Il vero scopo del viaggio di Trump in Arabia Saudita

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Il vero scopo del viaggio di Trump in Arabia Saudita

Di Robert Fisk

19 maggio 2017

Donald Trump si mette in viaggio venerdì (oggi, 19 maggio, n.d.t.), per creare la fantasia di una NATO araba. A salutarlo a Riyadh, ci saranno dittatori in abbondanza, autocrati corrotti, e dei  criminali e decapitatori. Ci sarà almeno un presidente zombie: il comatoso, morto vivente Abdelaziz Bouteflika dell’Algeria che non parla più e, quanto pare, non sente più e, naturalmente, un presidente totalmente folle, Donald Trump. Lo scopo, tuttavia, è semplice: preparare i musulmani sunniti del Medio Oriente alla guerra contro i musulmani sciiti. Con l’aiuto di Israele, naturalmente.

Perfino per coloro che sono abituati alla follia della leadership araba – per non parlare di quegli occidentali che  devono ancora comprendere che  lo stesso presidente statunitense è completamente fuori di testa, il vertice arabo-musulmano (Sunnita) in Arabia Saudita è quasi al di là della comprensione. Devono arrivare dal Pakistan e dalla Giordania, e dalla Turchia, dall’Egitto e dal Marocco e dalle altre 42 capitali piene di minareti, in modo che  gli effeminati e ambiziosi sauditi possano condurre la loro crociata islamica contro il “terrorismo” e lo sciismo. Il fatto che la maggior parte del terrorismo del Medio Oriente -Isis e al-Qaida, alias il Fronte Nusrah – abbiano

la loro fonte proprio nella nazione dove sta andando Trump, deve essere e sarà ignorato. Mai prima nella storia del Medio Oriente è stata messa in scena una tale “kumidia alakht” – tradotta alquanto letteralmente dall’arabo: “commedia degli errori”.

Oltre a tutto ciò, devono ascoltare i vaneggiamenti  di Trump sulla pace e lo “estremismo” islamico, sicuramente il discorso più assurdo che sarà pronunciato da un presidente degli Stati Uniti dato che dovrà fingere che l’Iran è estremista, mentre sono i cloni Wahhbiti dell’Isis che stanno distruggendo la reputazione dell’Islam in tutto il mondo. Tutto questo mentre Trump sta incoraggiando la guerra.

Infatti il Vice Principe ereditario della Corona Saudita, Mohammad bin Salman (d’ora in poi MbS), vuole guidare le sue tribù sunnite – più l’Iraq, se possibile, motivo per cui il Primo Ministro sciita Abadi è stato invitato a venire da Baghdad – contro il serpente dell’Iran terrorista sciita, l’oscuro regime (sciita) Alawita “terrorista”, il terrorista sciita libanese Hezbollah e gli aggressivi terroristi Houthi

Sciiti dello Yemen. In quanto alle minoranze sciite degli stati del Golfo ed altri recalcitranti, ebbene, via le loro teste!

Dopo tutto, questo è ciò che hanno fatto l’anno scorso al preminente leader saudita sciita, Sheikh Nimr al-Nimr: gli hanno tagliato la testa in stile Isis, con un classico “pezzo” di decapitazione Wahhabita, insieme ad altri 47 terroristi. E anche qualsiasi potente sciita nei confinanti paesi del Golfo sarà abbattuto, cosa che è successa alla maggioranza sciita del Bahrein quando l’esercito saudita è avanzato per occupare l’isola nel 2011 su “richiesta” del suo governante sunnita.

Si può capire il motivo per cui l’indegno presidente americano, un uomo che realmente appartiene al pantheon ragionale dei folli deliranti – certamente si classifica tra i Gheddafi e gli Ahmadinejad del Medio Oriente – acconsente a questo. Il fatto che l’Isis – nemico mortale di Trump e avversario strategico dei capi della difesa – sia una creatura dello stesso culto salafita praticato in Arabia Saudita, è indifferente. I Sauditi sunniti e i re e i principi del Golfo possiedono una ricchezza immensa, l’unica religione che Trump realmente rispetta, e vogliono distruggere l’Iran scita e la Siria ed Hezbollah e gli Houthi, il che è una semplice storia “antiterrorista” per gli americani – e questo significa che Trump può dare a MbS e ai suoi amici 100 miliardi di dollari (77 miliardi di sterline) di missili, aerei, navi e munizioni statunitensi, per la guerra futura. L’America sarà felice e Israele sarà felice.

Suppongo che il Principe della Corona Jared Kushner pensi di poter gestire questa fine all’alleanza tra arabi e NATO, anche se gli israeliani stessi saranno molto felici di osservare i Sunniti e gli Sciiti che si combattono a vicenda, proprio come hanno fatto durante la guerra Iran-Iraq del 1980-1988, quando gli Stati Uniti appoggiarono il sunnita Saddam – anche se il suo esercito era per lo più sciita – e gli israeliani fornirono missili statunitensi agli iraniani sciiti. Gli israeliani si erano già distinti bombardando l’esercito siriano, Hezbollah e gli iraniani durante la guerra siriana – lasciando allo stesso tempo inviolato l’Isis e fornendo assistenza medica al al-Qaida (Nusrah) sulle alture del Golan.

