L’Iraq mette fine al governo del Kurdistan semi-indipendente

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L’Iraq mette fine al  governo del  Kurdistan sem -indipendente

Di Patrick Cockburn

1° Novembre 2017

Il Primo Ministro iracheno Haider al-Abadi è trionfante mentre descrive le forze di sicurezza del suo paese che cacciano via l’Isis dalle sue ultime roccaforti nell’Iraq occidentale. “I nostri progressi sono stati fantastici,” ha detto in un’intervista a The Independent, a Baghdad. “Stiamo sgomberando da loro i deserti  fino al confine con la Siria.”  Si sta sradicando l’Isis in Iraq tre anni dopo che le sue colonne minacciavano di prendere Baghdad.

In passato, criticato come esitante e debole, Abadi che è diventato Primo Ministro nell’agosto 2014, è ora elogiato a Baghdad per aver condotto lo stati iracheno verso due successi negli scorsi quattro mesi: uno è stata la riconquista di Mosul all’Isis, in luglio, dopo un assedio di nove mesi; l’altro è stata la riconquista di Kirkuk nello spazio di poche ore, il 16 ottobre, senza alcuna resistenza da parte dei Peshmerga curdi.

Figlio di un neurochirurgo di Bagdad, Abadi che ha 65 anni, ha trascorso più di 20 anni della sua vita in esilio in Gran Bretagna, prima della caduta di Saddam Hussein. Qualificato come ingegnere elettronico, conseguì  il suo dottorato all’Università di Manchester, prima di lavorare in differenti settori dell’industria. Fin da giovane è stato membro del partito sciita di opposizione, Dawa; due suoi fratelli furono uccisi dal regime di Saddam Hussein e un terzo fu messo in prigione. Abadi tornò in Iraq nel 2003 e divenne deputato e figura di promo piano nel partito di governo Dawa.

In quanto è l’uomo  che può rivendicare  più fortemente  di essere stato l’architetto delle due più grosse vittorie mai ottenute dallo stato iracheno, la reputazione di Abadi è aumentata in patria e all’estero. E’ particolarmente contento che ci siano state così poche vittime quando le forze irachene si sono riprese i grandi tratti di territorio oggetto di controversia con i Curdi, e che si estendono dalla Siria, a ovest, all’Iran, a est. “Ho dato ordine alle nostre forze di sicurezza che non ci sia spargimento di sangue,” dice, spiegando che combattere contro i Peshmerga renderebbe difficile la riconciliazione tra i Curdi e il governo.

Dolce e conciliante, Abadi è deciso a porre fine alla quasi indipendenza del Governo Regionale del Kurdistan (KRG) che risale alla sconfitta di Saddam Hussein dopo la sua invasione del Kuwait nel 1991. Dice: “Tutti i valichi di frontiera per entrare e uscire dall’Iraq, devono essere sotto il controllo esclusivo dello stato federale.” Questo comprende l’oleodotto curdo verso la Turchia a Faysh Khabour, per mezzo del quale una volta speravano che si sarebbero assicurati l’indipendenza economica e anche il percorso principale via terra tra Turchia e Iraq, a Ibrahim Khalil, valico di confine nel nord, a ovest del KRG. Questo valico è stata la linea di comunicazione del Kurdistan iracheno verso il resto del mondo, per 25 anni. Gli ufficiali iracheni allo stesso modo prenderanno il settore internazionale degli aeroporti nelle città curde di Irbil e Sulaimaniyah.

Questi cambiamenti amministrativi non sembrano drammatici, ma effettivamente mettono fine all’indipendenza dei Curdi Iracheni che se la erano costruita negli scorsi 26 anni. Il presidente curdo, Masoud Barzani che lascerà il suo incarico il 1° novembre, ha messo a rischio questi guadagni quando ha indetto il referendum del 25 settembre sull’indipendenza curda.

Abadi è in una posizione forte perché i due più grandi vicini del KRG, la Turchia e l’Iran, sono d’accordo con lui riguardo a ristabilire il controllo federale del confine e delle esportazioni del petrolio iracheno. Abadi dice che i Turchi ammettono di “avere fatto un errore” in passato, avendo trattato direttamente con il KRG e non con il governo centrale di Baghdad. Sottolinea che non sarà soddisfatto che i funzionari governativi abbiano un “luogo” simbolico  in diversi punti di attraversamento del confine, ma che devono avere il controllo esclusivo dei confini e dei voli internazionali. Quando gli hanno domandato se questo comprendeva anche i visti, Abadi dice: “E’ una condizione imprescindibile.”

Vuole che i Peshmerga diventino o parte delle forze di sicurezza governative oppure

una piccola forza locale. E’ curioso di sapere quanti Peshmerga ci siano realmente ed esprime scetticismo circa la notizia che in realtà ci sono 300.000 uomini sotto le armi come dichiarato dalle autorità curde. Dice: “Mi è stato detto da molti leader in Kurdistan che esiste una piccola forza combattente e che il resto rimane a casa.”

Si ricorda che quando è diventato Primo Ministro nel 2014 dopo che l’Isis, inaspettatamente, prese Mosul,  fece delle indagini sul motivo per cui 5 divisioni irachene erano crollate. Ha scoperto che la ragione principale era la corruzione e che in molte unità metà dei soldati prendevano il salario, ma non erano al loro posto. Abadi sospetta che i Peshmerga gestiscano lo stesso sistema corrotto che, secondo lui, spiegherebbe “il motivo per cui non sono riusciti a difendere i confini del KRG dall’Isis, nel 2014 e hanno dovuto cercare l’aiuto degli Stati Uniti e dell’Iran”.

