Proposta di legge sullo stato nazione ebreo

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"Sionismo, NON apartheid", "Superstrada: solo israliani", "Insediamenti: solo ebrei", "Gerusalemme: solo ebrei", "Grande Israele: solo ebrei", "LA SOLA DEMOCRAZIA DEL MEDIO ORIENTE".

“Sionismo, NON apartheid”, “Superstrada: solo israliani”, “Insediamenti: solo ebrei”, “Gerusalemme: solo ebrei”, “Grande Israele: solo ebrei”, “LA SOLA DEMOCRAZIA DEL MEDIO ORIENTE”.

di Ramzy Baroud – 17 maggio 2017

La Knesset (parlamento) israeliana ha frettolosamente approvato una nuova proposta di legge che definisce Israele “patria nazionale del popolo ebreo”. Anche se l’associazione tra ebraismo e Israele risale alla fondazione dello stato, la nuova legge contiene anche chiari elementi discriminatori contro le comunità arabe del paese, che contano quasi due milioni di persone.

La “Proposta di Legge sullo Stato-Nazione Ebreo” è la più recente macchinazione dei partiti ebrei sionisti di destra di Israele che dominano la politica israeliana da anni. Con la “sinistra” israeliana resa irrilevante, o passata a destra, gli elementi di destra di Israele sono ora i reggitori supremi di tale paese.

A rigore Israele è, al meglio, una “democrazia” inadeguata o una democrazia per i soli ebrei, anche se si propaganda da decenni come la “sola democrazia del Medio Oriente”. Come altri governi mediorientali Israele usa tutte le parole e le frasi che suonano giuste, ma il suo sistema politico non è né equo né rappresentativo di tutti i cittadini indipendentemente da razza, etnia o religione.

Per certi versi Israele si comporta che se gli arabi palestinesi – cristiani o mussulmani – non esistessero. Che siano cittadini di Israele o palestinesi occupati a Gerusalemme Est, nella West Bank o nella Gaza assediata, sono tutti, in vario grado, invisibili al sistema politico israeliano.

Anche se i cosiddetti arabi israeliani godono di una parvenza di diritti – un fatto spesso sottolineato da Israele come prova delle sue credenziali democratiche – milioni di palestinesi occupati esistono totalmente al di fuori del sistema. Le sole regole che si applicano loro sono le leggi di guerra e le linee guida stabilite dai tribunali militari e attuate dai soldati occupanti.

Ma quasi un quinto della popolazione di Israele – palestinesi nativi – è soggetto a una serie di leggi discriminatrici che collettivamente rendono vuoti di sostanza i loro fondamentali diritti umani e politici. “Adalah”, il Centro Legale per i Diritti della Minoranza Araba in Israele, ha creato un archivio di leggi nuove e proposte alla Knesset che discriminano i palestinesi e privilegiano i cittadini ebrei di Israele. Sono molte.

Scrivendo su Al Jazeeera Jonathan Cook ha spiegato la natura della discriminazione che sarà introdotta una volta che la proposta dello Stato-Nazione Ebreo diverrà legge. “Tra le sue clausole, la legge revoca lo status dell’arabo come lingua ufficiale”, ha scritto.

Una volta che la proposta diverrà legge, cosa che il primo ministro Benjamin Netanyahu ha promesso di ottenere nel corso di 60 giorni, essa aumenterà “i poteri dei cosiddetti ‘comitati di ammissione’ che impediscono ai cittadini palestinesi di vivere in centinaia di comunità che controllano la terra di Israele”.

In realtà nulla di tutto questo è del tutto nuovo. Israele è stato fondato come stato per gli ebrei, indipendentemente dal loro luogo di nascita e dalla loro residenza attuale, dopo la distruzione della Palestina e la pulizia etnica della sua popolazione.

I palestinesi tuttora barcollano sotto quella stessa Nakba – o “Catastrofe” – subita dai loro antenati nel 1948. Quando fu fondato Israele, più di 500 cittadine e paesi palestinesi furono distrutti e l’identità araba, mussulmana e cristiana del paese fu violentemente distrutta per essere sostituita da una ebrea.

La legge proposta non è che uno di numerosi tentativi simili, che usano la “democrazia” come veicolo per perfezionare l’emarginazione dei palestinesi.

Israele non ha mai avuto una costituzione, bensì un insieme di Leggi Fondamentali. Ha scelto di non avere una costituzione perché tale documento richiede una chiara definizione dei confini del paese. Stato espansionista sin dalla nascita, Israele ha rimandato la questione dei confini a una data successiva.

