Folletti, nazisti e manganelli

Print Friendly

Folletti, nazisti e manganelli

Di Conn Hallinan

14 ottobre  2017

Ballingarry, Repubblica di Irlanda.

Questo minuscolo villaggio nel cuore della Contea di Limerick, con le sue strade strette e le molte chiese, sembra non essere stata toccata dal tempo e non travagliata dalle correnti incrociate economiche e politiche che lacerano l’Unione Europea (UE). L’Irlanda, però, può essere un luogo ingannevole, e in questi giorni  nessun luogo è insensibile a ciò che accade a Barcellona, Parigi e Berlino.

Ballingarry, il luogo da cui mio padre emigrò 126 anni fa – era un centro tessile prima che la carestia del 1845 causata da una malattia che colpi le patate, fece morire di fame o fece sparpagliare i suoi residenti. Oggi ospita 5 pub, “Uno ogni 100 abitanti”, osserva la mia cugina di terzo grado, Caroline che, insieme al marito John vive accanto a una vecchia chiesa protestante che è stata rilevata da una società di alta tecnologia.

Nel 2008, quando crollarono le economie americane ed europee, l’Irlanda è stata particolarmente tormentata. Costretta ad avere un aiuto finanziario per salvare le sue banche e i suoi speculatori, la Repubblica sta soltanto iniziando a emergere da quasi un decennio di  aumenti di tasse, di licenziamenti e di politiche di austerità che hanno impoverito una significativa sezione della popolazione. La crisi ha anche riavviato la maggior esportazione dell’isola: le persone, specialmente i suoi giovani. Tra il 2008 e il 2016, una media di 30.000 persone di età compresa tra i 15 e i 24 anni, se ne è andata ogni anno.

L’economia irlandese sta di nuovo crescendo, ma il paese è ancora gravato da un massiccio debito, la restituzione del quale prosciuga il capitale da investimenti molto necessari nel settore abitativo, nell’istruzione e nelle infrastrutture. “Debito”, può essere, però, una parola ingannevole. Non è la conseguenza di una frenesia di spese, ma la conseguenza negativa di un’enorme bolla immobiliare, gonfiata dalle banche tedesche, olandesi e francesi in combutta con gli speculatori e i politici locali che hanno trasformato l’economia irlandese in un enorme casinò. Dal 1999 al 2007, i prezzi del settore immobiliare  in Irlanda sono aumentati del 500%.

Le gente ha ragione di essere diffidente dei comunicati stampa ufficiali del governo e delle previsioni della Banca di Irlanda. Il governo di centro-destra dell’ex Primo Minstro Edna Kenny  si vantava che l’economia era cresciuta di un sorprendente 26% nel 2015, ma si è poi saputo che non era niente di più di un gruppo di multinazionali che spostavano la loro proprietà intellettuale in Irlanda per proteggere i loro profitti. Da allora la previsione è stata etichettata: “economia dei folletti.”

L’ex Presidente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti, Thomas “Tip” O’Neill, i cui antenati provenivano dalla Contea di Donegal nel nordovest dell’Irlanda, una volta disse: “Tutta la politica è locale,” e questo è in parte vero qui. Gli organi di informazione sono pieni di uno scandalo che riguarda la polizia irlandese, la Garda, che  si inventa di aver fatto gli alcool test per arrestare gli automobilisti, di un referendum sull’aborto e di un cambiamento di leadership nel Partito Sinn Fein di estrema sinistra. C’è anche profonda preoccupazione riguardo alla Brexit. La Gran Bretagna è il partner commerciale numero due dell’Irlanda – gli Stati Uniti sono il numero uno – e non è chiaro in che modo l’uscita di Londra dall’UE influenzerà questo. C’è anche il problema inquietante del confine ora aperto tra la Repubblica di Irlanda e l’Irlanda del Nord, accompagnato da timori che la Brixit indebolirà l’accordo di pace del Venerdì Santo tra i Cattolici del Nord e i Protestanti.

Però anche gli Irlandesi hanno avuto difficoltà a concentrarsi su se stessi in questi giorni, viste le elezioni tedesche  che promuovono   i nazisti  a entrare al Parlamento e l’auto da fè * di Mariano Rajoy contro i Catalani. Guardando la Guardia Civil della Spagna che usava i manganelli contro delle persone anziane il cui unico reato era di aver cercato di votare, si provava la sensazione inquietante dei giorni bui quando il Generale Francisco Franco e il suo Partito fascista denominato Falange Spagnola gestivano il paese.

C’è un parallelo interessante tra la Catalogna e l’Irlanda. Dublino è ancora immerso nelle commemorazioni del 100° anniversario della Ribellione di Pasqua del 2016. All’epoca l’insurrezione venne avversata da molti degli Irlandesi, ma quando le autorità britanniche iniziarono a giustiziare i capi della rivolta, il sentimento iniziò a cambiare. Nel 1921, i Britannici  gettarono la spugna dopo 751 anni. E’ una lezione che Rajoy dovrebbe esaminare. Prima che scatenasse la Guardia Civil, i sondaggi mostravano che i Catalani erano profondamente divisi riguardo al voler separarsi dalla Spagna. Quel sentimento tende a cambiare alquanto drammaticamente nelle prossime settimane.

