Siria, anarchismo e visita a Rojava

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di David Graeber – 2 luglio 2017

David Graeber: Sono stato in Siria una volta. Sono stato nel sud della Turchia. Sono stato in Iraq. Sono stato in una varietà di aree all’interno dei territori curdi che stanno sperimentando la democrazia diretta.

Intervistatore: Puoi parlarmi di che cosa ti ha portato là, e certamente fin dal vero e proprio inizio?

David Graeber: Più che averli trovati io, sono loro che hanno trovato me. Ci sono persone impegnate nel Movimento Curdo per la Libertà che … è cominciato … è emerso dal PKK, che all’origine è un gruppo guerrigliero piuttosto convenzionale, marxista-leninista. Ma qualcosa riguardante [incomprensibile] lo ha portato in questa direzione radicalmente nuova e molto di ciò è stato un processo interno di donne guerrigliere che in un certo qual modo hanno affermato sé stesse, introducendo il femminismo come un tema forte. Parte di ciò ha avuto a che fare con la particolare evoluzione intellettuale del loro leader [Ojulan] che è divenuto questo … dal suo arresto e detenzione in questa isola-prigione in Turchia, ha letto modo di Marie Bookchin e molto della teoria femminista e in un certo modo è arrivato a una posizione più anarchica, fondamentalmente.

Hanno deciso che anziché pretendere uno stato proprio volevano semplicemente rendere irrilevanti i confini e dissolvere interamente gli stati. E ha piuttosto senso per la gente di quella parte del mondo. Ricorda che i curdi sono una popolazione divisa tra Iran, Iraq, Siria e Turchia.

L’idea che da ciò si costruiscano un governo pare improbabile. E loro anche fanno il piuttosto … un punto di cui si sente parlare molto, in realtà; la gente dice: “Beh, sapete, in questa parte del mondo siamo arrivati a renderci conto che chiedere un paese proprio è fondamentalmente la stessa cosa che ‘chiedo il diritto di essere torturato da uno della polizia segreta che parla la mia stessa lingua’”. Non è granché come rivendicazione. Così hanno cambiato idea arrivando a questa di una democrazia diretta dal basso e di una specie di eliminazione dei confini come modo migliore per poter arrivare a qualcosa di simile a un Kurdistan che abbia senso.

Intervistatore: Dunque quello è il posto? Posso addirittura dire che il posto è là? C’è un luogo fisico cui accenni.

David Graeber: Kurdistan. Sono stato a Rojava. Rojava è … o il Kurdistan occidentale … è la parte siriana del Kurdistan. E’ una vasta parte della Siria settentrionale lungo il confine turco e circa due milioni di persone sono impegnate in quello che ritengo considerato uno dei grandi esperimenti storici. Mio padre ha combattuto nella guerra civile spagnola, dunque in un certo senso sono cresciuto in un luogo in cui erano molto vivide le memorie di ciò che accadde in Spagna nel ’36, ’37, ’38. Dunque un motivo per cui sono arrivato a essere anarchico è perché, dico sempre, la maggior parte delle persone non ritiene che l’anarchismo sia una cattiva idea. Pensano sia una follia. Niente polizia e la gente comincia ad ammazzarsi a vicenda. Nessuno ha in realtà mai organizzato le cose senza capi.

E, di fatto, mio padre era a Barcellona quando la città era amministrata da un principio anarchico. Si liberarono semplicemente dei colletti bianchi e, poco ma sicuro, scoprirono che si trattava di cazzate, come lavori; che non faceva alcuna differenza se non esistevano.

Dunque, essendo cresciuto così capisco che è possibile, ma da allora non ci sono stati esperimenti di dimensioni simili a quanto accaduto in Spagna e nell’area controllata dai repubblicani, e specialmente nelle aree controllate dagli anarchici curdi, perché tutti sono così terrorizzati dal fatto che sia il popolo a gestire le cose.

Non importa tanto che la gente dica “vi odio, voglio rovesciarvi”, quanto che dica “voi ragazzi siete ridicoli e non necessari”. E’ questo che realmente temono. Dunque i nemici che piacciono sono quelli che cercano di sostituire i marxisti, fondamentalmente. Quando i marxisti arrivano, la polizia ci sarà ancora. Probabilmente ce ne sarà di più, vero? Arrivano gli anarchici e l’intera struttura sarà cambiata. Alla gente sarà detto che è del tutto superflua.

