Che cosa succede se vinciamo?

Print Friendly

di Stephanie Luce – 31 luglio 2017

Nonostante il nostro cinismo riguardo alla politica elettorale, la sinistra ha bisogno di partiti politici. Il crescente potere e slancio della destra in tutto il mondo ci ricorda con forza gli effetti pratici della mancanza di un partito nostro negli Stati Uniti.

Anche se potrebbe sembrare che partiamo da zero, possiamo imparare da esperimenti reali. Un esempio è Progressive Dane, un partito politico creto nel 1992 a Madison, Wisconsin.

Un Nuovo Partito

Progressive Dane prende il nome dalla contea di Dane, dove si trova Madison. Il partito ha avuto inizio quando Joel Rogers, un docente dell’Università del Wisconsin-Madison, e Dan Cantor, un organizzatore politico di lungo corso, hanno proposto l’idea di un “Nuovo Partito”.

Il Nuovo Partito sperava di rianimare il voto confluente [fusion voting] come mezzo per costruire un partito. Il voto confluente consente a un candidato di presentarsi su due liste, consentendo agli elettori di votare un partito terzo senza sentire che il loro voto è sprecato o è “di disturbo” alle elezioni, contribuendo poco a costruire un’alternativa politica realizzabile ma contribuendo a portare al potere un’alternativa potenzialmente peggiore, dilemmi che altrimenti affliggono i partiti terzi nel sistema statunitense in cui il vincitore si prende tutto. Questo consente al partito di operare contemporaneamente all’interno e all’esterno del Partito Democratico.

Il voto confluente è legale da decenni in alcuni stati, più in particolare a New York, ma altri stati hanno reso illegale tale pratica. Il Nuovo Partito ha sfidato il divieto nominando un candidato, il deputato statale Andy Dawkins, a presentarsi nella sua lista nello stesso tempo in cui si presentava come Democratico a St. Paul, Minnesota. I responsabili dell’elezione hanno respinto la petizione per la nomina e il Nuovo Partito ha contestato tale rifiuto, con la speranza di portare il caso, Timmons contro Twin Cities Area New Party, alla Corte Suprema e di ottenere una sentenza che avrebbe consentito il voto confluente in tutti gli stati.

Il caso Timmons è effettivamente arrivato alla Corte Suprema nel 1997 ma la Corte Rehnquist ha deciso contro il Nuovo Partito consentendo agli stati di continuare a vietare il voto confluente. Cosa importante, negli anni precedenti la decisione della corte, attivisti avevano avviato sezioni del Nuovo Partito in una dozzina di stati di tutto il paese per preparare la possibilità di una vittoria nel caso Timmons.

Progressive Dane (PD) era una di tali sezioni del Nuovo Partito. Dopo la sconfitta nel caso Timmons, il Nuovo Partito nazionale si è trasformato nel Working Families Party [Partito delle famiglie lavoratrici) nel 1998 e dapprima si è ritirato in un solo stato (New York), anche se da allora si è esteso a quindici altri. La maggior parte delle sezioni esistenti del Nuovo Partito è stata chiusa, ma i membri di Progressive Dane hanno deciso di proseguire da partito indipendente con propri candidati.

La maggior parte delle competizioni a livello locale è ufficialmente non partitica, così i candidati possono concorrere per il Consiglio Comunale o il Consiglio della Contea e ottenere il sostegno di Progressive Dane e dei Democratici. Ma per la maggior parte Progressive Dane si è costruito come partito indipendente.

Questo è stato perché quando il PD è stato fondato, ha ereditato l’infrastruttura del quasi defunto Wisconsin Labor-Farm Party. Gli attivisti del Labor-Farm Party erano già impegnati all’idea di un partito indipendente. (A un certo punto ci sono state altre sezioni: Progressive Milwaukee, Progressive Fox Valley e un partito a livello statale, Progressive Wisconsin, ma non hanno continuato dopo il caso Timmons).

