La Gran Bretagna non accetta il modo in cui operano realmente i terroristi

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La Gran Bretagna non accetta il modo in cui operano realmente i terroristi

Di Patrick Cockburn

12 giugno 2017

Durante la campagna elettorale, il governo Conservatore ha per lo più evitato di essere incolpato del suo fallimento di fermare gli attacchi terroristici. Ha fatto appello alla comune solidarietà britannica, in barba a coloro che hanno compiuto le atrocità, atteggiamento del tutto ragionevole, anche se mette comodamente in grado i Conservatori di mettere alla gogna qualsiasi critico per aver diviso la nazione in un periodo di crisi. Quando Jeremy Corbyn ha correttamente indicato che la politica del Regno Unito del cambiamento di regime in Iraq, Siria e Libia aveva distrutto l’autorità statale e aveva fornito rifugi al al-Qaida e all’Isis, è stato furiosamente accusato di cercare di minimizzare la colpevolezza dei terroristi. Nessuno ha sostenuto l’accusa che sono state le politiche britanniche sbagliate che hanno “potenziato” i terroristi dando loro lo spazio in cui operare.

Un grosso errore della strategia britannica anti-terrorista, è di fare finta che il terrorismo messo in atto dai movimenti estremisti jihadisti-Salafiti possa essere scoperto ed eliminato entro i confini del Regno Unito. L’ispirazione e l’organizzazione degli attacchi terroristici arriva dal Medio Oriente e particolarmente dalle zone  di  base  dell’Isis in Siria, Iraq e Libia. Il loro terrorismo non finirà fino a quando continueranno ad esistere questi movimenti mostruosi ma efficaci. Detto questo, il contro-terrorismo all’interno del Regno Unito, è molto più debole di quanto sarebbe necessario fosse.

Gli attacchi accaduti a Londra a e Manchester vengono molto dal programma dell’Isis: risorse umane minime impiegate per avere il massimo effetto. La direzione complessiva è lontana e al minimo, non sono necessarie abilità militari professionali da parte degli assassini, e l’assenza di armi  rende quasi impossibile prevenirli. Localizzare il movimento di un piccolo numero di armi, è di solito più facile che seguire un gran numero di persone.

C’è un motivo egoistico per cui i governi britannici rappresentano il terrorismo come un cancro di “produzione propria” all’interno della comunità musulmana. Ai governi occidentali nel loro complesso, piace fare finta che i loro errori madornali,    specialmente quelli dei loro interventi in Medio Oriente fin dal 2001, non abbiano preparato il terreno per al-Qaida e per l’Isis. Questo atteggiamento  li mette in grado di mantenere buoni rapporti con gli stati Sunniti autoritari, come Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, che sono tristemente noti per aver aiutato i movimenti jihadisti Salafiti. Dare la colpa del terrorismo a qualcosa di vago e di indefinibile come “radicalizzazione” ed “estremismo”, evita l’imbarazzo di puntare il dito contro  il Wahhabismo finanziato dall’Arabia Saudita che ha reso 1,6 miliardi di Musulmani Sunniti, cioè un quarto della popolazione mondiale tanto più ricettiva ai movimenti tipo al-Qaida, oggi di quanto lo fosse 60 anni fa.

La cecità deliberata per luoghi e persone molto specifici – gli Stati Sunniti, il Wahhabismo, l’Arabia Saudita, l’opposizione armata siriana e libica – è uno dei motivi principali per cui “la guerra al terrore è fallita fin dall’11 settembre. Vengono, invece presi di mira processi culturali molto più vaghi all’interno delle comunità musulmane; il Presidente Bush ha invaso l’Iraq che certamente non aveva niente a che fare con al-Qaida, e oggi il Presidente Trump sta denunciando l’Iran come la fonte del terrorismo proprio nel momento in cui gli uomini armati dell’Isis stanno uccidendo le persone  a Tehran. In Gran Bretagna il principale monumento a questa mancanza di realismo politicamente comoda, è il programma Prevent mal considerato e controproducente. Non soltanto non riesce a trovare i terroristi, ma li aiuta attivamente, indicando alle agenzie per la sicurezza e alla polizia la direzione sbagliata. Fa  un danno anche  a chiunque cerchi di migliorare i rapporti tra lo stato britannico e  i 2,8 milioni di musulmani nel Regno Unito, producendo un umore generalizzato  di sospetto e di persecuzione.