Dunque è di quel genere di esperimento che hanno davvero paura. Tendono a estirparlo prima possibile. Così questa è la prima volta, penso, dopo la Spagna che si ha una vasta area di territorio sotto il controllo di persone che cercano di far questo; cercano di creare una democrazia diretta dal basso senza uno stato.

Intervistatore: Dove altro è stato tentato?

David Graeber: Voglio dire, è stato tentato dovunque nel mondo per gran parte della storia umana e ha funzionato bene. Ma nelle condizioni industriali moderne ci sono stati vari tentativi. Nella storia più rivoluzionaria si parla della Comune di Parigi, avevano [incomprensibile]; si parla di [incomprensibile] in Ucraina. Ci sono stati tentativi. Ma solitamente tutti, su ogni schieramento compresa la sinistra, li attaccano e cercano di sopprimerli.

Intervistatore: Dunque quali sono le cose minime di base che occorre organizzare o  che ….

David Graeber: Amministrano le città. E’ un paese di economia reale; è povero e sono sotto embargo. Ma ci sono automobilisti, c’è un codice stradale, ci sono officine e fabbriche che producono cose, ci sono fattorie. Fanno tutte le cose che ci sono in una società normale. Occorre provvedere alla manutenzione delle strade.

Ma essenzialmente quello che hanno fatto è creare … è molto interessante. Ho detto… l’ho descritto come una situazione di potere duale, ma questa è la prima volta nella storia umana, penso, in cui si ha una situazione di potere duale in cui la stessa persona ha creato entrambe le parti. Così hanno qualcosa che appare come un governo; hanno un parlamento, hanno ministri; approvano leggi.

Ma hanno anche la struttura dal basso. La struttura dal basso è ciò che chiamano “confederalismo democratico”. Ogni quartiere ha un’assemblea, e ogni assemblea ha un gruppo di lavoro. Si tratta di persone che si occupano di specifici problemi; ad esempio problemi sanitari o problemi di sicurezza. E ciascuno di questi gruppi, ogni assemblea e ogni gruppo di lavoro, ha anche un gruppo femminile. Devono avere il 40 per cento di donne oppure non avranno un quorum, ma hanno anche un gruppo interamente femminile con diritto di veto. Dunque deve essere … tutto è bilanciato a livello di genere. Tutte le cariche sono duplici: un uomo e una donna in ogni cosa. Anche l’esercito è così. E’ per questo che hanno tutte quelle famose immagini di donne con le armi, ma anche questo è politico.

Lo dicono molto esplicitamente; dicono: “Beh, guardate, noi siamo anticapitalisti. Siamo sempre stati anticapitalisti. Ma …” Penso dicano: “Ma la lezione della storia riteniamo sia che non ci si può liberare dal capitalismo senza liberarsi dallo stato. E non ci si può liberare dallo stato senza liberarsi dal patriarcato”.

Bene, come ci si libera del patriarcato? Beh, assicurandosi che tutte le donne abbiano accesso alle armi automatiche è un punto da cui partire. Non si possono maltrattare le persone se sono armate. E hanno anche la loro polizia femminile … Così hanno una democrazia diretta e ciò parte da questi consigli di quartiere e tali consigli si confederano in consigli regionali e poi municipale e tutti inviano delegati, non rappresentanti, per prendere decisioni insieme in un sistema vasto ed elaborato.

Ma la chiave è che c’è questo sistema dall’alto e questa struttura dal basso. Beh, quello che dicono è che questo non è uno stato chiunque abbia un’arma è tenuto a rispondere alle strutture dal basso e non a quelle dall’alto. In questo modo quelli che stanno in alto non possono costringere nessuno a fare qualcosa che non vuole. C’è un’eccezione e si tratta dei diritti delle donne.

Così hanno leggi come l’abolizione dei matrimoni infantili, o roba simile, e dicono che alcuni di questi villaggi probabilmente li ripristinerebbero se fosse loro permesso. Ma ciò è interdetto. E hanno un meccanismo per far rispettare il divieto, ma si tratta di una polizia interamente femminile che va valere questa norma specificamente relativa alle donne.

Intervistatore: Da quanto vanno avanti così?

David Graeber: Tre o quattro anni ormai.

