Centomila scendono in piazza ad Amburgo

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di Srecko Horvat e Amy Goodman – 8 luglio 2017

Dimostrazioni di massa sono scoppiate in tutta Amburgo, Germania, mentre i leader del mondo si riuniscono per il vertice del G20, nel quale il presidente Donald Trump incontra altri leader mondiali. Circa 100.000 dimostranti sono scesi in piazza e hanno inscenato sit-in in un tentativo di disturbare il primo giorno del vertice. La polizia ha usato i cannoni ad acqua, spray al peperoncino e granate stordenti per disperdere i manifestanti. Temi chiave del programma del G20 includono il cambiamento climatico, il commercio e la Corea del Nord. I manifestanti che si sono riuniti dicono che il G20 ha mancato di risolvere molti problemi, tra cui il cambiamento climatico e le disparità economiche globali. Parliamo con il filosofo Srecko Horvat che partecipa al vertice alternativo al G20, noto come il Vertice della Solidarietà Globale. E’ cofondatore del Movimento Democrazia in Europa, noto anche come DiEM25.

AMY GOODMAN: Proteste di massa stanno continuando ad Amburgo, Germania, mentre i leader del mondo si riuniscono per il vertice del G20 nel quale il presidente Trump incontra altri leader mondiali. In precedenza, oggi, dimostranti hanno inscenato sit-in in incroci chiave della città nel tentativo di disturbare il primo giorno del vertice del G20. Secondo l’agenzia di stampa tedesca DPA, la first lady Melania Trump non ha potuto lasciare il suo hotel a causa delle proteste. Giovedì circa 100.000 dimostranti sono scesi in piazza, marciando con cartelli che dicevano “Benvenuti all’inferno” e “Il mondo non è in vendita”. La polizia ha usato cannoni ad acqua, gas lacrimogeni, granate stordenti per disperdere le proteste. Secondo la polizia sono state arrestate 29 persone. Più di 75 agenti e dozzine di dimostranti sono rimasti feriti.

Temi chiave del programma del G20 includono il cambiamento climatico, il commercio, la Corea del Nord e l’immigrazione. I manifestanti affermano che il G20 ha mancato di risolvere molti problemi che minacciano la pace mondiale, tra cui il cambiamento climatico, e peggiorano la disuguaglianza. Questo è Steve Price-Thomas dell’Oxfam:

STEVE PRICE-THOMAS: Viviamo in un mondo nel quale appena otto uomini hanno la stessa ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale – cioè 3,6 miliardi di persone – in cui una persona su dieci vive con meno di due dollari al giorno, in cui 800 milioni di persone vanno a letto affamate ogni sera. E tale situazione è del tutto inaccettabile. Siamo qui al G20 ad Amburgo ed è essenziale che il G20 ponga al primo posto del suo programma la riduzione della disuguaglianza.

AMY GOODMAN: In precedenza oggi Brasile, Russia, India e Cina – i cosiddetti paesi BRICS – hanno sollecitato il G20 a premere per l’attuazione dell’accordo di Parigi sul clima, nonostante la decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti. Contemporaneamente Trump incontra oggi il presidente russo Vladimir Putin a margine del G20.

Ci rechiamo adesso nelle strade di Amburgo dove ci raggiunge il filosofo croato Srecko Horvat, che ha preso parte al vertice G20 alternativo, il Vertice della Solidarietà Globale. E’ uno dei fondatori, con Yanis Varoufakis, del Movimento Democrazia in Europa, noto anche come DiEM25. Il testo più recente di Srecko Horvat per The Guardian è intitolato “Siamo venuti ad Amburgo per contestare il G20 e abbiamo trovato un incubo distopico”.

Srecko Horvat, benvenuto a Democracy Now! Ci parli del perché ha descritto questo come un “incubo distopico” e che cosa sollecita ad Amburgo.

SRECKO HORVAT: Salve Amy, sono davvero lieto di essere qui, dalle strade di Amburgo. E, anche, benvenuti ad Amburgo. Beh, ho partecipato a molte manifestazioni in tutto il mondo, da Occupy Wall Street allo Zuccotti Park – ricordi quei tempi – a Piazza Tahrir, Piazza Syntagma, dove eravamo con 50.000 persone durante il referendum sul NO. Ma non ho mai visto un simile schieramento di polizia pesantemente armata, droni, elicotteri, cannoni ad acqua e via dicendo, come ho visto nelle strade di Amburgo oggi, ieri e probabilmente vedrò anche domani. Questo vertice costa circa 50 milioni di euro e si tiene in una delle più grandi città della Germania. Quello che abbiamo potuto vedere nei … durante gli ultimi giorni è che questo si sta realmente trasformando in qualcosa che il filosofo tedesco del diritto Carl Schmitt chiamerebbe Ausnahmezustand – cioè stato di eccezione – il che significa che le libertà civili, persino le proteste pacifiche sono affrontate da violente azioni della polizia, eccetera. Questo è il motivo per cui io lo chiamo distopia.

