Il compromesso sul controllo delle armi è inutile

Print Friendly

Il compromesso sul controllo delle armi è inutile

Di Cari S. Babitzke

6 ottobre 2017

Subito dopo la più mortale sparatoria nella moderna storia Americana, i politici si sono ritirati nei loro campi opposti. Mentre la nazione ha presentato le sue condoglianze alle vittime ha espresso il suo appoggio per i primi soccorritori,  i politici Democratici come il Senatore Richard Blumenthal (Connecticut) hanno lanciato un appello per un maggiore controllo sulle armi, mentre i Repubblicani si sono focalizzati in gran parte sull’offerta di “pensieri e preghiere”  e sulla comdanna   dei tentativi di politicizzare la tragedia.

La partigianeria evidente nella reazione alla tragedia della sparatoria, riflette qualcosa di più degli interessi politici e degli impegni economici; incarna anche una versione poco nota della politica dell’identità. Quella identità,   forgiata  negli scorsi 80 anni quando i diritti alle armi  diventavano una potente causa politica, lascia poco terreno comune, se anche ne esiste, per il compromesso circa il problema delle regole per l’uso delle armi da fuoco, e fa capire che gli attivisti dovrebbero spostare i loro sforzi politici dal regolamento per le armi all’analisi delle cause che sono alla radice della violenza nella società americana.

Non è stato sempre così. Fin dal suo inizio, nel 1871 la National Rifle Association (l’organizzazione che  che agisce in favore dei detentori di armi), l’organizzazione

dei cacciatori si incentrava quasi solamente sull’aumento  dell’abilità di tiro  e sulla promozione della sicurezza e dell’istruzione dei cacciatori e dei tiratori.   Se i membri della NRA condividevano un’identità, non era un’identità particolarmente politica.

Questo è cambiato negli anni ’30, quando il diffuso timore del crimine organizzato e il potenziale per le restrizioni riguardo all’accesso a specifici tipi di armi da fuoco in reazione al gangsterismo crescente, spinse la NRA verso il suo primo importante attivismo politico. Il gruppo rapidamente  fu d’accordo su quella che rimase la sua caratteristica fino a oggi: l’opposizione a qualsiasi legge che tentasse di privare gli “onesti cittadini” dell’accesso a pistole, rivoltelle, carabine e fucili. Dall’inizio del suo attivismo politico, la NRA  ha collegato le idee di carattere e cittadinanza, al possesso delle armi.

Fin dall’inizio, quella nuova identità politica è stata un’identità di opposizione sotto attacco al controllo del governo. Nel suo sforzo di combattere la regolamentazione, la NRA si è collocata come voce principale dei proprietari di armi da fuoco, educando e incoraggiando i suoi membri a diventare attivisti per proprio conto e ad aiutare i non membri a fare lo stesso. I possessori di armi da fuoco, anche se non membri, sono stati incoraggiati dalla NRA e dai circoli di tiro locali affiliati, a portare i loro valori nell’arena politica nel corso degli sforzi della loro comunità per combattere la legge sul controllo delle armi.

Come replica alle preoccupazioni circa il collettivismo comunista durante la Guerra Fredda, la cultura popolare  ha raggiunto  l’ideale patriottico della comunità delle armi da fuoco. I programmi televisivi e i film occidentali hanno portato in voga delle icone come Davy Crockett, Hopalong Cassidy and Hondo Lane come archetipi dell’indipendenza americana. Questa esaltazione delle “pistole che hanno conquistato il West” hanno provocato l’aumento dei possessori di armi da fuoco, ma anche l’accettazione popolare dell’uomo armato di fucile come un’identità distintamente americana.

I possessori di armi da fuoco non costituivano più un gruppo di interesse come i produttori di zucchero o i pescatori di salmoni – avevano assunto un’identità politica. Come gli agricoltori, i fucilieri impersonarono un potente senso di ciò che significava essere americano, intriso di valori di indipendenza, tradizione, autonomia e patriottismo. Come proclamò il Repubblicano Donald L. Jackson (rappresentante della California) in un discorso alla NRA nel 1951: “L’individuo nell’ambito dei precetti della legge e delle abitudini costituite, che con dignità e onestà ha brandito le sue armi in difesa di principi e di ideali, non è mai diventato schiavo. Egli, forse, più di qualsiasi altra forza o di qualsiasi esercito, è oggi il custode della libertà umana. E’ un individuo. E’ l’uomo con il fucile.”

Il subbuglio degli anni ’60, dagli assassinii alla violenze di strada al timore circa i potenziali elementi sovversivi nella società americana, misero le armi al centro del dibattito politico. Anche se la violenza del decennio spingeva alcuni attivisti a operare per una nuova regolamentazione delle armi da fuoco, spingeva inoltre la comunità delle armi da fuoco verso un attivismo politico sempre più esplicito.

Gli appelli del Presidente Richard Nixon affinché la maggioranza silenziosa reagisse al permissivismo sociale, aiutò i possessori di armi a collegarsi al messaggio politico del Partito Repubblicano sul crimine negli anni ’60, messaggio che cercava di risolvere il problema del crimine senza una nuova legislazione o regolamentazione sociale. Attraverso le lenti daltoniche della legge e dell’ordine, il Partito Repubblicano e i  possessori di armi da fuoco, hanno creato un ponte retorico tra le politiche delle armi e la sicurezza pubblica – le pistole e le politiche dure contro il crimine mantenevano al sicuro le comunità. Quel ponte significava che sarebbe stato sempre più difficile per chi proponeva la regolamentazione delle armi fare le loro discussioni sulla base della sicurezza pubblica, senza innescare una reazione da parte degli attivisti delle armi da fuoco che pensavano che la loro identità principale era sotto attacco.