Intervistatore: E quale è stata l’ispirazione? Quel signore che hai citato nel …

David Graeber: Ocalan. Abdullah Ocalan. La sua immagine è dovunque. E’ interessante perché, parlando in generale, aggirano in larga misura il problema del culto della personalità. In effetti non hanno mai immagini di nessun vivente, eccetto lui. Hanno immagini di morti, dunque ci sono immagini di martiri delle guerre dovunque. Ma non mostreranno mai un’immagine di qualcuno ancora in circolazione perché sarebbe antidemocratico rendere qualcuno un leader carismatico. Lui è l’eccezione, ma è perché è in carcere per il resto della sua vita, dunque è il leader e tutti lo accettano come tale. Ma il fatto è che la Turchia stava per giustiziarlo ma voleva anche entrare nella UE a quel punto; così non ha potuto farlo.

E in conformità alla legge egli ha potuto presentare ogni testimonianza relativa al suo reato, ha avuto il diritto di scrivere ogni cosa. Così ha deciso che al fine di spiegare e contestualizzare il suo reato avrebbe dovuto scrivere dodici libri diversi, compresa una storia del Medio Oriente in tre volumi.

E così questo lavoro è uscito in continuazione ed è utilizzato come una sorta di fondamento per il dibattito all’interno del movimento curdo. E lui ha fatto tutte quelle dichiarazioni: “Dobbiamo uscire dal modello della lotta puramente di classe e capire che l’oppressione delle donne è la cosa più primordiale e immediata con la quale dobbiamo fare i conti. Dobbiamo capire che l’ecologia è ugualmente importante per lo sfruttamento”. Così sono diventate questa specie di esercito ecologico femminista basato su principi di democrazia diretta.

Intervistatore: Le sue opere sono disponibili in inglese?

David Graeber: Oh sì. Non tutte, ovviamente, ma escono volumi in continuazione. E, sai, da un punto di vista anarchico, in un certo grado è un po’ sospetto. Vai là e ci sono tutte quelle immagini del grande leader; sono arrivato a chiamarlo  Zio Eoj, come Zio Joe al contrario [allusione non chiara; probabilmente allo “zio Joseph (Stalin) – n.d.t.]. Lui è l’opposto perché è come il leader autoritario che dice a tutti di legge dell’anarchismo e smettere di essere autoritari. E mette gli autoritari vecchio stile in un impaccio terribile perché devono fare tutto ciò che il leader dice. Il motto del leader: pensa con la tua testa.

Ovviamente i giovani sono molto entusiasti. Non sono anarchici ma abbracciano un mucchio di idee anarchiche; leggono sull’anarchismo. Sono contro lo stato, cosicché il nome che si danno davvero non conta da un punto di vista anarchico, fintanto che uno è contro lo stato e contro il capitalismo.

Intervistatore: Come proteggono il territorio?

David Graeber: Credono nel concetto di difesa. Beh, il fatto è che sono i combattenti migliori in Siria.

Intervistatore: Qual è la differenza tra lo stato e quello che stanno facendo loro? Perché hanno un loro territorio e così sicuramente …

David Graeber: Consiste nel proteggere la società. Loro dicono che … la tesi che hanno è …

Intervistatore: Non si tratta comunque di una differenza semantica?

David Graeber: Beh, loro pensano di no, perché quello che direbbero è che poiché lo stato è un monopolio dell’uso legittimo della forza, ovviamente, nel territorio, loro non hanno un simile monopolio. E’ un’organizzazione democratica dal basso. Non c’è alcuna istituzione che possa fare ciò.

Così allora loro dicono: “Beh, ogni istituzione deve difendersi, tutto in natura deve difendersi”. La difesa è una … ma si tratta di condurre guerre aggressive, attaccare [sic – n.d.t.] … Perciò il loro esercito si chiama Unità di Difesa del Popolo. Ed è anche democratico; eleggono i loro capi. Ogni sera discutono le decisioni e le criticano [incomprensibile] le cancellano o così è tutto in larga misura un esperimento di democrazia.

E si penserebbe che sia, tipo, “Splendido. Non appena avranno bisogno di un esercito vero, vediamo che cosa succede”. Beh, loro vincono sempre. Sono andati sistematicamente sconfiggendo l’ISIS sul campo e al momento stanno marciando sulla capitale dell’ISIS.