Il PD si considera un partito guidato dai membri anzichè da politici. Secondo il suo sito web:

Progressive Dane ritiene che i cittadini comuni debbano controllare le politiche pubbliche a livello di comunità e nazionale. Sosteniamo la giustizia fiscale, migliori servizi sociali, uguaglianza nell’istruzione pubblica, abitazioni e trasporti pubblici accessibili. Progressive Dane aiuta i membri della comunità a organizzarsi su temi che sono importanti per loro e opera anche a livello di base per eleggere candidati politici progressisti.

Le sue piattaforme cittadine e di contea enfatizzano i temi della giustizia sociale ed economica, l’amministrazione democratica e le pratiche di sostenibilità ambientale.

Il PD è cresciuto rapidamente diventando il secondo partito della Contea di Dane e dopo cinque anni aveva eletto quindici candidati in consiglio comunale, nel consiglio della contea e nel consiglio scolastico. Il partito ha continuato a crescere sulla base della propria strategia: far concorrere candidati a livello locale, sfidando i Democratici, e impegnandosi in movimenti sociali e in politica elettorale.

Ha continuato a vincere. Arrivati al 2005 il sindaco di Madison, Dave Cieslewicz, egli stesso membro e candidato del PD, ha osservato: “A tutti i fini e propositi è oggi il partito al governo [della città]”. In varie occasioni ha avuto la maggioranza dei seggi nel consiglio scolastico e in quello comunale.

Oggi, tuttavia, anche se il PD continua a esistere, non è lontanamente tanto influente quanto era un tempo. A volte ha collaborato con il Partito Verde; in altre occasioni ha collaborato con i Democratici. (Alcuni dei parlamentari Democratici dello stato che hanno contribuito alla battaglia contro Scott Walker nel 2011 venivano dal PD).

Considerati i suoi ventiquattro anni di storia e i numerosi successi dovremmo esaminare le lezioni del PD.

Obbligo di rispondere

La maggior parte delle persone non vuole candidarsi a cariche. C’è scarso compenso per molto duro lavoro. Gran parte di esso è a malapena pagato o non pagato del tutto. Lo stesso PD è gestito prevalentemente da volontari. Il partito è finanziato da quote e con un’iscrizione di alcune centinaia il bilancio è molto limitato. Ad esempio nel 2005 aveva più di quattrocento membri che versavano le quote, un organizzatore remunerato a tempo parziale e un bilancio annuale di 30.000 dollari.

I fondatori di Progressive Dane sapevano che eleggere candidati è parecchio difficile, ma chiamarli a rispondere delle promesse elettorali è ancor più duro. Inizialmente il PD chiedeva ai candidati di:

  • Completare un questionario e farsi intervistare dal partito, con la procedura di appoggio aperta a tutti i membri, al fine di essere approvati
  • Dopo l’approvazione firmare un impegno con la promessa di partecipare a una lista con altri candidati approvati
  • Se eletti, promettere di collaborare con altri dirigenti del PD su base regolare

Il PD era interessato a far sì che i candidati mantenessero le promesse elettorali, ma l’impegno era anche finalizzato a contribuire a costruire il partito. Le richieste erano create perché i dirigenti eletti si identificassero pubblicamente e fortemente come Progressive Dane.

La seconda parte dell’impegno, che richiedeva ai candidati di partecipare a una lista, significava anche che i candidati approvati non potevano appoggiare persone di altri partiti in altre competizioni. Ad esempio un candidato approvato del PD del Distretto 8 non poteva sostenere il candidato del Partito Democratico nel Distretto 12. L’intento era di far sì che i candidati costruissero il partito e si identificassero con esso.

Anche se il Nuovo Partito aveva a livello nazionale una strategia interna/esterna per collaborare con i Democratici, costruire pressione sul partito dall’esterno impegnandolo contemporaneamente dall’interno, i fondatori del PD sentivano che era necessario tracciare un confine più forte, richiedendo ai candidati approvati di dichiarare la loro fedeltà al partito e alla sua piattaforma.

Ciò era controverso: numerosi candidati erano contrari. Secondo il membro di lungo corso del PD Nick Berigan: “Ho visto l’aspettativa, per esempio, che i nostri volontari diffondessero documenti per un candidato non approvato che era amico di un candidato approvato o che dovessimo girare la testa dall’altra parte su un approvato che violava l’impegno”. Berigan aggiunge: “L’obiettivo era avere un programma politico guidato da volontari organizzati” piuttosto che “il progetto di inserire ancora un altro “giocatore del potere” nella partita degli avalli del tipo ‘incoronatore del re locale’.

