L’ultima vittoria di Obama

Print Friendly

L’ultima vittoria di Obama

Di Juan Cole

Questo è il modo in cui  il mondo finisce

Questo è il modo in cui il mondo finisce

Questo è il modo in cui il mondo finisce

Non con uno schianto ma con un piagnisteo.   

– T. S. Eliot, “The Hollow Men”

Qualunque sia il fato del mondo, i versi di Eliot sono appropriati  al finto  “califfato”

di Abu Bakr al-Baghdadi, capo dell’ ISIL (ISIS, Daesh). I suoi ultimi giorni come mini-stato territoriale  per tutto il 2017, ma anche dei drammatici sviluppi non sembra stiano producendo molto interesse pubblico.

Sabato mattina le Forze democratiche siriane (SDF) hanno annunciato che avevano stabilito il controllo su un quartiere nord-occidentale di Raqqa in Siria, la capitale di Daesh. Hanno anche lanciato un attacco contro una base militare a nord della città.

Ci sono resoconti che i combattenti di Daesh a Raqqa stanno cercando di negoziare la loro partenza dalla città.

Le SDF sono per lo più costituite dai Curdi di sinistra delle Unità di Protezione Popolare (YPG). A queste sono collegati pochi clan arabi siriani del nord, anche se il  numero di Arabi nelle SDF è probabile che venga esagerato. Cambiando la denominazione delle YPG in SDF, e cercando di renderle multiculturali, è stata la strategia di Barack Obama e del suo Segretario alla Difesa, Ash Carter. Hanno inserito alcune centinaia di truppe statunitensi per le operazioni speciali, nelle YPG e hanno cominciato ad addestrarle e ad equipaggiarle per un futuro attacco a Raqqa.

Il Segretario alla Difesa Jim Mattis ha studiato intensamente la strategia Obama/Ash Carter. Probabilmente Mattis ha avuto enormi pressioni dal primo Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Mike Flynn, per abbandonare i Curdi. (Flynn lavorava in segreto per un miliardario vicino al presidente turco Tayyip Erdogan e sembra che fosse a completa disposizione di Ankara; ad Ankara non piace neanche un poco  la strategia curda  di Washington riguardo a Daesh). Tuttavia, alla fine, Mattis ha deciso di andare avanti con la strategia dei suoi predecessori, con alcune leggere modifiche. Ha aumentato il numero delle truppe americane per le Operazioni Speciali inserite in qualche modo tra i Curdi, e ha fornito alle YPG armamenti medi in caso di offensive dalla Turchia. E  il Pentagono ha raddoppiato la propaganda esagerando il numero di soldato di leva che combattevano a fianco dei Curdi nelle “Forze Siriane Democratiche”.

E ora le SDF stanno  sostenendo il “califfato” proprio nella sua tana. Che un quartiere chiave di Raqqa sia caduto, è una grande notizia. E’ il secondo a essere stato preso dalle SDF; il primo è stato al-Sabahiya.

E’ vero che resta da essere presa la provincia siriana di Deir-al Zor, anche se cade la provincia di Raqqa ed è vero che  anche Daesh può aspettare per qualche altro mese a Mosul Ovest. Ma, considerata la designazione di Raqqa come capitale da parte di Daesh, e dato il fissarsi sulla Siria del Nord come sito di una futura battaglia apocalittica (alla quale ora non sarà mai in grado di unirsi), le implicazioni morali della sconfitta di Raqqa per i  leccapiedi di Daesh, sono enormi.

Le SDF hanno detto di aver liberato il quartiere occidentale di al-Rumaniya a Raqqa dopo due giorni di feroci battaglie. Raqqa è stata circondata dalle SDF per un po’ di tempo, ma questa è la prima volta che i Curdi hanno annunciato la presa di un quartiere occidentale lì.

Gli accessi settentrionali della città (per lo più le forze curde YPG son a nord di Raqqa), sono sorvegliate dalla  “Divisione 17” della base dell’esercito che era stata cauurata da Daesh nel 2014. I combattenti curdi stanno trovando che l’assalto alla città sta procedendo lentamente.

Le SDF hanno iniziato la loro campagna nella provincia di Raqqa, lo scorso novembre, spostandosi gradualmente verso sud e tagliando fuori le maggiori vie di rifornimenti verso la capitale del Daesh.

Nel 2014, il pubblico americano era così consumato dalla guerra e dai suoi spettacoli cruenti, che ha fatto un voltafaccia e ha voluto che il Presidente Barack Obama intervenisse in Iraq, malgrado che il suo appoggio a lui nel 2008 e nel 2012 aveva avuto in parte come presupposto la sua opposizione a…intervenire in Iraq.

Quando fu presa gran parte della Siria Orientale e dell’Iraq occidentale, questo “offrì” all’allora presidente Barack Obama forse la sua più grave crisi di politica estera. Anche se voleva tantissimo non arenarsi nella politica del Medio Oriente, è intervenuto. Ha costretto l’aggressivo nazionalista sciita Nouri al-Maliki a lasciare la carica a Baghdad e ha contribuito a fare entrare il più flessibile Haydar al-Abadi. Ha ricostruito il commando iracheno nel tentativo di addestrare ancora un altro esercito iracheno per sostituire quello che era crollato e che era scappato dal Daesh nel giugno 2014. Nel frattempo ha accettato tacitamente l’aiuto dell’Iran e delle milizie sciite favorevoli all’Iran nella lotta al Daesh.

Da parte siriana, è stato rifiutato nella sua ricerca di una forza regionale di terra che avrebbe affrontato il Daesh a Raqqa e a Deir al-Zor, dove era si era sistemata. La Turchia era molto più interessata ad affrontare i Curdi del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan). Le nazioni del Consiglio di Cooperazione del Golfo hanno offerto la loro aeronautica militare per compiere un po’ di bombardamenti nell’Iraq settentrionale, ma non penso che abbino mai aiutato a fare azioni militari contro Raqqa, in Siria.

E’ la politica di Obama verso il Daesh che sta ora dando i suoi frutti. Quella politica era stata forse più lenta di quanto fosse auspicabile (certamente per amore di Parigi e di Bruxelles). Era però estremamente pratica e finalmente ora sta si sta mettendo in pratica.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/obamas-last-victory/

Originale : Informed Comment

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

d0d28a6a8f9804f3e789db74653dd0691386834725-1352281298-509a2cd2-620x348

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente Il Parlamento sospeso del Regno Unito Successivo La Gran Bretagna non accetta il modo in cui operano realmente i terroristi

Un commento su “L’ultima vittoria di Obama

I commenti sono chiusi.