Le Leggi Fondamentali hanno anche definito Israele come uno stato ebreo. Per settant’anni vari governi israeliani di destra, sinistra e centro hanno usato tale definizione per discriminare gli arabi palestinesi, negando loro l’accesso alla maggior parte della terra del paese, la residenza in determinate comunità o l’organizzazione politica in qualsiasi modo possa essere considerato pericolo per l’identità ebrea di Israele. Quelli che si sono rifiutati di obbedire sono stati trattati come quinte colonne e traditori. In realtà i cittadini arabi palestinesi sono sempre stati trattati come cittadini di terza classe.

Comunque il raggruppamento della destra israeliana in anni recenti, l’ascesa di partiti ultranazionalisti e l’ulteriore regionalizzazione dell’identità del paese hanno spinto la dimensione della discriminazione contro la comunità palestinese in Israele a vertici mai visti.

Lo scorso luglio la maggioranza della Knesset ha votato a favore di una legge che, in linea di principio, rendeva possibile espellere membri della Knesset le cui idee fossero giudicate contrarie a quelle della maggioranza.

“Questa legge rappresenta un gravissimo pericolo per uno dei più fondamentali diritti civili di una società democratica: il diritto di vota e il diritto di essere eletti” ha scritto “Adalah in una dichiarazione dell’epoca.

Come leggi precedenti, la “legge sull’espulsione” è “mirata a espellere membri arabi della Knesset che ‘osano’ spingersi oltre i confini dettati loro dalla maggioranza israeliana ebrea, zittendo così la voce del pubblico arabo palestinese”.

Anche se per alcuni è una questione religiosa, l’accento sull’identità ebrea di Israele non è stato certo una questione di religione, bensì una questione relativa a razza ed etnia.

E’ un fatto noto che Theodor Herzel, padre fondatore del sionismo – l’ideologia sulla quale fu fondato Israele – e David Ben-Gurion, “padre fondatore” di Israele, erano entrambi atei ferventi.

Per loro, e per altri leader dell’iniziale movimento sionista, il giudaismo era un veicolo che contribuiva a galvanizzare l’energia collettiva delle comunità ebree di tutto il mondo a “tornare” nella “madrepatria”.

Riferendosi a Ben-Gurion, David Hulme ha scritto su Vision.org: “Anche nei suoi ultimi anni non dimostrò una grande simpatia per gli elementi del giudaismo tradizionale, anche se citava estesamente la Bibbia nei suoi discorsi e scritti, più di ogni altro politico ebreo allora e dopo di lui”.

Tale sciovinismo etnico e religioso continua a definire l’atteggiamento di Israele nei confronti dei palestinesi. Tuttavia una nuova leva di sionisti puramente religiosi si è trasformata in anni recenti a sostituire il sionismo nazionale di Ben-Gurion che usava la religione semplicemente per realizzare i suoi obiettivi politici.

Il nuovo sionista di Israele è deciso a ottenere il completo dominio degli arabi palestinesi.

La proposta di legge sullo Stato-Nazione Ebreo è particolarmente pericolosa perché va oltre tutti i limiti precedenti. Mascherata da rinnovata enfasi sull’ebraicità di Israele, la legge metterà ancor più all’angolo le minoranze del paese.

La legge celebrerà ulteriormente il razzismo in Israele e cementerà un crescente sistema di apartheid.

Tuttavia Netanyahu insiste che “non c’è alcuna contraddizione tra questa legge e gli uguali diritti di tutti i cittadini di Israele”.

La singolare definizione israeliana della democrazia e gli incessanti tentativi di conciliare democrazia e discriminazione razziale, tuttavia, sono raramente contestati dagli alleati statunitensi ed europei di Israele.

I palestinesi, d’altro canto, subiscono il peso maggiore del razzismo più che mai prima d’ora, poiché il sogno ebreo di Israele è diventato il loro interminabile incubo.

Il dottor Ramzy Baroud scrive da più di vent’anni sul Medio Oriente. E’ un giornalista internazionale indipendente, consulente mediatico e autore di numerosi libri e fondatore di PalestineChronicle.com. I suoi libri comprendono “Searching Jenin”, “The Second Palestinian Intifada” e il suo più recente “May Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story”. Il suo sito web è www.ramzybaroud.net.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/jewish-nation-state-bill/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

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One thought on “Proposta di legge sullo stato nazione ebreo

  1. attilio cotroneo il said:

    Il Sudafrica non è lontano nel tempo eppure la nostra cieca indifferenza verso i palestinesi è enorme