Il Venezuela può risolvere i suoi problemi

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Il Venezuela può risolvere i suoi problemi

Di Boaventura de Sousa Santos

9 agosto  2017

Il Venezuela sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia. Ho seguito dall’inizio la Rivoluzione Bolivariana del paese, con attenzione critica e solidarietà.  Ci sono dei miti dei media che è necessario vengano corretti in questo momento vitale.

I progressi sociali del Venezuela negli scorsi due decenni non possono essere discussi. Si deve soltanto consultare, per esempio, il rapporto dell’ONU del 2016 sull’Indice dello Sviluppo Umano in cui si osserva che tra il 1990 e il 2015 l’aspettativa di vita e la media degli anni nella scuola sono entrambi aumentati di più di 4 anni.

Si dovrebbe mettere in evidenza che tali progressi sono stati ottenuti dal governo del Venezuela democraticamente eletto – l’unica interruzione si è avuta per il tentato colpo di stato nel 2002, che aveva avuto l’appoggio attivo degli Stati Uniti.

Tuttavia, la morte premature di Hugo Chavez nel 2013, e la diminuzione dei prezzi del petrolio dal 2014, ha avuto un enorme impatto sui processi continui del cambiamento sociale. La leadership carismatica di Chavez non ha avuto alcun successore. Il nuovo presidente Nicholas Maduro, che si era candidato nel partito di Chavez, ha vinto l’elezione con un piccolo margine e non era preparato per i complessi compiti di governo. L’opposizione (che era in realtà molto divisa) ha colto l’attimo, di nuovo appoggiata dagli Stati Uniti, con Obama che dichiarava il Venezuela ‘una minaccia per la sicurezza nazionale.

La situazione si è gradualmente deteriorata fino al dicembre 2015, quando l’opposizione ha ottenuto la maggioranza all’Assemblea Nazionale. La Corte Suprema ha sospeso quattro membri dell’Assemblea per presunta frode elettorale, ma l’Assemblea si è rifiutata di riconoscere il  verdetto e di rispettarlo. Dopo di questo, lo scontro istituzionale è traboccato nelle strade, alimentato dalla grave crisi economica che nel frattempo era esplosa.

Questa situazione caotica ha provocato più di 100 morti. Il tentativo del Presidente Maduro di porre fine alla crisi costituzionale indicendo un’elezione per una nuova Assemblea Costituente (dove i rappresentanti eletti riscriverebbero la costituzione) è stata punita da sanzioni degli Stati Uniti.

Legittimità costituzionale

Lo scorso Maggio ho firmato un manifesto preparato da intellettuali e politici venezuelani di varie tendenze politiche e indirizzato ai partiti e ai gruppi sociali impegnati nel confronto, chiedendo loro di smettere le violenze nelle strade e di iniziare una discussione con l’intenzione di trovare un risultato non violento e democratico, senza interferenze degli Stati Uniti.

Dopo questo, ho deciso che non avrei di nuovo parlato della crisi venezuelana. Perché allora oggi sto scrivendo? Perché sono sconvolto dai pregiudizi dei media europei che demonizzano un governo eletto democraticamente e che invitano a un intervento straniero con tutte le sue conseguenze.

La storia recente ci insegna che le sanzioni economiche colpiscono i cittadini innocenti più di quanto colpiscono i loro governi. Basta ricordare gli oltre 500.000 bambini che, secondo un rapporto dell’ONU del 1995 sono morti in Iraq, come conseguenza delle sanzioni imposte dopo la Guerra del Golfo.

La storia ci mostra anche che nessuna democrazia viene mai rafforzata da un’interferenza straniera. I fallimenti di un governo democratico devono essere   organizzate  con mezzi democratici, e il risultato sarà tanto più solido quanto minore è l’intervento che comporta.

