Le politiche economiche non mancano

Print Friendly


di Dean Baker – 15 luglio 2017
Discorso a Les Rencontres Economiques d’Aix-en-Provence di Dean Baker, co-direttore del Center for Economic and Policy Research (CEPR)
Il titolo di questa sessione chiede se siamo a corto di politiche economiche. E’ una domanda sciocca, come si può dimostrare con una riflessione più chiara sull’economia. I dibattiti sulla politica economica troppo spesso si riducono a dibattiti circoscritti alla politica fiscale e dei trasferimenti. Anche se la politica fiscale e dei trasferimenti è enormemente importante, questa attenzione limita in modo assurdo la portata della politica economica. Questa limitazione è specialmente infelice in un paese come la Francia, dove l’uso dell’euro ha fortemente limitato la sua capacità di gestire deficit di bilancio o di stimolare l’economia mediante politiche monetarie o valutarie. Questo significa che la sua capacità di fare granché a questo punto mediante una politica fiscale e di trasferimenti è seriamente contenuta.
Ciò nonostante ci sono molte aree nelle quali il governo francese potrebbe mettere in atto politiche che sia promuoverebbero la crescita, sia ridurrebbero la disoccupazione e la disuguaglianza. Nel mio libro ‘Rigged: How Globalization and the Rules of the Modern Economy Were Structured to Make the Rich Richer’ [Manipolati: come la globalizzazione e le regole dell’economia moderna sono state strutturate per rendere più ricchi i ricchi], tratto cinque aree nelle quali il mercato è stato strutturato in modi che ridistribuiscono il reddito verso l’alto [1]. Devo avvertire che questo libro è stato scritto prendendo a riferimento principale l’economia degli Stati Uniti, tuttavia la maggior parte dei suoi punti si applicherebbe anche alla Francia, anche se la ridistribuzione verso l’alto in Francia non è stata neppur lontanamente prossima a quella negli Stati Uniti.
1. Politica macroeconomica. La politica fiscale, monetaria e valutaria determina in larga misura il livello di occupazione e disoccupazione. Fattori istituzionali, quali le norme sugli straordinari e sulle ferie, possono anch’essi influenzare i livelli di occupazione influenzando l’offerta di manodopera.
2. Disciplina del settore finanziario. Il settore finanziario gode di una posizione privilegiata quasi dovunque, essendo esentato da una forte tassazione e facendo affidamento sul governo come prestatore di ultima istanza.
3. Amministrazione delle imprese. Negli Stati Uniti il processo di amministrazione delle imprese è divenuto sempre più corrotto, cosicché è molto difficile per gli azionisti controllare la remunerazione degli amministratori delegati e di altri dirigenti di vertice. L’alta dirigenza ha una voce forte sulla scelta degli amministratori che la controllano. Una volta scelti gli amministratori hanno scarsi incentivi a contrastare la remunerazione dell’amministratore delegato, poiché virtualmente tutti gli amministratori selezionati sono rieletti. Il risultato è che i compensi degli amministratori delegati spesso arrivano annualmente a decine di milioni.
4. Professioni protette. Negli Stati Uniti i professionisti più pagati, medici e dentisti in particolare, sono fortemente protetti dalla concorrenza sia nazionale sia straniera. In conseguenza i loro stipendi sono più del doppio che in altri paesi ricchi.
5. Proprietà intellettuale. I monopoli dei brevetti e dei diritti d’autore spesso aumentano i prezzi di beni protetti di molte migliaia per cento sopra il prezzo del mercato libero. Questo è specialmente importante nel caso dei farmaci su ricetta, dove i monopoli dei brevetti possono rendere estremamente costosi farmaci che sarebbero a buon prezzo in un mercato libero. Queste protezioni non minacciano solo la salute, costituiscono anche una grande parte della storia della ridistribuzione verso l’alto.
Concentrerò le mie osservazioni sulla proprietà intellettuale, poiché c’è tanto in gioco e i temi interessati sono scarsamente compresi.
Gli Stati Uniti spenderanno più di 440 miliardi di dollari nel 2017 in farmaci che in un mercato libero, senza brevetti o protezioni relative, si venderebbero per meno di 80 miliardi di dollari. La differenza di più di 360 miliardi di dollari è quasi il 2 per cento del PIL o quasi un terzo dei profitti delle imprese dopo le imposte. (I ricarichi sui farmaci saranno inferiori in Francia, dove i prezzi sono disciplinati). Ci sono anche ricarichi enormi, tipicamente nel raggio del 1000 per cento o più, nelle attrezzature mediche, pesticidi, fertilizzanti, sementi, software, musica e materiali video registrati e libri.