AMY GOODMAN: Può descrivere come sono le strade e quale è stata la reazione della polizia?

SRECKO HORVAT: Beh, si può … solo un secondo, perché la polizia è giusto là. Beh le strade di Amburgo sono prevalentemente bloccate del tutto, vuote. I trasporti pubblici, gli autobus e roba simile neppure viaggiano, solo la metro. Si sentono elicotteri tutto il tempo. Ora, a questo punto, mentre siamo qui, ci sono molti blocchi in atto tutto attorno a questa zona, che è molto vicina alla zona rossa, che è il luogo in cui sta avendo luogo il vertice. Ieri i manifestanti hanno cercato di tenere una dimostrazione, intitolata “Benvenuti all’inferno”, ma sono stati bloccati dalla polizia. Purtroppo persino manifestanti pacifici sono stati cacciati dalla polizia. Non è una cosa insolita, L’abbiamo vista in ogni angolo del pianeta.

Ma penso che dobbiamo fare un punto filosofico qui. Quando lamentiamo, quando i potenti – Angela Merkel e altri – e la polizia lamenta la violenza dei dimostranti nelle strade di Amburgo in questi giorni, dovremmo sempre ricordare quello che disse Bertolt Brecht: che cos’è rapinare una banca in confronto a fondarne una? E lo stesso, direi, vale oggi per il G20 di Amburgo. Che cos’è la violenza nelle strade in confronto con la violenza del G20, dei governi che fanno parte del G20, con la violenza dei sauditi che fanno accordi commerciali con Donald Trump e poi bombardano lo Yemen e poi portano l’ISIS a Manchester e a Londra come una specie di boomerang di tutto questo? Che cos’è la violenza nelle strade di Amburgo in questi giorni – poche auto bruciate – in confronto con la violenza di un milione e più di persone cacciate da Siria, Iraq, Afghanistan e con tutte le guerre che stanno avendo luogo, stanno tuttora avendo luogo, in tutto il mondo? Penso che dovremmo davvero decostruire il concetto di violenza e quello che sta avvenendo qui ad Amburgo al momento.

AMY GOODMAN: Può parlarci del programma del G20? Lei ha partecipato al vertice alternativo. E che cos’è che lei, e tutti quelli che si sono riuniti, proponete per contrastare il G20?

SRECKO HORVAT: Sì. Per arrivare a tale risposta, prima dobbiamo capire che cos’è in realtà il G20. La mia tesi è che in realtà il G20 non esiste più. Voglio dire, quando guardi attorno a me e vedi la polizia e vedi tutti questi leader mondiali che vengono ad Amburgo potresti, naturalmente, chiedermi: “Come “non esiste”, se posso vederlo a occhio nudo?” Ma non so se ha visto la grande serie televisiva intitolata Young Pope, nella quale Jude Law interpreta un nuovo giovane papa conservatore che non crede neppure più in Dio. Io penso che l’attuale G20 non creda nemmeno di essere il G20. Se c’è una cosa sulla quale tutti i leader del G20 sono oggi d’accordo è che sono in disaccordo su quasi tutti i fronti: da un lato Angela Merkel propone il libero scambio e Donald Trump, come sappiamo, sta proponendo il protezionismo. Ma c’è anche una forte divisione tra cinesi e tedeschi, che si suppongono alleati. Non sono in grado di mettersi d’accordo tra loro nemmeno sul concetto di globalizzazione e di libero scambio. Poi c’è l’accordo di Parigi e il cambiamento climatico. Poi c’è il terrorismo. Poi ci sono nuove restrizioni a Internet.

Ma quello che ritengo sia importante dire – e qui arriviamo al messaggio di tutti noi che in questi giorni stiamo manifestando, discutendo, pianificando quali dovrebbero essere i nostri prossimi passi – è che non dovremmo limitarci a contestare Donald Trump e i nuovi dittatori, quali Erdogan, Putin, i sauditi e i cinesi. Penso che la risposta non sia quelli che oggi chiamano i leader del mondo libero: Macron, Theresa May o la Merkel. E’ lo stesso che nelle elezioni negli Stati Uniti. Hillary Clinton e Donald Trump erano due facce della stessa medaglia. E lo stesso vale per il G20. Macron, Merkel e Theresa May, da un lato, e Donald Trump, Erdogan, Putin, i sauditi e i cinesi sono due facce della stessa medaglia. L’austerità, il Consensus di Washington, adottato dal G20 nel 1999 e poi specialmente nel 2008 con un nuovo tipo di Consensus di Washington, stanno di fatto alimentando il neofascismo che sta crescendo in tutto il mondo, dalla Polonia, che è stato il paese nel quale Donald Trump è stato accolto appena prima del G20, all’Ungheria, al paese dal quale io provengo, la Croazia, o alla Serbia e a molti altri paesi. Io ritengo che quello che noi, sull’altro fronte, stiamo proponendo è che dobbiamo sottrarci a questo doppio ricatto. Purtroppo la risposta a Donald Trump non è Angela Merkel. Dobbiamo lottare per creare un terzo spazio, che può essere solo un nuovo movimento progressista, radicale, internazionale.

