Sull’Anarchismo, il Marxismo e le Speranze per il Futuro

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– Prima Parte –

di Noam Chomsky

Intervista a Red and Black Revolution pubblicato originariamente da WSM in Irlanda nel 1998

Noam Chomsky e’ conosciuto internazionalmente per le sue critiche della politica estera degli Stati Uniti e per il suo lavoro scientifico come linguista. Molto meno noto e’ il suo continuo supporto per gli obiettivi del socialismo libertario. In una intervista speciale fatta per Red and Black Revolution, Chomsky eprime le sue idee sull’anarchismo e il marxismo e le prospettive del socialismo nella nostra epoca. L’intervista fu condotta nel Maggio 1995 da Kevin Doyle.

Red and Black Revolution: Per prima cosa, Noam, tu sei stato un sostenitore dell’ideale anarchico per parecchio tempo. Molta gente e’ familiare con l’introduzione che tu scrivesti nel 1970 per il libro di Daniel Guerin: Anarchismo dalla Teoria alla Pratica, ma. piu’ recentemente, per esempio nel film Manufacturing Consent, hai sfruttato l’opportunita’ per sottolineare il potenziale dell’anarchismo e dell’ideale anarchico. Che cosa ti attrae dell’anarchismo?

Noam Chomsky: Io fui attratto dall’anarchismo nella prima adolescenza, appena cominciai a guardare il mondo oltre una visione ristretta e non ho mai trovato niente che mi abbia fatto cambiare quella attitudine iniziale. Credo che l’unica cosa che abbia un senso sia il ricercare e identificare quelle strutture di autorita’, le gerarchie e di dominio in qualsiasi aspetto della vita, e di metterle in discussione; a meno che non si possano trovare delle giustificazioni per la loro esistenza, esse sono illegittime e dovrebbero essere smantellate per aumentare la dimensione della liberta’ umana. Questo include il potere politico, la proprieta’ e l’amministrazione, le relazioni tra uomini e donne, tra genitori e figli , il nostro controllo sul destino delle generazioni future (che costituisce, secondo me, l’imperativo morale di base che sta’ dietro al movimento ambientalista) e molte altre cose. Questo naturalmente rappresenta una sfida all’enorme istituzione dell’imposizione e del controllo: lo stato, le tirannie private che non rispondono a nessuno e che controllano la maggior parte dell’economia domestica e internazionale, e cosi’ via. Ma non solo. Questo e’ quanto io ho sempre inteso come l’essenza dell’anarchismo: l’idea che l’obbligo della prova dev’essere a carico dell’autorita’ e che, se quell’obbligo non puo’ essere spiegato, allora l’autorita’ deve essere smantellata. Talvolta l’obbligo puo’ essere dimostrato: per esempio, se sto’ camminando con i miei nipotini e uno di essi si mette a correre in una strada molto trafficata, allora io usero’ non solo la mia autorita’ ma anche l’imposizione fisica per fermarlo. Persino questo atto dovrebbe essere messo in discussione, ma credo che possa ottemperare all’obbligo illustrato sopra. E ci sono altri casi simili; la vita e’ una cosa complessa, noi conosciamo molto poco degli uomini e della societa’, e grandi pronunciamenti costituiscono, in generale, piu’ una fonte di danno che di beneficio. La prospettiva pero’ e’ valida, io credo, e ci puo’ portare molto lontano.

Oltre a queste generalizzazioni, noi iniziamo a considerare casi singoli, il che costituisce il luogo dove i problemi dell’interesse umano e delle preoccupazioni risiedono.

RBR: Si puo’ dire che le tue idee e critiche sono adesso molto piu’ conosciute che in qualsiasi altro momento precedente. Dobbiamo anche dire che le tue idee sono anche altamente rispettate. In questo contesto, come pensi che la gente recepisce il tuo rapporto con l’anarchismo? In particolare sono interessato nella risposta che tu ricevi da gente che si avvicina alla politica per la prima volta e che potrebbe, forse, essere venuta in contatto con le tue idee. Sono sorpresi dal tuo rapporto con l’anarchismo? Sono interessati?

