Combattere per Okinawa

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Combattere per Okinawa

Di Moé Yonamine

9 agosto 2017

La mia famiglia si è trasferita  negli Stati Uniti da Okinawa quando avevo 7 anni, ma Okinawa è ancora la mia patria e sono ferita e arrabbiata per il modo in cui gli Stati Uniti e il Giappone continuano a trattare Okinawa, come poco più di un avamposto coloniale. In quanto insegnante, sono ancora più turbata per il modo in cui il curriculum scolastico convenzionale mantiene ignoranti i giovani di questo paese riguardo alla violenza ma anche riguardo alla resistenza nelle mie isole native.

“Stanno seppellendo il nostro bell’oceano,” diceva il recente messaggio di mia madre da Okinawa, come se si addolorasse per la perdita di una persona cara. Dopo decenni di proteste da parte della gente di Okinawa per liberarsi completamente di tutte le basi militari statunitensi che occupano un quinto della catena delle isole Ryukyu, gli Stati Uniti e il Giappone hanno firmato un trattato per far evacuare una delle basi più contestate situata al centro dell’isola principale, cioè la base Futenma del Corpo dei Marine (MCAS). In cambio dello spostamento, entrambi i governi hanno annunciato che avrebbero costruito una base militare su una piattaforma galleggiante al largo della costa nord orientale di Henoko. Gli abitanti di Okinawa hanno espresso un’energica opposizione con una maggioranza che ha votato un referendum per la completa rimozione di tutte le basi. Comunque la costruzione è continuata e la gente ha insistito nella protesta – marciando per miglia lungo le strade principali, creando catene umane per la pace, prendendosi sottobraccio intorno alle basi militari con gli anziani che ripetutamente si sdraiavano per terra di fronte alle ruspe. Il governatore Takeshi Onaga ha chiesto al governo giapponese di terminare la costruzione dell’eliporto e i sindaci delle città hanno impedito l’accesso dei veicoli militari statunitensi   attraverso i loro distretti – in seguito   revocato  con  un ordine della corte federale dello scorso dicembre, richiesto dal governo federale giapponese.

Oggi le dighe marine di cemento sono finite e presto le rocce verranno tritate e la sabbia si accumulerà, seppellendo le limpide acque tropicali. Il governo giapponese e le forze armate statunitensi continuano a perseguire la costruzione della passerella, malgrado le proteste della comunità per il danno ambientale e l’inquinamento, il rischio per la vita marina, il danno all’industria della pesca e del turismo, come anche la continua minaccia alla sopravvivenza culturale e alla sovranità dell’isola. Il 6 luglio il quotidiano Ryukyu Shimpo ha annunciato che il governo giapponese non avrebbe restituito la terra occupata dal MCAS Futenma  agli abitanti di Okinawa. Gli Stati Uniti e il Giappone hanno aggiunto una condizione alla promessa della rimozione di Futenma: l’aeroporto di Internazionale Naha deve essere reso disponibile per le forze armate statunitensi in ogni momento queste dichiarino un’emergenza. Quando il Governatore Onaga ha rifiutato questa richiesta, le forze armate degli Stati Uniti hanno ritirato la promessa di rimuovere Futema. Il Ministro della Difesa giapponese, Tomomi Inada ha affermato: “Se le condizioni necessarie per la restituzione di Futenma non saranno soddisfatte, non verrà restituita.” Con un’impennata di rabbia, dolore e frustrazione, a Okinawa si è sparsa rapidamente la notizia attraverso i media sociali.

Devastata dal sacrificio della mia patria, mi sono rivolta in cerca di  notizie qui negli Stati Uniti e non c’era alcuna informazione  riguardo a Okinawa su nessuna rete importante. Frustrata, mi sono ricordata di una precedente conversazione con un’attempata nonna che avevo incontrato a una manifestazione per la pace nel mio quartiere quando ero andata a casa l’estate scorsa. Quando le ho detto che ero un’insegnante negli Stati Uniti, mi ha detto che la cosa migliore che possiamo fare in quanto insegnanti è di insegnare ai bambini che cosa sta accadendo a Okinawa e come vogliamo un mondo senza guerra. Mi ha detto: “E’ necessario che conoscano la nostra storia in modo che possano sostenerci.”

Ma quando penso a un tipico libro di testo statunitense, capisco come gli studenti sprovveduti riguardo alla comprensione di che cosa sta accadendo a Okinawa. Per esempio, nel curriculum di Holt McDougal, ampiamente usato, The Americans, ci sono semplicemente tre paragrafi su Okinawa, nella sezione intitolata: “La bomba atomica pone fine alla guerra.”