AMY GOODMAN: Voglio passare al presidente Trump mentre parlava ieri in Polonia:

PRESIDENTE DONALD TRUMP: La questione fondamentale del nostro tempo è se l’Occidente ha la volontà di sopravvivere. Abbiamo nei nostri valori la fiducia sufficiente per difenderli a ogni costo? Abbiamo sufficiente rispetto per i nostri cittadini per proteggere i nostri confini? Abbiamo il desiderio e il coraggio di preservare la nostra civiltà di fronte a quelli che vorrebbero sovvertirla e distruggerla? Possiamo avere le economie più vaste e le armi più letali del pianeta, ma se non abbiamo famiglie forti e valori forti, allora saremo deboli e non sopravvivremo.

AMY GOODMAN: Srecko Horvat, come risponde al presidente Trump?

SRECKO HORVAT: Cosa dovrei dire? Quando sento queste cose mi suona come un déjà vu del suo discorso d’insediamento, che è stato un discorso molto apocalittico. Ma essendo uno che proviene dall’Europa, uno che è cresciuto nella Jugoslavia comunista, dove creammo un sistema che non era ideale ma almeno avevamo solidarietà, uguaglianza, autogestione, un sistema economico diverso, devo dire che i valori occidentali di cui parla Donald Trump non sono per nulla valori occidentali. Lui sta erigendo confini e muri, per inciso con pannelli solari sul confine messicano. Sono valori europei questi? Sono i valori del bombardare lo Yemen, del concludere lucrosi contratti di armamenti con l’Arabia Saudita? Questi sono, nella mia opinione di persone che viene dall’occidente, dall’Europa – per inciso dall’Europa orientale, che non è occidente, ma non importa – questi, per me, non sono valori occidentali.

I valori occidentali hanno a che fare con il movimento dei lavoratori. E i diritti dei lavoratori sono sminuiti negli Stati Uniti e anche in tutta Europa. I valori occidentali hanno a che fare con la solidarietà. I valori occidentali hanno a che fare con aprire la porta, se chi fugge da guerre vi bussa nel mezzo della notte e vuole sopravvivere, come i milioni di siriani e afgani, dall’Iraq, dalla Somalia e così via. I valori occidentali offrono un salario onesto a tutti, e non solo nel modo di cui parla Donald Trump. Così quando Donald Trump parla di valori occidentali ciò non ha nulla a che fare con l’occidente come lo intendo io.

AMY GOODMAN: Ieri il presidente polacco era là con il suo presidente, il presidente croato. Mi chiedevo se può reagire a questo. Ma, anche, ci parli del movimento che ha creato, insieme con Yanis Varoufakis, che si è dimesso da ministro delle finanze in Grecia e che certamente ha avuto i suoi scontri con Angela Merkel quando si è trattato dell’imposizione dell’austerità alla Grecia. Può rispondere a tutto questo, Srecko Horvat?

SRECKO HORVAT: Sì. Quello che stiamo cercando di fare con DiEM25, il Movimento della Democrazia in Europa, è reagire di fatto a entrambe le facce della stessa medaglia. Noi non crediamo che la risposta stia nel crescente populismo e nella politica estrema rappresentata da Viktor Orban o dal presidente polacco o persino dal presidente croato, che è molto felice di saltellare semplicemente attorno a Donald Trump come un cagnolino. Inoltre noi non crediamo che la risposta stia nelle politiche che sono proposte e attuate principalmente dal governo tedesco, uno dei paesi del G20, oltre alla Corea del Sud, che ha un surplus.

Ciò che stiamo cercando di fare, in concreto, è unire tutti gli europei progressisti, non solo quelli che fanno parte dell’Unione Europea, in un nuovo movimento internazionale radicale e progressista. Ciò deriva dalla convinzione che il concetto del … che è finita con il concetto dello stato nazione, che non possiamo ritirarci nell’illusione che qualcosa come la sovranità nazionale esista ancora in questo mondo. Questo è anche il motivo per il quale siamo opposti a molti compagni di sinistra che propongono la cosiddetta Lexit [l’uscita della sinistra dalla UE – n.d.t.], sai, quello che stava succedendo durante la Grecia … che una Grexit sarebbe stata una soluzione; quello che stava succedendo durante la Brexit, persino a sinistra da parte di nostri amici, come Tariq Ali, ad esempio, ma anche di altri, che un’uscita dall’eurozona è una soluzione. Noi crediamo che solo riunendo, riformando – ma non riformando nel senso riformista, bensì nel senso di qualcosa che in teoria politica potremmo chiamare un nuovo processo costituente – ci sia una possibilità di un futuro più luminoso per l’Europa. Questo è il motivo per il quale noi del DiEM25 proponiamo qualcosa che chiamiamo New Deal Europeo.

