Usare come arma la politica dell’umiliazione

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Usare come arma la politica dell’umiliazione

Di Henry A. Giroux

31 ottobre 2017

L’ascesa di Trump nella politica americana ha reso visibile una piaga di stupidità oppressiva,  inganni fabbricati, un sistema politico corrotto e un disprezzo per la ragione che ci sono voluti anni per costruire; indica anche l’attaccamento civico   in declino, il disfacimento della cultura civica, il declino della vita pubblica e l’erosione di qualunque senso di cittadinanza condivisa. Galvanizzando la sua base di reali credenti durante le dimostrazioni post elettorali, il mondo sta assistendo a come la storia di Trump di sfacciato razzismo e di politica dell’odio si sia trasformata in uno spettacolo di timore, di divisioni, e di disinformazione. Con il Presidente Trump, la piaga dell’autoritarismo della metà del ventesimo secolo è ritornata non soltanto allo spettacolo minaccioso di manifestazioni populiste, di allarmismo, di intolleranza incontrollata e di umiliazione, ma anche sotto forma di una cultura della guerra che viene incoraggiata, dei militarizzazione, e di estrema violenza che incombe sulla società come una tempesta crescente.

La realtà dell’ascesa di Trump ai livelli più alti del potere potrebbe essere lo sviluppo più epocale di questa epoca,  a causa della sua irrazionalità apocalittica e dello shock che ha prodotto. La gente di tutto il mondo sta osservando e considerando come possa essere accaduto un evento così spaventoso. Come ci siamo arrivati?  Quali forze hanno minato l’educazione in quanto sfera pubblica democratica rendendola incapace di produrre la cultura formativa e i cittadini critici che avrebbero potuto impedire che accadesse una tale catastrofe in una presunta democrazia? Intravediamo questo fallimento della cultura civica, dell’istruzione e dell’alfabetismo civico nella disponibilità e nel successo dell’amministrazione Trump a svuotare  il linguaggio di qualsiasi significato e, contemporaneamente, di ridurre la retorica politica al servizio di scherno umiliante e a un discorso di intolleranza e di odio. Questa è di più di una politica di deviazione teatrale;  è una pratica retorica che costituisce una fuga dalla memoria storica, dall’etica, dalla giustizia e dalla responsabilità sociale. In tali circostanze, e con troppo poca opposizione, il governo degli Stati Uniti ha accettato i meccanismi  di una macchina della disimmaginazione, caratterizzata da un disprezzo per la verità, e spesso accompagnata, come nel caso di Trump, da “primitivi scherzi e minacce da cortile.” In questo caso, la frase di Orwell “ L’ignoranza è forza”, si materializza nel tentativo, usato come arma, non soltanto di riscrivere la storia, ma anche di cancellarla. Quello a cui stiamo assistendo, non è semplicemente un progetto politico, ma anche una revisione proprio del significato dell’istruzione sia come istituzione che come una più ampia forza culturale.

Trump, insieme  a Fox News, e ad altri apparati culturali di destra, rieccheggia una delle idee più rispettate del totalitarismo, quella che insiste sull’idea che la verità è un ostacolo e l’ignoranza una virtù. Nel regno di questa architettura normalizzata di presunto buon senso, l’istruzione e il pensiero critico sono considerati con disprezzo, le parole vengono ridotte a dati e la scienza viene confusa con la pseudo-scienza. Tutte le tracce di pensiero critico appaiono soltanto ai margini della cultura, dato che l’ignoranza diventa il principio primario organizzativo della società americana.      Per esempio, due terzi del pubblico americano credono che il creazionismo dovrebbe essere insegnato nelle scuole e una maggioranza Repubblicana al Congresso non crede che il cambiamento del clima sia causato dall’attività umana, rendendo gli Stati Uniti lo zimbello del mondo. Tale ignoranza opera come una vendetta quando si tratta dell’istruzione superiore; questa non sta soltanto venendo privata dei finanziamenti,  corporatizzata e trasformata in rapporti di lavoro mimati, associati alla Wal-Mart dall’amministrazione Trump con la leadership irragionevole della fondamentalista religiosa Betsy DeVos, ma, secondo un recente sondaggio  è anche considerata dai Repubblicani, “cattiva per l’America.” Infatti una delle sue “passività” è che l’istruzione superiore è di essere in contrasto con la visione di Trump di fare di nuovo grande l’America. [1] La politica dell’umiliazione ha la sua controparte nella sistematica cultura della menzogna che è scesa sull’America come una pestilenza. Trump gode del suo ruolo di bugiardo seriale, sapendo che il pubblico si fa sedurre facilmente dalle esortazioni, dagli scatti emotivi, e dal sensazionalismo, e tutto questo imita una cultura della celebrità che infantilizza e depoliticizza. Vendere la propria immagine implica adesso mentire per principio, cosa che rende più facile che i politici si dissolvano nel divertimento, nella  patologia e in un marchio unico di criminalità. La corruzione, sia della verità che della politica è favorita dal fatto che il pubblico americano si è abituato alla stimolazione esagerata e che vive in un flusso di informazione e di immagini sempre più accelerato. L’esperienza non ha più il tempo di cristallizzarsi in pensiero maturo e informato.