In totale la differenza tra i prezzi protetti dalla Proprietà Intellettuale (IP) e i prezzi del libero mercato negli Stati Uniti è probabile sia superiore al 5 per cento del PIL, o più di 900 miliardi di dollari nell’economia statunitense. Questo è un massiccio trasferimento di reddito dal grosso della popolazione a quelli che sono in condizioni di approfittare della protezione dell’IP. I beneficiari non sono solo gli azionisti delle imprese farmaceutiche, dei produttori di software e di altre imprese che si avvantaggiano direttamente da queste protezioni, ma il segmento altamente specializzato della forza lavoro, quali i biochimici e gli ingegneri del software, che vedono un aumento della domanda delle loro competenze grazie a queste protezioni.
Questo punto è importante per due motivi. Primo, è lungi dall’essere evidente che i brevetti e i diritti d’autore sono i meccanismi migliori per sostenere l’innovazione e il lavoro creativo nel ventunesimo secolo. Si tratta di relitti del sistema medievale delle gilde che sono riusciti a sopravvivere attraverso una combinazione di inerzia e di pressioni di interessi speciali.
Il divario tra i prezzi protetti dall’IP e i prezzi del libero mercato conduce allo stesso tipo di spreco economico e corruzione che è il risultato previsto dei dazi sugli scambi. Ma in questo caso, invece di essere del 20 o 30 per cento, la protezione equivale a dazi del 1.000 per cento o più. Più ovviamente questo significa che a molti che potrebbero permettersi farmaci, sussidi medici o altri articoli a prezzi di mercato libero, ma non a prezzi protetti, è negato tale accesso. Questo è un problema enorme nel mondo in via di sviluppo, ma anche nei paesi ricchi, dove ci sono molti che rinunciano a farmaci necessari perché la protezione dell’IP li rende troppo costosi.
Per fare un esempio spettacolare, il farmaco Sovaldi per l’epatite C ha un prezzo di listino negli Stati Uniti pari a 84.000 dollari per un trattamento di tre mesi. Versioni generiche di elevata qualità sono disponibili in India per meno di 300 dollari [2]. Molti dei nuovi farmaci per il cancro hanno prezzi di listino di centinaia di migliaia di dollari. Nella maggior parte di casi questi farmaci hanno costi di produzione bassi; è il monopolio dei brevetti che li rende costosi.
Ma questo è solo l’inizio dei problemi riguardo ai farmaci protetti da brevetti nel caso di farmaci su ricetta. L’enorme ricarico incoraggia le compagnie farmaceutiche a promuovere i loro farmaci per condizioni per le quali non sono appropriati. Ci sono molti casi nei quali hanno versato bustarelle a medici perché promuovessero i loro farmaci in discorsi o articoli per riviste mediche. Presentano anche in modo fuorviante i risultati delle loro ricerche, celando prove che i loro farmaci possono non essere così efficaci come affermato o persino dannosi in alcune circostanze.
La protezione dei brevetti incoraggia anche la segretezza nella ricerca, perché le imprese voglio massimizzare la loro capacità di realizzare profitti, piuttosto che regalare informazioni a potenziali concorrenti. E ciò determina ricerche duplicate senza necessità, con le imprese che possono cercare di innovare nel campo del brevetto di un farmaco all’avanguardia per ottenere una parte delle entrate dal brevetto. Anche se l’accresciuta concorrenza può essere desiderabile in un mondo di monopoli dei brevetti, se i farmaci fossero venduti al loro prezzo di mercato libero è improbabile che dedicheremmo grandi quantità di risorse a sviluppare il secondo, terzo e quarto farmaco per una condizione che può già essere trattata, anziché spendere tale denaro per sviluppare un farmaco per una condizione per la quale non esistono cure. [3]
C’è un meccanismo alternativo al finanziamento della ricerca sui farmaci su ricetta mediante i brevetti, più ovviamente il finanziamento governativo. Gli Stati Uniti già spendono più di 30 miliardi di dollari ogni anno attraverso l’Istituto Nazionale della Sanità (NIH). Ciò si paragona ai circa 50 miliardi di dollari che l’industria farmaceutica afferma di spendere ogni anno in ricerche. Il finanziamento del NIH è prevalentemente concentrato sulla ricerca di base, ma ci sono casi in cui ha in effetti finanziato lo sviluppo di farmaci e ha finanziato la sperimentazione clinica.