L’impegno è stato rivisto dopo dieci anni, ammorbidendo le aspettative, ma continua a richiedere che i candidati promettano di partecipare a riunioni della base, propongano leggi del PD e in generale siano attivi nei quartieri.

Se un dirigente eletto infrangeva una promessa il PD doveva essere pronto ad affrontarlo: prima con un dialogo, poi con possibili manifestazioni o proteste e poi candidando uno sfidante alle elezioni successive.

Naturalmente un dirigente eletto prende molte decisioni ed esprime molti voti nella sua carriera, così il partito doveva avere un modo per decidere quali erano le priorità principali. Ma il PD ha fatto concorrere sfidanti contro i propri candidati.

Ad esempio il PD decise che uno dei suoi membri del consiglio comunale, un membro fondatore del PD, Ken Golden, non stava mantenendo la sua promessa di collaborare con i colleghi del PD e di impegnarsi regolarmente con l’elettorato. La rispondenza per il partito non riguardava solo particolari temi politici, ma anche essere un rappresentante responsabile; Golden, avevano deciso, non era quest’ultimo.

Nel 2004 il PD decise di far correre un candidato contro di lui. Lo sfidante perse, ma il partito trasmise un messaggio: ai dirigenti eletti sarà richiesto di mantenere l’impegno oppure perderanno l’appoggio del partito.

Il PD teneva i suoi membri sui carboni accesi. Ma questo è spesso difficile da fare nella pratica. Può far guadagnare nemici, ha osservato Golden:  “Perché attaccano me per tutto? Mi ricorda molto i bolscevichi tra il 1905 e il 1917 … Vedo questo genere di [richiesta di politica] purezza” al centro delle azioni del PD.

Ma essere rigidi sulla responsabilità potrebbe significare finire con un numero sempre minore di candidati da appoggiare e poi avere una presenza sempre minore nel consiglio comunale o nel consiglio della contea. Se il partito mira a conquistare un certo numero di seggi, è meno probabile che disciplini i suoi dirigenti eletti.

Risulta esserci una tensione tra il prendere posizioni forti sui temi, con la conseguenza di minori voti e minori candidati e dirigenti eletti, e ammorbidire la chiamata a rispondere per soddisfare più elettori e avere una maggiore schiera di candidati da approvare. Ma Berigan suggerisce che la tensione potrebbe essere un compromesso così chiaro come sembra. Nella sua analisi il PD ha ammorbidito le sue richieste di rispondenza ma poi è rimasto in stallo riguardo alla crescita. Il partito richiede un impegno più morbido ma ha un numero minore di dirigenti eletti.

Governare è un lavoro duro

La maggior parte dell’attività di governo è banale, persino noiosa. Il lavoro quotidiano dell’amministrare si traduce nel cercare di risolvere grandi problemi con poche risorse. Questo perché molte città hanno bilanci risicati e che sono stati ancor più ridotti nei decenni dai tagli alle tasse dei decisori della politica. Ciò è stato esacerbato da tendenze simili al livello statale e federale con città come Madison che ottengono il 10-15 per cento delle loro entrate di bilancio da assegnazioni statali e federali.

Molte delle migliori idee in circolazione a proposito di uno sviluppo economico progressista sono adatte al livello federale o statale, come interventi per l’assistenza sanitaria, i trasporti verdi o i programmi occupazionali. La maggior parte degli stati, ad esempio, non consente alle città di fissare i propri minimi salariali. Questo significa che l’amministrazione locale consiste nel cercare di risolvere grandi problemi con un armamentario molto limitato.

Questo induce a chiedersi se la sinistra dovrebbe candidarsi al potere se non sarà in grado di realizzare le promesse elettorali o se è solo in grado di attuare l’austerità. Evidenzia anche la necessità di pensiero creativo riguardo a come ampliare la capacità di adempiere il compito.

