Il momento Katrina di Theresa May

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di Patrick Cockburn  – 19 giugno 2017

E’ un momento pericoloso per qualsiasi governo quando il pubblico sospetta che sia incapace di prevenire un grande disastro come l’incendio della Grenfell Tower. Una popolazione arrabbiata vede lo stato fallire nel suo elementare dovere di mantenerla al sicuro. I politici al potere, in simili circostanze, sono sagaci in modo imbarazzante nel mostrare che la situazione è in mani competenti, affrontando con calma una crisi che non è colpa loro. Sopra tutto il resto hanno necessità di dissuadere la gente dall’immaginare che una calamità sia un sintomo che qualcosa è marcio nello stato della Gran Bretagna.

Quale che sia la colpa reale, è vitale guadagnare tempo nell’aspettativa che l’attualità alla fine passi oltre. Il vecchio adagio delle pubbliche relazioni afferma che l’accusato dovrebbe prima dire che “non c’è alcuna storia” o, in altre parole, negare qualsiasi colpa, fino a quanto i media avranno perso interesse e loro potranno dire con sicurezza “storia vecchia”.

Questo trucco è solitamente efficace, ma è difficile nel caso attuale. Gli errori che hanno determinato l’inferno di  Kensington sono così palesi, innegabili e facili da stabilire che il governo appare evasivo nel fingere che siano necessarie lunghe indagini per stabilire che cosa sia andato storto.

E’ già noto che il rivestimento della torre era infiammabile e ha fatto sì che l’edificio prendesse fuoco come una torcia nel giro di quindici minuti. E’ analogamente stabilito che tale materiale è vietato in edifici di qualsiasi altezza nel Regno Unito perché a rischio d’incendio e che è stato scelto, preferendolo a un rivestimento ignifugo, perché era meno costoso. Un sistema antincendio a pioggia, che avrebbe bloccato la fiamma iniziale prima che si diffondesse, non era mai stato installato perché sarebbe costato una somma contenuta di denaro. Il governo è citato, con parole di cui potrà pentirsi, per aver affermato che “è responsabilità dell’industria, piuttosto che del governo, commercializzare efficacemente sistemi di spegnimento a pioggia”.

Quello che trovo tanto sconvolgente e disgustoso è il modo in cui il governo ha liberalizzato l’industria edile con la scusa di “tagliare la burocrazia”, mentre contemporaneamente strangola i più deboli, più poveri e più vulnerabili con la “burocrazia” al fine di privarli dei magri sussidi che ricevono dallo stato. Si confronti l’entusiasmo di governi successivi nell’aumentare le norme per i richiedenti nel nome dell’austerità con la loro indolente prestazione quando si tratta di proteggere il pubblico.

Proprio mentre i ministri stavano cercando di spiegare i loro progressi a passo di lumaca nel mettere in atto norme per impedire l’incendio di blocchi di torri ho parlato con un operatore della beneficenza a proposito dell’orribile labirinto di norme affrontato da chi è in condizioni di maggior bisogno. Gli affetti da malattie mentali devono completare moduli labirintici, cosa che, per la natura della loro malattia, non sono in grado di fare. Un tempo un assistente sociale esperto li avrebbe aiutati ma il loro numero è stato tagliato. L’operatore della beneficenza, che ha voluto restare anonimo, ha detto che spesso la burocrazia è così complicata che “i malati di mente rinunciano per disperazione e fanno a meno dei sussidi cui avrebbero diritto”.

Non sono solo i malati mentali a cader vittime di queste mortali trappole regolamentari. Un altro esempio sono le famiglie che stanno per essere sfrattate e per diventare senzatetto. L’operatore della beneficenza ha detto: “Dico sempre loro che devono restare in casa fino a quando l’ufficiale giudiziario non comincia ad abbattere la porta. Questo perché se se ne vanno anche solo poche ore prima dell’arrivo dell’ufficiale giudiziario il consiglio comunale può considerarli senzatetto “intenzionali” e rifiutarsi di fare qualsiasi cosa per loro”.  