Sì, come si può vedere, è parecchio difficile parlare qui di cose simili, poiché la polizia è in movimento tutto il tempo. Ma non vogliamo vivere più in un’Europa simile.

AMY GOODMAN: Volevo la sua risposta alla cancelliera Angela Merkel, che ha detto che al vertice di quest’anno [del G20] ad Amburgo lei è concentrata sul cambiamento climatico. Ha chiesto giovedì in che cosa potrebbe consistere un compromesso sul cambiamento climatico. Ecco che cosa ha detto:

CANCELLIERA ANGELA MERKEL: Sappiamo che gli Stati Uniti si sono ritirati dall’Accordo di Parigi. Tutti gli altri … o, almeno per quanto ne so, molti, molti altri sono tuttora impegnati all’Accordo di Parigi. E quale evoluzione avrà ciò è qualcosa che vi diremo alla fine, quando avremo completato il comunicato.

AMY GOODMAN: Srecko Horvat, filosofo croato, la sua reazione non solo a ciò che sta dicendo Angela Merkel ma anche alla posizione assunta dal presidente Trump?

SRECKO ORVAT: Per quanto riguarda l’Accordo di Parigi io penso che il maggiore scandalo non sia tanto che Donald Trump abbia fatto marcia indietro e il suo ritiro dall’Accordo di Parigi. Penso che quello che dovremmo fare è fare un passo oltre ed essere ancor più radicali, affermare che l’attuale Accordo di Parigi non basta, perché gli stati del G20 spendono tuttora più denaro pubblico – quattro volte tanto – di ogni altro paese in combustibili fossili. Quel che dovremmo fare, in realtà, invece dell’Accordo di Parigi è che tutti i cittadini, a livello municipale, locale, abbiano il potere di decidere in concreto sul cambiamento climatico. E questo ancora non succede. Così quella che vedo riguardo all’Accordo di Parigi è una posizione molto simile a quella sul terrorismo o sulla guerra. Si tratta anche in questo caso, direi, di cinismo. Così, persino se Donald Trump – il che è oggi fantascienza, penso – accettasse l’Accordo di Parigi, continuo a pensare che l’Accordi di Parigi, come tale, non sia abbastanza, che dovremmo spingere molto oltre rispetto allo stesso Accordo di Parigi.

AMY GOODMAN: Srecko Horvat, le sue parole finali, mentre è lì oggi nelle strade di Amburgo? Più di 100.000 persone hanno contestato il vertice del G20. Numerosi manifestanti e poliziotti sono rimasti feriti. Mentre lei parla oggi, in un messaggio al mondo, che cosa ha da dire?

SRECKO HORVAT: Beh, il mio messaggio a tutti gli statunitensi e a tutti quelli che hanno votato per Bernie Sanders, anche quelli che non l’hanno fatto ma non appoggiano le politiche di Donald Trump, il mio messaggio sarebbe che Donald Trump – quello è stato il primo passo – ha rifiutato di recarsi in Gran Bretagna perché non era benvenuto là, perché erano programmate grandi proteste. Allora è andato in Polonia, perché là era benvenuto, perché i suoi alleati nel governo conservatore polacco avevano organizzato autobus di migliaia di persone che sarebbero andate a fare il tifo per lui e a dargli il benvenuto.

Beh, domani, domani mattina … solo un secondo, perché la polizia sta arrivando di nuovo. Domani ad Amburgo spero che più di 100.000 persone dimostreranno che Donald Trump non è benvenuto neppure in Europa. E io penso sia una giornata storica, perché sarà una della più grandi dimostrazioni pubbliche contro Donald Trump in Europa oggi. Ma solo una piccola nota a margine: penso non sia sufficiente contestare Donald Trump. Dovremmo contestare anche l’altra faccia della medaglia, che è rappresentata dai cosiddetti leader del mondo. Mille grazie per essere stati con noi ad Amburgo oggi.

AMY GOODMAN: Srecko Horvat, voglio ringraziarla per essere stato con noi. Filosofo croato, uno dei fondatori, insieme con Yanis Varoufakis, ex ministro greco delle finanze, del Movimento Democrazia in Europa, noto anche come DiEM25. Inseriremo il link al suo pezzo sul The Guardian. E’ intitolato “Siamo venuti ad Amburgo per contestare il G20 e abbiamo trovato un incubo distopico”.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/100000-take-to-streets/

Originale: Democracy Now

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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