Anche se ci sono risorse disponibili per progressisti che vogliono candidarsi a cariche locali, la maggior parte riguarda solo come condurre una campagna elettorale. Risorse molto minori sono disponibili su come governare, ancor meno su come trascendere i limiti dell’amministrazione.

Un’altra sfida per i politici locali: il lavoro consiste nel trattare con il proprio elettorato, esseri umani con problemi umani. Non si sente spesso dire dagli elettori che se la passano bene; invece occorrerà occuparsi di quelli che soffrono di problemi gravi.

La sfida consiste nel modo di aiutare gli elettori senza perdere di vista i problemi strutturali e utilizzando la propria carica per costruire il più vasto lavoro organizzativo essenziale per conquistare un cambiamento progressista.

I candidati del PD hanno anche imparato che candidarsi a una carica motivati da pochi principi chiave è la parte più semplice. Ma una volta eletti sono richiesti molti compromessi, con tutti, dagli avversari in consiglio comunale alla Camera di Commercio. Il membro di lungo corso del PD e membro del consiglio comunale Brenda Konkel ha detto: “E’ facile star fuori a criticare, ma è più difficile governare”. Un ex membro del consiglio della contea, Ashok Kumar, ha deciso di candidarsi per un secondo mandato perché si è sentito strattonato a concludere accordi dietro le quinte e operazioni riformiste alla fine del suo mandato.

Dunque quando i politici dovrebbero scendere a compromessi e quando dovrebbero resistere? Forse è utile qui il concetto di Andre Gorz di “riforme non riformiste” anziché “riforme riformiste”. Ciò suggerirebbe che i dirigenti eletti basino le loro decisioni non solo su principi liberali di uguaglianza ed equità e su principi tecnocratici di realizzabilità di una data iniziativa politica, bensì su principi rivoluzionari quali l’autodeterminazione e l’inclusione e sulla capacità di una data decisione di far progredire una politica più radicale nel lungo termine. Ad esempio in una lotta per il salario minimo un membro del consiglio potrebbe dover accettare compromessi sul livello del salario, ma non dovrebbe accettare compromessi che minino il diritto della città di fissare i propri salari o compromessi che taglino fuori dall’accordo determinati lavoratori.

“Tu sei quelli con i quali pranzi”

Governare significa una quantità di riunioni, di sottocomitati e a volte lunghe votazioni trascinate su grandi problemi. Alla fine un membro del consiglio comunale finirà col trascorrere un mucchio di tempo con altri del consiglio; cioè un progressista potrebbe essere eletto ma passare la maggior parte del suo tempo con colleghi moderati e conservatori.

Da sindacalista, Peter Landon dice: “Sei quelli con i quali pranzi”. Se passi ogni giorno con colleghi conservatori è probabile che sarai attirato in rapporti personali e a volte persuaso da alcune delle loro idee. Accetti di appoggiare le loro leggi se loro appoggiano le tue.

Questo non è necessariamente un problema, poiché governare è questione di compromessi, necessari per creare coalizioni. Tuttavia la destra ha molto più risorse per sostenere i suoi dirigenti eletti una volta in carica: gruppi di esperti per fornire le necessarie ricerche; accesso a media, avvocati, ricerche legali e politici di altre città e stati, collegamenti con ricchi donatori. La sinistra non ha quasi nulla di tutto questo e spesso non fornisce il genere di sostegno quotidiano di cui i nostri politici hanno bisogno.

Non possiamo aspettarci che quelli di sinistra in carica si affidino soltanto alla propria forza di volontà per restare schierati con fermezza per un programma progressista; hanno bisogno di movimenti di altre infrastrutture di sinistra sia per sostenerli sia per renderli responsabili di resistere alle pressioni conservatrici della carica elettiva.

Il PD ha istituito regolari riunioni del Caucus Progressista perché i dirigenti approvati del PD si incontrassero regolarmente, disegnassero strategie e si sostenessero a vicenda. A livello di contea il Caucus Progressista era un sottogruppo interno al caucus liberale. Ha anche creato comitati per coinvolgere i membri del partito in questioni politiche che avrebbero avuto un flusso di ritorno sui dirigenti eletti. Ma tutto questo era contraddittorio e dipendeva in larga misura dai particolari membri del consiglio, alcuni dei quali si identificavano di più con il PD ed erano disponibili a trovare il tempo per collaborare con il partito.

