La fine dell’illuminismo?

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La fine dell’illuminismo?

Di Pervez Hoodbhoy

14 maggio 2017

Sono stato invitato a fare una conferenza su: ‘La vita, la libertà e il perseguimento della felicità nell’epoca del terrorismo globale’ all’Università Statale del Missouri. Il Missouri è lo stato di Trump nel quale ha ottenuto la maggioranza del 70%.  Dalla mia conferenza ho estratto alcuni punti essenziali, esposti qui di seguito.

Le prime sette parole del titolo della conferenza appartengono alla Dichiarazione dell’ Indipendenza dalla Gran Bretagna del 1776: “ “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dotati dal Creatore i di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità.”

I padri fondatori dell’America hanno tratto queste idee di egualitarismo dal calderone dell’ Illuminismo europeo che era allora in ebollizione. La frase di Thomas Jefferson: “tutti gli uomini sono creati uguali”  è una forse una delle affermazioni più note e profonde che ci sono nella lingua inglese.

Ma le verità che una volta erano ovvie per gli Americani, oggi non sono più evidenti per molti. Hanno eletto un presidente che considera le differenze tra gli uomini più importanti della loro uguaglianza.  Se la magistratura americana non  avesse revocato  l’ordine esecutivo di Trump che vietava ai Musulmani di mettere piede sul suolo dell’America, non avrei fatto la conferenza. L’Europa, da dove è scaturito    l’Illuminismo, sta assistendo alla comparsa di  “esclusionisti”  come Marine Le Pen e Geert Wilders. Questo fenomeno richiede di essere compreso.

Alcuni danno la colpa di questo ad azioni terroristiche perpetrate da certi Musulmani. In effetti non si deve ignorare l’importanza della paura. Il terrorismo terrorizza. Fanatici impazziti che  pilotano  degli aerei di linea portandoli a sbattere contro  dei grattacieli o che, alla guida di un camion, lo lanciano contro  una folla di gente in vacanza, spaventano tutti  morte. Ma quanto seriamente si dovrebbe considerare questa minaccia e da dove sono arrivati questi mostri?

In realtà, tutti noi siamo colpevoli. Tutte  queste notizie  contengono una forma di estremismo ma che questa tendenza venga sviluppata e amplificata oppure no, dipende dalle circostanze politiche. Una parte significativa degli attuali gruppi organizzati – anche se assolutamente non tutti – ha origine dalle azioni degli Stati Uniti e dei loro alleati. Non ci sarebbero i talebani né Al Qaida se non ci fosse stata l’ossessione di Ronald Reagan dello “Impero del Male”, e non ci sarebbe l’IS se non ci fosse stata l’invasione criminale dell’Iraq di George Bush.

Anche così, i terroristi, a meno che in qualche modo non si impadroniscano di armi nucleari, non sono una minaccia esistenziale per l’umanità. Il numero delle vittime del terrorismo è piccolo rispetto a quello  delle vittime causate dalle guerre, dagli incidenti stradali, dalle uccisioni compiute da individui pazzoidi, ecc. Il terrorismo, da solo, non spiega il motivo per cui gli Stati Unti stanno allontanandosi dai loro meravigliosi ideali dell’Illuminismo.

Tra le vere ragioni c’è la crescente disuguaglianza economica. Professare l’uguaglianza umana è una cosa, attuare e proteggere questo principio è un’altra. Quando le differenze di ricchezza e di potere diventano astronomicamente grandi, le affermazioni grandiose perdono di significato.

Un esempio: una coppia di versi in rima in lingua  in Urdu,  popolare ma assurda, parla di Mahmood (il sultano) e di Ayyaz (lo schiavo) che diventano uguali per magia mentre pregano fianco a fianco. Ma poteva il Re Salman al-Saud – appena tornato da un viaggio in Indonesia con 550 tonnellate di bagagli costosi –e un contadino giavanese musulmano, diventare uguali anche se quel poverino in qualche modo era a poca distanza dal monarca mentre pregava?

Gli Stati Uniti si trovano ad affrontare una situazione ugualmente assurda. L’estrema disuguaglianza di reddito sta mettendo in pericolo il loro futuro, e per i cittadini è difficile da ottenere. Gli amministratori delegati americani prendono stipendi di sette cifre, i lavoratori soltanto di cinque cifre. L’istruzione universitaria è sempre più ristretta ai settori più ricchi della società. Quarantotto anni fa a Boston sono riuscito a fare una media di 20 ore settimanali di lavori umili e a coprire le spese di quasi metà dei miei studi universitari. Oggi lo stesso numero di ore non basterebbe a pagare neanche un ottavo della somma necessaria.

