L’effetto uguaglianza

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di Danny Dorling – 14 luglio 2017
[Brani dal libro Equality Effect – n.d.t.]
Per tre decenni prima del 2008 alcuni paesi, tra cui Stati Uniti e Regno Unito, hanno scelto un percorso che ha condotto alla più vasta disuguaglianza, spesso sul presupposto che non esisteva alcuna alternativa praticabile. Tuttavia, anche sotto una globalizzazione in intensificazione, molti altri stati-nazione hanno continuato a seguire una via diversa e hanno scelto un’uguaglianza sempre maggiore. Oggi è mediante gli esempi di come la vita è diversa tra i paesi più e meno economicamente equi che siamo in grado di misurare l’effetto uguaglianza.
L’effetto uguaglianza può apparire magico. In paesi più ugualitari gli esseri umani sono generalmente più felici e più sani; c’è minor criminalità, più creatività, più produttività e – nel complesso – una maggiore conquista di istruzione. L’evidenza dei vantaggi di vivere vite più economicamente eque è oggi così prevalente che presto comincerà a cambiare le politiche e le società di tutto il mondo.
“Una maggiore uguaglianza non è sufficiente per una felicità diffusa, ma è necessaria”.
Questo può essere difficile da riconoscere con un puerile conduttore di reality show alla Casa Bianca e con il populismo in marcia in Europa. Ma verrà il tempo in cui questo positivo effetto uguaglianza sarà accettato tanto prontamente quanto i vantaggi del voto alle donne e della conquista dell’indipendenza da parte delle ex colonie, idee che erano considerate fuori dal mondo solo un secolo fa, e quel tempo può arrivare molto presto. Una maggiore uguaglianza non è più solo un’”idea pericolosa”; abbiamo oggi prove di quello che succede quando paesi scelgono di diventare più economicamente equi e altri no.
Ma abbiamo anche memorie corte. Dimentichiamo che non molto tempo fa la gente si opponeva con veemenza a consentire che le donne votassero o che interi paesi avessero la propria libertà. Così, noi spesso non ci chiediamo che cosa stiamo facendo oggi che sarà guardato con orrore nel futuro.
Il succo di questo tema della pubblicazione – e del libro da cui è tratto, che racconta la storia più completamente -è che gli esseri umani si rivelano più felici e più sani quanto più sono economicamente uguali. Un’uguaglianza maggiore non è sufficiente per una felicità diffusa, ma è necessaria. Questo emerge dall’analisi di statistiche di tutto il mondo, nonché dall’esame di lunghi archi della storia umana con il vantaggio del senno di poi.
Una maggiore uguaglianza economica non significa che tutti facciano lavori molto simili, o vivano in tipi di famiglie molto simili, o in case simili. Non significa che tutte le scuole siano uguali o che tutti siano pagati in misura esattamente uguale. Significa muoversi in direzione del rispetto di tutti e di una remunerazione equa per il lavoro che fanno, per i contributi che offrono e per le necessità che hanno. Significa rispettare la reciprocità. Il denaro è relativo. Se alcuni sono sovra-remunerati altri saranno in effetti penalizzati.
Uguaglianza significa vedersi riconosciuti gli stessi diritti, la stessa dignità e le stesse libertà degli altri. Ciò include il diritto all’accesso alle risorse, la dignità di essere considerati capaci, e la libertà di scegliere che cosa fare della propria vita sullo stesso piano degli altri. Ritenere che tutti meritiamo tale parità è ben lungi dal suggerire che dovremmo tutti comportarci allo stesso modo se avessimo uguali opportunità.
Anche se i politici di sinistra e verdi tendono a promuovere con maggior forza una maggiore uguaglianza e quelli di destra e fascisti tendono a opporvisi, l’uguaglianza in realtà non è appannaggio esclusivo di nessuna etichetta politica. Una grande disuguaglianza è stata sostenuta o accresciuta in sistemi etichettati socialisti e comunisti. Alcuni sistemi di libero mercato hanno visto crescere l’uguaglianza e mettere tutti più nelle stesse condizioni. Sistemi anarchici sono stati sia più egualitari sia più disegualitari. Molti sistemi simili sono esistiti in passato prima che divenissero diffusi lo stato di diritto e il concetto di proprietà e non erano tutti grandemente equi o iniqui.
