Allungamento della guerra in Afghanistan

Print Friendly

di Kathy Kelly e Jodi Vittori – 5 agosto 2017

Mercoledì due soldati statunitensi sono morti in Afghanistan dopo che un’autobomba si è scagliata contro un convoglio a guida NATO vicino a un’importante base USA a Kandahar. L’attacco è arrivato un giorno dopo che almeno 33 fedeli sono morti quando un attentatore suicida ha attaccato una moschera sciita nella città di Herat. L’autoproclamato Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco. L’ultima tornata di violenze arriva mentre il The New York Times scrive che Trump può aver trovato un motivo per allungare la guerra che dura da quasi 16 anni: i giacimenti minerari non sfruttati dell’Afghanistan che potrebbero valere quasi un trilione di dollari. Trump risulta aver discusso i vasti depositi minerari dell’Afghanistan con il presidente afgano Ashraf Ghani e star considerando di mandare un inviato in Afghanistan per incontrarsi con dirigenti delle miniere. Parliamo con Jodi Vittori, alta consulente politica di Global Witness on Afghanistan Policy. Jodi ha trascorso vent’anni nell’esercito statunitense dove ha servito in numerosi paesi, compreso l’Afghanistan. Ha ricevuto numerose onorificenze militari, tra cui due Stelle di Bronzo. Parliamo anche con Kathy Kelly, coordinatrice di Voices for Creative Nonviolence, una campagna per por fine alle guerre militari ed economiche statunitensi.

AMY GOODMAN: Ci occupiamo ora dell’Afghanistan, la guerra più lunga della storia statunitense. Mercoledì due soldati statunitensi sono morti dopo che un’autobomba si è scagliata contro un convoglio a guida NATO vicino a un’importante base militare statunitense a Kandahar. L’attacco è arrivato dopo che almeno 33 fedeli afgani sono morti quando un attentatore suicida ha attaccato una moschea sciita nella città di Herat. Tra i morti c’era il padre di un’adolescente afgana che aveva fatto recentemente notizia a livello internazionale quando ha partecipato a una gara di robotica negli Stati Uniti. L’autoproclamato Stato Islamico ha rivendicato la responsabilità dell’attacco.

Nel frattempo gli Stati Uniti stanno intensificando la loro guerra aerea in Afghanistan. Nel mese di giugno gli Stati Uniti hanno condotto 389 attacchi aerei, il totale mensile più elevato degli ultimi cinque anni. Contemporaneamente il Pentagono sta cercando di inviare altri 4.000 soldati a unirsi agli 8.700 attualmente in Afghanistan.

Questo accade mentre il The New York Times scrive che Trump può aver trovato un motivo per allungare la guerra che dura da quasi sedici anni: i depositi minerari non sfruttati dell’Afghanistan, che potrebbero valere quasi un trilione di dollari. Trump è pressato da un finanziere miliardario e da un dirigente della chimica perché intensifichi la guerra statunitense in Afghanistan in un tentativo di sfruttare la ricchezza mineraria del paese. Il Times scrive che Trump ha discusso dei vasti depositi di metalli e terre rare dell’Afghanistan con il presidente afgano Ashraf Ghani e che sta valutando se mandare un inviato in Afghanistan a incontrarsi con funzionari delle miniere.

Sono con noi due ospiti. Kathy Kelly, coordinatrice di Voices for Creative Nonviolence, una campagna per por fine alle guerre militari ed economiche statunitensi; è stata molte volte in Afghanistan, compresa una volta quest’anno; è stata candidata due volte al Nobel per la Pace. Jodi Vittori è un’alta consulente politica di Global Witness on Afghanistan Policy. Ci parla da Washington, D.C..

Kathy Kelly, cominciamo con te. Le vittime continuano ad aumentare. La tua reazione a ciò che sta succedendo ora in Afghanistan?

KATHY KELLY: Beh, pare che gli Stati Uniti abbiano esacerbato una guerra che pare improbabile cambi, anche se gli Stati Uniti inviano 4.000 o più altri soldati in Afghanistan. Hanno avuto 100.000 soldati e non sono stati in grado di cambiare sostanzialmente la direzione, che ora vede il governo afgano controllare il 60 per cento dei distretti in Afghanistan e i talebani e altri signori della guerra controllare il 40 per cento dei distretti, ma anche molte delle vie di terra che conducono alle principali città.

AMY GOODMAN: Volevo passare a un’intervista, quando Bill O’Reilly era ancora a Fox News. E’ un’intervista al presidente Trump, che ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero dovuto prendersi il petrolio dell’Iraq. Anche se era contrario, ha detto, alla guerra dell’Iraq, una volta che gli Stati Uniti erano là non avrebbero dovuto andarsene prima di aver preso il petrolio dell’Iraq, dopo l’invasione del 2003.