La cultura popolare si rallegra davanti agli spettacoli di shock e di violenza. [2] Private delle risorse economiche e spogliate del loro ruolo di bene pubblico, molte istituzioni che vanno dall’istruzione superiore ai media ordinati, sono ora imbrigliati dalle richieste e dalle necessità delle grosse aziende e dell’élite finanziaria. Così facendo, si sono arrese alla ragione dell’assalto neoliberale, alla premura e agli argomenti  informati.  Il governare è ora sostituito dalle raffiche irrazionali  di tweet di un bambino di quattro anni intrappolato nel corpo di un adulto.

Donald Trump  è  il  sommo sacerdote delle invettive caustiche. Sembra deliziarsi in una politica di umiliazione sia come strumento per insultare chi lo critica che come modo di screditare le politiche che non gli piacciono. In parte, il suo ricorso alla creazione di insulti umilianti, è uno schema retorico che imita un misto di politica spietata, di performance aggressiva e un comportamento ostinato che si trova nei Reality show televisivi, non dissimile dallo show The Apprentice che lo ha lanciato verso lo status di celebrità. Al centro della politica di Trump c’è una mentalità distorta e il desiderio di assicurarsi che tutti, tranne lui, siano “licenziati” o tagliati fuori. Il modo di governo di Trump unisce la tendenza a infliggere dolore con un’ossessione senza sosta per gli “ascolti”, le lodi e il disprezzo. Tali azioni sarebbero comiche se non fosse per il fatto che stanno venendo usate senza fine da uno dei più potenti politici del mondo.

Gli insulti di Trump e il suo comportamento da prepotente, sono diventati la forza principale per modellare il suo linguaggio, la sua politica e le sue politiche.  Ha usato il linguaggio come arma per umiliare più o meno tutti coloro che gli si oppongono. Ha pubblicamente umiliato e insultato dei membri del suo Gabinetto, come il Segretario di Stato, Rex W. Tillerson e il Procuratore Generale Jeff Sessions, danneggiando la loro capacità di svolgere il loro lavoro. Senatori come Mitch McConnell, Jeff Flake, and Ben Sasse,  tra gli altri, sono stati oggetto degli infantile tweet di Trump.  Più di recente, ha deriso l’altezza del Senatore Bob Corker, riferendosi a lui su Twitter come al “Liddle Bob Corker,” e ha vergognosamente insultato il linguaggio del corpo del Senatore John McCain, menzionando gli handicap fisici di cui soffriva quando era prigioniero di guerra in Vietnam. Questo secondo caso è particolarmente inquietante dato che McCain è stato di recente colpito da un cancro. Chris Cillizza, un giornalista della CNN, sostiene che “Secondo il mio calcolo, Trump ha attaccato personalmente 11 Senatori – o, grosso modo, il 21%  di tutte le 52 persone della conferenza del Partito Repubblicano, tra il periodo in cui Trump era candidato e i suoi 9 mesi alla Casa Bianca. Equivale a più di 1 su 5!” [3]

L’’ignoranza è una ferita terribile quando è autoinflitta, ma è una piaga ed è anche pericolosa quando è il rifiuto attivo di conoscere e quando si trasforma in potere. Le bugie di Trump, la sua mancanza di credibilità di conoscenza, e il suo narcisismo sfrenato hanno indicato per un po’di tempo che manca di intelligenza, di giudizio e della capacità di pensiero critico, necessaria a occupare la presidenza degli Stati Uniti. Quando, però, la sua ignoranza si abbina al suo temperamento infantile, alla sua impetuosità, e alla sua concezione manichea di un mondo con una visione binaria riduzionista che vede il mondo soltanto in termini di amici e nemici, persone leali  e traditori, questa si traduce in uno stile aggressivo che mette a rischio le vite, specialmente quelle considerate “a perdere”, se non anche l’intero pianeta.

Il fondamentalismo di Trump apparentemente congelato e pericoloso e la sensibilità etica danneggiata, indicano che abbiamo a che fare con un genere di politica nichilista in cui il rapporto tra la ricerca della verità e della giustizia, da una parte e la responsabilità morale e  il coraggio civico dall’altra, sono scomparse. Negli scorsi decenni, come Richard Hofstadter e altri ci hanno ricordato, la politica non è stata soltanto scollegata dalla ragione, ma anche da qualsiasi idea fattibile di significato e di alfabetismo culturale. Il governo va avanti con una ignoranza intenzionale, mentre il pianeta si riscalda, l’inquinamento aumenta e la gente muore. La testimonianza è staccata dalla discussione. La scienza è una sottospecie delle notizie false, e i fatti alternativi sono importanti quando la verità. In questo caso, la violenza diventa sia la pre-condizione che l’effetto postumo del tentativo determinato di svuotare il linguaggio di qualsiasi significato. In queste circostanze, Trump dà credito all’idea che mentire è normalizzato e può anche servire come la forza che rende possibile la violenza.