La partenza verso una maggiore disuguaglianza
All’inizio del ventesimo secolo la maggior parte dei paesi ricchi era disuguale in modo simile, e poi è divenuta parallelamente uguale entro la metà di tale secolo, cosicché era difficile accertare quali specifici effetti potessero essere associati a gradi diversi di disuguaglianza e uguaglianza. Tuttavia a partire dagli anni ’70 i paesi ricchi del mondo hanno preso vie divergenti. A causa di tale divergenza siamo oggi in grado di quantificare quali appaiono essere gli effetti di livelli variabili di uguaglianza economica.

E’ stato 44 anni fa, nel 1973, che le disuguaglianze negli Stati Uniti hanno toccato un minimo storico; a quel punto il segmento dell’un per cento più ricco guadagnava solo 7,7 volte il salario medio, un livello rimarchevole di uguaglianza economica. La tabella più sopra [originale non accessibile dalla fonte, sostituito con uno di contenuto simile – n.d.t.] mostra gli iniziali e i più recenti livelli di disuguaglianza in dodici principali paesi nonché i punti più elevati e più bassi raggiunti da quando tali dati hanno cominciato a essere raccolti.
Questi dati sono davvero importanti perché mostrano non solo quanto la disuguaglianza è variata nel tempo, ma anche che varia considerevolmente tra i paesi ricchi in qualsiasi momento nel tempo. Quando vi dicono che un’elevata disuguaglianza è inevitabile, occorre una tabella come questa per provare che si sbagliano.
E’ vero che, nell’arco di tempo coperto dalla memoria d’uomo, quasi dovunque c’era più uguaglianza rispetto a oggi. Se vivete negli Stati Uniti sarà difficile immaginare un mondo in cui il capo guadagna solo 7,7 volte più del lavoratore medio, tuttavia era così tanto recentemente quanto il 1973. In Olanda o in Finlandia, per contro, rimarrebbero allibiti se la disuguaglianza nei loro paesi salisse a livelli simili. Sono già orripilati per il fatto che sono aumentati rispetto ai loro minimi di, rispettivamente, cinque, tre e mezza e quattro volte il salario del lavoratore medio. Tuttavia i dati più recenti di Stati Uniti, Regno Unito e Germania mostrano la remunerazione media dell’un per cento al vertice pari, rispettivamente, a 18, 13 e 12 volte i guadagni medi.
La Gran Bretagna era più equa degli Stati Uniti negli anni ’70 e il picco dell’uguaglianza è durato più a lungo. Io sono cresciuto in quell’era di uguaglianza molto maggiore nel Regno Unito. Avevo dieci anni nel 1978 quando i ricchi erano meno ricchi, quando l’un per cento che stava meglio guadagnava solo 5,7 volte il reddito medio. Arrivati al 2007 quel dato era salito a 15,4 volte. Quasi ogni anno, da quando avevo dieci anni, ho visto i ricchissimi diventare ancora più ricchi e, immediatamente sotto di loro, i benestanti prendersi sempre più di quel che restava. Questo ha lasciato sempre meno per la maggior parte delle persone, specialmente per i più poveri, il cui numero è aumentato. Le statistiche in qualche modo prive di cuore della tabella raccontano una storia di incessante crescita della disuguaglianza in alcuni paesi ricchi e di altri paesi che hanno scelto di mantenere in paragone bassi i livelli di disuguaglianza di reddito.
Se avete trascorso gli ultimi quattro decenni negli Stati Uniti, in Canada o nel Regno Unito, allora semplicemente guardando quello che vi succedeva attorno appariva (fino a molto recentemente) che quelli che stanno meglio prendono sempre di più. Avreste potuto concludere che se non vi univate a loro, o se almeno non cominciavate a comportarvi come loro, la vostra vita e quella dei vostri figli ne avrebbero sofferto.
