Di che cosa non parlerà Theresa May quando parlerà di terrorismo

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Di che cosa non parlerà Theresa May quando parlerà di terrorismo

Di Robert Fisk

7 giugno 2017

E’ stato realmente la cosa migliore che Theresa May poteva fare? Sono state le solite vecchie sciocchezze circa i “valori” e la “democrazia” e “l’ideologia del male”, senza il minimo riferimento alla nazione con la quale si comporta ossequiosamente,  cioè l’Arabia Saudita, la cui “ideologia” Wahhabista è penetrata nella circolazione del sangue di Isis, di  al-Qaeda e dei Talebani.

Tony Blair aveva usato lo stesso linguaggio spazzatura  quando aveva dichiarato – in modo menzognero, naturalmente, che gli attentati di Londra del 7 luglio 2005 non avevano niente a che fare con l’Iraq. Anche lui, come George Bush sosteneva che gli attacchi erano perpetrati perché gli attentatori odiavano i nostri valori e la nostra democrazia, anche se l’Isis non avrebbe alcuna  idea di che cosa fossero tali valori se si svegliasse nel letto vicino a loro.

E c’era poi il paternalistico linguaggio monomorfico che il nostro odioso primo ministro ha usato, come se ogni cosa che diceva  fosse falsa, come in effetti era.

“Adesso basta.”  Cosa diavolo significa? “Il terrorismo genera terrorismo.” Che sciocchezza. E’ lo stesso linguaggio puerile di “Brexit significa Brexit”, la doppia enfasi che è la semplice prova che la May ha perduto la sua capacità di convincerci di qualsiasi cosa dica.

Jeremy Corbyn – devo ammettere che non è uno dei miei eroi – ci ha azzeccato. La May è necessario che ci parli delle “difficili conversazioni” che deve avere con i Sauditi e i loro alleati del Golfo, non con i cittadini britannici musulmani. Però  ha troppo poca spina dorsale, è troppo vigliacca per poter trattare con gli autocrati del Golfo Arabo ai quali vende armi e il cui principale dittatore, il  capo dei decapitatori,

( Re Abd Allah, n.d.t.), è così degno del nostro cordoglio, che il predecessore della May (David Cameron, n.d.t.) aveva esposto la bandiera a mezz’asta quando morì.

Certo   questo stato salafita-Wahhabita) e i contributi finanziari all’Isis dei cittadini del Golfo sarebbero davvero una “conversazione difficile” per Theresa May. Invece farà le sue “imbarazzanti conversazioni” con i Musulmani della Gran Bretagna che non hanno alcun potere di fermare “l’ideologia del male” che il Wahhabismo rappresenta.

La May ha il potere, ma non lo userà.

E’ stato comico sentire il Primo Ministro dire quei terribili cliché che ovviamente ha preso dal mondo degli affari. Ha parlato tre volte di “spazi sicuri”, per esempio. Chi di noi è stato attaccato con violenza e odio su internet per più di 20 anni, potrebbe averle detto che molto tempo fa qui c’era un problema. Ma lo ha soltanto appena  afferrato. Da questo nasce la sua  intenzione inquietantemente Orwelliana di “regolamentare” Internet.

Se lo avesse usto nel 1998, per esempio – la May allora  era già un Membro del Parlamento – avrebbe notato una predica di un preminente ecclesiastico musulmano Wahhabita che chiedeva a Dio di “afferrare gli Ebrei e i Cristiani nella morsa della tua punizione…di mandare su di loro un’afflizione dolorosissima…hanno riempito il mondo intero di tirannia, oppressione e peccati…Cerchiamo la protezione dal loro male”. Questa predica era pronunciata nella Grande Moschea a Medina, in Arabia Saudita. Questa “ideologia del male” si può trovare ancora su Internet – ma non sospetto che Theresa May abbia nessuna intenzione di “regolamentarla” adesso.

Un amico musulmano, ascoltando il predicozzo scolastico della May di fronte a Downing Street, si è chiesto se i politici britannici non avessero perduto il senso della loro capacità di parlare con dignità. Come osa parlare con sufficienza alla sua gente impartendo delle lezioncine infantili? E come si potrebbe non provare imbarazzo per il suo riferimento alla “azione  militare” britannica in Medio Oriente – proprio la politica estera che, insieme all’America, ci ha portato in guerra con gli Arabi così tante volte? Si pensi alla “azione  militare” britannica in Palestina e a Suez, e ora in Iraq e in Siria. Tuttavia continuiamo a essere servili nei riguardi delle monarchie del Golfo mentre li aiutiamo nella loro criminale campagna in Yemen.

E tuttavia la May non dirà quello che sa essere vero: che la Gran Bretagna non può più aspettarsi di intraprende avventure all’estero ed essere al sicuro in patria.

Quando la Gran Bretagna combatteva nella Guerra di Corea, nessuna persona nordcoreana o cinese veniva a fare attentati agli autobus o alla metropolitana di Londra. Quando l’America intraprendeva la sua sanguinosa campagna militare in Vietnam, nessun Vietcong o Nordvietnamita veniva a fare attacchi a New York o a Washington. Ma quei giorni sono passati. Questa è una lezione spaventosa perché i politici che appoggiano le nostre disastrose guerre in Medio Oriente sono al riparo dai loro effetti. Sono i veri innocenti, cioè  i bambini, i giovani, le persone vulnerabili quelle definite da quella parola incomparabile : i civili, che pagano il prezzo per mano dei crudeli, maledetti assassini dell’Isis. Sono questi innocenti che devono sopportare lo strazio più atroce.

Naturalmente oramai non c’è  più il tempo di cambiare la nostra politica estera in Medio Oriente.

Dio ci salvi, perché presto vedremo  i politici britannici nel 100° anniversario della Dichiarazione di Balfour*, congratularsi con Israele anche se continua a rubare la terra agli Arabi per i coloni ebrei nella Cisgiordania occupata. Quello di cui  manca    dolorosamente la Gran Bretagna è un totale riesame del suo intero rapporto con il Medio Oriente, specialmente con i dittatori e i torturatori arabi che noi armiamo. Possiamo divertirci con questi uomini per il loro denaro, ma scherzare con loro è una vergogna per la Gran Bretagna. “Le cose devono cambiare”, come ci ha predicato la May, ma per questo sarebbe necessario il cambio di primo ministro.

Perché questa politica richiede vero coraggio. E’ più facile minacciare i Musulmani nel Regno Unito con “conversazioni imbarazzanti” che minacciare i nostri alleati autocrati “moderati”. Per questo ci vorrebbe davvero coraggio.

Il coraggio ha bisogno di coraggio, come potrebbe dire il nostro Primo Ministro. Questo, però, Theresa May non lo ha.

*https://it.wikipedia.org/wiki/Dichiarazione_Balfour_(1917)

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://www.counterpunch.org/2017/06/07/what-theresa-may-wont-talk-about-when-she-talks-about-terrorism

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

Robert Fisk scrive per The Independent, dove questo articolo è apparso originariamente.Theresa-May

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Un commento su “Di che cosa non parlerà Theresa May quando parlerà di terrorismo

  1. attilio cotroneo il said:

    La Gran Bretagna potrebbe diventare la spina nel fianco degli USA in Europa piuttosto che una enclave

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