Intervistatore: Dunque si tratta di “Ci copriamo le spalle l’un l’altro”? E’ quella loro atmosfera? Quella è la loro idea e hai detto che stanno marciando su …

David Graeber: Raqqa. Gli statunitensi sono nell’ironica posizione di dover appoggiare un branco di anarchici. Sono le sole persone che sono bravi combattenti militari nella regione e che cercano realmente di eliminare i fascisti.

Intervistatore: Ho pensato che era molto strano; arrivando qui pensavo che avrei potuto fare domande a David sul project management, considerato il tuo lavoro sulla burocrazia e i lavori del cazzo. Ma in un certo modo queste persone esemplificano una specie di buon project management, vero?

David Graeber: Oh sì. La gente fraintende; pensa che si sia contro … che gli anarchici siano contro tutte le forme di qualsiasi cosa che abbia appena l’apparenza di una burocrazia; qualsiasi forma di amministrazione, qualsiasi forma di gestione; persino qualsiasi forma di organizzazione. Questo è … sono sicuro che ci siano persone così. Ma come soleva indicare Malatesta: “Se dici che gli anarchici sono semplicemente dei matti che sono contro qualsiasi cosa, tutti quelli che sono matti e contro qualsiasi cosa cominceranno a definirsi anarchici”. Ciò non significa davvero molto a proposito di ciò che diranno altri che si definiscono sempre anarchici.

L’anarchismo non è contro l’organizzazione. Significa che le persone non devono essere obbligate a organizzarsi. In realtà credono nell’organizzazione più di chiunque altro.

Intervistatore: D’accordo, perché in realtà la cosa su cui mi interrogavo era: quali sono le tue ciliegine a proposito di … le tue dritte riguardo al project management?

David Graeber: Beh, penso che il dovere di rispondere sia la chiave. Se hai un sistema in cui tutti possono dire quel che vogliono, dovrai emergere e nessuno può essere obbligato a fare qualcosa. E’ ovviamente stupido. Dovrai renderlo buonsenso.

Ad esempio il processo del consenso. Tutti ne parlano come se fosse un insieme complesso di regole, come le Robert’s Rules of Order, che si devono imporre. Ma si sbagliano. L’idea è che nessuno dovrebbe essere costretto a fare qualcosa cui si oppone violentemente. Se non hai i mezzi per far questo, qualsiasi cosa tu faccia sarà un consenso perché dovrai ascoltare ciò che pensano gli altri, e dovrai arrivare a una posizione che nessuno trovi violentemente obiettabile, il che è ciò che fondamentalmente è il consenso.

Intervistatore: Ma che cosa succede quando viene detto: “Non abbiamo abbastanza tempo per ascoltare tutti”?

David Graeber: Beh, allora dipende dalla situazione. Se qualcosa deve essere fatto, allora va bene dire: d’accordo, per le prossime tre ore Tizio è a capo. Non c’è nulla di sbagliato in questo se tutti sono d’accordo. Oppure si improvvisa.

Ma il consenso è la modalità predefinita e tutto ciò in cui credo è accettare quel principio fondamentale che se non si può costringere le persone a fare cose che non vogliono o che considerano assolutamente sbagliate o idiote, allora si dovrà sviluppare una struttura di ascolto delle persone. E’ la sola cosa su cui non accetterei compromessi. Tutto il resto riguarda quale sia il modo più efficace per fare questo.

Ad esempio in Kurdistan sono in effetti venuti fuori con una soluzione molto interessante e creativa a questo. Dicono che fanno una distinzione tra questioni tecniche e questioni morali o politiche. E dicono che nelle questioni tecniche si può procedere a maggioranza. “Ci riuniremo alle quattro o alle cinque?” Si alzano le mani. Se si tratta di “Dovremmo essere violenti o non violenti?”, beh, allora si deve arrivare all’unanimità.

E poi naturalmente la questione è ovviamente chi decide qual è una questione morale e qual è una tecnica. Così qualcuno potrebbe dire: “Beh, la questione delle quattro o delle cinque pesa sui disabili, ed è una questione morale”. Cosicché la cosa diventa un po’ una partita a calcio. Ci sono sempre cose da discutere e punti di tensione.

Ma ciò nonostante si può essere efficienti quando si deve, ma si è efficienti nel caso di cose in cui l’efficienza è più importante della posta in gioco.