L’impennata di populismo rabbioso è in realtà alimentato non dal terrorismo ma dal fatto che l’America sta perdendo terreno nella corsa globale. Questa è la conclusione raggiunta da una ditta che gestisce investimenti globali (GMO) e che di recente ha compiuto un ampio studio  di questo fenomeno. Basato su dati.  Il rapporto parla dettagliatamente del modo in cui le politiche economiche neoliberali stanno portando gli Stati Uniti verso un disastro.

Il neoliberalismo, comparso negli anni ’70, ha quattro impronte economiche fondamentali; l’abbandono della piena occupazione come auspicabile obiettivo politico e la sua sostituzione con l’inflazione mirata, un incremento nella globalizzazione dei flussi di persone, capitale e commercio; il focus a livello di ditta sulla massimizzazione del valore per gli azionisti  piuttosto che sul reinvestimento e la crescita, il perseguimento dei mercati di lavoro flessibile e la  disgregazione dei sindacati e delle organizzazioni di lavoratori.

Il risultato: gli Stati Uniti sono diventati una società del “ci vince prende tutto”. Secondo la rivista  Forbes, il valore netto totale della classe del 2016 dei 400 americani più ricchi è di 2,4 trilioni di dollari, rispetto ai 2 trilioni del 2013. Il New York Times ha riferito che l% il più ricco  negli Stati Uniti possiede ora più ricchezza del 99%  più povero.  Una popolazione arrabbiata è vulnerabile ai demagoghi che sputano odio e che danno la colpa a tutti: Cinesi, Messicani e Musulmani.

Tutto questo potrà soltanto peggiorare perché i giorni dell’egemonia americana sono finiti, come anche il suo assoluto dominio dell’economia mondiale. Quando le crisi minacciano, le persone dappertutto tendono a ritirarsi nel loro ambiente sicuro. Il tribalismo che rinasce, il nazionalismo aggressivo e il fondamentalismo religioso diventano più attraenti, ma possono fornire soltanto conforto, non soluzioni.

Sarebbe tragico se gli Stati Uniti venissero meno alla loro costituzione. Molti paesi non si sono neanche formalmente impegnati ad accettare l’uguaglianza dei loro cittadini e molti altri discriminano  duramente  tra di loro, anche quando  professano di non farlo. La costituzione del Pakistan distingue esplicitamente tra Musulmani e non Musulmani, l’Iran ufficialmente accetta la vilayat-i-faqih (la custodia dei giuristi islamici)*, l’Arabia Saudita proibisce tutti i luoghi di culto sul suo suolo, tranne le moschee. Anche se Israele non ha una costituzione a causa di un conflitto tra le sue forze religiose e laiche, legalmente, e anche in pratica, privilegia gli ebrei rispetto ai non ebrei. E l’India che una volta si affidava al laicismo, sta ora trasformandosi in uno stato per  induisti governati da induisti.

Come può essere protetto il futuro dell’umanità da questo ritorno alla primitivismo? Nessuna forza magica guida la storia;  c’è soltanto  l’azione umana. Dobbiamo perciò educare noi stessi ad elevarci al di sopra  della casualità della nascita,  a pensare in maniera critica, a esaminare i fatti prima di formarsi delle opinioni,  di continuare ad ampliare lo scopo della nostra conoscenza e, soprattutto ad agire in maniera umana. Combattere per l’umanesimo universale, per  essere cittadini  del mondo, e per lo spirito  dell’Illuminismo,  è l’unica opzione per un mondo dove i confini sono sempre più irrilevanti.

*https://it.wikipedia.org/wiki/Velayat-e_faqih

Nella foto: Jefferson firma la dichiarazione dell’Indipendenza dalla Gran Bretagna.

L’autore insegna fisica a Lahore e a Islamabad

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/end-of-enlightenment

Originale: The Dawn

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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One thought on “La fine dell’illuminismo?

  1. attilio cotroneo il said:

    O il progresso tecnologico di un futuro immediato sarà al servizio di una rinascita o sarà il mezzo della fine