Forse si può discutere sul numero dei Peshmerga, ma Abadi insiste che “ Sono pronto a pagare quei Peshmerga che sono sotto il controllo dello stato federale. Se vogliono avere la loro piccola forza locale – non deve essere grande – allora devono pagarsela.”  Dice che il KRG non deve diventare “un pozzo senza fondo” per i pagamenti federali. Si aspetterebbe anche che le spese del governo curdo vengano      controllate allo stesso modo delle spese di Baghdad.

Se tutti questi cambiamenti verranno attuati, allora l’autonomia curda diminuirà molto. E’ facile capire perché Barzani si sta dimettendo:  per evitare l’umiliazione di rinunciare a molta della sua autorità. L’opposizione da parte della leadership curda sarà difficile, dato che è divisa e screditata per la debacle di Kirkuk. La forza di Abadi, però, è che per la prima volta dal 1980 i Curdi non hanno alcun sostenitore negli stati confinanti, e che gli Stati Uniti hanno fatto poco durante la crisi, tranne torcersi le mani alla vista dei loro governi alleati curdo e iracheno che litigavano. Quando Barzani ha stoltamente costretto Washington a scegliere tra Baghdad e Irbil,

gli Americani avrebbero scelto sempre lo stato iracheno.

Le forze irachene entrano a Kirkuk

Quando gli si chiede  dell’influenza dell’Iran sul governo iracheno, Abadi è a tratti esasperato e a tratti beffardo, particolarmente riguardo a Qasem Soleimani che è il direttore delle operazioni estere del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) i cui negoziati con la leadership curda è stato riferito che hanno svolto un ruolo decisivo nella ritirata dei Peshmerga da Kirkuk.

“Certamente non ha avuto alcun ruolo militare sul terreno durante la crisi [per Kirkuk],” dice Abadi. “Posso assicurarvi che Soleimani ha avuto impatto zero su quello che è accaduto a Kirkuk.” Abadi dice che è stato egli stesso che ha parlato con la leadership curda e li ha persuasi a non combattere e a ritirare i Peshmerga dai territori oggetto di controversia.

Un’affermazione più importante è che l’Hashd al-Shaabi, cioè le potenti unità paramilitari sciite che hanno combattuto a fianco delle forze regolari irachene, sono settarie e sotto l’influenza o il controllo dell’Iran. Quando hanno chiesto ad Abadi circa il suo recente incontro con Rex Tillerson, il Segretario di Stato americano che diceva che le Hashd avrebbero dovuto “andare a casa” o essere smantellate, Abadi ha detto che c’era stato o un errore di citazione o una cattiva informazione e che Tillerson  sembrava avesse l’impressione che le IRGC stessero combattendo in Iraq e non sapeva che le Hashd erano tutte formate da  iracheni.

Ha detto che l’Iraq aveva molti consiglieri stranieri di Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e di altri paesi, compreso l’Iran, ma il numero di consiglieri iraniani era soltanto di 30, molti meno dei 100 di pochi anni fa. In quanto alle Hashd, ha detto che dovevano essere sotto il controllo governativo, ben disciplinate e senza alcun ruolo politico, particolarmente non nell’elezione generale in Iraq il 12 maggio 2018, che Abadi promesso di non rimandare.

Abadi è in una posizione forte perché è uno dei leader iracheni il cui governo ha buoni rapporti con tutti i vicini dell’Iraq: Turchia, Iran, Kuwait, Arabia Saudita, Giordania e Siria. L’Iraq, un paese profondamente diviso tra differenti sette e gruppi etnici, è stato, tradizionalmente, destabilizzato da oppositori interni del governo centrale    con sostenitori dello stato che vivono all’estero e che forniscono denaro, armi e un rifugio. Al momento questo non accade ed è il motivo per cui la leadership curda è così isolata.

Parte del successo di Abadi durante la crisi di Kirkuk ha avuto origine da disastrosi errori di valutazione, fatti da Barzani circa la reazione di Baghdad e del resto del mondo al referendum per l’indipendenza. Abadi ha però dimostrato un acuto senso del modo in cui sfruttare le sue opportunità. La Turchia e l’Arabia Saudita che una volta appoggiavano o tolleravano le organizzazioni del genere di al-Qaida che operano in Iraq, ora le temono e sono spaventati per la loro dispersione dato che il Califfato auto dichiaratosi tale, viene distrutto.

“Abbiamo avuto la comunità internazionale dalla nostra parte,” dice Abadi, riflettendo sul corso della crisi di Kirkuk. “L’abbiamo fatta molto facile: abbiamo detto che l’unità dell’Iraq è molto importante per combattere il terrorismo.” La divisione dell’Iraq, attraverso la prospettiva dell’indipendenza curda, provocherebbe delle spaccature che l’Isis sfrutterebbe. Abadi sapeva certamente quali bottoni  premere quando si era trattato di portare al suo fianco gli stati confinanti. E’ paziente e deciso e le maree che una volta fecero a pezzi l’Iraq, forse ora possono funzionare a suo favore.

Nella foto:  Haider al-Abadi con il Re dell’Arabia Saudita King Salman bin Abdul-Aziz Al Saud

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/iraq-ending-kurdistan-semi-independent-rule/

Originale: The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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