In base alla Legge sul Controterrorismo e la Sicurezza, del 2015, le persone che lavorano in organismi pubblici, cioè inseganti, dottori, assistenti sociali, hanno il dovere legale di riferire segni di simpatie terroriste tra coloro che incontrano, anche se nessuno sa che cosa siano tali segnali. Le conseguenze disastrose di questo ordine, vengono spiegate con ricchezza di devastanti prove a supporto, da Karma Nabulsi in un recente articolo sul Programma Prevent, pubblicato sulla London Review of Books, intitolato ‘Non andate dal dottore. La Nabulsi racconta la storia di rifugiati siriani, un uomo e una donna, che hanno mandato il loro bambino che non parlava quasi per nulla inglese, a un asilo. A causa delle sue recenti esperienze traumatiche in Siria, ha trascorso molto del suo tempo laggiù disegnando aeroplani che buttano bombe. Ci si poteva aspettare che il personale dell’asilo confortasse la piccola vittima di guerra, ma invece ha chiamato la polizia che è andata dai genitori e li ha interrogati separatamente, urlando domande del tipo: “Quante volte al giorno pregate? Sostenete il Presidente Assad? Dalla parte di chi state?

Se all’Isis o ad Al-Qaida avessero chiesto di ideare un programma che avesse una minima probabilità di ostacolare i loro attacchi e che tende molto a mandare la polizia a fare una ricerca senza speranza, avrebbero trovato difficile ideare qualcosa di più utile a loro stessi che la Legge sul Controterrorismo e la Sicurezza. La psicologia è più o meno la stessa, in entrambi i casi e la legge del 2015 è in effetti uno statuto folle in cui il 5% della popolazione britannica è vagamente considerato sospetto. La Nabulsi scrive che una richiesta della Freedom of Information alla polizia, “ha rivelato che più dell’80% dei rapporti su individui sospettati di estremismo, sono stati scartati in quanto “infondati”.

Il governo può forse persuadere i creduloni che trasformando  chiunque che lavora per lo stato in un potenziale informatore, produce un sacco di utili informazioni. Serve, infatti a bloccare il sistema con notizie inutili e fuorvianti. Nelle rare occasioni che produce una pepita, c’è una buona possibilità che non sarà considerata.

La quantità eccessiva di informazioni spiega perché molto che dicono di aver riferito un comportamento genuinamente sospetto, hanno scoperto di venire ignorati. Una volta questa situazione era molto sfacciata ed eloquente come l’attentatore di Manchester, Salman Abedi che in una moschea  ha fatto tacere un predicatore  che criticava l’Isis. E’ stato anche collegato al Gruppo Combattente Islamico Libico,  jihadista radicale. Khuram Butt, uno dei tre attentatori  sul  Ponte di Londra e a Borough Market, aveva perfino espresso alla televisione  le sue opinioni favorevoli all’Isis, e un altro dei tre attentatori, l’italo-marocchino Youssef Zaghba, era stato fermato dalla polizia italiana all’aeroporto di Bologna in base al sospetto di avere cercato di andare a combattere per l’Isis o per al-Qaida in Siria. Nessuno di questi, tuttavia, è stato fermato dalla polizia.

Nella maggior parte dei casi, i potenziali terroristi non devono essere scovati, ma hanno reso le loro simpatie per l’Isis   fin troppo ovvie. L’ossessiva convinzione del governo che i terroristi sono individui isolati “radicalizzati” da Internet senza essere membri di nessuna rete, è semplicemente non veritiera. Il Dottor Peter Neumann, del Centro Internazionale per lo studio della radicalizzazione presso il Kings College di Londra, avrebbe dichiarato che “il numero dei casi in cui le persone sono state completamente radicalizzate da internet è piccolissimo, piccolissimo, piccolissimo.”

Assurdità come il programma Prevent mascherano il fatto che i terroristi del tipo di Isis e al-Qaida sono strettamente interconnessi, soprattutto per la partecipazione o la simpatia per l’opposizione armata jihadista nelle guerre libiche e siriane. “Se si cominciano a unire i puntini,” dice il professor Neumann, “un gran numero delle persone in Gran Bretagna che sono andati in Siria, erano collegati tra di loro, erano persone che si conoscevano già.” Contrariamente al buon senso convenzionale e governativo, le cospirazioni terroriste non sono cambiate molto fin da quando Bruto, Cassio e i loro amici avevano complottato per uccidere Giulio Cesare.

*http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2010/03/inghilterra-politica-anti-terrorismo.shtml?uuid=a91c85e0-3be4-11df-ae00-7e616406e75c&DocRulesView=Libero

Nella foto: fiori per le vittime dell’attentato a Borough Market.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/britain-wont-accept-how-terrorists-really-work-

Originale: The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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Un commento su “La Gran Bretagna non accetta il modo in cui operano realmente i terroristi

  1. attilio cotroneo il said:

    Non esiste nessun motivo e nessuna strategia per cui imprevedibili attacchi terroristici debbano finire senza un processo di pace e ricostruzione esteso a tutto il vicino Oriente

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