Ci sono molte correnti incrociate in questi giorni in Europa, anche se molte di queste hanno una fonte comune: una crisi economica nell’UE e politiche di austerità che hanno allargato il divario della disuguaglianza in tutto il continente. Il risultato delle elezioni tedesche è un esempio tipico.

A proposito del al voto del 25 settembre, i media hanno progettato uno scherzo per la Cancelliera Angela Merkel e la sua alleanza di Unione Cristiano Democratica/ Unione Cristiano Sociale. Quello che è accaduto è stato simile a un disastro. I partiti maggiori, compreso il Partito Social democratico (SDP), ha perduto più di 100 seggi al Bundestag, l’Alternativa per la Germania, apertamente razzista e di destra, ha ottenuto quasi il 13% dei voti e 94 seggi.

In qualche modo l’elezione tedesca è stata una replica dell’elezione britannica dello scorso giugno, ma senza  la svolta  dell’ala sinistra  del Partito Laburista. Di fronte alla  piattaforma ipnoticamente vaga di “esperienza “ e “ordine”, del Partito Conservatore Britannico, gli elettori hanno scelto il programma progressista del Partito Laburista di tasse per i ricchi, di istruzione gratuita, di miglioramento della sanità e dell’educazione, a hanno negato ai Tory la maggioranza.

La Merkel ha gestito un’elezione non molto diversa dai Conservatori Britannici, ma con l’eccezione del piccolo Partito Die Linke – La Sinistra (esso stesso diviso), non c’erano molte alternative per gli elettori. L’SDP faceva parte del governo di Grande Coalizione della Merkel, rendendo piuttosto difficile criticare le politiche della Cancelliera. Il leader dell’SDP, Martin Schulz, ha iniziato facendo propaganda  contro la disuguaglianza economica, ma si è spostato al centro, dopo aver perso tre elezioni nei vari stati. Nel loro unico grosso dibattito è stato difficile distinguere Schulz dalla Merkel, ed entrambi hanno evitato di parlare di cambiamento del clima, di alloggi, della Brexit e della crescente povertà.

C’erano certamente argomenti con i quali aggredire la Cancelliera. Nei 12 anni in cui la Merkel è stata al potere, il divario tra ricchi e poveri nello stato più ricco dell’UE, si è allargato. Malgrado la bassa disoccupazione, quasi il 16% della popolazione è vicino alla soglia di povertà. Il problema è che molti hanno lavori temporanei scarsamente remunerati.

In circostanze normali questo sarebbe un argomento potente, tranne che sono stati il

Cancelliere Gerhard Schröder e l’SDP  che hanno messo in atto politiche che hanno portato all’aumento di impieghi temporanei e a salari ridotti. La soppressione dei salari ha dato impulso alle esportazioni, ma ha lasciato indietro un’intera sezione della popolazione.

E’ un problema di tutto il continente. Secondo la Commissione Europea, quasi un terzo della forza lavoro dell’Europa fa parte della “gig” * economy; molti lavorano per un salario inferiore al minimo, e senza i sussidi. La sostituzione degli impiegati con liberi professionisti, ha permesso a compagnie come la Uber di ammassare un’enorme ricchezza, ma gli autisti della compagnia finiscono con il guadagnare a malapena a sufficienza per tirare avanti.

In breve, gli elettori tedeschi non si sono fidati dell’SDP e hanno cercato delle alternative. Dato l’isterismo riguardo all’immigrazione, alcuni hanno scelto il partito fascista, Alternativa per la Germania. Per quanto sia odioso avere gli eredi del Terzo Reich seduti in Parlamento, sarebbe un errore pensare che il programma del Partito

fosse dietro al suo successo. L’Alternativa non ha nulla da offrire tranne razzismo e reazione, e nessuno dei due farà molto per eliminare  il divario di ricchezza in Germania.

Dublino ha dedicato un’ala della sua Biblioteca nazionale a una mostra sul grande poeta e drammaturgo irlandese William Butler Yeats che è molto citato in questi giorni. Tra le cose preferite sembra che ci siano alcuni versi presi da “The Second Coming” (La seconda venuta): “Le cose crollano; il centro non può reggere… ai migliori manca ogni convinzione, mentre i peggiori sono pieni di appassionata intensità.”

A un certo livello quei versi sembrano una descrizione molto buona dell’ascesa dei partiti di estrema destra in Europa e del precipitoso declino dei partiti di centro e di centro-sinistra. E’ un’attraente, ma ingannevole similitudine letteraria. E’ stato il “Centro” che ha introdotto molte delle politiche neo-liberali che hanno decimato le industrie, che hanno tagliato i salari e che hanno abbandonato intere sezioni della popolazione. Quando i socialisti francesi, britannici, tedeschi, italiani e greci hanno accettato il libero commercio e i mercati aperti invece che i sindacati forti e la social democrazia, c’è da meravigliarsi che gli elettori in quei paesi li hanno abbandonati?