Ma osservate di nuovo la tavola più sopra e vedrete che la stessa tendenza di disuguaglianza sempre crescente difficilmente si applica a Olanda, Svezia o Francia nello stesso arco di tempo. Ci sono avidità e corruzione dovunque, ma in alcuni paesi sono controllate meglio che in altri.

Avidità dei ricchi in tutto il mondo
All’inizio del secolo scorso quasi dovunque nel mondo l’un per cento più ricco percepiva tra il 10 e il 30 per cento di tutto il reddito personale. Chi erano quei ricchi è variato in Cina dai signori feudali ai funzionari comunisti (e loro amici) e in India dai ragià a imprenditori locali (e ai politici più corrotti) ma c’è sempre un uno per cento al vertice.
Per sessant’anni del ventesimo secolo le disuguaglianze scemarono rapidamente quasi dovunque. La quota di reddito dell’un per cento al vertice nella società è solo una delle misure della disuguaglianza, ma è una buona misura; usarla assicura di concentrarsi sui ricchi, sulla loro fetta e sul loro comportamento. Anche uno studio superficiale della disuguaglianza rivela che il vero problema è l’avidità dei ricchi, non una qualche pigrizia dei poveri. In pratica la statistica della ‘fetta dell’un per cento’ è strettamente correlata ad altre misure della disuguaglianza, ma può essere una delle migliori su cui concentrarsi perché i davvero ricchissimi hanno un effetto talmente sproporzionato. Le persone confrontano le proprie situazioni con quelle appena superiori alla loro e con i più ricchi più che con quelli che stanno appena più in basso. Gli studiosi che si occupano della disuguaglianza stanno arrivando a ritenere che sia vitale concentrarsi sui ricchi come problema maggiore, piuttosto che continuare la tradizione storica di concentrarsi così tanto sui poveri.
Nel 1980 quasi in nessun luogo tale élite riceveva il 10 per cento! Alla fine del primo decennio del secolo presente le disuguaglianze sono aumentate di nuovo, ma abbiamo anche avuto una varietà maggiore di risultati tra i paesi in termini di uguaglianza e disuguaglianza rispetto a quanto si era registrato in precedenza. In tutto il mondo risultiamo collettivamente fare nuove scelte e vincere almeno alcune delle battaglie.
E’ importante ricordare che la maggioranza dei paesi ricchi del mondo gode tuttora di livelli di uguaglianza simili a quelli sperimentati da Canada, Stati Uniti e Regno Unito quando erano i più egualitari o quasi. E’ molto più facile trattare gli altri da uguali in tempi e luoghi di maggiore uguaglianza diffusa. In quel caso non occorre comportarsi da santi per non imbrogliare nelle proprie spese. E’ più facile comportarsi bene quando si è tutti più uguali. E questo ci è stato noto per molti secoli. Ha condotto a una delle più famose dichiarazioni di tutti i tempi a proposito del diritto a essere trattati da uguali e a essere in salute, liberi e felici in conseguenza:
“Noi consideriamo queste verità di per sé evidenti: che tutti gli uomini [sic] sono creati uguali, che sono dotati dal loro Creatore di certi Diritti inalienabili, che tra di essi vi sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità”.
Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti, 1776
Oggi, sul suo sito web, i dirigenti della Camera dei Rappresentanti statunitense celebrano conquiste chiave di maggiore uguaglianza scrivendo:
“Il primo membro afroamericano della Camera è stato eletto nel 1870. Il primo membro ispanico ha assunto la carica nel 1877; la prima donna nel 1917; il primo membro asiatico-statunitense nel 1957 e la prima donna afroamericana nel 1969. Nel 2007 la rappresentante della California, Nancy Pelosi, è stata eletta prima presidente della Camera.”
Da nessuna parte sono elencate come conquiste le perdite di uguaglianza. In futuro l’elezione nel 2008 di Barack Obama sarà aggiunta a tale lista. E’ improbabile che la vittoria elettorale di Donald Trump sia immortalata allo stesso modo. Il progresso non è mai lineare; ma quelli che non sono progressisti sono dimenticati più rapidamente a meno che non diventino i peggiori dei tiranni.