NC: Come ben sai la cultura intellettuale generale associa “l’anarchismo” con il caos, la violenza, le bombe, la distruzione e cosi’ via. Quindi la gente e’ spesso sorpresa quando io parlo in maniera positiva dell’anarchismo e mi identifico con le tradizioni maggioritarie entro di esso. La la mia impressione e’ che tra il pubblico in generale, le idee di base vengono considerate ragionevoli quando si chiarisce la nebbia che e’ stata depositata intorno. Certo, quando si considerano questioni specifiche- per esempio, la natura della famiglia o il come l’economia funzionerebbe in una societa’ che sarebbe piu’ libera e giusta- allora sorgono domande e controversie. Ma questo e’ proprio come dovrebbe essere. La fisica non riesce a spiegare completamente come l’acqua fluisce dal rubinetto nel lavandino. Quando ci rivolgiamo verso problemi piu’ complessi del significato umano, la comprensione e’ molto piu’ sottile e c’e’ molto piu’ spazio per il disaccordo, la sperimentazione, sia intellettuale che nell’esplorazione della vita reale, per aiutarci a capire di piu’.

RBR: Forse, piu’ di ogni altra idea, l’anarchismo ha sofferto di mis-rappresentazione. L’anarchismo puo’ significare molte cose a molta gente. Ti trovi spesso a dover spiegare che cosa intendi per anarchismo? Ti da’ fastidio la mis-rappresentazione dell’anarchismo?

NC: Tutte le mis-rappresentazioni danno fastidio. Molte ragioni di questo possono essere rintracciate nelle strutture di potere che hanno un interesse nel prevenire la comprensione, per ovvie ragioni. E’ bene richiamare i “Principi del Governo” di David Hume. L’autore si sorprendeva del fatto che la gente si sottomettesse ai governanti. Concluse che ” la forza e’ sempre dalla parte dei governanti, i sottomessi non hanno niente che li supporti tranne la loro opinione”. Quindi il governo e’ fondato unicamente sull’opinione; e questa massima la si puo’ estendere ai governi piu’ dispotici e militari, come pure a quelli piu’ liberi e popolari. Hume era molto saggio- e, detto di passaggio, difficilmente un libertario per gli standard dell’epoca. Egli sicuramente sottostima l’efficienza della forza, ma la sua osservazione sembra essere essenzialmente corretta e importante, particolarmente nelle societa’ piu’ libere, dove l’arte del controllo dell’opinione [pubblica, Ndt] e’ quindi molto piu’ sofisticata. La mis-rappresentazione e altre forme di mistificazione sono concomitanti naturali.

Allora, la mis-rappresentazione mi da’ fastidio? Certo, ma anche il brutto tempo. Esistera’ almeno fino a quando le concentrazioni di potere generano una classe di commissari che li difendono. Dato che, di solito, non sono molto intelligenti, o sono solo intelligenti abbastanza per sapere che e’ meglio per essi evitare l’arena dei fatti e degli argomenti, essi si rivolgono alla mis-rappresentazione, alla vilificazione, e ad altri mezzi che sono loro disponibili e al fatto che sanno che saranno protetti dai diversi mezzi disponibili ai potenti. Dobbiamo capire il perche’ tutto cio’ avviene, e smascherarlo meglio che possiamo. Questo fa parte del processo di liberazione- di noi stessi e degli altri, o in maniera piu’ ragionevole, della gente che lavora insieme per raggiungere questo obiettivo. Sembra complicato, e lo e’. Ma io devo ancora trovare qualche commento sulla vita umana e la comunita’, quando le assurdita’ e le pose auto-riverenti siano state eliminate, che sia semplice e facile.

RBR: Cosa pensi di quei circoli di sinistra dove uno si aspetterebbe piu’ familiarita’ con quanto l’anarchismo rappresenta? Incontri qualche sorpresa in questi posti riguardo ai tuoi punti di vista e alla tua adesione all’anarchismo?