La discussione di Okinawa inizia e finisce con una descrizione distorta della Battaglia di Okinawa durante la II Guerra Mondiale: “Nell’aprile 1945, i Marine statunitensi hanno invaso Okinawa,” comincia. “”Quando i combattimenti si conclusero il 21 giugno 1945, erano morti più di 7.600 americani, ma i giapponesi avevano pagato un prezzo perfino più alto – 110.000 vite – nella difesa di Okinawa.” Gli abitanti di Okinawa sono completamente invisibili in questo resoconto della guerra, la battaglia più sanguinosa nella storia del Pacifico, in cui le nostre isole sono state usate come un campo di battaglia tra Stati Uniti e Giappone. Il costo più alto è stato quello delle vite degli abitanti di Okinawa, in cui più di un terzo della popolazione è stato ucciso nello spazio di tre mesi – quasi  150.000 – e più del 92%  che sono rimasti senza casa. La maggior parte delle famiglie odierne – compresa la mia – hanno sperimentato il dolore e la perdita dei loro cari.

Quello che The Americans non ci insegna, è che Okinawa una volta era un regno indipendente, che è stato colonizzata dal Giappone, poi controllata per 27 anni dagli Stati Uniti e che poi è finalmente diventata una prefettura giapponese. Alla fine della guerra, le forze armate statunitensi hanno tolto al Giappone la sua costituzione e l’hanno sostituita con una che ha sottratto al Giappone il diritto di avere delle forze armate di attacco. Da allora, gli Stati Uniti hanno “protetto” il Giappone e hanno creato basi in tutto il territorio giapponese. Tuttavia, tre quarti di tutte le basi statunitensi in territorio giapponese, si trovano a Okinawa, anche se essa costituisce soltanto il 6% dell’area totale del Giappone. L’isola principale di Okinawa è lunga soltanto 99 km., e la sua larghezza è in media di un miglio (1,609 km.).

La base Futenma deli MCAS è stata costruite in mezzo alla nostra isola striminzita, creando distruzione ambientale, inquinamento dell’aria e inquinamento sonoro, bloccando l’accesso diretto alle strade in una comunità densamente popolata ed esponendo i sopravvissuti e le famiglie alle vista e ai rumori della guerra. Frequenti reati di violenza contro donne e bambini continuano a radunare insieme centinaia di migliaia di dimostranti che chiedono giustizia e umanità e la completa rimozione delle basi militari americane.

Non soltanto i libri di testo commerciali non riescono a  preparare  gli studenti a comprendere che cosa sta accadendo a Okinawa, ma il tradizionale curriculum scolastico non aiuta gli studenti a capire i problemi che riguardano  più ampiamente gli isolani.  Ho visto ripetutamente lo shock quando i miei studenti di scuola superiore a Portland, in Oregon, vengono a conoscenza dei test nucleari di lunga data delle forze armate statunitensi nelle isole Marshall, dei danni ambientali  a Vieques a Portorico, o della storia degli addestramenti dei soldati americani sul suolo indigeno delle Hawaii. Molti dei miei studenti sono confusi quando apprendono che Guam è un “territorio statunitense”, che ha la presenza di un’enorme base statunitense, ma che i suoi abitanti non hanno diritto di votare nelle elezioni americane. Quando parlo della Rete Internazionale delle Donne contro il Militarismo, gli studenti si meravigliano perché le donne di luoghi con alta presenza militare statunitense – le Filippine, la Corea del Sud, le Hawaii, Porto Rico, Guam e Okinawa, si radunano regolarmente per parlare e organizzarsi.

Quando la gente mi dice: “Perché gli abitanti di Okinawa si lamentano? Siamo lì per proteggervi,” voglio che imparino tutta la nostra storia e che conoscano tutta la storia

della nostra colonizzazione. Quando la gente mi chiede: “Perché gli abitanti di Okinawa non si lamentano con il governo giapponese?” voglio che conoscano la storia dei movimenti del nostro popolo p.er chiedere i nostri diritti. Quando la gente dice: “E allora? E’ soltanto una piccola isola,” voglio che sappiano che è la mia patria; è sacra – questi sono i miei cari. E, per di più, la nostra storia di lotta oggi rappresenta problemi che riguardano così tanta gente che vive nelle isole.

L’anziana nonna che partecipava alla dimostrazione per la pace, mi ha detto che dobbiamo insegnare ai bambini che “abbiamo continuato a lottare perché abbiamo sempre voluto la pace, ma ora abbiamo bisogno che il mondo combatta con noi. Tornate e raccontate la nostra storia”. Essa, tuttavia, è molto di più di tre brevi paragrafi in un libro di testo. E’ la storia della determinazione per la sovranità nonostante l’imperialismo, della resistenza in mezzo alla colonizzazione, e della perseveranza per la pace in quanto sopravvissuti alla guerra.

La nostra storia è pressante  ed è un invito a un’azione globale in nome della pace e della giustizia. La storia di Okinawa è una storia di resistenza, ma è anche un appello al mondo.

Nella foto: un’immagine di Okinawa.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/fighting-for-okinawa/

Originale : Zinn Education Project

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

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