La sinistra deve trovare altri modi per sostenere quelli che eleggiamo. Tendiamo a essere più in gamba nel programmare manifestazioni o nel trascinare al voto, ma non siamo altrettanto capaci nel costruire infrastrutture di sostegno a candidati e all’amministrazione. Questo deve essere parte del lavoro.

Democrazia interna del partito

Oltre ai dirigenti eletti, anche i leader del partito politico devono essere tenuti a rispondere. Le persone si allontanano dai partiti non solo perché i politici le deludono; i partiti stessi sembrano non democratici e burocratici.

I rischi sono minori in un partito locale, ma Progressive Dane si è dato da fare per sviluppare meccanismi per far sì che il partito continui a essere gestito dai suoi membri. Il partito ha modificato nel tempo il proprio statuto per migliorare il proprio funzionamento. La struttura del partito è spiegata molto chiaramente e accessibile a chiunque voglia esaminarla. Le riunioni sono pubbliche e le decisioni sono prese a maggioranza dei membri.

Il PD è amministrato da un comitato di coordinamento di dieci persone. I membri del comitato hanno un mandato di un anno. Otto di loro sono eletti dall’assemblea generale e due dai delegati del Comitato Elettorale e dal Comitato Politico. Nel tentativo di raggiungere un equilibrio demografico i tre che hanno ottenuto i maggiori voti da comunità emarginate saranno automaticamente insediati e i seggi restanti saranno occupati secondo il voto totale. Il comitato elegge co-presidenti che ruotano ogni sei mesi.

Un modo in cui le organizzazioni, dai partiti ai sindacati, perdono contatto con i propri membri (e diventano meno chiamati a rispondere) è quando estendono internamente ai membri la “propaganda”  usata nelle campagne elettorali. Le elezioni politiche comportano un mucchio di propaganda: rappresentanti della stampa propongono il volto migliore del candidato e cercano di controllare l’analisi dei temi e della campagna.

Ma troppo spesso i partiti usano tale propaganda anche con i propri membri. Semplificano scelte difficili, danno una veste positiva a risultati cattivi e cercano di presentare un fronte unito. Risultato: i sostenitori vedono il partito come poco diverso da qualsiasi altro politico, che offre loro propaganda anziché onestà.

Uno dei modi in cui il PD ha cercato di mantenere il coinvolgimento e la partecipazione democratica della base è consistito nel minimizzare la propaganda tra i membri e persino presso gli esterni. Il lato negativo è che ciò può essere percepito come un mucchio di dibattito interno, molto disaccordo o anche solo “troppe chiacchiere” o uno spazio marginale per la sinistra.

Ad esempio una aderente ha osservato a proposito di quello che avvertiva come un aspetto negativo: “Penso che chiamare fascista ogni Democratico di centro o semplicemente inveire sui media sociali o fare i paternalisti o scatenare liti o definire costantemente razziste le persone … onestamente mi disgusta e penso che distolga dall’elettorato che potrebbe essere costruito per cose come creare una città rifugio o aumentare il salario minimo o opporsi alla spesa per uno stadio”.

Nel 2007 Alderman Brian Solomon ha detto di aver scelto di non chiedere l’appoggio del PD quando si è candidato al consiglio comunale nel 2007 perché sentiva che il partito aveva un’immagine di eccessiva asprezza. Lo stesso anno una dei co-presidenti del PD, Lisa Subeck, si è dimessa dalla direzione e dal partito. La Subeck ha affermato: “La mia decisione è … in parte dovuto a frustrazione nei confronti di Progressive Dane e della direzione (o mancanza di direzione) in cui il partito si sta muovendo. Passiamo sempre più tempo a parlare e sempre meno a fare le cose”.

Ha aggiunto che è difficile essere leader di un’organizzazione diretta dai membri, particolarmente quando le proprie idee da leader non sono in linea con quelle dei membri. A volte dirigenti eletti hanno sentito che la base era irrealistica riguardo a temi politici e compromessi impliciti nel governare.