Per il Signor “ Prendetele per la vagina”, le parole non vincolano più e non diventano più oggetto di auto-riflessione, anche quando rivelano un completo crollo di civiltà e di norme etiche. In questo caso, la rivoltante iper-mascolinità di Trump deride ogni possibilità di dialogo o di giustificabile sdegno morale. Trump ha aspirato tutto l’ossigeno dalla democrazia e ha messo in gioco un cultura e una modalità di politica che uccide l’empatia, si compiace della crudeltà e della paura e mutila gli ideali democratici. La visione del mondo che ha Trump è modellata da Fox News, dalle adulazioni quotidiane e dai notiziari filmati adulatori presentati dal suo staff che incoraggiano il suo bisogno demenziale di convalida emotiva e tutto questo lo solleva dalla necessità di pensare e di dimostrare empatia verso gli altri. Trump abita in un mondo privatizzato e indulgente verso di lui in cui i suoi tweet appaiono perfettamente adatti a colonizzare lo spazio pubblico e l’attenzione con i suoi scatti d’ira e il suo vocabolario incendiario. Il suo appello alla lealtà è una forma abbreviata per sviluppare un seguito di tirapiedi che gli offrono un falso e  vergognosamente grottesco senso di comunità, determinato da una ridicola ostentazione di ignoranza e dalla disponibilità a eliminare qualsiasi traccia di dignità umana. Chiunque comunichi in modo intelligente, fa ora parte del mondo di notizie false che Trump ha inventato. Il linguaggio viene ora fatto entrare a forza a servizio della violenza. L’impetuosità e il giudizio imprevedibile diventano fondamentali per la leadership di Trump, che  è ancora tanto male informata quanto instabile.

A livello politico, Trump ha istituito una legislazione che rivela sia la sua accettazione della violenza che l’intolleranza razziale che la spinge. Per esempio, di recente ha revocato il piano DACA (Azione differita per l’arrivo dei minori), mettendo in un limbo i corpi e i sogni di oltre 800.000 immigrati senza documenti, portati nel paese quando erano bambini. C’è qualcosa di particolarmente crudele e sadico riguardi al fatto che Trump punisca questi Sognatori che erano stati portati in questo paese senza la loro volontà e che hanno conosciuto soltanto gli Stati Uniti come loro patria. Inoltre, questo particolare gruppo di immigrati, in base a tutte le valutazioni importanti, sono bene istruiti, economicamente produttivi e sono membri

preziosi della società americana. Questa particolare politica indica un presidente al quale piace molto una politica di abbandono sociale e di estrema punitività.

Un altro esempio recente dell’inclinazione di Trump per la crudeltà di fronte a grandi difficoltà e sofferenze umane, è evidente nella sua lenta reazione alla devastazione che ha sofferto Porto Rico dopo l’Uragano Maria. Cinque settimane dopo che il potente uragano aveva colpito l’isola, il sistema sanitario è un disastro, un terzo della popolazione è senza acqua potabile, le malattie trasmesse dall’acqua si stanno diffondendo, e il numero delle morti sta aumentando. La reazione di Trump è stata orribilmente lenta, mentre le condizioni stanno dolorosamente peggiorando. Data l’accelerazione della crisi  la sindaca di Porto Rico, Carmen Yulin Cruz ha fatto un appello diretto al Presidente Trump per avere aiuti, affermando: “Stiamo morendo.” Trump le ha detto di smettere di lamentarsi e poi ha scritto una serie di tweet in cui faceva capire che l’emergenza del popolo portoricano è colpa loro e che dovrebbero cominciare ad aiutarsi da soli invece che fare affidamento sui servizi del governo. Ha anche fatto capire, senza ironia o senso di vergogna, che la crisi a Porto Rico non era poi così brutta in confronto a una “vera crisi come Katrina.”

La politica dell’umiliazione di Trump, riflette più che un selvaggio atto di crudeltà, tali pratiche indicano anche una forma di violenza sanzionata dallo stato. Quello che è diverso circa la leadership di Trump, rispetto ad altri presidenti, è che gode della violenza e infligge ostinatamente umiliazioni e dolore alla gente; scopre il velo di una cultura sistematica della crudeltà, e così facendo si rifiuta di nascondere il suo stesso investimento sadico nella violenza, come fonte di piacere e di ricompensa. Trump è il prepotente in capo, folletto  sadico che ha spinto il paese – senza alcun senso di responsabilità sociale – nella profondità dell’abisso dell’autoritarismo e ha propagato una cultura di violenza e di crudeltà che è tanto incontrollata quanto è velenosa e pericolosa per la vita umana e per la democrazia stessa.

[1] Chris Riotta, “Majority of Republicans say Colleges are Bad for America (yes, really),” Newsweek (10 luglio 2017).

[2] Brad Evans and Henry A. Giroux, Disposable Futures: The Seduction of violence in the Age of the Spectacle  (San Francisco: City Lights, 2016).

[3] Chris Cillizza, “Donald Trump has now personally attacked 1 in 5 Republican senators,” CNN Politics-The Point (24 ottobre  2017).

https://it.wikipedia.org/wiki/The_Celebrity_Apprentice

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/weaponizing-the-politics-of-humiliation/

Originale: Counterpunch

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

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