Una maggiore uguaglianza è spesso conquistata dopo che è stato riconosciuto un grande insulto. Gli egualitari del futuro potranno guardare indietro a noi oggi e chiedersi perché non abbiamo considerato i diritti dei bambini più pienamente di quanto facciamo oggi. Potranno chiedersi perché non abbiamo valutato di più i diritti di quelli alla fine della vita, dei prigionieri di guerra, dei criminali, delle persone considerate folli o sempliciotte, degli animali, della diversità in natura, delle generazioni future e dei loro diritti a un pianeta abitabile, e di altri che non siamo ancora capaci di riconoscere come gruppo trascurato. Se agiamo ora, allora le generazioni future potranno guardare indietro a noi e dire che abbiamo vissuto gli anni in cui la tendenza è cambiata e abbiamo contribuito a cambiarla. Molte cose diventano più chiare con il senno di poi ma, considerato quello che sappiamo oggi dei vantaggi di una maggiore uguaglianza, è già chiaro per che cosa dovremmo darci da fare ora.

Dove sono chiuse ricchezza e povertà
Per quelli di noi abbastanza sfortunati da vivere in paesi iniqui, ma fortunati abbastanza da vivere in paesi del mondo ricco, occorre guardare indietro a prima degli anni ’80 per rendersi conto delle grandi uguaglianze che sono state perdute e dei molti modi in cui la vita è cambiata. Dobbiamo sforzarci molto per ricordare com’era vivere negli Stati Uniti quando gli statunitensi erano più uguali. Quando erano più uguali le persone trovavano più facile restare sposate con chi amavano, trovare un lavoro che piaceva loro e restare a scuola più a lungo dei loro genitori. Era simile in Gran Bretagna, ma la Gran Bretagna è oggi disuguale quasi quanto gli Stati Uniti e, tra il 2011 e il 2015, la sua popolazione ha subito tagli del settore pubblico del valore di decine di miliardi, prevalentemente a scapito di quelli che avevano meno. Molti di tali tagli pianificati devono ancora essere attuati appieno e altri tagli arriveranno.
Poi, nel 2016, una risicata maggioranza nel Regno Unito ha votato per lasciare l’Unione Europea e negli Stati Uniti una minoranza a eletto il presidente Trump. Entrambi gli eventi sono stati diffusamente riportati come collegati agli altissimi tassi di disuguaglianza economica. E l’elevata disuguaglianza economica si manifesta in un’elevata disuguaglianza tra uomini e donne, per razza e classe, e in miriadi di altri livelli di oppressione tutti resi manifesti dal fatto che alcuni anno meno di altri. Come ha scritto Vito Laterza:
“Se inquadriamo semplicisticamente la vittoria di Trump e il voto a favore della Brexit come una rivolta delle classi lavoratrici espropriate e private di potere – sulla base di una lettura parziale e prevenuta di dati effettivi – c’è il rischio reale che le soluzioni cui arriviamo contribuiranno a rafforzare varie forme di nazionalismo bianco e di alleanze xenofobe, piuttosto che fornire un’alternativa chiara e senza compromessi a essi. L’attenzione deve rivolgersi all’intero sistema, con le sue miriadi di livelli di discriminazione e oppressione”.
Negli Stati Uniti oggi le disuguaglianze di ricchezza sono recentemente aumentate rapidamente misurate tra le famiglie individuate come bianche e quelle etichettate come nere o ispaniche. Questo aumento della disuguaglianza di ricchezza è cominciato prima del crollo economico del 2008, ma è stato fortemente esacerbato da esso. […] nel 2009 la famiglia media bianca aveva accesso a 19 volte più ricchezza della famiglia media nera.
Quando è calcolata la media di tutte le famiglie nere, nel 2009 c’erano solo 5.677 dollari da condividere in ogni famiglia. Solo quattro anni prima tale dato era di 12.124 dollari. Il crollo del mercato immobiliare ha colpito con speciale durezza le famiglie nere. Tuttavia anche gli ispanici sono stati colpiti in modo simile, con la loro ricchezza media scesa dai 18.359 dollari del 2005 ai 6.235 dollari del 2009. Sono cadute enormi, in periodi molto brevi, per milioni di persona già a livelli relativamente bassi di ricchezza media.