Questi esempi suggeriscono che il partito non è stato chiaro riguardo alla sua missione. Per alcuni il PD era uno spazio per eleggere candidati migliori e avere un’amministrazione migliore della politica locale. Altri avevano costruito il partito nella speranza di creare un veicolo di sinistra per un cambiamento più radicale.

Questi due obiettivi potevano essere compatibili, ma i membri del PD non hanno mai discusso tali diversi obiettivi e non hanno avuto alcuna strategia esplicita su come un percorso di riforme locale e di costruzione di un partito potessero condurre a un più vasto cambiamento strutturale. Naturalmente gli attivisti e le organizzazioni di sinistra operanti all’interno del partito tenevano queste discussioni per conto loro ma non in seno al PD nel suo complesso, lasciando mancanza di chiarezza riguardo alla missione.

Più che un partito

Un modo per aumentare le risorse disponibili ai dirigenti eletti e per mantenere le truppe di terra a chiamare tali candidati a rispondere consiste nel costruire un partito che faccia più presentare candidati. La politica non è solo ciò che avviene ogni due anni nella cabina elettorale; dovrebbe aver luogo ogni giorno.

Progressive Dane era impegnato a creare un partito che fosse gestito dai membri e questo significava creare molto spazio per progetti e attività culturali degli attivisti: organizzazione degli studenti, solidarietà con il mondo del lavoro, istruzione politica e altro.

Per esempio il PD utilizzava campagne locali per il salario minimo per sviluppare relazioni con nuove organizzazioni e quartieri. Era un modo per portare nuovi membri nel partito e per lavorare a temi politici tutto l’anno, non solo durante la stagione elettorale.

Per molti anni il PD ha gestito un progetto di tutoraggio di quartiere. Volontari hanno lavorato con studenti delle elementari e delle medie su competenze di base e aiutato gli studenti ad avviare un loro giornale. Il progetto ha creato uno spazio per il coinvolgimento di membri del PD in attività di partito esterne alle elezioni e ha anche rafforzato i legami tra quartiere e partito.

Il PD ha anche organizzato una partita di softball “Popolo contro Stato” in cui i membri hanno giocato contro dirigenti eletti, e serate di bowling e feste. Secondo un articolo:

Il PD ha prosperato nella liberale Madison in parte perché i Democratici locali si concentrano sulla politica elettorale statale e nazionale. I Democratici non fanno lavoro di base su cause di giustizia sociale di sinistra o su temi quali gli alloggi a basso costo, i diritti degli inquilini e il buon uso dei terreni, hanno affermato membri.

Il partito piace a “quelli che hanno davvero voglia di fare di più”, ha detto il presidente del suo comitato elettorale, Michael Jacobs. All’evento anti-insediamento del partito il mese scorso rapper, attivisti e musicisti – anche un chitarrista con un cappello bizzarro e un kazoo che scandiva “Io odio la guerra” – sono saliti sul palcoscenico del locale alla moda, Cafè Montmartre, fuori da Capitol Square.

Ciò ha consentito ai membri di sentirsi collegati al partito e di avere un senso di titolarità. Ma oltre a ciò tali attività possono contribuire a creare spazi per discussioni politiche e impegno sociale più profondi di quelli normali in una campagna elettorale. A volte elettori più tradizionalisti sentono che la sinistra è troppo aspra, troppo radicale, troppo arrabbiata o moralista. Creare spazi di dialogo può contribuire a creare un terreno comune che può superare tali sospetti e sfiducia.

Il PD ha anche considerato sua missione impegnarsi in politiche più vaste di quelle solamente locali. Ha appoggiato Ralph Nader nella corsa alla presidenza nel 2000. Ha avanzato una controversa proposta di far adottare a Madison una città gemella in Palestina. Nel 2010 ha appoggiato il candidato del Partito Verde Ben Manski per l’Assemblea Statale. Per alcuni questa è una distrazione potenzialmente divisiva, ma altri ritengono che il partito debba prendere posizione su temi chiave di giustizia sociale.

