Conservatori e Unionisti

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Theresa May e la leader del DUP Arlene Foster – Foto PA

di Robert Fisk – 18 giugno 2017

I protestanti dell’Irlanda del Nord si sono sempre dimostrati strumenti politici utili per i ministri britannici e per politici ambiziosi disperati. Churchill giocò la “carta orangista” prima della prima guerra mondiale. Callaghan fu abbastanza debole da aver bisogno dei parlamentari protestanti Unionisti della provincia nel 1976 e offrì all’Irlanda del Nord quattro seggi extra a Westminster. Cortesemente si guadagnarono il bottino. Quasi due decenni dopo, John Major ebbe bisogno del loro sostegno in un governo di minoranza su un voto per i diritti di pesca della Spagna, un’esibizione astrusa e ridicola in qualche modo parallela al cinico “accordo” della signora May con il Partito Unionista Democratico (DUP).

Per caso questa settimana ho riletto le memorie di Lloyd George sulla Grande Guerra nelle quali il “mago gallese” – tanto falso quanto eloquente – allude ai risultati dell’ammutinamento di Curragh nel 1914 nel quale un gruppo di ufficiali britannici presso il quartier generale irlandese dell’esercito chiarì che non avrebbe marciato contro i protestanti armati che si opponevano all’Home Rule.

Il governo britannico aveva accettato l’Home Rule per l’Irlanda ma, come afferma con devastante accuratezza Lloyd George, “il Nord protestante era giunto a una condizione di ribellione incipiente e di addestramento alla resistenza alla decisione del Parlamento Imperiale. Il Sud cattolico aveva cominciato a copiare tali tattiche e a raccogliere Volontari Nazionali per contrapporsi ai Volontari dell’Ulster al Nord … il paradosso della situazione fu che la ribellione dell’Ulster fu acclamata come lealtà da un forte segmento dell’opinione britannica, mentre i preparativi dell’Irlanda del Sud per difendere la decisione del Parlamento Imperiale furono denunciati come sedizione”.

Appunto. Nel mezzo della Grande Guerra scoppiò a Dublino la Rivolta di Pasqua e fu ferocemente repressa dall’esercito; i suoi leader giustiziati da plotoni d’esecuzione britannici. A Lloyd George, ministro degli armamenti, che stava per imbarcarsi con lord Kitchener per la Russia zarista sulla nave HMS Hampshire prima della fatale battaglia della Somme, fu chiesto dal primo ministro Asquith di cercare una nuova soluzione per l’Irlanda. Egli produsse alcune proposte da sottoporre all’accettazione dei leader Nazionalisti e Unionisti Protestanti. Comprendevano l’immediata attuazione dell’Home Rule con un emendamento e un’inclusione temporanea delle contee dell’Ulster sotto il governo britannico. Dolorosamente, Edward Carson e John Redmond accettarono.

Ma poi un capo Unionista nel governo britannico riuscì a convincere il governo che Lloyd George aveva imposto pressioni scorrette ai protestanti e che i nazionalisti dell’Irlanda erano “cupi e ostili” e non avrebbero rispettato l’accordo. Lord Lansdowne, ministro senza portafoglio, parlò poi alla Camera dei Lord in termine che Redmond descrisse come “una dichiarazione di guerra al popolo irlandese”.

Lloyd George era stato costretto a cancellare il suo viaggio in Russia e la HMS Hampshire partì con a bordo Lord Kitchener. La nave fu affondata da una mina e Kitchener annegò. Questo tentativo finale dell’Home Rule salvò così la vita di Lloyd George, ma condannò l’Irlanda a una dura guerra d’indipendenza e, in seguito, alla guerra civile.

Quando scoppiò la seconda guerra mondiale, lo Stato Libero d’Irlanda dichiarò la propria neutralità mentre i protestanti dell’Ulster mantennero la loro lealtà alla guerra britannica contro i nazisti, anche se Churchill stava per fare a De Valera un’offerta ipocrita di “unità” con l’Irlanda del Nord in cambio della partecipazione dell’Irlanda al fianco degli alleati. Tipicamente tale offerta risultò essere legata all’accordo dei protestanti una volta finita la guerra.

Successivamente i protestanti continuarono a controllare il proprio governo a Stormont, ma solo come provincia, qualcosa di indefinito secondo la legge britannica e  che rendeva la maggioranza (allora) dell’Irlanda qualcosa a mezza strada tra dentro e fuori la madrepatria.

Oggi i lettori britannici troveranno che il loro passaporto li dichiara cittadini del “Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord”. Cita anche l’”Unione Europea” che potrà preso scomparire (o forse no), ma il titolo del passaporto separa molto chiaramente la Gran Bretagna (Inghilterra, Scozia e Galles) dall’Irlanda del Nord. I nord-irlandesi sono così cittadini del Regno Unito ma non possono dichiararsi, a differenza dei protestanti, legalmente britannici. O non interamente.

Una volta imposto il governo britannico diretto sull’Irlanda del Nord – dopo i brutali “B” Specials e che la Polizia Reale dell’Ulster a guida protestante era stata utilizzata per reprimere le dimostrazioni dei Nazionalisti a sostegno della democrazia nelle sei contee – la maggioranza avrebbe potuto accogliere la decisione di Westminster, poiché implicava che la provincia faceva parte della Gran Bretagna. Ma la comunità protestante sviluppò un nocciolo duro di militanza in stile Carson contro Westminster e il segretario britannico di stato a Belfast. Già in guerra contro l’IRA, i britannici si trovano in conflitto con i protestanti.