Dopo aver stabilito  il loro settore di pressione  nel 1975,  la NRA  e la più ampia comunità delle armi da fuoco hanno intensificato ulteriormente le loro attività politiche e hanno scelto linee guida anche più severe. Nel 1980, la NRA ha sostenuto il suo primo candidato presidenziale, Ronald Reagan. In seguito al tentativo nel 1981, di John Hinckley Jr., di assassinare Reagan, ancora una volta il Congresso si focalizzò sul controllo delle armi, anche se affrontò una battaglia faticosa da parte dei sostenitori del Secondo Emendamento nel pubblico, dai possessori di armi da fuoco, dalla NRA e da nuove e anche più insistenti organizzazioni per il diritto di avere un’arma. Questa faticosa battaglia riflettevala potenza politica appena scoperta della comunità delle armi che opera insieme ai suoi alleati Repubblicani.

Anche con il suo crescente potere politico e l’appoggio del suo più popolare portavoce, Charlton Heston – una personificazione aggiornata del fuciliere americano e futuro presidente dell’associazione – la NRA e i possessori di armi sono stati incapaci di bloccare l’approvazione della Legge Brady per la prevenzione della violenza con armi da fuoco, anche se Reagan esercitò la propria influenza a favore della legge.

Fin dalla Legge Brady e dal bando federale del 1994 per le armi d’assalto, che è scaduto nel 2004, i difensori delle armi da fuoco hanno continuato ad usare la partigianeria per limitare le leggi federali che riducono le armi da fuoco e anche a fare passi avanti a livello statale per attenuare le regolamentazioni sul portare le armi da fuoco in pubblico.

La cosa più importante è stata la decisione del 2008 della Corte Suprema nel Columbia District  e altri contro (la guardia giutata) Dick Heller * la quale ha reinterpretato il Secondo Emendamento nel senso che protegge “il diritto di un individuo di possedere un’arma da fuoco indipendente dal servizio in una milizia e di usare quell’arma per scopo tradizionalmente legali, come l’autodifesa nell’ambito della casa.” Quella decisione rafforzò ulteriormente la capacità della comunità delle armi da fuoco di combattere gli sforzi per regolamentare le armi.

Ma perché i proprietari di armi da fuoco sono così desiderosi di intraprendere un’azione politica che produce queste vittorie? Per i possessori individuali di una pistola,  le armi da fuoco non sono semplicemente oggetti inanimati. Sono mezzi per impegnarsi in hobby e in attività di svago, e anche uno strumento di auto-protezione. Le armi da fuoco creano anche occasioni per la costruzione della comunità attraverso sport competitivi, la caccia, il tirassegno, e  competenza   tecnica condivisa per mezzo di forum online e in circoli   in tutta la nazione.” Tutte queste attività rafforzano un senso di identità condivisa.

Essere proprietario di armi da fuoco significa anche proiettare una particolare eredità americana, assumendo, in parte per intero, l‘identità mitologica dell’uomo armato americano. La continua necessità di giustificare il possesso di armi da fuoco aiuta a capire la veemenza con cui molti difensori delle armi da fuoco affrontano il problema della regolamentazione, indipendentemente dalla gravità o dalla portata della serie continua di tragedie. E proprio come la passione americana per i film western ha reso affascinanti le armi negli anni ’50, così la nostra attuale ossessione culturale per la narrativa post-apocalittica e per la sua valorizzazione della violenza, sostiene una visione agiografica delle armi da fuoco come strumento e simbolo.

Violente reazioni di dolore nazionale e appelli pubblici per il controllo delle armi, rafforzano l’attivismo politico dei possessori di armi da fuoco, perché danno nuova energia a una mentalità di opposizione a lungo avuta. Accettando del tutto la politica di identità in opposizione alla regolamentazione, la comunità delle armi da fuoco trasforma in potenti armi politiche i valori americani mitizzati. Collegando le prove concrete del crimine a preoccupazioni astratte sul decadimento economico, sociale e politico, la comunità delle armi da fuoco esercita un considerevole potere sul controllo  delle armi.

Fino a quando i sostenitori del controllo delle armi non districheranno la politica delle armi da quella della sicurezza pubblica – occupandosi delle cause ultime della violenza invece che concentrarsi in maniera miope sulla letalità della violenza – i difensori del diritto di avere un’arma, continueranno ad avere successo con i loro appelli alla legge e all’ordine fatti  al pubblico. Il motivo è che quegli appelli, sostenuti dal potere della comunità delle armi da fuoco e sfruttando??una potente identità americana, assicureranno che le armi rimarranno una parte centrale della vita americana.

*http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/esteri/usa-armi/usa-armi/usa-armi.html

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/compromise-on-gun-control-is-futile

Originale : The Washington Post

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente Macron tende ulteriormente a destra Successivo Perché i referendum sono destinati a fallire