PRESIDENTE DONALD TRUMP: Ho sempre detto prendete il petrolio. Se avessimo preso il petrolio non ci sarebbe nessun ISIS, perché lo usa per alimentare la sua crescita.

BILL O’REILLY: Ma se … se si prendeva il petrolio, il petrolio iracheno, si sarebbe dovuto inviare truppe per farlo e ciò avrebbe avviato un’altra tornata.

PRESIDENTE DONALD TRUMP: E si avrebbe fatto un mucchio di soldi con il petrolio e avremmo avuto i mezzi. E al vincitore toccano le spoglie e via dicendo. Ma scordatelo.

AMY GOODMAN: Dunque, questo potrebbe essere molto istruttivo, Jodi Vittori – tu sei una ex militare – nel guardare a quali siano oggi le intenzioni del presidente Trump riguardo all’Afghanistan. Il The New York Times scrive che Trump è sotto pressione da parte di un finanziere miliardario e di un dirigente della chimica per intensificare la guerra statunitense in Afghanistan in un tentativo di sfruttare la ricchezza mineraria del paese. Puoi spiegarci che cosa hai scoperto?

JODI VITTORI: Certo. E’ un preoccupante parallelo con le notizie del 2012 cui hai appena accennato riguardo all’Iraq e al petrolio. Nel caso dell’Afghanistan un articolo questa mattina che il presidente Trump è profondamente inquieto perché … riconosce che gli Stati Uniti non stanno vincendo in Afghanistan. Non gli piace la strategia che i suoi generali gli hanno presentato dal suo personale della sicurezza nazionale. E per qualche motivo si è rivolto a questo vago piano proposto dal capo della società di sicurezza privata DynCorp, Stephen Feinberg, che è stato un grande donatore alla campagna elettorale di Trump, che in qualche modo gli Stati Uniti arriverebbero, manderebbero … DynCorp manderebbe le proprie forze di sicurezza private che in qualche modo controllerebbero queste aree minerarie, comprese le aree dove c’è il litio, che è importante per le batterie dei nostri cellulari e via dicendo, e in qualche modo lo estrarrebbero, assicurerebbero che altre società possano estrarlo e … non è chiaro … apparentemente prenderebbero quei soldi per rimborsare gli Stati Uniti per l’invasione dell’Afghanistan. Ovviamente preoccupante a livello di conflitto di interessi, a livello etico, a livello di diritti umani, sociale. E, francamente, è semplicemente del tutto inattuabile, anche.

AMY GOODMAN: Kathy Kelly, quando senti questo e leggi il pezzo del Times riguardo allo sfruttamento della ricchezza mineraria dell’Afghanistan e sentendo il precedente commento riguardo al presidente Trump, anche se dice che si opponeva alla guerra in Iraq, “Una volta che sei lì, prendi il loro petrolio” … quali sono i tuoi pensieri?

JODI VITTORI: Ovviamente …

KATHY KELLY: Penso sia ripugnante.

AMY GOODMAN: Ascoltiamo la reazione di Kathy Kelly e poi la tua, Jodi.

KATHY KELLY: Beh, è ripugnante che gli Stati Uniti ritengano che noi dovremmo essere in qualche modo in grado di subordinare i diritti e le speranze e le possibilità di un altro paese a servire i nostri interessi. Non abbiamo nessun diritto, di nessun genere, a impossessarci delle risorse in Afghanistan. E abbiamo già causato tanti morti e tanta distruzione. Dovremmo versare dei risarcimenti per questo.

AMY GOODMAN: E, Jodi Vittori, puoi parlarci dell’industria mineraria e di chi attualmente ne beneficia in Afghanistan, nel mezzo di questa guerra, la più lunga della storia degli Stati Uniti?

JODI VITTORI: Certamente. Nel 2010 l’Osservatorio Geologico degli Stati Uniti ha stimato che l’Afghanistan, all’epoca, aveva fino a un trilione di dollari di minerali conservati nel sottosuolo. Non tutto sarebbe stato possibile estrarlo economicamente, e ciò era in un periodo in cui i prezzi di quei minerali erano ai massimi. Tale stima certamente non è accurata oggi. L’Afghanistan è pieno di minerali. Semplicemente la sua geografia è incredibile quando si tratta di minerali e forse anche di gas naturale.