E’ stato circa in quel periodo che il direttore del The Times (io ero allora il suo corrispondente dall’Irlanda del Nord) ha deciso che dovevo mettere tra virgolette il termine “Lealisti” nei miei articoli. Sono stato d’accordo con lui. Anni dopo, sotto Murdoch, il giornale ha deciso di abbandonare le virgolette. Questa incapacità di afferrare che cosa davvero significhi la lealtà è stata tipica del cinismo britannico nei confronti dell’Irlanda del Nord, e viceversa. Un mio ex collega di Belfast di mi ha ricordato questa settimana di un tentativo del governo britannico dell’epoca di arruolare il sostegno degli Unionisti protestanti nel parlamento britannico. “Gli Unionisti hanno stilato una lunga lista dei desiderata per Westminster”, ha detto. “Abbiamo saputo che avevano esaurito il fiato quanto una delle loro richieste finali è stata un tunnel, o un ponte, che collegasse l’Irlanda del Nord alla Scozia”.

E naturalmente i protestanti avevano esaurito il fiato. L’accordo del Venerdì Santo implicava questo, assieme all’IRA, i cui veterani si trovarono fisicamente esausti dalla lunga guerra contro i britannici. Alcune leggi nuove ed eque – leggi europee, di fatto – furono introdotte nell’Irlanda del Nord. E poi è arrivato il referendum britannico dell’anno scorso che ha reso i rapporti Irlanda-Regno Unito molto più fragili e ha dato ai duri dell’Irlanda del Nord l’occasione per brandire ancora una volta la loro integrità.

Una Brexit dura potrebbe mettere il confine sotto il controllo della polizia. Una nuova generazione di Nazionalisti potrebbe distruggere i posti di confine. Distruggere una nuova IRA diverrebbe part della “guerra al terrore” di un governo britannico. Nessuna meraviglia che gli Unionisti Democratici oggi in attesa delle tangenti di Theresa May vogliano anche un confine morbido, poiché i loro duri entrerebbero rapidamente in guerra contro una nuova IRA se fosse duro.

In realtà, naturalmente – e questo è un rompicapo britannico rifilato all’Irlanda del Nord – gli stessi termini ‘morbido’ e ‘duro’ sono ridicoli. Nessuno da nessuna parte del Regno Unito sa che cosa significhino. La maggior parte dei cittadini britannici ha probabilmente afferrato il fatto che la Brexit sarebbe una tragedia di proporzioni storiche.

Nell’interesse dell’unità del Partito Conservatore Cameron ha indetto un referendum, e l’ha perso. Poi, nell’interesse dell’unità del Partito Conservatore, la May ha indetto elezioni, e ha perso. O, almeno, ha perso la maggioranza che pensava di poter migliorare tenendo queste disgraziate elezioni. E’ stato molto istruttivo che la May abbia ripetutamente annunciato che “il popolo britannico ha parlato” dopo la risicata maggioranza al referendum, ma che voglia restare al potere in una minoranza dopo le elezioni, apparentemente inconsapevole che il popolo britannico ha parlato ancora una volta.

L’improvvisa popolarità di Corbyn presso l’elettorato britannico è stata minata solo dal suo rifiuto di affrontare la crisi della Brexit. Probabilmente consapevole che l’elettorato laburista che aveva votato per lasciare la UE poteva essere perso se l’avesse fatto, egli si è attenuto alle sue politiche interne, ha creduto nei giovani e ha usto i media sociali nel corso delle elezioni. Inoltre i politici che avevano usato la carta del Restare come accalappiavoti  sono in larga misura periti nell’elezione. Ma la mancanza di coraggio di Corbyn può averlo privato di un voto più vasto – forse persino della carica di primo ministro – e della speranza per l’Irlanda del Nord.

La profondità di questo errore e del nostro rifiuto di trasformare le elezioni in un secondo referendum è oggi dimostrata nella sua luce più fredda dai Conservatori della May. Ancora una volta si rivolgono alla corruzione politica e finanziaria. La May dovrà consegnare milioni di sterline agli antiabortisti, misogini, omofobi “Unionisti Democratici” protestanti – si notino le virgolette – per mantenere al potere il suo governo screditato.

In parlamento la May dovrà giustificare la sua alleanza con questa banda poco raccomandabile – e porre in serio pericolo l’accordo del Venerdì Santo – ricordandoci i frutti della “lealtà” dell’Ulster (sospetto che potremo veder tirato in ballo il patriottismo di Belfast nella seconda guerra mondiale). Sarà una triste faccenda, che durerà solo fintanto che Arlene Foster e il suo partito protestante potranno esserle utili.

I cattolici dell’Irlanda del Nord non avranno voce in capitolo. Hanno scelto l’astensione e così si sono tagliati fuori dai dibattiti parlamentari. Ma chi del Sinn Fein voterebbe mai per il governo della May? Saranno soldi fino in fondo per gli Unionisti Democratici della provincia. L’importo non sarà dichiarato ma chissà? Potremmo persino assistere all’offerta segreta di un tunnel o di un ponte tra l’Ulster e la Scozia.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/tories-unionists/

Originale: The Independent

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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