Il governo ha chiaramente paura che i corpi bruciati nella Grenfell Tower saranno considerati martiri, morti a causa dell’austerità, delle liberalizzazioni e delle esternalizzazioni. Non è che Theresa May non sapesse delle ingiustizie sociali e i suoi discorsi spesso contengono descrizioni eloquenti delle miserie che affrontano i malati di mente. Ma le sue proposte sanno di opportunismo politico, principalmente mirate ad attirare l’attenzione mediatica e che solitamente finiscono con un’espressione di buone intenzioni cui non segue nulla di concreto.

Nonostante tutta la supposta preoccupazione della May per i malati di mente, cosa che lei presenta come una politica distintiva, le sue realizzazioni sono limitate. La criminalizzazione della malattia mentale è proseguita incessantemente e il numero di letti disponibili per i malati psichiatrici è oggi di 17.000. E’ molto inferiore al numero dei malati di mente che sono in carcere: 21.000, un quarto della popolazione carceraria.

La maggior parte di queste miserie è sofferta in silenzio da persone povere incapaci di difendersi. Le ingiustizie possono suscitare preoccupazione, ma c’è scarsa pressione perché la maggior parte delle persone non ne è colpita. Questo è molto diverso dal disastro della Grenfell Tower, visivamente troneggiante come un gigante bruciato, così come lo furono le torri distrutte del World Trade Center l’11 settembre. Tutto riguardo al disastro trasmette una sensazione di totale fallimento in cui è implicato l’intero sistema politico.

I disastri naturali e prodotti dall’uomo sono stati frequentemente l’ultimo chiodo nella cassa di governi che già vacillavano. Ci fu il terremoto di Tangshan in Cina nel 1976, che contribuì a stabilire chi avrebbe governato il paese dopo Mao Zedong. L’incendio del Cinema Rex ad Abadan, in Iran, nel 1978 di cui fu incolpato lo scià e che contribuì alla fine del suo regno. Il fallimento del presidente Bashar al-Assad nel fare qualcosa per i due o tre milioni di siriani che erano fuggiti nelle città per sottrarsi alla quadriennale siccità del 2006-2010 contribuì a causare la rivolta l’anno successivo.

Ma i giornalisti hanno probabilmente ragione nel vedere il parallelo più prossimo all’incendio della Grenfell Tower nelle devastanti inondazioni di New Orleans dodici anni fa, quando l’uragano Katrina mandò una valanga d’acqua alta nove metri nella città il 29 agosto 2005, determinando la morte di 1.464 persone. Il disastro era stato ripetutamente predetto dagli esperti, ma nulla di efficace era stato fatto cosicché gli argini e le barriere furono troppo bassi o troppo deboli o erano stati costruiti con argilla, rapidamente disintegratasi sotto l’impatto dell’acqua crescente. Le vittime furono prevalentemente afroamericani poveri senza influenza per ottenere adeguate difese dalle inondazioni.

Mentre New Orleans era travolta, il presidente George W. Bush era in una protratta vacanza nel suo ranch di Crawford, Texas, dove rimase per parecchi giorni. Alla fine tornò in volo a Washington il 31 agosto, con il suo aereo che fece una deviazione sopra la città colpita. Fu un suo ritratto in cui appariva distante e disimpegnato mentre osservava la devastazione di New Orleans che distrusse la sua reputazione per sempre.

E’ curioso che Theresa May abbia commesso lo stesso errore di Bush, non incontrando i sopravvissuti a Kensington, apparendo contemporaneamente fredda e disinteressata. Persino i grafici dei media le si sono rivoltati contro e hanno prevalentemente scelto di confrontare la sua apparizione gelida con un adorabile Jeremy Corbyn che confortava una vittima. Lei appare come una non in grado di gestire la pressione, il che fa apparire particolarmente bizzarro da parte sua e dei suoi consiglieri aver cercato di vincere la rielezione come leader nazionale irremovibile. Corbyn, al contrario, sembra prosperare nella crisi e nelle avversità.  

 

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/theresa-mays-katrina-moment/

Originale: The Independent

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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