NC: Se intendo in maniera corretta cio’ che tu consideri come circoli di sinistra stabili: non c’e’ molta sorpresa circa i miei punti di vista sull’anarchismo, perche’ molto poco e’ conosciuto circa le mie idee su qualsiasi altra cosa. Questi non sono circoli con i quali io interagisco. Raramente troverai una referenza a qualsiasi cosa io dico o scrivo. Questo non e’ ovviamente vero al 100 percento. Cosi’ negli USA (ma meno comunemente in Gran Bretagna o altri luoghi) potresti verificare piu’ familiarita’ con cio’ che faccio in alcuni dei settori piu’ critici e indipendenti di quelli che potrebbero essere denominati come circoli stabili di sinistra, e io ho amici personali e associati che sono dispersi un po’ qui e la’. Dai un’occhiata ai libri e ai giornali e puoi renderti conto di cio’ che voglio dire. Non mi aspetto che cio’ che dico e faccio sia accolto meglio in questi ambienti piuttosto che nelle facolta’ di docenti delle universita’ o nelle stanze degli uffici editoriali- di nuovo, con alcune eccezioni.

La domanda sorge solo marginalmente, cosi’ tanto che e’ difficile da rispondere.

RBR: Un certo numero di persone ha notato che tu usi il termine “socialismo libertario” nello stesso contesto di come usi la parola “anarchismo”. Consideri queti due termini come essenzialmente simili? Credi che l’anarchismo sia un tipo di socialismo? La descrizione e’ stata usata nel passato ed e’ che l’anarchismo e’ equivalente al “socialismo con la liberta’”. Sei d’accordo con questa equazione di base?

NC: L’introduzione al libro di Guerin, che hai menzionato prima, apre con una quota di un simpatizzante anarchico di un secolo fa’ che dice che “l’anarchismo ha le spalle molto larghe” e “sopporta tutto”. Un elemento importante e’ stato cio’ che tradizionalmente e’ stato denominato “socialismo libertario”. Ho provato a chiarire qui e in altri luoghi cio’ che intendo con questo, sottolineando che non e’ molto originale; io ho preso a prestito le idee di esponenti importanti del movimento anarchico, che ho riportato, e che si sono definiti, autonomamente, in maniera consistente, come socialisti, condannando, allo stesso tempo, la “nuova classe” di intellettuali radicali che cercano di conquistare il potere in maniera stabile durante la battaglia popolare e di divenire la tirannica burocrazia Rossa,  di cui Bakunin ci mise in guardia; cio’ che spesso viene identificato come “socialismo”. Io sono piuttosto d’accordo con la percezione di Rudolph Rocker che dice che queste tendenze (quasi centrali) nell’anarchismo derivano dal meglio dell’Illuminismo e del pensiero liberale classico, molto oltre cio’ che io ho descritto. Infatti, come ho tentato di mettere in risalto, questi contrastano in maniera stridente con la pratica e la dottrina del Marxismo-Leninismo, le dottrine “libertarie” che sono di moda negli USA e in Gran Bretagna in particolar modo, e altre ideologie contemporanee, tutte che, a me sembra, si riducono alla difesa di una forma o l’altra dell’autorita’ illegittima, spesso vere e proprie tirannie.

La Rivoluzione Spagnola

RBR: Nel passato, quando hai parlato di anarchismo, tu hai spesso enfatizzato l’esempio della Rivoluzione Spagnola. Sembra che per te ci siano due aspetti di questo evento. Per un verso l’esperienza della Rivoluzione Spagnola e’, tu dici, un buon esempio di “anarchismo in azione”. Per l’altro, tu hai anche sottolineato che la Rivoluzione in Spagna e’ un buon esempio di cio’ che i lavoratori sono capaci di fare con i loro propri sforzi usando la democrazia partecipativa. Sono questi due aspetti- l’anarchismo in azione e la democrazia partecipativa – uno e la stessa cosa per te? Credi che l’anarchismo sia una filosofia per il potere del popolo?