Ma oggi quelli che ne beneficiano sembrano essere principalmente gruppi quali i talebani e gruppi come i vari signori della guerra e politici corrotti del paese. Quello che non vediamo è che il popolo afgano tragga normalmente un beneficio da queste attività minerarie. C’è in effetti una quantità enorme di attività minerarie in Afghanistan. L’agenzia di sviluppo tedesca GIZ stima che tra il 3 e il 6 per cento della popolazione sia impegnato nelle miniere o nelle loro attività a monte o a valle. E tuttavia, al tempo stesso, molto di ciò sta finendo realmente nelle mani di personaggi efferati. Le Nazioni Unite hanno stimato che, dopo il traffico di stupefacenti, la seconda fonte più vasta di entrate per i talebani sono le miniere e i carotaggi illegali in Afghanistan. E Global Witness ha redatto rapporti, ad esempio, sul ruolo svolto dai lapislazzuli, sia nelle mani di gruppi armati illegali, di vari dirigenti corrotti in reti di copertura sia degli stessi talebani. Dunque è davvero molto, molto inquietante nel paese.

AMY GOODMAN: Qui è Democracy Now!, democracynow.org, il War and Peace Report. Io sono Amy Goodman, mentre continuiamo a considerare la guerra in Afghanistan, la guerra più lunga della storia degli Stati Uniti. NBC New sta riferendo che in una recente riunione sulla strategia afgana il presidente Trump ha suggerito che il generale dell’esercito John Nicholson, comandante delle forze statunitensi in Afghanistan, sia licenziato per non aver vinto la guerra. Trump ha detto, cito: “Non stiamo vincendo. Stiamo perdendo”, fine della citazione.

Questo succede mentre il The New York Times scrive che Trump può aver trovato un motivo per prolungare la guerra. Il The New York Times scrive, cito: “Il presidente Trump, alla ricerca di un motivo per mantenere gli Stati Uniti in Afghanistan dopo 16 anni di guerra ha sposato una prospettiva che ha stuzzicato amministrazioni precedenti: la vasta ricchezza mineraria dell’Afghanistan che i suoi consiglieri e dirigenti afgani gli hanno detto potrebbe essere estratta lucrosamente da imprese occidentali”.

Il Times prosegue scrivendo: “Stephen [A.] Feinberg, un finanziere miliardario che consiglia informalmente Trump sull’Afghanistan, sta anche cercando modi per sfruttare i minerali del paese, secondo una persona che lo ha informato. Feinberg è proprietario di una grande società appaltatrice dell’esercito, DynCorp International, che potrebbe avere un ruolo nella sorveglianza delle miniere, una preoccupazione importante, considerato che alcuni dei giacimenti più ricchi dell’Afghanistan sono in aree controllate dai talebani.”

“Nel 2010 funzionari statunitensi hanno stimato che l’Afghanistan ha giacimenti minerari non sfruttati per un valore prossimo al trilione di dollari, una stima che è stata diffusamente contestata all’epoca e che certamente si è ridotta da allora, considerata l’erosione dei prezzi delle materie prime. Ma la cifra di un trilione di dollari sta nuovamente circolando all’interno della Casa Bianca, secondo funzionari, che hanno affermato che essa ha catturato l’attenzione di Trump.”

Questo è tratto da un articolo del The New York Times scritto da Mark Landler e James Risen, mentre vi offriamo la seconda parte della nostra conversazione con Kathy Kelly, coordinatrice di Voices for Creative Nonviolence, una campagna per por fine alle guerre militari ed economiche statunitensi. Ha compiuto molti viaggi in Afghanistan, tra cui uno quest’anno. E’ stata candidata due volte al Premio Nobel per la Pace. Ed è con noi Jodi Vittori che ha servito nell’esercito per più di due decenni. Oggi e alto consigliere politico per Global Witness on Afghanistan Policy. Jodi ha trascorso vent’anni nell’esercito dove ha servito in Afghanistan, Iran e in molti altri luoghi.

Jodi Vittori, la tua preoccupazione, collaborando con Global Witness, a proposito di ciò cui sta ora guardando l’amministrazione Trump – cercando un motivo per ampliare la guerra in Afghanistan – in questo caso i minerali?

JODI VITTORI: Sì. Pare in realtà che sia stato il presidente afgano Ghani a suggerire questo al presidente Trump. In precedenza il presidente Ghani aveva fatto marcia indietro dallo sfruttamento su vasta scala delle risorse minerarie afgane perché tali risorse sono in larga misura in mano ai talebani, ad altri gruppi miliziani nel paese, vari signori della guerra e dirigenti corrotti. E … ed è stato ben documentato. Lo stesso governo afgano, nel 2013, ha incassato in totale solo circa 20 milioni di dollari di entrate dalle miniere. Ironicamente è quanto nel 2014 i soli talebani hanno incassato dai soli lapislazzuli, solo una pietra semipreziosa in Afghanistan, i lapislazzuli, all’epoca. Dunque ti dà un’idea della disparità riguardo a chi sta facendo soldi con le miniere in Afghanistan oggi.