Scienze politiche e tecnicismi

I membri della sinistra che vogliono impegnarsi più seriamente nella politica elettorale dovrebbero studiare sistemi politici le cui caratteristiche siano meglio progettate per partiti indipendenti e coinvolgimento della base. Ad esempio, la popolazione di Madison è di circa 245.000 abitanti e il Consiglio Comunale ha venti membri, cioè circa uno ogni 12.500 abitanti. Si paragoni con Milwaukee, che ha 600.000 abitanti e quindici membri del consiglio (uno ogni 40.000 persone). Avere un minor numero di elettori in un distretto rende più facile ai membri del consiglio rappresentarli.

Inoltre il consiglio di Madison è diviso topograficamente in distretti. In alcune città i membri del consiglio si candidano in generale, cioè rappresentano l’intera città. Diviso per distretto, un candidato ha minori porte cui bussare e una possibilità molto migliore di incontrare più elettori di persona. Madison ha anche quartieri dove sono concentrati gli elettori più progressisti, aumentando la probabilità che alcuni distretti eleggano un progressista impegnato. Il potere popolare di Progressive Dane ha migliori possibilità in luoghi come Madison.

Wisconsin ha la registrazione contestuale degli elettori e primarie aperte, cose entrambe utili per elettori indipendenti e non tradizionali. Fino a poco tempo fa il Wisconsin era uno degli stati migliori per quanto riguarda l’accesso degli elettori, ma il governatore Scott Walker ha introdotto le norme per l’identificazione degli elettori più rigide del paese.

La destra cerca costantemente modi per modificare i distretti elettorali e ridurre l’accesso degli elettori. Anche la sinistra dovrebbe riservare grande attenzione a tali tecnicismi.

Socialismo in un’unica città?

Possiamo cambiare il volto della politica in un’unica città, per non parlare di uno stato o paese, cominciando a livello locale?

Il PD ha avuto un impatto su Madison e sulla Contea di Dane. Ha contribuito a far approvare ordinanze sul salario minimo, norme urbanistiche che prescrivono agli immobiliaristi di costruire abitazioni accessibili, un divieto di fumo, un referendum sulle scuole, e un fondo fiduciario cittadino per l’edilizia residenziale accessibile. I leader del PD hanno migliorato l’accesso pubblico ai dati sui finanziamenti elettorali, migliorato il finanziamento di programmi sanitari a livello di contea, e approvato norme sui padroni di casa e lobbisti, tutto ciò contemporaneamente coinvolgendo un numero maggiore di nuove persone nella politica, tra cui giovani che potevano essere estraniati dai partiti politici altrove.

Anche se il PD ha avuto un successo impressionante nel vincere competizioni, approvare leggi e condurre campagne comunitarie sul lavoro, oggi ha una presenza minore nella politica cittadina e non è stato in grado di spingersi oltre le competizioni locali. Nei suoi primi anni il partito nazionale aveva tentato di proporre candidati per il parlamento statale nonché per cariche a livello statale al fine di mantenere una lista elettorale. Gli attivisti del PD hanno costatato  che la loro forza centrale consistente nel coinvolgimento della base a livello locale era difficile da conservare a livelli più elevati, dove gli avversari potevano ampiamente superarli nella spesa e dove i canditati dovevano presentarsi in una lista di partito. Questo succedeva negli anni ’90, molto prima che i finanziamenti elettorali degenerassero al livello attuale. Le barriere a candidarsi per cariche statali oggi sarebbero ancor più scoraggianti.

Il partito subisce costantemente rimostranze degli oppositori che affermano che è contrario alle imprese e crea un clima profondamente burocratico. Parte di ciò che ha conquistato è stato rovesciato a livello statale, come nel caso del salario minimo a livello cittadino. Quando il partito aveva più successo si è attivato le ire del Partito Democratico. Il membro del PD Alderman José Manuel Sentmanat ha scritto nel 2005 che i Democratici avevano cominciato a farsi un punto d’onore proporre loro candidati contro il PD, costringendo il PD “a spendere risorse preziose per  difendersi da altri sfidanti quando potevamo usare quelle stesse risorse per scalzare conservatori”.