Non c’è alcun motivo per cui il finanziamento pubblico non possa essere esteso e concentrato sulle fasi finali della ricerca e della sperimentazione clinica. I nuovi farmaci potrebbero allora essere venduti al prezzo dei generici poiché la ricerca è già stata pagata. Una via alternativa consiste nello stabilire un sistema di prezzi nell’ambito del quale i brevetti di farmaci importanti sono acquistati dal governo i posti nel pubblico dominio cosicché possano essere venduti come generici.
In entrambi questi sistemi i risultati della ricerca e quelli della sperimentazione clinica potrebbero essere resi completamente pubblici. Questo sarebbe di enorme vantaggio per i medici, che sarebbero in grado di prendere decisioni informate nel prescrivere i farmaci. Alcuni farmaci possono essere più efficaci per determinati gruppi di persone piuttosto che per altre, o avere effetti collaterali quando assunti con altri farmaci. Una piena divulgazione dei risultati dei test renderebbe disponibili ai medici queste informazioni.
Il caso dei farmaci su ricetta merita di essere evidenziato perché è probabilmente l’esempio più vergognoso degli sprechi e della corruzione dell’attuale sistema dell’IP, ma ci sono molti altri esempi che potrebbero essere citati. Nell’industria tecnologia per anni Apple e Samsung sono state in competizione tanto nei tribunali riguardo a rivendicazioni concorrenti di brevetti quanto sul mercato degli smartphone. La caccia ai brevetti, comprare diritti di un brevetto sperando di essere in grado di vincere una causa in tribunale contro una grande società, è un grande mezzo di sussistenza per molti avvocati.
Nel caso del diritto d’autore gli Stati Uniti hanno reso i monopoli ancora più lunghi (oggi 95 anni) e le sanzioni per le violazioni ancora maggiori. Anche qui ci sono alternative. Il sistema statunitense di una deduzione fiscale per contributi di beneficienza presenta un modello evidente. Potrebbe essere consentito un credito fiscale per contributi a sostegno del lavoro creativo alla condizione, per ricevere i fondi, che il lavoro sia di pubblico dominio.
I meriti relativi delle alternative all’IP per il sostegno all’innovazione e al lavoro creativo possono essere discussi. Cito queste per segnalare che il sistema dell’IP è una scelta politica e non è il solo meccanismo noto a questi fini.
Tuttavia c’è un punto ancor più fondamentale che va riconosciuto. La forza e la durata delle norme sull’IP sono cose direttamente decise in larga parte dalla politica pubblica. C’è stata nei paesi ricchi una decisione consapevole di rendere queste norme più forti negli ultimi quattro decenni. Questo ha avvantaggiato lavoratori altamente specializzati e industrie collegate all’IP a spese di tutti gli altri. In linea di principio dovrebbe esserci un ritorno alla società da norme più stringenti sull’IP, sotto forma di una crescita più rapida della produttività. Questa è un’affermazione molto discutibile, specialmente considerata la crescita estremamente debole della produttività cui abbiamo assistito nell’ultimo decennio.
Comunque, anche se una protezione più forte dell’IP distribuisse un dividendo sotto forma di una crescita più rapida della produttività, questo resterebbe un tema esplicito di dibattito pubblico. In altri termini dovremmo chiederci quanta ridistribuzione verso l’alto siamo disposti a tollerare in cambio di un predetto guadagno in termini di crescita della produttività.
Questo dibattito non ha avuto luogo negli Stati Uniti, in Francia o, per quanto ne so, in nessun altro paese del mondo. La conclusione qui è che chiaramente non è vero che è solo la tecnologia a rendere alcuni molto ricchi e a far stare poco bene gli altri. Questo risultato è la conseguenza di chiare scelte politiche che purtroppo sono state escluse dal pubblico dibattito.

NOTE
[1] Vedere: https://deanbaker.net/books/rigged.htm
[2] Vedere: http://www.thebodypro.com/content/78658/1000-fold-mark-up-for-drug-prices-in-high-income-c.html
[3] Che esistano diversi farmaci per una malattia è desiderabile, poiché i pazienti reagiranno in modo diverso allo stesso farmaco, ma la questione è la quantità di risorse che andrebbero dedicate a farmaci duplicati.
Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/no-shortage-of-economic-policies/
Originale: Center for Economic and Policy Research
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Lascia un commento

*