Introdurre una grande società di sicurezza privata per poi sfruttare ulteriormente quei minerali è altamente problematico a numerosi livelli. Uno è semplicemente il ruolo delle stesse imprese di sicurezza privata. In Afghanistan hanno un passato molto travagliato. Di fatto nel 2010 gli Stati Uniti hanno organizzato una task force, chiamata Task Force Spotlight, specificamente per sistemare i danni causati in Afghanistan da precedenti società della sicurezza privata. Consentire a DynCorp di venire a cercare di mettere in sicurezza un’area che gli Stati Uniti e il governo afgano, insieme, non sono riusciti a mettere in sicurezza, che è attualmente contestata e parte della quale è sotto il controllo talebano è altamente problematico e, francamente, del tutto impraticabile.

AMY GOODMAN: Puoi parlarci di quali sono gli altri minerali, questa vasta ricchezza mineraria in Afghanistan?

JODI VITTORI: Certo. E’ una ricchezza geologica semplicemente stupefacente, tutto dagli smeraldi e rubini e lapislazzuli al gas naturale, a una certa quantità di petrolio, un mucchio di marmo, anche una quantità enorme di minerale di rame e di ferro. Sono lì alcune delle più vaste risorse non sfruttate al mondo di minerali di rame e di ferro. Nulla di questo è stato sfruttato nel corso degli anni, a eccezione di un po’ di petrolio e gas naturale sotto il … quando i sovietici avevano occupato l’area. E’ semplicemente perché negli ultimi quarant’anni è stato un ambiente troppo insicuro. Non sono … in parte non sono neppure mappati completamente. Ci sono alcune stime aeree. Ci sono state alcune stime sul terreno. Non siamo nemmeno del tutto sicuri di quanto ci sia. Ma sappiamo per certo che ci sono riserve molto vaste.

AMY GOODMAN: In modo molto interessante, l’articolo del The New York Times alla fine torna a qualcosa che il presidente Trump ha detto verso l’inizio della sua breve, sinora, carriera di presidente degli Stati Uniti. E’ stato quando ha parlato ai dipendenti della CIA. Il presidente ha detto che gli Stati Uniti avevano sbagliato nel ritirare le truppe dall’Iraq senza tenersi stretto il suo petrolio. Trump ha dichiarato: “La vecchia espressione ‘Al vincitore appartengono le spoglie’, ricordate?”. Jodi Vittori, voglio dire, tu ha servito nell’esercito, in Afghanistan, Iraq, Corea, per più di venti anni. La tua reazione a “Al vincitore appartengono le spoglie”?

JODI VITTORI: Naturalmente questo è molto inquietante, da ex membro dell’esercito. Non sono questi i valori etici cui addestriamo i nostri membri, andarsene a cercare di prendere le risorse naturali di altri, sfruttarle e negarle alla popolazione locale, o la quantità di violenza che sarebbe necessaria per impossessarsi di quei minerali o di quel petrolio. E’ solo, francamente, realmente quasi un ritorno al genere di neocolonialismo del diciannovesimo secolo, la britannica Compagnia delle Indie Orientali. Voglio dire, questo non è … siamo nel 2017 e ancora parliamo di politiche che davvero sembrano riflettere la Gran Bretagna del diciannovesimo secolo. E’ profondamente, profondamente preoccupante che ciò addirittura sia una possibilità.

AMY GOODMAN: E, Kathy Kelly di Voices for Creative Nonviolence, parliamo con te a Minneapolis. Vivi a Chicago ma sei lì a una conferenza per la pace. L’idea che questo potrebbe essere utilizzato per prolungare la più lunga guerra della storia degli Stati Uniti e che cosa pensi gli Stati Uniti dovrebbero fare oggi?

KATHY KELLY: Beh, è molto d’aiuto sentire Jodi citare la britannica Compagnia delle Indie Orientali come qualcosa del diciannovesimo secolo che potrebbe sembrare parallela a quanto il presidente Trump ha in mente. Sai, la britannica Compagnia delle Indie Orientali rispondeva a un monarca, a un re.

E quando dovremmo aspettarci che al pubblico degli Stati Uniti possa essere imposto un qualche genere di discussione su se prolungare o no questa guerra? Molti negli Stati Uniti potrebbero essere perdonati se hanno dimenticato che gli Stati Uniti sono presenti in Afghanistan. Non è qualcosa che vien fuori nelle discussioni parlamentari.

E a me pare che l’idea che in Iraq si sia ottenuta una vittoria sia una visione crudele e risibile. L’Iraq è un paese che è stato gettato nel caos e nelle rivolte dopo che gli Stati Uniti lo avevano invaso, gli avevano imposto tredici anni di sanzioni economiche per poi invaderlo di nuovo.