Si è parlato molto (giustamente) della minaccia espressa da MbS di assicurare che la battaglia è “in Iran e non in Arabia Saudita”. Ma, come al solito, pochi si sono preoccupati di ascoltare le feroce replica dell’Iran alla minaccia saudita. Questa è arrivata subito dal ministro della iraniano, Hossein Dehghan. “ Li (i Sauditi) mettiamo in guardia dal fare qualsiasi stupidaggine ,” ha detto, “ma se lo faranno, non lasceremo nulla di intatto, a parte la Mecca e Medina.” In altre parole, è ora di iniziare a costruire rifugi antiaerei nei quartieri generali di Riyadh, Jeddah, Dharan, Aramco e in tutti gli altri luoghi cari ai cuori americani.

In effetti è difficile non ricordare un’arroganza  sunnita quasi identica – quasi 40 anni fa – a quella di MbS di oggi. Quest’ultimo si vanta della ricchezza del suo paese e della sua intenzione di diversificare, arricchire e ampliare la sua base economica. Nel 1980, Saddam era determinato a fare lo stesso. Ha usato la ricchezza del petrolio dell’Iraq per coprire il paese di superstrade, di tecnologia moderna, di  assistenza sanitaria e di ospedali all’avanguardia e di comunicazioni moderne. Poi ha iniziato  la sua “guerra lampo” con l’Iran che ha impoverito la sua nazione ricca di petrolio, lo ha umiliato agli occhi dei suoi amici arabi che hanno dovuto sborsare il denaro per la sua disastrosa avventura durata  otto anni, ha portato all’invasione di Saddam del Kuwait, alle sanzioni e alla  finale  invasione anglo-americana del 2003 e, per Saddam, al cappio del boia.

Questo esclude la dimensione siriana. Sharmin Narwani, ex associato anziano del College di St Antony, e antidoto per tutti coloro che sono disgustati dai ciarlatani dei gruppi di “esperti” di Washington, questa settimana ha fatto notare che l’appoggio degli Stati Uniti alle forze curde che combattono con l’etichetta disonesta di “Forze democratiche siriane”, con la loro avanzata su Raqqa stanno contribuendo a tagliare fuori la Siria dall’Iraq, e che, inoltre viene riferito che le forze curde stanno riprendendosi  le città cristiane o musulmane arabe nella provincia di Nineveh dell’Iraq che, prima di tutto, non sono state mai  curde. I Curdi ora considerano le città di Qamishleh e di Hassakeh , in Siria, come parte del “Kurdistan”, anche se esse rappresentano una minoranza in molte di queste aree. Quindi l’appoggio statunitense a questi gruppi curdi – alla furia del Sultano Erdogan e ai pochi generali turchi ancora fedeli  a lui – sta aiutando sia a dividere la Siria che a dividere l’Iraq.

Questo non può durare e non durerà. Non soltanto perché i Curdi sono nati per essere tradititi – e saranno traditi anche se l’attuale manico in carica sarà messo in stato di accusa, proprio come erano stati traditi da Saddam  all’epoca di Kissinger – ma perché l’importanza della Turchia (con o senza il suo folle leader) avrà sempre maggior peso  delle  rivendicazioni dei Curdi a essere uno stato. Entrambi sono Sunniti e perciò alleati “fidati”, fino a quando uno di loro – inevitabilmente i Curdi – dovrà essere abbandonato.

Nel frattempo, si possono dimenticare la giustizia, i diritti civili, la malattie e la morte. Il colera sta attanagliando lo Yemen ora, per gentile concessione dei bombardamenti criminali dei Sauditi, abilmente aiutati dai loro alleati americani molto tempo prima che Trump subentrasse alla presidenza, e quasi nessuno dei leader musulmani che Trump incontrerà a Riyadh non ha torturatori al lavoro in patria   per assicurarsi che alcuni dei loro cittadini desiderino di non essere mai nati. Sarà un sollievo per il presidente fuori di testa  lasciare Israele per andare in Vaticano, anche se gli viene concessa soltanto una breve visita – e una frettolosa attenzione  –  da parte  di un vero custode della pace.

Questo lascia fuori dal cerchio di questo magnifico pandemonio  soltanto una nazione: la Russia. Siate, però, sicuri che Vladimir Putin capisce fin troppo bene che cosa accade a Riyadh. Osserverà la NATO araba andare in pezzi. Il suo ministro degli Esteri, Lavrov, capisce la Siria e l’Iran meglio che l’incapace Tillerson. E i suoi funzionari della sicurezza hanno una conoscenza profonda della Siria. Inoltre, se ha bisogno di altre informazioni di intelligence, deve soltanto chiederle a Trump.

Nella foto: Trump e il principe Mohammad bin Salman durante un incontro nel marzo scorso.

Robert Fisk scrive per The Independent, dove questo articolo è stato originariamente pubblicato.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.counterpunch.org/2017/05/19/the-real-aim-of-trumps-trip-to-saudi-arabia

Originale : The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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One thought on “Il vero scopo del viaggio di Trump in Arabia Saudita

  1. attilio cotroneo il said:

    O Trump verrà fermato legalmente dal proprio sistema di potere o trascinerà tutti noi in un baratro inevitabile creato da tutte le personalità instabili che occupano posti di rilievo nel quadro della imperante oligarchia globale