Intervistatore: Una volta ti ho chiesto della burocrazia nei circoli attivisti, se ne avevi mai vista. E mi hai detto che avresti probabilmente potuto parlarne all’infinito. Ma se potessi giusto parlarmene …

David Graeber: E’ esattamente ciò di cui sto parlando. Ora, quelli che non capiscono questo è un insieme di regole intorno alle quali si può improvvisare e trovare ciò che è meglio per un particolare gruppo di persone e per una particolare cosa che si sta cercando di fare, tenderanno ad agire come se tutto sia un insieme di regole cui bisogna obbedire. E questo è così frustrante per me.

Spesso nel movimento Occupy ho avuto a che fare con persone che erano convinte che io fossi il tizio che pretendeva che ci fosse un manuale di regole sul consenso, perché io aborro il consenso. Voglio dire, io non solo per l’unanimità assoluta, per il consenso modificato. Deve sempre esserci qualcosa [incomprensibile] Ci sono sempre una o due persone matte o irragionevoli o qualcosa del genere. Dunque tutto deve essere nell’ambito della ragione, compresa la ragionevolezza.

Ma ciò nonostante ci saranno alcuni che pensano che io sono il tizio del manuale delle regole e altri che affermano che sono l’anarchico matto contro tutte le regole, e forse questo dimostra che sto colpendo il punto giusto nel mezzo. Ma sì, c’è una tendenza alla burocratizzazione strisciante e ci sono diversi motivi per questo … una delle cose che mi ha interessato considerare nel libro è perché ciò accade.

La lingua è un grande esempio di questo. Da un lato le lingue cambiano in continuazione. Non c’è lingua sulla terra che sia la stessa di cent’anni fa. Perché? Beh, alle persone piace trastullarsi. Tutti quelli che … fanno le cose in modo leggermente diverse, si divertono un po’ con questo. E gradualmente le cose … non importa che uno sia in Svezia o in Nuova Guinea o in Ecuador o in qualsiasi altro posto. Alla gente piace divertirsi. Si trastulla con la lingua.

Ma d’altro canto, se dici alle persone che sbagliano, ti crederanno. Così se prendi un manuale di regole su com’era la lingua nel 1910 e dici: “Guardate, guardate. Avete corrotto la lingua”, loro diranno: “Oh Dio mio, hai ragione. Insegnaci come parlare bene”. Useranno il gergo e batteranno la fiacca e verranno fuori con nuovi modi divertenti di parlare e poi ti crederanno se dirai che non dovrebbero fare così. E in un certo modo questo è il dilemma fondamentale che rende possibile la burocrazia.

Intervistatore: Dunque intendi dire, ad esempio, che il linguaggio capita abbia delle regole e se qualcuno si presenta a dire  [incomprensibile] …

David Graeber: Ma le regole cambiano in continuazione.

Intervistatore: Giusto. Pensi che semplicemente ci piace essere dominati?

David Graeber: Non so se è così. Voglio dire, alcuni ovviamente sì. A volte si tratta di pigrizia; semplicemente non vogliono avere la responsabilità di dover decidere in continuazione. Uno dei motivi per cui ci piace essere dominati è perché in quel modo possiamo incolpare qualcun altro quando le cose vanno storte. C’è un certo peso di responsabilità quando costantemente devo partecipare a … la persona che prende la decisione.  

Voglio dire, gli aspetti del potere che sono piacevoli sono bilanciati dagli aspetti del potere che fanno paura e per alcuni decisamente l’idea è che valga il rischio e godono le parti piacevoli molto più di quanto siano spaventati da quelle paurose, e per altri vale il contrario. E questa è una cosa che consente al potere di emergere.

Voglio dire, sento con grande forza che la partecipazione obbligatoria alla democrazia diretta sia semplicemente tanto sbagliata quanto non permettere alle persone di partecipare. In ogni esempio di democrazia riuscita di lungo termine che conosco alcuni non si presentano. Solitamente, in realtà, il quorum è forse un terzo delle persone in un kibbutz o qualcosa di simile. Sono i fanatici della procedura. Sono i politici.

Ma agiscono nella consapevolezza che se fanno qualcosa che non piace alle persone, quelle si presenteranno alla riunione successiva, indipendentemente da quanto siano state pigre in precedenza. Così in un certo modo devono tenere … avere presenti gli interessi di tutti perché non hanno il diritto di rappresentarli.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/syria-anarchism-visiting-rojava/

Originale: The Real News

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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