E certamente non possiamo parlare di vittoria in Afghanistan. Se gli Stati Uniti dovessero continuare a essere al servizio del genere di corruzione che si è impossessato dell’Afghanistan da quando gli Stati Uniti l’hanno invaso nel 2001, allora io penso che potremmo aspettarci che alcuni realizzerebbero enormi profitti. Ma non andranno a beneficio degli afgani comuni.

Sai, il presidente Trump si è lamentato su NBC News di non ricevere sufficienti consigli. Si è rivolto a ex soldati statunitensi in Afghanistan e ha sentito che i loro consigli erano superiori a quelli che sta ricevendo da alcuni consulenti forse ben remunerati. Ma a me sembra che in effetti ricevano consigli da John Sopko, lo speciale ispettore generale sulla ricostruzione afgana. Quattro volte l’anno, anno dopo anno, viene depositato un rapporto molto prezioso. E loro leggono quei rapporti? Sono consapevoli della misura di quanta corruzione e quanto coinvolgimento gli Stati Uniti hanno avuto in pratiche che hanno decimato le infrastrutture dell’Afghanistan, reso impossibile sopravvivere alla gente comune e contribuito a rendere profughi milioni di persone nel paese?

AMY GOODMAN: L’articolo del The New York Times era intitolato “Trump trova un motivo perché gli Stati Uniti restino in Afghanistan: i minerali”. Dopo la sua pubblicazione il procuratore Chase Madar ha scritto su Twitter: “Piuttosto divertente come occasionalmente operiamo un’ingegneria inversa del nostro ‘interesse nazionale’ riguardo alla nostra guerra più lunga”. Jodi Vittori, la tua reazione?

JODI VITTORI: Riflette realmente, penso, l’amministrazione attuale e le difficoltà di cercare persino di portare l’Afghanistan all’ordine del giorno. Se ricordi, nella campagna elettorale l’Afghanistan non è stato quasi mai introdotto. E il presidente non ha quasi mai menzionato l’Afghanistan. Dunque è per questo che molti pensano che sia stato il presidente afgano, il presidente Ghani, a suggerire questo.

Ma è … sosterrei che una strategia come quella proposta da DynCorp è in realtà di per sé una minaccia alla sicurezza nazionale. Quando si …non solo gruppi come DynCorp devono andare a prendere quella località o quelle località che gli Stati Uniti e le forze afgane non sono riusciti a prendere, ma se ci riescono devono essenzialmente comprare le varie parti in guerra che controllano quell’area, il che significa pagare gruppi come i talebani e vari signori della guerra, il che sarebbe altamente problematico per i cittadini statunitensi e certamente sarebbe altamente problematico per i soldati statunitensi. Nessun soldato statunitense vuole battersi o … o, Dio non voglia, una madre riceve una lettera da … a causa di un soldato morto, che dice: “Beh, il soldato è morto a causa di armi comprate con soldi che la società DynCorp, attraverso possibili intermediari, ha versato ai talebani o a vari signori della guerra”. Dunque è una situazione molto, molto difficile. Direi che è un problema di sicurezza nazionale quando si tratta delle possibilità di passare dal sostenere il governo afgano a sostenere una società statunitense per rubare minerali e poi la possibilità che risorse finanziarie aggiuntive da ciò vadano a varie parti in guerra contro cui combattono i soldati statunitensi.

AMY GOODMAN: Il The New York Times ha scritto anche che Steve Bannon, l’alto consigliere o stratega del presidente Trump, e Jared Kushner hanno chiesto a Erik Prince, il capo dell’ex società Blackwater, oggi diventata Academi, e a Stephen Feinberg di DynCorp di sviluppare proposte di affidarsi a privati anziché ai soldati statunitensi in Afghanistan. Kathy Kelly, puoi parlarci del significato di Erik Prince, un … suona come uno stretto consigliere dietro le quinte del presidente Trump? In realtà penso sia stato con Donald Trump la sera dell’elezione, e capita sia anche fratello di Betsy DeVos, la Segretaria all’Istruzione estremamente conservatrice. Puoi parlarci del suo ruolo nel contribuire a consigliare la futura politica sull’Afghanistan, per non parlare di Feinberg e DynCorp?