Resta una grossa sfida: come si fa a rendere i politici eletti responsabili della propria piattaforma? Questo, ovviamente, non è un problema solo del PD o solo degli Stati Uniti. Anche paesi con sistemi parlamentari e paesi con forti partiti di sinistra o laburisti affrontano lo stesso dilemma. Le figure della sinistra sono elette, poi subiscono le pressioni di donatori conservatori, gruppi imprenditoriali, banche, creditori, elettori di destra e persino elettori tradizionali perché abbandonino le loro promesse elettorali.

Progressive Dane è parsa far meglio nell’eleggere candidati e chiamarli a rispondere quando c’è stato un certo numero di fattori: quando l’organizzazione del movimento era in crescita, quando c’era una base vivace costantemente impegnata nell’attività del partito e ai candidati era richiesto di presentarsi come lista come condizione per essere appoggiati. I fondatori del PD volevano costruire un partito politico indipendente che fosse centrato sui membri, piuttosto che solamente eleggere politici. Quest’ultima cosa è essenziale, ma senza una base attiva i candidati dovranno far da sé e potranno facilmente abbandonare le promesse.

Il PD è riuscito a costruire tale base per guidare il partito, almeno a volte. I dirigenti eletti se la sarebbero passata molto peggio nell’approvare alcune delle leggi controverse se non ci fosse stata l’organizzazione dei membri. L’ex membro del consiglio della contea, Ashok Kumar, insiste che le maggiori vittorie politiche del PD a livello di contea – por fine alla discriminazione riguardo ai sussidi per la casa [Section 8], approvare un salario minimo di contea e creare un Fondo di Contea di Tutela dell’Ambiente da 5 milioni di dollari – sono state possibili solo grazie all’organizzazione della base.

Kumar sostiene anche che costruire il partito con confini chiari con i Democratici è stato utile. Afferma:

Quando sono entrato nel consiglio, il PD era in un momento di particolare debolezza e c’erano elementi che premevano per una maggior collaborazione con i Democratici maggiori “doppie candidature”. Ciò ha avuto come conseguenza l’annacquamento delle campagne e della politica. Ci ha anche reso più difficile distinguerci dai Democratici progressisti; ciò avrebbe determinato una debolezza organizzativa nelle elezioni nazionali.

Un partito progressista vincente deve trovare un equilibrio tra la costruzione di un vasto spazio che soddisfi una vasta gamma di elettori e l’attenersi con fermezza a principi. Anche se il PD è riuscito bene a rendere piacevole il partito e la base, Berigan afferma che un partito deve essere disposto a impegnarsi in “momenti sgradevoli”, rischiando tensioni di breve termine per risultati di lungo termine. Ciò potrebbe significare affrontare argomenti difficili, come razza o immigrazione, o contrastare un politico popolare che vota nel modo sbagliato. Significa esigere che i dirigenti eletti votino nel modo giusto anche se ciò potrebbe danneggiarli alle elezioni successive.

Progressive Dane ha avuto un reale impatto sulla politica locale. E’ riuscito a mantenere un partito indipendente guidato dai membri che aderisce a una piattaforma progressista impegnandosi contemporaneamente nel lavoro quotidiano dell’amministrazione. Il partito mostra che ci sono opportunità non colte di perseguire una politica elettorale di sinistra a livello locale.

In molti luoghi le competizioni locali non sono partitiche, il che significa che i progressisti e la sinistra del paese interessati a creare partiti locali come il PD non dovrebbero ancora risolvere la questione di come relazionarsi con i Democratici. Non ha trovato un modo per influenzare la politica a livello statale, ma il suo modello può offrire lezioni importanti ad altri della sinistra che sperano di costruire alternative.

Il Partito Democratico appare incapace di fermare il programma di Trump; in realtà è stato centrale nel preparare il terreno per la sua ascesa. Anche quando sono stati al potere i Democratici non hanno mai avuto un programma progressiste, per non parlare di spazio per movimenti radicali. La sinistra ha bisogno di partiti propri. Forse coordinando iniziative politiche indipendenti locali tra le città miglioreremo le nostre possibilità di realizzare ciò.

Stephanie Luce è docente di studi del lavoro al Murphy Institute della City University di New York e autrice di Labor Movements: Global Perspectives.

Da Znetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/what-happens-if-we-win/

Originale: Jacobin Magazine

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Lascia un commento

*