni tra Stati Uniti e Iran e della falsa immagine che Trump ha dato di quel paese, in tutta la sua spinta primitiva e anti diplomazia, ma ha anche inviato un segnale a tutti a Pyongyang che non c’è motivo di cercare di ottenere uno accordo scritto con gli Stati Uniti, semplicemente perché non si può dare loro fiducia.

+ Oggi gli Stati Uniti non hanno una politica estera unificata e consolidata, e tanto meno una strategia coesiva o una dottrina. Vediamo procedimenti confusi e una lotta continua tra la Casa Bianca, il Congresso, il Pentagono, il Dipartimento di Stato, la CIA e altri cosiddetti servizi di intelligence; tutte cose che possono soltanto sommarsi al pericolo crescente.

+ Negli  Stati Uniti non c’è un chiaro taboo contrario al fatto che il paese usi le armi nucleari. Un recente studio scientifico rivela che una chiara maggioranza di uomini e donne negli Stati Uniti direbbero che va bene uccidere 2 milioni di civili iraniani se questo potesse salvare la vita di 20.000 soldati americani che sono in difficoltà in Iran;

+ i media occidentali tradizionali  che  modellano ancora le opinioni della maggior parte delle persone sul mondo e gli avversari degli Stati Uniti e della NATO, hanno smesso, molto tempo fa, di farsi domande critiche  e di usare competenze alternative. Ci nutrono soltanto di prospettive occidentali, mentre i nord Coreani, i loro interessi, la loro storia, la loro paure, la loro visione del mondo, la loro leadership e le loro politiche sono trascurate come se non fossero meritevoli di analisi e di essere riferite;

+ gli esperti usati da questi media sono stati educati a comprendere soltanto le teorie e le prospettive accademiche occidentali, e loro stessi e la loro ricerca sono pagati dai governi della NATO, dai  gruppi di esperti  e dai finanziamenti delle grosse aziende; non c’è alcun rischio che tale ricerca così poco libera, commissionata per tutti gli scopi pratici, porterebbe a una critica massiccia delle politiche statunitensi anche in questo caso. Tuttavia, ci si può facilmente immaginare in che modo gli stessi media e gli stessi esperti si esprimerebbero e adempirebbero al loro ruolo di esperti, se qualsiasi altro paese del mondo avesse ripetutamente, e sconsideratamente  espresso una minaccia continua di uso del nucleare.

+ la politica è gradualmente diventata priva di intellettualismo e, in una certa misura, di conoscenza e consapevolezza dei dilemmi, rispetto a un paio di decenni fa. Il tipo di persone che frequentavano la Casa Bianca e tutto il suo contesto, all’epoca dei Kennedy, non esistono più. Si spende più denaro per le decisioni riguardanti il  settore commerciale che per gli input intellettuali in queste.

+ se non ci sarà nessun scambio nucleare nel prossimo futuro, ci potrebbe certo essere in seguito perché gli Stati Uniti sono al primo posto nell’assurdo sviluppo di investimenti in armi nucleari; programmano di spendere 1200 miliardi di dollari, cioè 1,2 trilioni, per lo sviluppo di armi nucleari. Senza la “paurologia” , cioè far diventare i cittadini – i contribuenti – timorosi di chiunque “si aggiri”, ci sarebbe una mobilitazione di massa contro tale perverso spreco di denaro.

L’hashtag #metoo against sexual harassment (anche io sono contro le molestie sessuali) è urgentemente importante perché indica un enorme problema e la necessità di porre fine  al patriarcato – cosa che è anche una spinta fondamentale che è alla base del militarismo e della guerra.

Le molestie sessuali sono totalmente inaccettabili, ma la minaccia dell’annientamento  di grosse parti dell’umanità o di tutta, è un problema di ordine molto diverso.

E’ davvero           anche ora che gli hashtag tipo, per esempio, #metoo_fornucklearfreedom (anche io sono per  la libertà del nucleare) #metoo_notonuclearwar  (anche io dico no alla guerra nucleare) opppure #metoo_forBANtreaty (anche io sono per il Veto sul trattato) che considerano unica la più ampia prospettiva dell’umanità     ,dovrebbero essere usati da milioni o miliardi di persone nei mesi futuri.

Tuttavia, in questi tempi oscuri, abbiamo bisogno, naturalmente di molto di più che cliccare sul bottone dei Like e di usare gli hashtag sui media sociali.

Abbiamo bisogno di una vasta mobilitazione globale e di una dimostrazione della società civile che chieda che le armi nelle mani di poche centinaia di persone che possono ucciderci siano dichiarate incompatibili con la civiltà.

E’ necessario sottolineare il fatto che non è stato mai indetto un referendum che potesse dare mandato a queste poche persone di avere  l’esistenza o la non esistenza dell’umanità nelle loro mani.

E’ necessario far notare che i veri trasgressori della legge e i terroristi –i difensori dell’equilibrio nucleare – siano fermati.

E’ necessario un vasto BANDO e un movimento di abolizione del nucleare particolarmente nei paesi che hanno le armi nucleari.

https://it.wikipedia.org/wiki/Groupthink

Jan Oberg è direttore della Transnational Foundation for Peace & Future Research  

(Fondazione Transnazionale per la pace e la ricerca futura)a Lund, in Svezia.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/heading-toward-nuclear-war-why

Originale: Counterpunch

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente E’ una questione di democrazia Successivo Dove va la Catalogna?