NC: Sono un po’ restio a usare parole polisillabiche fantasiose come filosofia per parlare di cio’ che sembra senso comune, ordinario. E non mi sento neppure a mio agio nell’usare slogan.  I successi dei lavoratori e dei contadini Spagnoli, prima che la rivoluzione fosse schiacciata, furono impressionanti per molti versi. Il termine “democrazia partecipativa” ‘e piu’ recente, sviluppato in un contesto diverso, ma ci sono sicuramente caratteristiche simili. Io credo che ne’ il concetto di anarchismo ne’ la democrazia partecipativa siano definiti abbastanza per permettere di rispondere alla questione se queste due cose siano le stesse oppure no.

RBR: Uno dei successi principali della Rivoluzione Spagnola fu il grado di democrazia di base messo in pratica. In termini della gente coinvolta, si stima che piu’ di 3 milioni di persone fossero coinvolte. La produzione rurale e urbana erano gestite dai lavoratori stessi. Pensi che sia una coincidenza che gli anarchici, noti per la loro difesa della liberta’ individuale, ebbero tanto successo in queste aree di amministrazione collettiva?

NC: Non esiste nessuna coincidenza, per niente. Le tendenze, entro l’anarchismo, che io ho sempre trovato piu’ persuasive, si riferiscono a una societa’ altamente organizzata, che integra molti tipi diversi di strutture (i luoghi di lavoro, le comunita’ e moltre altre forme di associazioni volontarie) ma che sono controllate dai partecipanti, non coloro in posizione di dare ordini (eccetto quando, di nuovo, l’autorita’ puo’ essere giustificata, come nel caso di alcuni momenti specifici, in contingenze specifiche).

La Democrazia

RBR: Gli anarchici spesso fanno grandi sforzi per costruire la democrazia di base. Infatti essi vengono spesso accusati di portare la democrazia all’estremo. Pero’, nonostante questo, molti anarchici non identificherebbero immediatamente la democrazia come un componente centrale della filosofia anarchica. Gli anarchici spesso descrivono le loro politiche come qualcosa che tratta del “socialismo” o “dell’individuo”- essi sono restii ad affermare che l’anarchismo e’ qualcosa che riguarda la democrazia. Sei d’accordo con il fatto che le idee democratiche sono una caratteristica centrale dell’anarchismo?

NC: La critica della “democrazia” tra gli anarchici e’ stata spesso la critica della democrazia parlamentare, come si e’ sviluppata entro la societa’ con caratteristiche profondamente repressive. Consideriamo per esempio gli USA, che sono stati liberi quanto qualsiasi altra nazione, dalle loro origini. La democrazia Americana fu fondata sul principio, sottolineato da James Madison nella Convenzione Costituzionale del 1787, che la funzione primaria del governo e’ di proteggere la minoranza degli opulenti dalla maggioranza. Quindi Madison mise in guardia dal fatto che in Inghilterra, la sola quasi-democratica nazione del tempo, se fosse stato permesso alla popolazione generale una voce negli affari pubblici, questi avrebbero implementato riforme agrarie e altre atrocita’, e che il sistema Americano sarebbe dovuto essere modellato in maniera molto accurata per evitare questi crimini contro il diritto di proprieta’, che deve essere difeso (e che infatti deve prevalere). La democrazia parlamentare, entro questa cornice, merita critiche decise da parte dei libertari genuini, e io ho tralasciato molte altre caratteristiche che non sono proprio sottili- la schiavitu’, per citarne una, o la schiavitu’ del lavoro salariato che era fortemente condannato dai lavoratori che non avevano mai sentito nominare l’anarchismo o il comunismo fino al XIX secolo e oltre.

Da ZNet Italy- Lo Spirito Della Resistenza E’ Vivo

www.znetitaly.org

traduzione di Francesco D’Alessandro

© 2017 ZNetItaly-LIcenza Creativa Commons CC BY NC-SA 3.0

 

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