KATHY KELLY: Beh, pare che i loro interessi abbiano tutto a che vedere con profitti che finirebbero nelle tasche di persone che non hanno alcuna preoccupazione o interesse per quello che sta accadendo agli afgani comuni. Per il presidente Trump rivolgersi a persone che hanno organizzato eserciti mercenari e che sono già state portate in tribunale, nel caso di Erik Prince e del suo ex gruppo, Blackwater, per violazioni dei diritti umani … e ci sono altre accuse che forse non sono state nemmeno perseguite in tribunale, ma Amnesty International ha una lunga lista di violazioni di diritti umani relative a questi gruppi di operazioni speciali sotto il controllo di grandi società principali. Rivolgersi a loro e non chiedere consiglio a persone sul campo, ad esempio, che sono state attive in agenzie delle Nazioni Unite o a persone che abbiano almeno qualche apparenza di dedizione agli afgani comuni è, penso, tipico di Donald Trump, ma è qualcosa che dobbiamo sperare il Congresso degli Stati Uniti, i media statunitensi cominceranno a segnalare come qualcosa che, come ha citato Jodi, mette realmente in pericolo la sicurezza del popolo degli Stati Uniti e certamente anche dell’esercito statunitense.

AMY GOODMAN: E, Jodi Vittori, a lungo membro dell’esercito degli Stati Uniti, per più di due decenni, puoi parlarci della privatizzazione della guerra?

JODI VITTORI: Beh, certamente, le società private della sicurezza oggigiorno hanno un … avranno un ruolo in qualsiasi cosa accada in Afghanistan o altrove, poiché la realtà è che l’esercito degli Stati Uniti si affida a loro, ad esempio, per parecchio sostegno logistico, far entrare e uscire equipaggiamenti dal paese, anche fare cose come servizi di guardia agli accessi e così via.

Ma è una questione del tutto diversa dal consentire concretamente a questi gruppi, come quello gestito da Erik Prince – anche se non gestisce più la Blackwater gestisce tuttora una società chiamata Frontier Services che è … ha parecchio capitale cinese investito in essa e ha la direzione generale a Hong Kong, è coinvolta in petrolio africano e in altre attività logistiche nel continente  – o rivolgersi a DynCorp per cercare di prendere e tenere un determinato territorio specificamente al fine di estrarre minerali per il consumo statunitense o per il profitto statunitense di una società. Dunque questa è un’area molto diversa.

Dunque ci saranno questioni di società private della sicurezza e ciò farà sempre parte della discussione perché, come si vede in guerra, spesso ci sono più appaltatori privati della sicurezza quando si tratta di quel sostegno logistico, di spionaggio, eccetera, di quanti soldati ci siano sul campo. E in realtà aumentano con il diminuire del numero dei soldati. Dunque queste questioni saranno sul tavolo. E francamente DynCorp probabilmente sarà presente, perché è riuscita a esserci in ogni materia di appalto o in ogni operazione maggiore dagli anni ’50, ritengo.

Ma concretamente … è diverso dall’averli di fatto a fornire consigli politici e un piano che, non sorprendentemente, pone gli appaltatori privati in prima linea e, non sorprendentemente assicurerebbe, sai, dei profitti a DynCorp. E lo stesso vale per Erik Prince che è un personaggio ancor più inquietante. E The Intercept ha scritto che ci sono anche delle possibili indagini dell’FBI su di lui per questioni quali il riciclaggio di denaro sporco. Dunque è ancor più … ancor più difficile capire perché sarebbe uno dei principali consiglieri in una situazione come questa.

AMY GOODMAN: Dunque, Jodi Vittori, che cosa pensi dovrebbe succedere in Afghanistan oggi?

JODI VITTORI: Le principali aree in cui Global Witness vorrebbe vedere del lavoro sono realmente una concentrazione su un paio di temi. Uno è il ruolo dell’amministrazione e della responsabilità e della trasparenza, in generale, in Afghanistan, ma particolarmente nel settore delle industrie minerarie ed estrattive, sai, petrolio, gas e miniere, perché, come ho citato, c’è una grande attività mineraria in corso. Pochissimo finisce nel tesoro afgano. Pochissimo è addirittura controllato dal governo. Ma finisce nelle tasche di un gran numero di personaggi nefandi. Dunque, far sì che gli Stati Uniti si concentrino sul migliorare concretamente il governo del paese.

In secondo luogo, guardando a una strategia più generale, vorremmo vedere gli Stati Uniti, come parte di tale strategia, guardare a come le aree che hanno utilizzi economici sostenibili, comprese le aree minerarie … come potrebbero essere concretamente protette da truppe speciali, truppe con un addestramento speciale che tengano lontane le mani non solo dei talebani ma anche quelle di vari signori della guerra e milizie in modo che … quelle aree minerarie possano essere effettivamente sotto il controllo del governo afgano, sotto la legge afgana, e le entrate finiscano effettivamente nel tesoro afgano e poi siano inserite in un processo di stanziamenti per lo sviluppo del paese, piuttosto che dove i soldi tendono a finire ora, cioè tra i profitti di vari signori della guerra e simili.

AMY GOODMAN: Pensi che i soldati statunitensi dovrebbero andarsene?