Il governo della Rivoluzione Bolivariana ha legittimità democratica. Ha perduto diverse elezioni e potrebbe perdere le prossime, ma deve essere condannato soltanto se non rispetta i risultati dell’elezione. Non ha mai dimostrato alcun segno di tentativo di rovesciare la democrazia in questo modo.

Malgrado la retorica sovreccitata circa l’illegalità e anche la ‘dittatura’, il Presidente Maduro ha la legittimità costituzionale di convocare un’Assemblea Costituente. Certamente i Venezuelani (compresi molti Chavisti critici) potrebbero ben metterla in dubbio, in particolare tenendo a mente che la Costituzione del 1999 promossa dal Presidente Chavez è ancora in atto, e che hanno i mezzi democratici per esprimere i loro dubbi nell’elezione.

Nulla, però, giustifica il clima di insurrezione fomentato dall’opposizione nelle settimane scorse. Il loro scopo non è di correggere gli errori della Rivoluzione Bolivariana, ma piuttosto di mettervi fine e di imporre la ricetta neoliberale (come sta accadendo in Brasile e in Argentina).

Non è difficile immaginare le conseguenze di un tale corso di eventi per la maggioranza povera del Venezuela. Ciò che dovrebbe riguardare i democratici. Ma che non interessa i media globali che si sono già mesi dalla parte dell’opposizione, è il modo in cui sono stati scelti i candidati all’Assemblea Costituente. Se, come si sospetta, gli apparati democratici del partito al governo, riducono la spinta partecipativa delle classi popolari, l’obiettivo dell’Assemblea di ampliare democraticamente il potere della base sociale che appoggia la rivoluzione, sarà frustrato.

Il petrolio a rischio

Allo scopo di comprendere il motivo per cui è improbabile una soluzione pacifica in Venezuela, dobbiamo essere consapevoli di quello che c‘è in gioco sulla scena strategica globale. Sul tavolo ci sono le più grandi riserve di petrolio del mondo.

Per gli Stati Uniti, è fondamentale avere il controllo del petrolio del mondo. Qualsiasi paese, indipendentemente da quanto sia democratico e che ha una tale risorsa strategica e che non la renda accessibile alle multinazionali del petrolio ( soprattutto americane), si espone all’intervento imperialistico.

La ‘minaccia alla sicurezza nazionale’, citata dai presidenti degli Stati Uniti, non ha così tanto a che vedere con l’accesso diretto al petrolio, ma piuttosto al fatto che il commercio mondiale del petrolio è denominato in dollari, il vero nucleo del potere degli Stati Uniti, dato che nessun altro paese ha il privilegio di battere moneta a suo piacere, senza incidere sul loro valore monetario. Questo è il motivo per cui è stato invaso l’Iraq ed è stata devastata la Libia (nel secondo caso, con la complicità attiva

della Francia di Sarkozy.

Per la stessa ragione, c’è stata interferenza, oggi ben documentata, nella crisi brasiliana, dato che lo sfruttamento del petrolio     era in mani brasiliane. Per lo stesso motivo, l’Iran è ancora una volta a rischio. E per la stessa ragione si sta spingendo la Rivoluzione Bolivariana a cadere senza l’opportunità di correggere in modo democratico i gravi errori che i suoi leader hanno fatto negli ultimi anni.

Senza interferenze straniere, sono convinto che il Venezuela saprebbe in che modo raggiungere una soluzione democratica e non violenta. Purtroppo, quello che sta realmente accadendo ora sta facendo volgere i poveri contro il Chavismo dato che questi sono la base sociale della Rivoluzione Bolivariana e coloro che ne hanno beneficiato di più. Allo stesso tempo, le forze armate stanno venendo fermate in vista di un colpo di stato militare per deporre Maduro. La politica estera dell’Europa potrebbe essere stata una forza moderatrice, se nel frattempo non avesse perduto la sua anima.

Boaventura de Sousa Santos è professore all’Università di Coimbra (Portogallo) e studioso di legge globale  all’Università di Warwick.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/venezuela-can-solve-its-own-problems

Originale: Red Pepper

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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