Quando i partiti di centro-sinistra tornarono alle loro radici, come hanno fatto in Gran Bretagna e in Portogallo, gli elettori li hanno ricompensati. Dopo essere stato liquidato come persona di sinistra illusa che avrebbe distrutto il Partito Laburista britannico, improvvisamente si parla di Jeremy Corbyn come di futuro primo ministro. Nel frattempo, l’alleanza del Partito Socialista portoghese con altri due partiti sta    molte delle più gravose politiche di austerità inflitte a Lisbona dell’UE, innescando la crescita economica e un calo della percentuale di disoccupati.

Dal punto di vista visivo, l’Irlanda è un paese delizioso, anche se ci si deve preparare a enormi quantità di pioggia e a strade sinistramente strette (avendo distrutto due copertoni in 24 ore, mi è stato di stare seduto vicino al guidatore per metà del viaggio). Mentre, però, i prati che scendono dalla scure montagne verso la contea di Kerry sembrano senza tempo ai turisti che riempiono il l’Anello (Ring) panoramico di  Kerry, non lo sono. Il panorama dell’Irlanda moderna è un inganno.

Nel 1845 la popolazione di Kerry era di 416 persone per miglio quadrato, paragonate alle 272 in Inghilterra e Galles.Quei vasti prati che i turisti ammirano erano affollati di casette  prima che la peronospera delle patate le spazzasse via. “Guardate quei grandi campi erbosi, vuoti per miglia e miglia,” scrisse il Vescovo di Clonfert nel 1886, “ognuno di loro una volta conteneva una casetta con il suo campo di patate, il suo appezzamento di avena.”

E’ un’ironia che l’Europa sia così  stordita dalla marea di immigrati che bussano alle sue porte, o che gli Europei in un certo modo pensino che la crisi attuale sia unica.

Tra il 1845 e il 1848 un milione  e mezzo/ due milioni di irlandesi sono fuggiti dalla loro terra incenerita dalla carestia (un altro milione, probabilmente molti di più, morirono di fame) in gran parte dovuta allo stesso tipo di economia che attualmente l’Europa sta cercando di imporre a paesi come Irlanda, Portogallo, Italia, Grecia, Spagna e Cipro.

“Dio ha portato la rovina, gli Inglesi hanno portato la carestia”, è un vecchio detto irlandese ed è azzeccato. Il governo del Partito Liberale a Londra era profondamente innamorato del libero commercio e dell’economia di mercato, cioè la versione del 19° secolo del neo-liberalismo, e ha applicato rigidamente le sue strutture all’Irlanda. Il risultato è stato il singolo peggior disastro che ha colpito una popolazione nel 19° secolo. Tra il 1845 e il 1851 l’Irlanda ha perduto il 20/25 per cento della sua gente, anche se queste cifre erano molto più alte nella parte ovest del paese.

Oggi, gli immigrati che arrivano dalla Siria, dalla Somalia, dallo Yemen, dall’Iraq, dall’Afghanistan e dalla Libia, fuggendo da guerre che gli Europei hanno contribuito a iniziare e dalle quali alcuni si fanno una bella sommetta commerciando armi. Altri immigrati arrivano dall’Africa, dove un secolo di colonialismo ha smantellato stati esistenti, ha eliminato le industrie locali e ha  soffocato  lo sviluppo. Ora tutti i nodi vengono al pettine.

L’Irlanda è un piccolo protagonista nello schema delle cose, ma ha molto da insegnare al mondo: coraggio, perseveranza, e un certo senso dell’umorismo. Quando fu firmato il Trattato anglo-irlandese nel 1921, i cittadini di Galloway abbatterono una statua di Lord Dunkellen e la gettarono in mare, mentre una banda suonava: “Faccio sempre bolle di sapone.”

L’Europa farebbe bene a fare attenzione ad alcuni dei suoi poeti, come Patrick Pierce che fu giustiziato nella prigione di Kilmainham per la parte che aveva avuto nella Ribellione di Pasqua: “Dico ai padroni del mio paese, state attenti. State attenti alle persone che si sono ribellate che prenderanno da voi ciò che voi non dareste loro.”

* http://www.treccani.it/enciclopedia/autodafe_%28Enciclopedia-Italiana%29/

http://blog.terminologiaetc.it/2015/09/17/significato-gig-economy-gigonomics

Nella foto: un’immagine di Sackhill Street a Dublino, dopo le battaglie di strada durante la Ribellione di Pasqua del 1916, per rovesciare il dominio inglese in Irlanda e instaurare la Repubblica irlandese.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/leprechauns-nazis-and-truncheons

Originale : Dispatches From The Edge

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente Sono andata a scuola con lo sparatore di Las Vegas Successivo Trarre profitto dalla guerra più lunga dell’America