Auto Diesel e uomini d’onore

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di Vicktor Grossman – 7 luglio 2017

Immaginate di trovarvi a un tavolo i peggiori delinquenti assassini di cui abbiate mai sentito parlare: Jack lo squartatore, Al Capone, Bonnie e Clyde, il Serial Killer, forse il Pirata Barbanera, certamente un terrorista a sangue freddo o due. Proprio i peggiori! Non importa quale whiskey di contrabbando, rum da “Quindici uomini sulla cassa del morto” o gin clandestino abbiano da offrire; il signor Cittadino Normale vorrebbe andarsene. In fretta!

Giù il sipario, cambio di scena. L’atmosfera nell’edificio governativo di Berlino il 2 agosto è del tutto diversa, nemmeno la minima somiglianza. I presenti, in maggioranza in abiti di sartoria, siedono su soffici poltrone di cuoio e sorseggiano bevande profumata da fine cristalleria. Chi sono? I potenti della Germania!

Il loro argomento di discussione, neppure lontanamente piacevole quanto il mobilio, è stato messo in modo dalla Volkswagen, o piuttosto dalle viscere dei suoi veicoli a motore diesel. Era una questione abbastanza vitale; non solo la VW è il maggiore produttore di auto del mondo ma tale industria è estremamente potente in un paese il cui successo economico dipende dalla sua reputazione; solidi, efficienti prodotti tedeschi, sempre sicuri e rispettabili! Come il mobilio e i presenti a questa riunione in questa sala conferenze sicura e rispettabile.

Che cos’era successo? Come ha scritto il Financial Times di Londra: “Fino a 11 milioni di veicoli in tutto il mondo sono stati dotati di ‘dispositivi di manipolazione’ per ridurre le emissioni di monossido di azoto … solo quando erano sottoposti a verifica” (11 gennaio 2017). Da allora è emerso che la VW non è stata la sola in questo penoso inganno. Lo stesso facevano i suoi rivali, Daimler-Benz (Mercedes) e BMW oltre ad alcuni fornitori.

Ma chi può diffidare di nomi così illustri? Quanti sogni richiamano alla mente, realizzati o non realizzati! Sposati felicemente dal 1926 Daimler e Benz hanno sempre soddisfatto gusti aristocratici con le loro magnifiche Mercedes. Altri clienti ricchi preferivano distintive auto BMW. In termini quantitativi le auto Volkswagen vendevano meglio ma, a seconda delle dimensioni del portafoglio, molti si rivolgevano ad altri marchi della scuderia Volkswagen: l’elegante Porsche, a lungo collegate per matrimonio e denaro, o ad Audi, SEAT, Skoda, Bentley, Bugatti, Lamborghini o Ducati, tutti rami acquisiti dall’impero VW.

Solo pochi come me, benedetti da una vita lunga ma oppressi da una lunga memoria, hanno ben pochi sogni dorati e, piuttosto, amari ricordi nel sentire quei nomi. So, per esempio, dei principali proprietari della BMW, la famiglia Quandt. Come la figlia, Susanne Klatten, con una fortuna di 22,5 miliardi di dollari la persona più rischia e probabilmente la più influente della Germania, dopo Angela Merkel. Il suo fratello minore, Stephan Quandt, ha solo circa 20 miliardi di dollari. Il padre Quandt, uno dei principali patroni del movimento nazista, fornì alla Wehrmacht una quota considerevole dei suoi armamenti, facendo fortuna con migliaia di schiavi dei campi di concentramento, molti così affamati che mangiavano il materiale usato per riempire le batterie dei veicoli militari. La signorina Klatten non è colpevole di simili crimini, e probabilmente può guidare un’auto e manovrare buonissimi affari ma non un torchio o un trapano. Ma la sua pressione contro i tagli all’avvelenamento dell’aria è stata considerevole e lo stesso sono stati i contributi della sua società a partiti politici che decidevano su tali argomenti.

Né posso dimenticare che durante il nazismo la Daimler-Benz era di proprietà di Friedrich Flick, uno dei maggiori sostenitori finanziari di Hitler e un grande approfittatore della sua guerra, quando da 40.000 a 60.000 lavoratori schiavi contribuivano alla sua immensa ricchezza, più di 10.000 con la loro vita. Condannato blandamente dopo il 1945 ma graziato nel 1950, è diventato l’industriale più ricco e più potente di tutti. Il suo figlio ed erede non si è fatto conoscere per un maggiore senso morale; nel gigantesco “Affare Flick” del 1983 è stato scoperto che la famiglia aveva sottratto alla nazione quasi un miliardo di tasse e prezzolato ogni ministro o politico chiave per coprire la cosa. La Daimler-Benz, sempre prossima al vertice, ha segnalato il suo miglioramento morale aggirando il boicottaggio dell’ONU e vendendo veicoli militari al governo sudafricano dell’apartheid.

La Volkswagen è nata da uno scandalo; fondata da Hitler per fornire un’auto ai lavoratori tedeschi – il “maggiolino” – raccolse il loro denaro ogni mese in anticipo ma poi passò a produrre armi prima di averne consegnata anche una sola. Solo dopo sedici anni di contenziosi legali i lavoratori truffati – e sopravvissuti – ottengono un piccolo sconto per il denaro perso. La VW realizzò anche un’enorme fortuna usando 40.000 prigionieri di guerra, lavoratori sequestrati da aree conquistate e prigionieri dei campi di concentramento.

