La battaglia non necessaria di Trump con il Qatar

Print Friendly

La battaglia non necessaria di Trump con il Qatar

Di Vijay Prashad

9  giugno 2017

Quando è arrivata la notizia che l’Arabia Saudita e altri sei paesi avevano tagliato i legami con il Qatar, ho telefonato a un mio conoscente che era andato in pensione dal Ministero degli affari esteri del Qatar. ‘Che cosa ne pensi di questo caos?’ gli ho chiesto. Era riluttante a parlare. ‘Temo un’invasione dall’Arabia Saudita,’ mi ha detto.

Ho pensato che questa fosse un’esagerazione. L’Arabia Saudita, come entrambi sapevamo, aveva costretto il precedente Emiro del Qatar, Hamad bin Khalifa al-Thani, ad abdicare nel 2013 e a cedere la carica  a suo figlio, l’attuale Emiro Tamim bin Hamad al-Thani. Le tensioni tra Arabia Saudita e il suo minuscolo vicino erano state evidenti da lungo tempo e ogni volta si erano risolte. Perché ci dovrebbe essere stata la paura di un’invasione?

Arriva ora la notizia che il parlamento turco ha approvato l’impiego delle sue truppe in Qatar per proteggerlo da qualsiasi eventualità di questo tipo. Nel 2014, dopo l’abdicazione del precedente Emiro, la Turchia iniziò la costruzione di una base in Qatar. L’anno successivo, l’ambasciatore della Turchia in Qatar, Ahmet Demirok, ha detto che il suo paese avrebbe mantenuto 3.000 soldati nella base. Ora ce ne sono poche centinaia. Altre devono arrivare nei giorni a venire.

Nel frattempo, nei due giorni passati,  un considerevole numero di truppe delle Unità Irachene di Mobilitazione Popolare si è trasferito sul confine tra Iraq ed Arabia Saudita. Questa notizia è stata riferita subito dal giornalista iracheno Haidar Sumeri il 6 giugno. ‘Il Qatar è accusato ingiustamente’ ha detto il governo iracheno. Questi schieramenti di truppe non sono insignificanti.

Forse le cose dette circa un’invasione saudita non erano così  futili  come avevo pensato.

I protettori della Fratellanza Musulmana

La cooperazione della Turchia e del Qatar è iniziata nel 2007, ma è aumentata negli ultimi anni. L’Accordo di Cooperazione Militare tra Turchia e Qatar (marzo 2015), è la convergenza  strategica più completa di questi due paesi. Indica che i due stati sono uniti contro i ‘nemici comuni.’ Chi sono questi nemici non è detto chiaramente.

Quello che è chiaro è che sia la Turchia che il Qatar, protettori della Fratellanza Musulmana, scoprono che stanno venendo isolati dai piani di azione arabi nella regione, guidati dai Sauditi. Il rovesciamento di Mohammed Morsi della Fratellanza Musulmana nel 2013, l’abdicazione dell’ex emiro del Qatar, la guerra di Israele del 2014 contro Hamas, a Gaza, la sconfitta delle truppe che combattevano per conto di  Turchia e Qatar in Libia, e l’isolamento graduale della Fratellanza Musulmana siriana, hanno indicato sia al  Qatar che alla Turchia, che erano necessari una più stretta collaborazione e coordinamento. L’Accordo di Cooperazione Militare è arrivato alla fine di questo lento processo di sconfitta dell’agenda turco-qatariota nell’Asia occidentale e in Nord Africa.

Il diplomatico del Qatar è stata la persona che mi ha sensibilizzato, alla fine del 2015, riguardo ai legami sempre più stretti tra Turchia e Qatar. Mi ha indicato che entrambi i paesi temevano che la loro agenda regionale stesse per essere distrutta. L’Arabia

Saudita aveva cementato i suoi legami con il nuovo leader dell’Egitto, il Generale Sisi, e i suoi alleati in Libia e in Siria sembravano avere il vento in poppa. La morte del vecchio monarca saudita nel 2015, portò all’ascesa del nuovo re, Salman subito dopo ha fatto guerra allo stato arabo più povero, lo Yemen. Si sperava che questo intervento militare in Yemen producesse una rapida vittoria dell’Arabia Saudita, consolidando il suo dominio della regione. Se l’Arabia Saudita avesse raggiunto i suoi obiettivi in Yemen, allora avrebbe veramente mandato un messaggio ai suoi nemici, il Qatar e la Turchia e anche all’Iran.