JODI VITTORI: Al momento non penso che sia probabilmente una buona idea. Global Witness non prende posizione sulle truppe statunitensi, dovrei segnalare, né prenderà mai una posizione sulle truppe statunitensi.

Ma uno dei problemi che tutti hanno di fronte è che praticamente tutti riconoscono che se gli Stati Uniti si ritirano il governo Ghani cadrà. E se si prova a fare una specie di esperimento mentale su come saranno le cose quando cadrà il suo governo e si passano in rassegna le diverse alternative riguardo a che cosa viene dopo, tutte sono parecchio spaventose, che si tratti della presa del potere da parte dei talebani, che non è molto probabile, anche se ci sono riusciti in passato e quella è ovviamente una possibilità terribile che non vorremmo rivedere, o che si tratti di qualche uomo forte, signore della guerra che sia già stato pesantemente coinvolto nella corruzione e nel conflitto nel paese, è una grande … uno qualsiasi di questi grandi signori della guerra sarebbe … qualcuno che ha già spinto il paese in questa situazione e prenda il potere o se il paese semplicemente si dividesse in un sacco di feudi in guerra tra loro, ciascuno appoggiato da varie potenze internazionali, che si tratti di Russia, Pakistan, Iran, Cina o chiunque altro. Tutte queste possibilità sono profondamente preoccupanti. Dunque è una di quelle situazioni  in cui non c’è una buona strada da percorrere. Ce ne sono solo alcune davvero meno peggiori … meno … ci sono alcune vie davvero peggiori da percorrere. E penso che qualsiasi cosa consenta ai talebani … la caduta del governo Ghani è davvero problematica.

Abbiamo invece bisogno di pensare a come costruire un governo che sia trasparente e responsabile nei confronti dei suoi cittadini, che protegga i diritti umani, che protegga la democrazia che si suppone custodita dalla loro costituzione e cominci a costruire una società resiliente che possa stare in piedi da sola nel lungo termine.

AMY GOODMAN: Kathy Kelly, pensi che i soldati statunitensi dovrebbero andarsene?

KATHY KELLY: Sì. Penso che per molti versi il governo dell’Afghanistan sia già crollato. Il governo dell’Afghanistan non è in grado di garantire protezione al popolo. Non è in grado di offrire lavoro. Non è in grado di garantire sicurezza ambientale. La falda acquifera di Kabul oggi si dice sia a rischio di elevata contaminazione.

Oggi gli Stati Uniti sono tra i molti signori della guerra. Sono certamente quello più fortemente armato e il signore della guerra con il maggiore accesso a fondi. Ma non è che gli Stati Uniti abbiano sostenuto un qualche tipo di governo che sia stato vantaggioso per il popolo in Afghanistan. Se fosse stato così gli Stati Uniti non sarebbero così interessati alla ricchezza mineraria quanto piuttosto a ripristinare le infrastrutture agricole in Afghanistan. E’ un paese che ha bisogno di essere in grado di dar da mangiare al suo popolo, non di mandarlo nelle profondità di miniere a lavorare da schiavo. E ripristinare le infrastrutture agricole richiederebbe riseminare le piantagioni, ripulire i sistemi di irrigazione, reintegrare le greggi. E sono cose che si potrebbero fare. Richiederebbe disabituare la gente dal commercio dell’oppio. Ma i talebani hanno dimostrato che ciò è stato possibile quando sono saliti per la prima volta al potere dopo il 2001.

Così io penso che gli Stati Uniti potrebbero cercare l’assistenza di qualcuno come Alfred McCoy, che ha condotto in passato grandi ricerche con una grande squadra all’Università del Wisconsin riguardo ad altre situazioni in cui gli Stati Uniti hanno collaborato con trafficanti di droga e signori della guerra. E ha anche già condotto considerevoli indagini in Afghanistan. Sanno come … voglio dire, hanno le competenze e le capacità di aiutare la gente in Afghanistan a cambiare le infrastrutture in modo che potenzino l’agricoltura e la produzione di cibo e la creazione di sistemi di acqua pulita.

AMY GOODMAN: Jodi, volevo leggere da un recente pezzo del Guardian: “Il numero dei morti civili nella guerra afgana ha toccato un record, proseguendo una tendenza pressoché ininterrotta di quasi un decennio di crescenti perdite”.

“Il numero di morti di donne e bambini è cresciuto con speciale rapidità, principalmente a causa dell’uso di bombe artigianali da parte dei talebani che ha causato il 40 per cento delle vittime civili nei primi sei mesi del 2017, secondo dati dell’ONU pubblicati lunedì”.

