Annullare il 2016?

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Disfare il 2016?

Di John Feffer

17giugno 2017

I due avvenimenti che hanno inserito il 2016 nei libri di storia – insieme ad altri anni cruciali come il 2001, il 1989 e il 1945, sono stati, naturalmente, l’esito del voto per la Brexit nel Regno Unito e l’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti. Quello che, tuttavia, rende diverso il 2016, è la sua evidente revocabilità.

Dopo tutto, la Germania e il Giappone non hanno cercato di ricominciare la II Guerra Mondiale. Nessuno ha tentato di ricostruire il Muro di Berlino, e le vite perdute l’11 settembre non possono essere ripristinate.

La settimana scorsa, però, sia il Regno Unito che gli Stati Uniti, hanno fatto dei passi significativi per premere il tasto di riavvolgimento riguardo agli eventi epocali del 2016.

A Washington, l’ex capo dell’FBI, James Comey ha testimoniato davanti al Comitato per l’Intelligence del Senato e ha confermato ciò che tutti gli altri sapevano da un po’ di tempo: Donald Trump è un prepotente, non gli importa  dei controlli e degli equilibri  costituzionali e dice bugie.

Non è tanto l’intralcio evidente della giustizia quello di cui hanno bisogno i sostenitori dell’impeachment – sia Trump che i suoi seguaci hanno stranamente interpretato la testimonianza di Comey come una giustificazione della condotta del presidente – ma la pressione tuttavia sta crescendo da parte di  gruppi come MoveOn e di politici come Brad Sherman (Democratico – rappresentante della California) e Al Green (Democratico – rappresentante del Texas) di iniziare il processo.

Nel frattempo, nel Regno Unito, gli elettori sono andati alle urne e hanno espresso un sorprendente rifiuto del Partito Conservatore di Theresa May e della sua rigida posizione sul ritiro dall’Unione Europea. La May aveva  indetto elezioni anticipate con la speranza di ottenere una vittoria per KO contro il Partito Laburista e di  rafforzare il suo ruolo  negli imminenti negoziati per l’uscita dall’UE. I Conservatori hanno, invece, perduto la loro maggioranza parlamentare e un Partito Laburista  in crescita  con a capo Jeremy Corbyn  che guida le richieste che la May si dimetta.

Coloro che plaudono a ciò che è accaduto nelle elezioni gemelle del 2016, insistono che entrambe  le decisioni sono essenzialmente irreversibili. Al massimo, gli elettori del Regno Unito possono ammorbidire la loro uscita dalla Unione Europea. Nel migliore dei casi, gli elettori statunitensi possono costringere Trump a dimettersi mentre  la sua amministrazione continua sotto la direzione di Mike Pence.

Riparare i danni fatti nel 2016 deve iniziare da qualche parte. Non cadete, però, nella trappola di pensare che un aggiustamento tecnocratico – un processo di messa in stato di accusa (impeachment), una serie più gentile e delicata di negoziati con Bruxelles saranno sufficienti.

Dopo tutto, i voti del 2016 non sono stati decisi da brillanti attacchi informatici (a opera dei Russi con “notizie false” o dalla squadra di Trump con la loro campagna mirata a Facebook). Gli elettori hanno espresso proprio la loro reale  rabbia per lo status quo rappresentato,  rispettivamente, da Hillary Clinton e da Bruxelles. Ritornare alla situazione precedente, non sarà sufficiente ad affrontare i problemi di fondo.

Una politica estera di Pence?

Cominciamo con la deliziosa possibilità che Donald Trump si dimetta o che venga rimosso dal Congresso. E’ vero, è difficile immaginare Trump che getta la spugna, anche se il suo appoggio diminuisce per Ivanka e Jared e per Melania e Barron. Inoltre è probabile che il Congresso non prenderà sul serio l’impeachment a meno che e fino a quando i Democratici si riprenderanno la Camera, nelle elezioni di medio termine. Comunque, un ragazzo può sognare.

Tuttavia, con che rapidità i sogni possono diventare incubi!  Dopo tutto, il Presidente Mike Pence non renderebbe il mondo per nulla più sicuro.

