99% non tanto unito

Print Friendly

di Serge Halimi – 4 agosto 2017

L’acqua bolle a cento gradi; questo è sicuro. Ma ha poco senso aspettarsi che il comportamento delle società si adegui alle leggi della fisica. Che l’un per cento della popolazione controlli la maggioranza della ricchezza del mondo non significa che il 99 per cento sia un gruppo sociale coeso, ancor meno che sia una forza politica al punto di ebollizione.

Il Movimento Occupy Wall Street del 2011 era stato costruito su un’idea e uno slogan: “Noi siamo il 99 per cento e non tollereremo più l’avidità e la corruzione dell’un per cento”. Studi appena prima che il movimento si avviasse mostravano che quasi tutti i profitti di una crescita economica erano andati all’un per cento più ricco degli Stati Uniti. Non si trattava di un’aberrazione della storia o di un’eccezione nazionale. Quasi dovunque un risultato simile era stato costantemente incoraggiato dalla politica governativa. In Francia i piani fiscali del presidente Macron avvantaggeranno in larga misura “le 280.000 famiglie più ricche … i cui patrimoni sono prevalentemente sotto forma di investimenti finanziarie e di quote societarie” (1).

Questo significa che tutti gli altri hanno tanto in comune da poter rovesciare l’ordine stabilito mettendo in comune le loro energie? Quando si è privilegiati, ma non miliardari, può essere di consolazione fantasticare di far parte dello stesso blocco sociale del proletariato. Ma il 99 per cento è un misto di dannati della terra e di uno strato (piuttosto spesso) di classe media superiore: medici, docenti universitari, giornalisti, alti dirigenti, pubblicitari e dipendenti pubblici di alto livello, senza i quali l’un per cento non potrebbe durare più di quarantotto ore. Metterli tutti insieme nel 99 per cento ricorda il mito fondativo degli Stati Uniti che afferma che tutti sono classe media e quasi tutti sono ricchi o stanno per diventarlo (2).

Se l’unione fa la forza, lo stesso fa la coesione; ma la storia ci ha insegnato che i grandi momenti di accordo e unanimità non durano a lungo. Nel febbraio del 1848 operai e classe media presidiavano fianco a fianco le barricate a Parigi, ma arriva ai Giorni di Giugno (3) erano in conflitto mortale. E’ abbastanza difficile costruire un’alleanza, anche tra movimenti progressisti dello stesso paese. Immaginare un piano comune, una forza politica sostenibile di dimensione così indiscriminata come l’”umanità meno gli oligarchi” sa, al meglio, di utopia e, al peggio, di indisponibilità a scegliere, a scendere con i piedi per terra schierandosi. Alla fine non conseguirà molto più che una difesa di diritti condivisi o di opposizione alla pedofilia e agli incidenti stradali.

Per tutto il resto il 99 per cento non ci porterà da nessuna parte.

Serge Halimi è presidente e direttore di Le Monde Diplomatique

(1) Anne de Guigné ‘Les mesures fiscales de Macron profiteront d’abord aux Français les plus riches’ [Le misure fiscali di Macron beneficeranno principalmente i francesi più ricchi], Le Figaro, Parigi, 12 luglio 2017

(2) Nel 2003 il 19 per cento dei contribuenti statunitensi pensava di appartenere già, per reddito, all’un per cento; un ulteriore 20 per cento riteneva che ne avrebbe fatto parte presto.

(3) Vedasi Dominique Pinsolle ‘Entre soumission et rébellion’  (Tra sottomissione e ribellione), Le Monde Diplomatique, maggio 2012.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/99-not-so-united/

Originale: Le Monde Diplomatique

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Lascia un commento

*