La vittoria in Yemen, però, è stata vaga. I Russi sono intervenuti in Siria nel 2015 e l’Occidente ha condotto una guerra nucleare con l’Iran nello stesso anno. Improvvisamente, le fortune saudite sembrarono cambiare. La fiducia dell’Iran ritornò e la guerra in Siria sembrò ora muoversi nella direzione del governo di Bashar al-Assad e dei suoi partner sia Russi che Iracheni. L’economia dell’Arabia Saudita     si è rivelata un fiasco e ora si è parlato di un’importante ristrutturazione della sua industria petrolifera. Il re Salman e suo figlio sono sembrati vicini all’umiliazione.

Alla fine del 2015 il piano di azione saudita è sembrato essere nel caos, mentre il Qatar e la Turchia sembravano avere paura dei Sauditi. La Turchia, danneggiata dai suoi errori di valutazione in Siria, ha cominciato a fare molto affidamento sul reddito del gas naturale del Qatar, per stabilizzare la sua economia e si è appoggiata al Qatar per aprire delle discussioni con la Russia.  Nel frattempo, l’Arabia Saudita è andata negli Stati Uniti, ha portato nuove armi e ha tentato di creare un nuovo tipo di NATO araba sia contro l’Iran e i protettori della Fratellanza Musulmana, cioè la Turchia e il Qatar. E’ questo tentativo da parte dei Sauditi dalla fine del 2015 che ora ha prodotto questo drammatico passo di isolare il Qatar.

Di che cosa hanno paura i Sauditi?

Ci sono due ragioni per cui l’Arabia Saudita vuole mettere pressione al Qatar. Primo, i Sauditi si sono a lungo preoccupati delle prospettive di una teoria islamica di governo che rifiuta i monarchi. L’attuale ideologia dominate dell’Iran, la vilayat-e faqih, (“autorità cognitiva del giurisperito) è profondamente anti-monarchica. Suggerisce che i giuristi  dovrebbero governare il paese, non il re. In questo,  la teoria

politica iraniana è molto simile a quella di una democrazia liberale, anche se in questo caso la legge non è considerata laica ma islamica. L’Iran, perciò, fornisce un’alternativa repubblicana alla monarchia islamica dell’Arabia Saudita.

Anche la Fratellanza Musulmana è anti-monarchica. I suoi membri sono in gran parte professionisti che vogliono che i loro privilegi borghesi vengano trasformati nel dominio politico. Sia l’Iran che la Fratellanza Musulmana minacciano non soltanto l’Arabia Saudita, ma tutti i monarchi nella regione (ad eccezione del Qatar, il cui emiro è in grado di mantenere il suo ruolo di governante con l’ideologia della Fratellanza Musulmana). Non ci si deve quindi meravigliare che i leader degli Emirati Arabi Uniti (UAE) sono stati furibondi riguardo alla Fratellanza.

Seconda, il Qatar, nel corso dei decenni passati ha sviluppato legami più stretti con l’Iran. I due paesi condividono il giacimento di gas naturale più vasto del mondo che misura 9.700 km quadrati. ‘La geografia non si può cambiare,’ ha detto il Ministro degli Esteri dell’Iran, Jawad Zarif, in riferimento alla nuova tensione nel Golfo. Capisce che la vicinanza del Qatar all’Iran e il giacimento di gas condiviso, significano che il Qatar non può permettersi di rompere completamente con l’Iran , come vorrebbe l’Arabia Saudita. Le prove della vicinanza del Qatar e dell’Iran si sono avute l’anno scorso quando i due paesi hanno collaborato  a portare i cessate il fuoco a livello di città piccole e grandi in tutta la Siria.

Questa mossa ha turbato i Sauditi che, malgrado la  disperazione  del loro caso, vorrebbero vedere continuare la guerra siriana, in modo da rovesciare Assad. Ulteriori prove sono arrivate quando Morsi era il presidente dell’Egitto. E’ stato il primo capo di un governo egiziano che è andato in Iran fin dal 1979. Non sottovalutate il ruolo dei Sauditi a fianco delle forze armate egiziane, nel detronizzare Morsi.