Hady Amr e Steve Feldstein lo dicono chiaramente su The Hill (sito web di politica statunitense, n.d.t.):

Nell’establishment Repubblicano, particolarmente nell’ala neoconservatrice, Pence ha una reputazione di persona irreprensibile. Molti lo descrivono come un “falco dei falchi’. E’ stato un forte proponente della Guerra in Iraq, ha vigorosamente sostenuto un esercito forte e i “valori americani” e, come vice presidente, ha assunto un ruolo informale di emissario per la NATO ed altre alleanze…

 Analogamente, la fede cristiana evangelica di Pence è essenziale per la sua identità. Si è orgogliosamente costruito una reputazione come uno dei legislatori più conservatori del paese e di frequente si autodefinisce come “Cristiano, conservatore e Repubblicano, in quell’ordine. ”C’è un’alta probabilità che Pence inserisca esplicitamente morali religiose nella politica estera statunitense e che incoraggi un’agenda di attivismo sociale e conservatore.

Donald Trump che secondo me è ripugnante, sembra in un certo senso ancora più volgare quando sta accanto al più tranquillo e dimesso Pence. Di fatto, però le opinioni di Trump riguardo al mondo, sono meno ideologicamente  stabili  di quelle di Pence. Inoltre,  Trump non ha le capacità congressuali di fare approvare la legislazione. D’altra parte, Pence suscita molto rispetto tra i Conservatori del Campidoglio.

L’attuale vice-presidente che una volta si è definito un Rush Limbaugh (conduttore radiofonico statunitense, n.d.t.) decaffeinato,  ai tempi della sua esperienza a una radio di destra, ha l’abilità di unire i Repubblicani  andando verso il 2020. I neoconservatori e la destra religiosa tornerebbero entrambi contenti alla coabitazione con Pence. I Repubblicani moderati, cullati dal tono rassicurante di Pence, è meno probabile che fuggano dal partito. Anche alcuni Democratici e indipendenti che hanno votato per Trump, potrebbero decidere che la vicinanza di Pence all’ousider presidenziale putativo lo rende idoneo a continuare a “bonificare la palude”.

Sottolineare la posizione problematica di Pence non è affatto una supplica di essere indulgente con Trump. Forse sufficiente fango scorrerà durante le indagini e macchierà anche i capelli di Pence bianchi come la neve. Non innamoratevi però dell’idea  che Claire Underwood *sia migliore del suo psicotico marito Frank.

Ammorbidire la Brexit

Theresa May sta già tornando sui suoi passi rispetto alle sue audaci promesse  sulla Brexit. Aveva promesso di “ascoltare tutte le voci” nel suo partito, anche se questo si è ora ristretto dopo l’elezione della settimana scorsa. La sua promessa ha meno a che fare con la Brexit che con il mantenere al potere il suo partito Conservatore.

Dopo tutto, se i Tory scozzesi abbandonano il partito per la posizione della May sulla Brexit – la Scozia ha preferito a grande maggioranza  rimanere nell’UE – il partito Conservatore non sarà in grado di rimanere al comando. La stessa cosa resta valida per il Partito Democratico Unionista dell’Irlanda del Nord, il partito di cui ha bisogno la May per formare una coalizione di governo. Anche gli Irlandesi si sono opposti alla Brexit e l’Irlanda del Nord forse preferisce riunirsi con il sud e conservare lo stato di membro dell’UE, rispetto a un matrimonio combinato con la May.

Per quanto la May possa ora riconsiderare il suo approccio all’UE, l’ultima elezione è stato senz’altro un referendum sulla Brexit. Il Partito Laburista con a capo Corbyn che è ambivalente rispetto all’UE, non ha promesso di cancellare i risultati del referendum. L’unico partito che ha insistito fortemente per l’opzione “rimanere”, il Liberal Democratico, ha visto un aumento significativo nella sua fazione parlamentare effettivamente piccola, mentre il Partito per l’Indipendenza del Regno Unito (UKIP), che ha spinto per la Brexit, ha perduto la sua rappresentanza in parlamento.

Corbyn ha giocato la sua  mano molto bene durante la sua campagna. Immaginate, però, che cosa avrebbe potuto ottenere con un programma realmente visionario? Il Partito Laburista forse ha perduto un’occasione d’oro di collocarsi come il partito che salva il Regno Unito insistendo non soltanto per un altro referendum, ma per un pacchetto di riforme per la stessa UE.