E nel corso del mese di giugno gli Stati Uniti hanno condotto 389 attacchi aerei, il totale mensile più elevato da cinque anni a questa parte. Due settimane fa l’ONU ha affermato che il numero dei morti civili nella guerra afgana ha toccato un record. Che dire di questo? E’ possibile che questo accresca la sicurezza per il popolo in Afghanistan o una qualsiasi sensazione che gli Stati Uniti siano là per aiutare la popolazione civile?

JODI VITTORI: Beh, io penso … e di nuovo Global Witness non prende posizione sui soldati o no in Afghanistan. Ma … penso questo tipo di discussioni che stiamo avendo oggi riguardo ai minerali e così via, segnali davvero il fatto che gli Stati Uniti non hanno posto l’accento sull’amministrazione da quando sono venuti in Afghanistan. Hanno sempre scelto una strategia chiamata ‘prima la sicurezza’, che è questa idea che realizzeremo sufficiente sicurezza e poi ci occuperemo dell’amministrazione. Ma naturalmente, come sappiamo in queste situazioni, è l’assenza di sicurezza, è il ruolo dei signori della guerra e dei dirigenti corrotti e del riciclaggio di denaro sporco e degli oppiacei nel paese e di altre attività criminali che favorisce quella stessa insicurezza. Se si gestisce unicamente un programma di [sicurezza] al primo posto non si arriverà mai al punto in cui si realizza un’amministrazione. Si deve davvero gestire l’amministrazione e la sicurezza contemporaneamente. Ed è in questo che gli Stati Uniti hanno davvero mancato.

Mi piacerebbe davvero vedere l’attuale amministrazione, se fa sul serio riguardo a che cosa fare con l’Afghanistan, riunire davvero un gruppo composito di esperti sull’Afghanistan, i cittadini afgani stessi, il governo insieme, per parlare realmente di come facciamo un programma governativo in parallelo con il programma della sicurezza e che cosa va migliorato nella sicurezza, anche, al tempo stesso. Non penso che abbiamo realmente ancora avuto tale discussione su come fare entrambe le cose contemporaneamente. Abbiamo trattato l’amministrazione come una specie di questione di secondo momento e qualcosa cui gettiamo un po’ di soldi e qualche programma. Ma davvero rendere questo il centro dell’attenzione, non solo la costruzione della capacità di governo, che è in sé importante, ma anche l’amministrazione riguardo a come incentiviamo i riformatori nel governo e come emarginiamo o disincentiviamo quelli che hanno un forte incentivo a proseguire la guerra, a continuare con la corruzione, che oggi occupano posti molto, molto potenti all’interno e all’esterno del governo. Davvero non abbiamo ancora avuto tale discussione.

AMY GOODMAN: Kathy Kelly, voglio riservare a te l’ultima parola, mentre sei a Minneapolis a questa conferenza sulla pace. Che cosa si dice lì riguardo a un modo per progredire e a che punto pensi sia oggi il movimento per la pace negli Stati Uniti? Si dice molto riguardo all’amministrazione Trump e su dove sta andando, ma riguardo a questo movimento di resistenza? Quanto senti sia forte?

KATHY KELLY: Beh, io penso che abbiamo qualcosa da imparare da quello che oggi sta succedendo nel Regno Unito, dove Jeremy Corbyn sta cominciando a galvanizzare la gente. E la sua lunga storia di chiaro attivista contro la guerra e di uno che ha sfidato l’esercito ha sorpreso la gente nel Regno Unito ma gli ha guadagnato un mucchio di sostegno. Io spero che quelli che hanno detto: “Oh, beh, non si possono introdurre discussioni contro la guerra in sforzi elettorali o nei movimenti che cercano di lavorare sul nostro ambiente o per migliorare le terribili disparità in termini di ingiustizie economiche nel nostro paese” … Penso che queste discussioni dovrebbe essere riunite, qualcosa di simile a quello che Jodi ha appena suggerito dovrebbe succedere riguardo a quelli che sono concentrati sull’Afghanistan.  Ma io penso che gli Stati Uniti non dovrebbero mai assumere l’atteggiamento che in qualche modo noi siamo i responsabili della guida, in effetti, di un altro paese. L’Afghanistan non è il nostro paese.

AMY GOODMAN: Ci fermeremo qui. Kathy Kelly, coordinatrice di Voices for Creative Nonviolence, una campagna per por fine alle guerre militari ed economiche statunitensi, è stata molte volte in Afghanistan, anche quest’anno; è stata candidata due volte al Premio Nobel per la Pace. E Jodi Vittori, ha servito nell’esercito statunitense per più di due decenni, oggi consigliere politico capo di Global Witness for Afghanistan Policy.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/prolonging-afghan-war/

Originale: Democracy Now 

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente Una farsa lugubre Successivo Come combattere un gigante