Gli stretti legami tra Iran e Qatar sono stati da lungo tempo una seccatura per i Sauditi che ora hanno deciso di aumentare la pressione sul loro piccolo vicino allo scopo di spezzarli.

Il caos di Trump

Quando Trump è stato in Arabia Saudita, si è unito al Generale Sisi e a Re Salman per poggiare le mani su  un globo luminoso,  nel  Centro per il  Controterrorismo creato di recente. Questi uomini sembravano ossessionati dal potere iraniano che è, stranamente, considerato la principale minaccia ‘terrorista’ nella regione. L’ISIS è stata retrocessa dalla sua posizione di nemico primario. Gli egiziani e i sauditi hanno fatto capire, ai margini di questo incontro, che il Qatar era un finanziatore dei terroristi.

Quello che è stato divertente in quel tempo, circa queste affermazioni, è che l’Arabia Saudita è stata implicata, insieme al Qatar, per il suo ruolo nel finanziamento dei terroristi. Alcuni di questi gruppi, come Jaish-al-Islam e l’ISIS, sono di gran lunga più diabolici dell’Iran, nella regione. Però Trump, che porta sulle spalle il peso del piano di azione di Israele, sembrava  affascinato dall’asse saudita-egiziana-israeliana.

L’isolamento dell’Iran va in senso  simile  all’agenda della sua squadra. Se questo significava che il Qatar doveva essere  “tirato dentro”,  ebbene, così sia malgrado il fatto che il Qatar ospita una del più grosse basi militari americane del mondo.

Nessuna soluzione è possibile per questo stallo: il ministro degli Esteri dell’Arabia Saudita, considera il Qatar uno stato fratello, un socio.’ In quanto membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo, questi due stati fanno parte di un patto difensivo. L’attuale attacco al Qatar minaccia l’esistenza del Consiglio e allontana  il Qatar dagli Stati del Golfo spingendolo verso legami più stretti con l’Iran. L’Iran ha steso le braccia al Qatar con promesse di aiuti alimentari e di apertura del suo spazio aereo senza limitazioni agli aerei del Qatar. ‘Non siamo preparati a entrare nel campo iraniano,’ ha detto il diplomatico del Qatar, ‘ma ci stanno spingendo dentro questo.’

L’attacco dell’ISIS al Parlamento di Teheran, certamente complica un quadro già complicato. Le implicazioni di quell’attacco sono finora non chiare. Potrebbe essere soltanto un altro attacco terroristico fatto da un gruppo che non appartiene a nessuna istituzione di uno stato,  o potrebbe essere un messaggio all’Iran che altri attacchi del genere potrebbero seguire. Un Qatar e un Iran  pacati potrebbero essere un esito adeguato per l’Arabia Saudita, se il regno è incapace di rovesciare il governo in entrambi quei paesi.

I detriti delle guerre in Iraq e in Siria si sono ora sparsi più a sud. Hanno già prodotto grandi problemi in Turchia. Ora questi problemi sono arrivati proprio al Golfo.

Vijay Prashad  è professore  di studi internazionali al Trinity College ad Hartford, Connecticut. E’ autore di 18 libri, tra i quali : Arab Spring, Libyan Winter[Primavera araba, inverno libico], (AK Press, 2012), The Poorer Nations: A Possible History of the Global South [Le nazioni più povere: una storia possibile del sud globale],(Verso, 2013) The Death of a Nation and the Future of the Arab Revolution [La morte di una nazione e il futuro della rivoluzione araba], (University of California Press, 2016). I suoi articoli sono pubblicati su AlterNet ogni mercoledì.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/trumps-needless-fight-with-qatar

Originale: Alternet

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

u-s-president-donald-trump-places-his-hands-on-a-glowing-orb-as-he-tours-with-other-leaders-the-glob_837320_ (1)

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Precedente Di che cosa non parlerà Theresa May quando parlerà di terrorismo Successivo “L’espresso jihadista” degli Stati Uniti: Indonesia-Afghanistan- Siria -Filippine

Un commento su “La battaglia non necessaria di Trump con il Qatar

  1. attilio cotroneo il said:

    O la guerra siriana verrà presto risolta o di mese in mese vedremo una estensione del conflitto in tutto il vicino Oriente

I commenti sono chiusi.