I negoziati tra il Regno Unito e l’Unione Europea, si riducono ancora a uno scambio tra l’accesso al mercato europeo e la libertà di movimento attraverso il Canale della Manica. Theresa May  e i suoi che sono favorevoli alla linea dura pensano di potere ottenere il primo senza il secondo. Non c’è però motivo per cui l’UE giochi a softball.

Il voto per la Brexit è stato audace. L’accordo per la Brexit potrebbe patire la morte a causa di mille tagli. Dopo tutto, la May deve negoziare ogni passo potenzialmente controverso, non soltanto con l’UE ma sia con gli euroscettici inflessibili all’interno del suo partito che con l’opposizione che ora si è rincuorata.

Come ci dicono costantemente coloro che trasmettono i bollettini sul traffico: aspettatevi dei ritardi

Salvati dalla burocrazia

Non sono stato mai un grande sostenitore della burocrazia, ma se un intero sistema sta andando verso un precipizio, non c’è nessun freno migliore della burocrazia.

Nel paese di Trump, i tribunali hanno sospeso il dannoso veto di ingresso agli  immigrati. I procuratori generali del Maryland e di Washington, DC stanno perseguendo le operazioni commerciali del  figlio prediletto di Trump, invocando

la clausola per gli emolumenti. (è una vecchissima clausola contenuta nella Costituzione che vieta al presidente di ricevere denaro straniero, n.d.t.). Il Congresso e il consigliere speciale Robert Mueller stanno scavando nel RussiaGate. I Democratici stanno dimostrando una certa spina dorsale, un pochino di rettitudine, riguardo alle iniziative legislative di Trump. Ultimamente hanno quasi bloccato il tentativo di Trump di inviare l’equivalente di 500 milioni di dollari in armi all’Arabia Saudita. Quasi 200 Democratici del Congresso hanno seguito l’esempio del DC e del Maryland, intentando un’azione legale contro il presidente usando lo stesso argomento degli “emolumenti”.

Non è soltanto la “resistenza “ che sta fermando la mano di Trump. E’ anche l’assoluta incompetenza di tutti gli uomini del presidente – e sono soprattutto uomini- di navigare nella burocrazia. Molti dei nominati da Trump sono attivamente ostili all’amministrazione, a qualsiasi amministrazione: indovinate un po’; questo rende piuttosto difficile che qualsiasi cosa venga fatta.

Nel frattempo, dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, moltissimi britannici volevano uscire dall’UE e proprio a causa di tutte le regole burocratiche di Bruxelles. Hanno poi scoperto che l’adesione a quei regolamenti portava enormi benefici come i viaggi senza frontiere, sussidi all’agricoltura, e l’opzione di andare sulle coste della Spagna a fare i pensionati.

Anche in questo caso, la burocrazia dell’UE può ben sfinire la resistenza       britannica, fino a quando, alla fine la Brexit che otterranno non sarà la Brexit a favore della quale hanno firmato.

Due evviva per la democrazia, ha scritto una volta il romanziere E.M. Foster: uno perché ammette la varietà e due perché permette le critiche. Due evviva  sono sufficienti: non c’è nessuna occasione per concederne  tre.” Provo la stessa cosa riguardo alla burocrazia: può sospendere  gli aspiranti dittatori e regolamentare il funzionamento di grandi organismi diversi. Se i burocrati possono contribuire a ritornare indietro agli errori del 2016, meritano due evviva , ma non di più.

Per ottenere il terzo evviva, è necessario occuparsi delle lagnanze  che prima di tutto hanno portato a quelle due elezioni. Inoltre, i politici devono rappresentare gli interessi della popolazione, non soltanto dei ricchi donatori. Quando questo accade, possiamo spingere il tasto “riavvolgi” e poi, finalmente, andare avanti verso un futuro più equo  e sostenibile.

https://it.wikipedia.org/wiki/Claire_Underwood

John Feffer è il Direttore di Foreign Policy In Focus e l’autore di un romanzo distopico: Splinterlands.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/undoing-2016

Originale: Foreign Policy in Focus

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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