Ma quei crimini appartengono tutti al passato; i responsabili sono morti da tempo, sostituiti da uomini nuovi.

E il loro senso morale? Un mese dopo l’altro emergono altri fatti; la VW è stata costretta alla ritirata passo dopo passo, accettando già di risarcire enormi danni negli Stati Uniti per il suo ingannevole utilizzo di dispositivi che nel corso delle ispezioni mostravano i livelli di emissioni consentiti e pubblicizzati, ma passavano a un inquinamento dell’aria ad alto livello non appena se ne andavano. Poi è stato scoperto che questa era la pratica di quasi tutti i veicoli alimentati a diesel in Europa, non solo VW e Porsche ma anche i loro concorrenti Daimler-Benz e BMW allo stesso modo. E poi si è scoperto che c’erano tutti dentro insieme, non solo riguardo al monossido di azoto ma in generale nella pianificazione e nei prezzi, concordati in incontri e accordi di cartello rigorosamente vietati, noti familiarmente come comunelle!

Le cose si stavano ancora muovendo lentamente. Poi un giudice di una corte inferiore di Stoccarda ha deciso che i veicoli diesel che non rispettavano i limiti legali delle emissioni potevano essere vietati nei centri cittadini; la salute prima di tutto. Era una cosa seria: se poteva farlo Stoccarda, perché non Monaco, Amburgo o Berlino? A quel punto chi avrebbe comprato veicoli messi al bando?

Si doveva fare qualcosa, così è stato convocato il “Forum Diesel”, con il ministro dei trasporti, il ministro dell’ambiente, le grandi imprese coinvolte, i capi di alcuni stati tedeschi, alcuni rappresentanti di organizzazioni ma nessuno di loro colpito da asma, cancro o altre vittime.

Ma questo era, al meglio, un terreno fangoso. Quanto duri potevano essere? Il ministro presidente della Baviera, un attore di spicco dell’Unione Democristiana con Angela Merkel, non è certo ignaro dell’enorme società BMW nel suo stato. Il capo del Baden-Wurttemberg è un Verde (il solo a una tale carica) e il suo partito dovrebbe essere particolarmente allarmato per le emissioni. Ma il suo palazzo presidenziale è a distanza di voce dalle principali fabbriche sia della Daimler-Benz (con la Mercedes) sia della Porsche, i maggiori sostegni della sua economia (ed egli usa con evidenza una Mercedes di stato!). Quanto alla stessa VW, il suo 20 per cento è di proprietà dello stato della Bassa Sassonia, il cui governo è sinora nelle mani dei socialdemocratici (con alcuni Verdi). Quanto rigidi possono essere? Le elezioni, tra otto settimane, sono sempre costose!

Il ministro dell’ambiente può essere un po’ un problema, ma non il più importante ministro dei trasporti, Alexander Dobrindt, un politico di estrema destra della Baviera che si è fatto un nome su tre questioni: la sua forte opposizione al matrimonio tra persone dello stesso sesso, la sua opposizione ancora più dura al partito LINKE (Sinistra) che ritiene debba essere attentamente tenuto sotto sorveglianza, o meglio ancora vietato, e il suo inserimento da parte di Greenpeace nella lista dei 33 lobbisti dell’industria automobilistica. Alcuni anni fa ha posto la sua mano protettrice sulle emissioni illegali di anidride carbonica; ora si tratta del monossido di azoto dei diesel.

In discussione al forum era come meglio ridurre le emissioni velenose. Operare i necessari cambiamenti all’hardware di circa cinque milioni di veicoli sarebbe stato estremamente costoso, fino a 1.500 euro per auto, un conto pesante. Cambiare solo il software a cento euro per veicolo sarebbe stato di gran lunga preferibile! Non avrebbe nemmeno lontanamente ridotto i livelli del veleno a livelli di sicurezza, ma avrebbe inciso meno sui dieci e più milioni di reddito annuo dei produttori, un piccolo prezzo per anni di segreta truffa voluta ai verificatori, agli acquirenti, alle leggi, alla società e soprattutto agli esseri umani, specialmente bambini, che in conseguenza muoiono prima, non perché buttati in mare e caduti sotto raffiche di pallottole, ma per malattie debilitanti e morte precoce.

Alcuni hanno protestato, abbassando un grande striscione dal tetto del ministero dei trasporti, con un gioco di parole sulla formula del monossido d’azoto, definendolo “Fort NOx”. La reazione non divertita è consistita nel trasferire il forum al meno accessibile ministero degli interni. Occorre chiedere quale decisione è stata raggiunta? Dopotutto il denaro non cresce sugli alberi, né vi crescerà molto altro se a gente simile sarà consentito di continuare a farla franca. L’ovvia via d’uscita è stata definita “un compromesso”!

Il mio paragone d’apertura con famigerati assassini è stato troppo duro? Forse. Dopotutto, come disse l’Antonio di Shakespeare a proposito degli assassini di Giulio Cesare: “Così loro sono tutti, tutti uomini d’onore”!

Victor Grossman scrive il Berlin Bulletin cui ci si può abbonare gratuitamente inviando una email a: [email protected].

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/diesels-and-honorable-men/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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