Per contro la famiglia media bianca statunitense ha visto la sua ricchezza familiare media scendere dai 134.992 dollari del 2005 ai 113.149 dollari del 2009. La maggior parte delle famiglie bianche non è così ricca – la media è gonfiata da una minoranza molto ricca – ma la famiglia media bianca era tuttavia molto più ricca della famiglia media nera o ispanica. Avere scarsa ricchezza nel paese che si percepisce come il più ricco del pianeta è particolarmente umiliante.
Il “Sogno americano” è basato sul concetto di mobilità sociale, che qualsiasi povero può diventare ricco. Tuttavia la mobilità sociale è molto bassa in tutti i paesi ricchi più disuguali del mondo. In essi il reddito dei genitori conta davvero nel determinare il reddito probabile nel futuro. I motivi non sono difficili da capire. E’ probabile che genitori benestanti diano ai loro figli una mano, che paghino per la loro frequenza a scuole selettive, meglio finanziate o per vivere in aree in cui gli insegnanti sono meno stressati perché devono insegnare a un numero inferiore di bambini che vivono in povertà estrema. Queste società economicamente disuguali sono anche più socialmente segregate.
Per contro la mobilità sociale è elevata in paesi più economicamente equi perché in tali paesi i bambini hanno accesso a risorse più simili. Tenderanno a frequentare scuole simili, a ricevere opportunità d’istruzione simili e anche saranno in grado di accedere a una vasta gamma di scelte di carriera, poche delle quali condurranno a occupazioni remunerate molto o molto poco. I paesi più economicamente equi sono anche meno socialmente segregati. I genitori si preoccupano meno delle frequentazioni dei loro figli e di quale percorso di carriera scelgono, perché la fascia di reddito di una persona è di importanza molto minore. I ricchi sono meno ricchi e i poveri meno poveri. Tutti sono perciò più liveri di seguire i desideri del proprio cuore.

Uguaglianza: la marea ha cominciato a cambiare
Oggi persino politici di destra a volte parlano di voler aumentare l’uguaglianza economica. Spesso esprimono la loro preoccupazione per quelli “lasciati indietro” economicamente, ma è difficile vedere una qualche prova che siano interessati a molto più che al voto di tali persone. Comunque, il fatto che abbiano cambiato il loro modo di parlare dimostra un cambiamento più diffuso nella nostra visione comune. I loro immediati predecessori parlavano di “premiare il talento”, “una marea che sale alza tutte le barche”, “consentire ai papaveri alti di fiorire” per il presunto (ma non reale) vantaggio di tutti. Oggi persino i responsabili della crescente disuguaglianza affermano di essere contro di essa, ma non ammettano la propria complicità nel crearla, mantenerla e persino accrescerla.
La marea può star cambiando di nuovo in direzione di una maggiore uguaglianza economica, ma l’argomentazione a suo favore deve essere resa più chiara, altrimenti la destra sovvertirà di nuovo il soggetto. Affermeranno che sono contro la disuguaglianza, promuovendone contemporaneamente una versione modificata.
La tesi a favore di una maggiore uguaglianza non è solo il contrario della tesi contro la disuguaglianza di reddito e di ricchezza. Conquistare una maggiore uguaglianza ha un insieme di effetti positivi sulla società; possiamo definirlo “l’effetto uguaglianza”. Una maggiore uguaglianza economica ci rende tutti meno stupidi, meno timorosi e più soddisfatti della vita. Può arrecare benefici anche maggiori di questi. Non ne siamo sicuri perché abbiamo tollerato un’immensa disuguaglianza così a lungo che non possiamo essere sicuri di tutto ciò che è possibile quando alla fine ci trattiamo reciprocamente con rispetto economico.
L’evidenza di questo positivo effetto uguaglianza è schiacciante. Ma il messaggio non è ancora arrivato alla maggior parte dei politici e ai più vasti elettorati cui essi rispondono. Far passare tale messaggio è un compito di tutti noi.
[Note omesse]
Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo
www.znetitaly.org
Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-equality-effect/
Originale: New Internationlist
traduzione di Giuseppe Volpe
Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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